Un francobollo al giorno … Multe agli impiegati (89)

di Giuseppe Di Bella
24 marzo 2009 18:10
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Le dibattute iniziative del ministro Renato Brunetta, hanno ridato vigore all’annosa problematica relativa all’efficienza ed efficacia della Pubblica Amministrazione in Italia e del sanzionamento di comportamenti censurabili, tenuti dai pubblici dipendenti.

 

Nella Pubblica Amministrazione un sistema sanzionatorio dissuasivo è sempre esistito e sicuramente quella più severa nello stigmatizzare anche piccole trasgressioni dei dipendenti, è stata proprio quella delle Poste e delle Telecomunicazioni.

 

Infatti il regolamento di questa grande ed importante Amministrazione, oggi privatizzata, che contava e conta decine di migliaia di addetti, prevedeva fino agli anni settanta, un dettagliato sistema “disciplinare” diretto, che utilizzava ordinariamente sanzioni pecuniarie.

  

Alcuni Uffici espressamente autorizzati, ovvero le Direzioni ed Uffici centrali, provinciali, compartimentali, gli Ispettorati e le Direzioni di Circolo delle Costruzioni, a fronte delle rilevate infrazioni, potevano infliggere direttamente e senza alcuna procedura formale, se non l’accertamento tecnico del fatto, ammende o penali al Personale. I comportamenti illegittimi e le violazioni agli obblighi di servizio, potevano essere segnalati anche dal Capo ufficio.

 

 

Per la bisogna veniva utilizzato il famigerato Modello 162, ed il relativo importo doveva essere pagato in contanti dall’impiegato presso le casse interne dell’ufficio di servizio, dove il modello veniva recapitato a cura di quello emittente.

 

Sul modello a stampa veniva indicato il giorno e la “mancanza” addebitata al dipendente e la comprova del pagamento avveniva per il tramite dell’apposizione negli spazi predisposti, di francobolli per l’esatto controvalore dell’ammenda, che venivano obliterati.

  

Circa venti anni fa, in un convegno commerciale tenutosi a Roma nei saloni della Stazione Termini, ebbi la ventura di acquistare una grande busta contenente centinaia di multe ai dipendenti postali, elevate negli anni trenta del Novecento.

  

L’argomento mi incuriosì e lessi tutte le motivazioni per le quali le multe erano state comminate. Si andava dal ritardo alla imprecisa bollatura dei francobolli, dall’avere lasciato le luci accese all’assenza arbitraria, dall’uso del turpiloquio alla tardiva consegna di modelli di servizio, ect. etc.

 

 Ricordo inoltre che alcune decine di multe erano state elevate allo stesso soggetto che evidentemente ne combinava di tutti i colori e di tutti i sapori: un vero campionario di abusi e disservizi, una sequela di infrazioni che a giudicare dalla lunghezza del periodo di effettuazione, non produssero il licenziamento di questo “Bertoldo” delle Poste italiane.

  

Dal punto di vista squisitamente collezionistico e storico postale, a mio parere, questi documenti rientrano con piena dignità tra gli oggetti “postali”, perché pur non trattandosi di un servizio al pubblico attinente al trasporto della posta in senso proprio, l’uso di francobolli per assolvere l’importo della multa, li colloca nell’orbita del funzionamento del servizio postale in senso lato.

 

 

Questo argomento introduce la necessità di una distinzione negli usi dei francobolli, i quali ordinariamente utilizzati nel servizio delle corrispondenze o nei servizi a denaro, assolvono una funzione fiscale, poiché essi rappresentano il pagamento di una tassa per ottenere una controprestazione o servizio.

  

Si conoscono poi usi fiscali dei francobolli, ovvero quelli in cui essi rappresentano un valore bollato che assolve il pagamento di tasse o imposte non legate al servizio postale. Ad esempio quando il francobollo viene utilizzato come marca da bollo.

 

 

Quella che abbiamo esaminato oggi è una terza funzione del francobollo ovvero l’uso postale amministrativo interno, che ha pari dignità storico postale.

 

 

Per completezza di argomento, è necessario citare un quarto uso dei francobolli ovvero quello monetario o valutario.

 

Si tratta di quei casi in cui i francobolli sono stati utilizzati come moneta.

Questo fenomeno si è verificato molte volte: negli anni trenta del novecento nelle nostre colonie d’Africa, dove a causa della mancanza di spiccioli i francobolli avevano di fatto “corso legale”.

 

Lo stesso fenomeno è avvenuto in Italia verso il 1910, quando i francobolli incapsulati in gettoni di alluminio, hanno assolto il compito di sostituire gli spiccioli.

 

 

Un fenomeno più complesso è avvenuto in Russia dove al verso di alcuni francobolli vennero stampate delle vere banconote aventi corso legale. Nel 1915 durante la guerra le casse dello zar erano già vuote e non potendo battere monete d’argento si decise di emettere una serie di tre francobolli da 10, 15, 120 Kopechi con a tergo la dicitura in caratteri cirillici ”ha il medesimo corso della moneta d’argento”.

  

l’esito di questa emissione fu soddisfacente e tre anni dopo altri francobolli furono usati come carta moneta ma con una dicitura diversa: “ha corso uguale alla moneta di rame”. Questi francobolli oltre che per l’affrancatura postale furono usati come denaro. Per meglio assolvere al loro doppio compito, vennero stampati su carta molto spessa e senza gommatura.

 

Comunque a prescindere dalla qualificazione che si vuole dare a questi documenti sui quali ci siamo soffermati oggi, essi conservano un interesse storico sociale per il fenomeno che rappresentano ed un interesse storico postale, in relazione al servizio delle poste ed al suo espletamento in generale. Vanno accolti a pieno titolo nelle collezioni che illustrano gli oggetti postali in quanto tali, in quelle che vogliono delineare i vari usi dei valori postali, ed in quelle che si occupano dell’utilizzo specifico dei vari tipi di francobolli, in questo caso, come vediamo nella foto, la serie ordinaria detta “Imperiale” emessa nel 1929.

 

 

Affettuosi Saluti

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Anonimo 24 marzo 2009   18:28

Le multe potrebbero essere un buon deterrente anche oggi

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