Claudio Manzati: collezionare la posta come testimonianza della storia

di Giuseppe Di Bella
30 aprile 2009 17:08
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Intervistiamo oggi Claudio Ernesto Manzati, collezionista e filatelista emergente: “un conformista agli antipodi”, un appassionato dallo sguardo ampio e profondo che studia le comunicazioni postali, dal medio Evo alle e-mail.

 

Quanti anni ha e quale è la sua attività lavorativa?

 

Ho 55 anni, sono nato a Milano dove vivo e lavoro. Sono Amministratore Delegato e Direttore Generale di una Multinazionale Americana operante nel settore dell’oftalmologia. Dirigo uno Stabilimento che produce soluzioni per la manutenzione e confort delle lenti a contatto per l’EMEA Region (Europe, Middle East and Africa).

 

Da quanti colleziona?

 

Ho iniziato da bambino ed ho proseguito fino all’età di venti anni, poi come spesso accade, ho interrotto perché le priorità e gli interessi erano altri, ma ho ripreso da trentenne.

 

Come e perché ha iniziato a collezionare?

 

Una zia abitava in uno stabile dove aveva sede di una società internazionale che riceveva molta corrispondenza, mi hanno regalato delle buste con questi quadratini colorati che hanno colpito la mia fantasia: attraverso loro compivo viaggi immaginari in quei paese lontani, da li è nata la passione per i francobolli.

 

Chi è stato il suo mentore?

 

Inizialmente sono stato un autodidatta. Quando ripresi a collezionare mi venne presentato un grande filatelista, Giovanni Riggi di Numana, uomo di grande cultura e signorilità, che ben presto diventò il mio punto di riferimento filatelico e morale.

 

Cosa colleziona oggi?

 

Colleziono cose molto nuove e molto vecchie, in generale mi piace essere conformista, ma anche pormi agli antipodi.

Il mio maggior interesse è per la Storia Postale antica, ma amo anche la filatelia tradizionale moderna e contemporanea.

Mi piace la storia della posta e le sue espressioni più estreme e caratteristiche.

 

Per esempio?

 

Studio e colleziono i segni postali sulle Lettere dal 1400 in poi, la storia postale delle Basi derivanti Russe al Polo Nord e contemporaneamente le ultime novità in tema di comunicazione, come la Raccomandata online.

 

Un salto temporale ardito: come mai?

 

La mentalità aziendalistica mi porta a cercare una visione globale dei fenomeni, oltre i singoli settori, a collegare il passato al presente, immaginando un possibile futuro.

 

Perché ha deciso di esporre le sue collezioni a concorso?

 

Credo che sia una conseguenza logica per un collezionista che abbia voglia di trasmettere ad altri quelle conoscenze che la propria collezione illustra, supportate dallo studio, dalla ricerca sistematica e incastonate nella storia. In fin dei conti le collezioni si costruisco e poi si disperdono, ma quello che rimane è lo studio che è stato fatto e da cui altri potranno successivamente attingere per un ulteriore miglioramento delle conoscenze storico postali.

 

I riconoscimenti non sono l’obiettivo principale, ma rappresentano (vista la severità metodologica dei giurati e le articolate motivazioni) un “atto d’indirizzo”, una traccia utilissima.

 

La filatelia espositiva educa alla razionalità, alla metodologia, e mantiene il collezionista all’interno di un sistema di regole, elaborate ed affinate nel corso di decenni e preordinate ad ottenere il miglior risultato possibile in termini tecnici e di significatività del proprio lavoro.

 

Quali sono gli obiettivi del suo itinerario collezionistico?

 

Come tutti i collezionisti cerco, attraverso la raccolta sistematica e l’organizzazione del materiale, di sviluppare ed approfondire uno studio e quindi proporlo a tutti attraverso l’esposizione o un lavoro scritto.

Non tralascio un altro aspetto importante qual è il piacere di fare nuove amicizie con persone che condividono questa grande passione.

 

Cosa l’affascina oltre i materiali in quanto tali?

