Una ventina di anni fa, un caro amico di famiglia venne a trovarci e dopo qualche convenevole, palesò il motivo della sua visita: “Sono giunto alla determinazione di iniziare una collezione!”.
Bene, rispose mio padre, sono veramente contento di questa tua decisione: e dimmi che collezione vuoi iniziare? Riprese subito “sono qui appunto per questo: per chiedervi consiglio”.
Alle diverse proposte che gli vennero delineate, francobolli, cartoline, cartamoneta, monete, storia postale etc., l’amico rispondeva con un cenno negativo del capo e alzando contemporaneamente le spalle, accompagnando il tutto con eloquenti smorfie di disapprovazione.
La situazione divenne ben presto alquanto bizzarra e teatrale, perché più l’elenco delle nostre proposte si allungava e più si allungava e si deformava la faccia del nostro muto interlocutore.
Infine, conoscendo che questi non godeva fama di uomo prodigo, sospettammo che l’impedimento potesse essere economico e non di genere. E così gli chiesi: “Non per dare importanza al vile ed indispensabile denaro, ma dimmi, in linea di massima tu quanto vuoi spendere al mese per realizzare questa ipotetica collezione?”
La risposta fu chiara e decisa, e non ammetteva repliche: “niente”.
Siamo rimasti per un attimo interdetti, poi l’ilarità prese il sopravvento: solo dopo qualche minuto riacquistammo l’applombe che si conviene in questi casi estremi.
Infatti la circostanza era veramente seria perché il nostro amico non scherzava e non rideva.
La salvezza pervenne dall’amore istintivo e totale per la carta stampata, e così mio padre pescò il jolly: “perché non collezioni le veline figurate che avvolgono i frutti sistemati nelle cassette? Puoi averle gratis.”
Udita quest’ultima magica parola, immediatamente di fronte a noi si materializzò l’uomo più felice della Terra: andò via in fretta, salutando e ringraziano brevemente. Abbiamo saputo poi che era andato di corsa dal suo fruttivendolo a recuperare … la prima velina della collezione!
Oggi vanta una bella raccolta di oltre 1000 veline figurate ed è orgoglioso della sua collezione che … non gli costa nulla. I fruttivendoli del suo quartiere sono meno contenti, ma hanno un cliente assiduo, che magari non compra la frutta, però chiede ed ottiene le veline.
L’episodio comunque ci portò ad approfondire le conoscenze in merito, e scoprimmo che questo tipo di collezione vantava già molti appassionati cultori, più di quanto si potesse sospettare.
Effettuata un’ulteriore ricerca nell’ambito collezionistico e sociale (all’epoca INTERNET non esisteva) in merito alla funzione di queste veline colorate e figurate, dette anche fazzoletti da frutta, o incarti, risultò evidente che era quella di riportare le informazioni sul produttore e talvolta anche sul prodotto. Ma qualcuno del mestiere aggiunse che, per quanto a sua conoscenza, in certi casi, il frutto incartato, uno per ogni cassa, era quello che era stato sottoposto al “calibro” per stabilire l’appartenenza alla classe di merito della partita di frutta.
Altri sostengono che una delle funzioni dell’incartamento, sia quella di proteggere il frutto durante il trasporto. Altri ancora ritengono che l’utilizzo sia preordinato al prolungamento della freschezza del frutto, evitando nel contempo che esso venga in contatto con eventuali frutti degenerati.
Si ritiene comunemente che l’uso di questi incarti, risalga agli anni ’30 del Novecento. Ma un collezionista di Trieste, incontrato per caso in un convegno commerciale, sostiene che l’utilizzo in Italia di queste veline per l’esportazione della frutta verso l’America e la Francia, sia precedente.
Tecnicamente l’incarto è un foglio quadrato di carta velina, con al centro un disegno a colori, un logo, una pubblicità e delle scritte informative, che avvolgendo il frutto, rimangono visibili.
