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Un francobollo al giorno … le collezioni inimmaginabili (85)

di Giuseppe Di Bella
15 febbraio 2009 12:43
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Molto spesso i collezionisti di francobolli, raccolgono anche altri generi definiti genericamente “cartacei” a due dimensioni.

 

In questa categoria rientrano le cartoline, le immaginette sacre, le banconote, i segnalibro, tessere, stampe, quaderni, calendarietti “da barbiere”, carte intestate, marche fiscali di ogni genere, pacchetti di fiammiferi e di sigarette, etichette di vini e liquori, erinnofili, fatture, titoli di viaggio, Azioni e titoli di Stato, assegni e miniassegni, cambiali, biglietti augurali, figurine, biglietti d’ingresso, biglietti delle lotterie, gratta e vinci, biglietti da visita, bustine di zucchero, sottobicchieri, etc. etc.

 

Vi è nel collezionista di generi cartacei, un amore istintivo verso la carta e ciò che su essa è stato stampato, come fosse impresso nella storia dell’uomo, e una profonda curiosità sul suo utilizzo per la realizzazione di manufatti e prodotti industriali.

Master mediazione familiare

 

Spesso questa ricerca si accompagna a quella che gli psicologi chiamano micromania, ovvero l’impulso ed il piacere di collezionare oggetti seriali ed omogenei di piccole dimensioni: insomma possedere un mondo vastissimo in pochissimo spazio.

 

Agli estremi del ragionamento, si potrebbe pensare ad un “piccolo zoo di vetro”, ma non è così perché il collezionista fa vivere e vive le proprie collezioni e gli oggetti del suo culto laico, li ordina e ne studia origini e significati, insomma finisce per “storicizzare” e dare una disciplina “scientifica e sistematica” all’oggetto del suo interesse.

 

Dopo questa digressione psico-amena, riprendiamo il filo del discorso.

 

Spesso l’interesse per la carte stampata in quanto tale, è associato a quello per i metodi di stampa che sono stati utilizzati nel tempo.

 

Poiché con la carta sono stati realizzati molteplici oggetti, di cui (limitandoci ai bidimensionali) una piccola parte abbiamo sopra ricordato, non c’è un limite conosciuto a questo collezionismo e tutte le volte che pensiamo di averle viste tutte… veniamo smentiti dalla incontenibile fantasia umana… per fortuna.

 

Tempo fa mi è stato presentato un anziano collezionista, molto avanzato nella collezione dei francobolli coloniali italiani, sia sciolti che su busta.

 

Quando ci siamo incontrati a casa sua, mi ha mostrato con giustificato orgoglio le sue collezioni filateliche e infine, con grande naturalezza, la sua collezione di … etichette per scatole di pomodori pelati!

 

Sono rimasto di sasso come se avessi guardato Medusa negli occhi.

Ripresomi dalla sorpresa, ho sfogliato le pagine della collezione, dove erano sistemate e ben protette circa trecento di queste etichette: di epoca variabile, dall’inizio del Novecento ai giorni nostri.

 

 

Tutte erano state attentamente staccate dalle latte e qualcuna era perfino nuova perché il fantasioso collezionista, si era recato in fabbrica per richiederla! Altre perfettamente nuove, le aveva acquistate sui banchi di qualche mercatino, quale fondo di magazzino.

 

I soggetti utilizzati sono i più disparati, come i metodi di stampa e le diciture.

Particolarmente belle le etichette utilizzate per l’esportazione negli USA delle conserve di questo sublime ortaggio, nelle quali venivano raffigurati italiani celebri, per attirare l’attenzione dei nostri connazionali emigrati, che sicuramente costituivano il più importante nucleo di compratori di questo prodotto, indispensabile per condire gli immancabili “maccaroni”.

 

Nella foto vediamo il particolare di una di queste etichette, che presumo sia databile all’inizio del Novecento, che raffigura il Re d’Italia Umberto II.

 

E devo dire che l’utilizzo dell’immagine di un Re d’Italia, sull’etichetta di una conserva di pomodoro, mi ha sorpreso.

 

Infatti nell’immaginario collettivo e sociale italiano di quell’epoca, la pubblicità non era considerata qualcosa di molto onorevole, perché tendenzialmente non veritiera o almeno esagerata.

 

Tanto è vero che i francobolli pubblicitari italiani emessi nel 1924, che associavano l’effigie di Vittorio Emanuele III ad un a pubblicità, vennero posti fuori corso in breve tempo, il 27.8.1925, proprio perché si ritenne sconveniente tale associazione.

 

Vi fu in proposito anche un’interrogazione parlamentare e in realtà la pietra dello scandalo fu la pubblicità dell’elisir “ABRADOR” che risultava essere un supposto afrodisiaco.

 

Nella vignetta la domanda che si legge è questa: “Abrador, l’avete provato?”. La risposta non veniva indicata, forse perché l’afrodisiaco … non era tanto efficace.

 

A presto

© Riproduzione riservata
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Anonimo 16 febbraio 2009   21:44

Bellissimo: aggiungo all'elenco che un mio amico collezione carte da gioco.

Anonimo 15 febbraio 2009   20:52

Perg.mo Direttore,

Scrissi già un commento tempo fa sull'incredibile varietà che trovo nel giornale ed in questa pagina.

Ma riuscite a sorprendermi sempre con queste "uscite" gustose di un sapore antico.

Complimenti

Anonimo 15 febbraio 2009   20:45

Proprio la marca del pomodoro pelato si chiama "RE UMBERTO" ... incredibile.

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