 

La casualità dei ritrovamenti: è come una caccia al tesoro.

Nel Giugno del 2007 mi trovavo all’Esposizione mondiale di S. Pietroburgo e girovagando tra i pochissimi stand, incontrai un collezionista americano, anch’egli appassionato delle posta delle Basi derivanti Russe. Gli dissi che avevo una collezione avanzata ma purtroppo nessun documento della prima base, la NP1 operativa dal 1938: mi presentò una persona che mi cedette uno dei pochissimi telegrammi inviati da Papanin, organizzatore e comandante della missione.

 

Oltre che collezionare, vive la filatelia in altro modo?

 

Si, da circa un anno ho assunto la Presidenza del CIFO, l'Associazione dei Collezionisti Italiani di Francobolli Ordinari, fondata e fin dal 1992 da Giovanni Riggi di Numana e diretta sino alla sua scomparsa avvenuta nel Gennaio dello scorso anno.

 

Cosa ha significato questa nuova esperienza?

 

L’inizio è stato complesso e difficoltoso perché la scomparsa di Giovanni ha rappresentato la perdita di tutti i punti di riferimento, non solo gestionali. Ho ricevuto l'aiuto di tanti amici appassionati ed in particolare di Angiolo Dotta Presidente della Subalpina, che per 6-7 mesi ci ha ospitato nella sua sede di Torino.

Poi siamo entrati in contatto con l'Amministrazione Comunale di Pecetto che ci ha accolto con entusiasmo, inserendo l'Associazione tra quelle riconosciute dal Comune e mettendo a disposizione spazi per gli incontri, per la biblioteca e le manifestazioni.

 

Ho ritenuto prioritario modernizzare il notiziario rendendolo inviabile per email e, grazie al lavoro di Francesco De Carlo, abbiamo realizzato il nostro sito www.cifo.eu che rappresenta il punto d’incontro degli associati sparsi sul territorio.

Tra le iniziative poste in essere per quest'anno anche la Prima edizione del Premio intitolato alla memoria di Giovanni Riggi di Numana, che sarà assegnato annualmente a personalità che si sono distinte nello studio e promozione del settore collezionistico dei Francobolli Ordinari.

 

Consiglierebbe oggi ad un giovane di iniziare a collezionare e perchè?

 

Sicuramente si, perchè collezionare permette di accrescere la propria cultura e perchè favorisce lo sviluppo di un rigore metodologico, applicabile in tutti i campi della vita.

Collezionare francobolli è un hobby che è possibile sviluppare anche con con pochi soldi e se si ha la lungimiranza di raccogliere le cose interessanti che ci passano sotto gli occhi giornalmente, si può avere la sorpresa di ritrovarsi a possedere oggetti postali non comuni, se non rari.

 

Collezioni come quelle sulle emissioni ordinarie tipo Castelli, Donne nell'Arte o i Prioritari, sono state realizzate in “tempo reale”, seguendo puntualmente le emissioni ed i cambiamenti tariffari che si sono succeduti negli anni. Forse non possono essere ancora valorizzate nei concorsi filatelici, essendo molto recenti, ma permettono in ogni caso di divertirsi realizzando uno studio proiettato nel futuro.

 

L’attribuzione a MILANOFIL 2009. di una medaglia di oro grande a Daniele Biraghi, per la collezione sull’Italia turrita, è il sintomo di quanto le collezioni specialistiche basate su materiali molto diffusi e non troppo costosi, come i francobolli ordinari, possano raggiungere i massimi livelli proprio per il loro spessore filatelico culturale.

Qual è il suo futuro di collezionista e studioso?

  

Ho raccolto molto materiale del quale, nei prossimi anni, approfondirò lo studio e al quale darò una sistemazione collezionistica, storica ed espositiva.

Mi piacerebbe incontrare qualche giovane appassionato cui tramandare le mie conoscenze, come ha fatto con me Giovanni Riggi di Numana. Lo sento come un dovere, come restituire quanto generosamente mi è stato donato.

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