La collezione presenta alcune difficoltà pratiche, perché la peculiare composizione della carta velina, determina un immediato deterioramento dell’involucro, che se non si strappa, si spiegazza in modo deturpante.
I collezionisti hanno sperimentato alcuni metodi di stiratura a freddo i cui risultati non sempre sono soddisfacenti.
Esistono tante altre parallele collezioni che riguardano l’etichettatura della frutta: etichette per casse di frutta, bollini per frutta e per ortaggi, scatole per frutta, etc.
La collezione delle etichette per casse di frutta (Fruit Crate Labels), in particolare, molto diffusa nel Nord America, annovera dei veri capolavori di arte figurativa.
Molto collezionate anche le etichette adesive per frutta (bollini adesivi), la cui prima apparizione risale al 1929, e nasce da un’idea della Elders & Fyffes Ltd, per contrastare la concorrenza nella vendita di banane.
Risulta evidente che le nuove tecnologie, e segnatamente lo sviluppo della RETE e dei siti specializzati e di trading on line, hanno favorito i contatti tra i collezionisti in modo impensabile fino a dieci anni fa.
Questo ha consentito di mettere in relazione i collezionisti, sparsi ai quattro angoli della Terra, che oggi hanno la possibilità di incrementare conoscenze e collezioni, scambiarsi opinioni e soprattutto i materiali da collezione.
A chi volesse approfondire questo argomento ed a tutti i curiosi, consiglio vivamente di visitare il bellissimo sito http://www.etichettando.com, molto ben realizzato ed articolato, oltre che di facile navigazione.
Nel sito sono presenti alcuni interessanti links, pregevoli studi iconografici ricchi di illustrazioni e molti collegamenti con altre curiose collezioni.
Un affettuoso saluto
Poiché l’articolo sul collezionismo di carte per avvolgere gli agrumi è interessante oltreché divertente, ritengo utile aggiungere un contributo che esula dal collezionismo puro e semplice, una precisazione necessaria, sicuramente meno piacevole e ancor meno rassicurante, sull’uso commerciale delle suddette cartine. Esse avevano e hanno ancora oggi due scopi. Il primo, più diretto al consumatore, è certamente pubblicitario. Il secondo, molto più importante, é quello di prolungare la conservazione del frutto, in quanto le cartine erano e sono tutt’oggi impregnate di Difenile, o Bifenile, un derivato del petrolio, chimicamente noto come FENILBENZENE, sigla E 230, che è un conservante per alimenti usato appunto nel trattamento superficiale degli agrumi e delle banane destinati al consumo diretto, o per immersione del frutto nella sostanza chimica, o appunto per imbibimento della carta che lo avvolge. Oggi tale secondo utilizzo è meno frequente ma ancora usato, senza peraltro che il consumatore finale venga adeguatamente informato. Accade spesso nei supermercati di leggere cartelli che indicano che il prodotto in vendita (es. limoni argentini, arance del Sud Africa) è trattato superficialmente con gas n° xxx, che nessuno sa cosa sia. Le normative sono sempre vaghe e incomprensibili, tranne che per quei pochi esperti del settore, ma tant’è! Il Difenile, come altri conservanti e additivi, non si elimina con il semplice lavaggio. La dose massima tollerata è 70mg/kg. In genere il derivato petrolifero non passa nella polpa del frutto (anche se esiste la teorica possibilità) ma si ritrova inalterato se mangiamo la buccia del frutto o se la utilizziamo ad esempio per metterla nel thè, nel digestivo "canarino" o nell’aperitivo. In Australia, dove lavoratori esposti per lunghi periodi al Difenile hanno manifestato sintomi quali nausea, vomito, irritazione degli occhi e del naso, l’uso del Fenilbenzene E 230 è stato vietato. Dal 2004 l’Unione Europea ha eliminato il Difenile dall’elenco dagli additivi alimentari inserendolo in quello dei fitofarmaci, con maggiori restrizioni. Ciò non ne esclude quindi l’utilizzo commerciale, mediante appunto immersione del frutto. Basta poi applicare l’etichetta adesiva, tanto diffusa oggi, e il consumatore, anche quello più attento, è gabbato, come il Santo. Non c’è più l’incarto chimico, che può produrre sospetto, ma quasi tutta la frutta che compriamo, é certo, viene trattata chimicamente. Che una mela al giorno tolga il medico di torno temo che sia purtroppo un proverbio obsoleto, specie se la mela la addentiamo con la buccia! Forse è il caso, per il consumatore, rivolgersi al cosiddetto mercato a kilometri zero, che non genera la necessità commerciale di trattare chimicamente gli alimenti.
Un’ulteriore precisazione: il famigerato colorante dal nome commerciale Sudan Rosso 1, sostanza cancerogena la cui presenza ha creato un giustificato allarme in Europa qualche anno fa, usata comunemente per tingere oli minerali, cere o lucidi da scarpe, è stata utilizzata abbondantemente dall’industria alimentare extraeuropea, e quindi per importazione anche da quella europea, per conferire colorazione ad alimenti come curry, sughi aromatici e miscele di spezie, nonché per polvere di paprica, paste alimentari, olio di palma, peperoncino in polvere, chili e derivati. Ad essere interessato a questo problema di salute pubblica è stato anche il mercato alimentare italiano e alcuni prodotti, contenenti il Sudan Rosso 1, sono stati ritirati dal commercio, perché gravemente nocivi per la salute umana.
(Vedi http://www.ilsalvagente.it/modules.php?name=News&file=article&sid=41)
Ebbene, il Sudan Rosso viene denominato Rosso Difenile, quindi è sempre uno dei derivati del Benzene, così come il Difenile. Nel 2003 la Commissione Europea ha varato restrizioni alle importazioni di questo additivo nell'U.E., in quanto riconosciuto come cancerogeno.
Tutte le informazioni esposte derivano da conoscenze personali e dal sito Tox.it e da altri links collegati.
G.B.
Veramente interessante: da sapere
Poiché l’articolo sul collezionismo di carte per avvolgere gli agrumi è interessante oltreché divertente, ritengo utile aggiungere un contributo che esula dal collezionismo puro e semplice, una precisazione necessaria, sicuramente meno piacevole e ancor meno rassicurante, sull’uso commerciale delle suddette cartine. Esse avevano e hanno ancora oggi due scopi. Il primo, più diretto al consumatore, è certamente pubblicitario. Il secondo, molto più importante, é quello di prolungare la conservazione del frutto, in quanto le cartine erano e sono tutt’oggi impregnate di Difenile, o Bifenile, un derivato del petrolio, chimicamente noto come FENILBENZENE, sigla E 230, che è un conservante per alimenti usato appunto nel trattamento superficiale degli agrumi e delle banane destinati al consumo diretto, o per immersione del frutto nella sostanza chimica, o appunto per imbibimento della carta che lo avvolge. Oggi tale secondo utilizzo è meno frequente ma ancora usato, senza peraltro che il consumatore finale venga adeguatamente informato. Accade spesso nei supermercati di leggere cartelli che indicano che il prodotto in vendita (es. limoni argentini, arance del Sud Africa) è trattato superficialmente con gas n° xxx, che nessuno sa cosa sia. Le normative sono sempre vaghe e incomprensibili, tranne che per quei pochi esperti del settore, ma tant’è! Il Difenile, come altri conservanti e additivi, non si elimina con il semplice lavaggio. La dose massima tollerata è 70mg/kg. In genere il derivato petrolifero non passa nella polpa del frutto (anche se esiste la teorica possibilità) ma si ritrova inalterato se mangiamo la buccia del frutto o se la utilizziamo ad esempio per metterla nel thè, nel digestivo "canarino" o nell’aperitivo. In Australia, dove lavoratori esposti per lunghi periodi al Difenile hanno manifestato sintomi quali nausea, vomito, irritazione degli occhi e del naso, l’uso del Fenilbenzene E 230 è stato vietato. Dal 2004 l’Unione Europea ha eliminato il Difenile dall’elenco dagli additivi alimentari inserendolo in quello dei fitofarmaci, con maggiori restrizioni. Ciò non ne esclude quindi l’utilizzo commerciale, mediante appunto immersione del frutto. Basta poi applicare l’etichetta adesiva, tanto diffusa oggi, e il consumatore, anche quello più attento, è gabbato, come il Santo. Non c’è più l’incarto chimico, che può produrre sospetto, ma quasi tutta la frutta che compriamo, é certo, viene trattata chimicamente. Che una mela al giorno tolga il medico di torno temo che sia purtroppo un proverbio obsoleto, specie se la mela la addentiamo con la buccia! Forse è il caso, per il consumatore, rivolgersi al cosiddetto mercato a kilometri zero, che non genera la necessità commerciale di trattare chimicamente gli alimenti.
Un’ulteriore precisazione: il famigerato colorante dal nome commerciale Sudan Rosso 1, sostanza cancerogena la cui presenza ha creato un giustificato allarme in Europa qualche anno fa, usata comunemente per tingere oli minerali, cere o lucidi da scarpe, è stata utilizzata abbondantemente dall’industria alimentare extraeuropea, e quindi per importazione anche da quella europea, per conferire colorazione ad alimenti come curry, sughi aromatici e miscele di spezie, nonché per polvere di paprica, paste alimentari, olio di palma, peperoncino in polvere, chili e derivati. Ad essere interessato a questo problema di salute pubblica è stato anche il mercato alimentare italiano e alcuni prodotti, contenenti il Sudan Rosso 1, sono stati ritirati dal commercio, perché gravemente nocivi per la salute umana.
(Vedi http://www.ilsalvagente.it/modules.php?name=News&file=article&sid=41)
Ebbene, il Sudan Rosso viene denominato Rosso Difenile, quindi è sempre uno dei derivati del Benzene, così come il Difenile. Nel 2003 la Commissione Europea ha varato restrizioni alle importazioni di questo additivo nell'U.E., in quanto riconosciuto come cancerogeno.
Tutte le informazioni esposte derivano da conoscenze personali e dal sito Tox.it e da altri links collegati.
G.B.
salve, io sono una dei pazzi che colleziona le veline della frutta (gli incarti); potete vedere la mia collezione su www.geocities.com/nonsoloarance/home.html dove, oltre a diverse immagini dei miei pezzi più belli (non tutti perché ho oltre 7.000 incarti) potete trovare la loro storia, link ad altre collezioni, libri e molto altro sull'argomento. Ciao. Romana Gardani
Nessuna follia: Lei deve essere invece simpaticissima. Io colleziono scatolette di preservativi, anche se un po' me ne vergogno e pochi lo sanno.
Ciao
Stranamore
Che strano, anche io ne posseggo una cominciata per caso dopo avere acquistato delle arance.
Sono rimasta folgorata dalla miniziosità di alcuni disegni.
Giusi
Ciao Giusi, anch'io colleziono incarti della frutta (ne ho oltre 7.000). Se ti interessa fare degli scambi scrivimi a info@tortecreative.com. Ciao. Romana Gardani
salve, io sono una dei pazzi che colleziona le veline della frutta (gli incarti); potete vedere la mia collezione su www.geocities.com/nonsoloarance/home.html dove, oltre a diverse immagini dei miei pezzi più belli (non tutti perché ho oltre 7.000 incarti) potete trovare la loro storia, link ad altre collezioni, libri e molto altro sull'argomento. Ciao. Romana Gardani
Che strano, anche io ne posseggo una cominciata per caso dopo avere acquistato delle arance.
Sono rimasta folgorata dalla miniziosità di alcuni disegni.
Giusi
Tutto comincia sempre dal molto piccolo