Per tentare di eliminare un evento dalla storia o almeno farlo cadere nell’oblio, è necessario oscurarne la memoria ed il primo atto di un nuovo potere è spesso la cancellazione dei simboli degli sconfitti.
La posta ed i francobolli, a causa della loro peculiare capacità rappresentativa, per il rilievo evocativo ed icastico e per l’immediato impatto sociale, sono sempre stati tra i primi elementi a subire le conseguenze dei cambiamenti politici ed istituzionali.
A volte è stato necessario un tempo tecnico, e per esempio i francobolli della Repubblica Sociale Italiana, continuarono di fatto ad avere corso anche dopo il 2 Maggio 1945, data della resa degli ultimi combattenti della Repubblica Sociale Italiana: i coraggiosi della X MAS.
Si ritrovano usi tardivi di questi francobolli fino al 1947! Questo paradosso storico postale, venne determinato dal fatto che non esistevano scorte sufficienti ed i nuovi tipi luogotenenziali erano in corso di stampa e di distribuzione.
In taluni casi, l’uso dei francobolli della Repubblica di Salò, venne autorizzato con apposite circolari delle Direzioni postali Provinciali.
Prima di proseguire, sarà bene dare una breve definizione dell’oggetto di questo intervento: l’”intero postale”. Questo è una carta pre affrancata nella quale si realizza l’integrazione tra il valore di affrancatura, rappresentato da una stampa in genere corrispondente nella forma ad un francobollo, ed il supporto cartaceo che l’utente utilizza per scrivere. Il valore corrisponde alla tariffa dovuta per il trasporto.
L’intero postale può avere diverse forme e funzioni: cartolina postale, biglietto postale, aerogramma, cartolina vaglia etc.
Nel caso di aumento di tariffa, la differenza viene assolta con l’aggiunta di francobolli.
Per quanto riguarda gli “interi postali”, ed in particolare per le cartoline postali, a seguito della “liberazione” del Nord del Paese, nell’Aprile del 1945, venne recuperato un consistente nucleo di quelle con l’effigie del Re Vittorio Emanuele III, di quelle dello stesso tipo ma con aggiunta la scritta “VINCEREMO” e, in numero molto minore, di quelle dei due tipi sopra detti ma con la soprastampa “REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA” sull’effigie del Re ed il fascetto sullo stemma dei Savoia.
Le cartoline postali con le soprastampe della RSI e quelle con la scritta VINCEREMO, vennero nuovamente soprastampate, oscurando i simboli e le scritte incompatibili con la nuova situazione politica ed istituzionale.
Nel Regno del Sud, a far data dall’Armistizio di Cassibile, reso noto l’8.9.1943, le cartoline postali con la scritta VINCEREMO, continuarono ad essere utilizzate, previa sbarratura a penna di tale ormai impossibile “illusione”, anche se in effetti esistono usate anche senza cancellazione.
In Sicilia l’ormai imbarazzante e illusoria “parola d’ordine” del Duce, subì la cancellazione con tratti di penna già subito dopo il 10 luglio 1943, data dello sbarco alleato, ma anche qui vi furono delle eccezioni.
Proclamata la Repubblica, venne decretata una grande “epurazione”. Tutte le cartoline postali emesse durante il Regno di Vittorio Emanuele III, e parte di quelle emesse durante la Luogotenenza di Umberto II, ivi compresi i tipi soprastampati dalla Repubblica Sociale Italiana e poi ri-soprastampati dopo il 25 Aprile 1945, vennero posti fuori corso con decorrenza dal 30 Giugno 1946.
Il motivo principale era evidentemente la presenza di effigi, insegne, stemmi e diciture, monarchiche e fasciste, ormai incompatibili con le nuove istituzioni repubblicane. Vennero infatti lasciati in corso i tipi luogotenenziali che non presentavano l’effigie del Re o lo stemma di Casa Savoia.
Vi fu una certa italica tolleranza, e per due o tre mesi questi interi postali ormai non più validi, continuarono di fatto ad essere ammessi al corso postale. Il loro uso andò via via diradandosi nel corso del 1946 e dei primi mesi del 1947.
Analizziamo oggi un caso limite: si tratta, come vediamo in foto, di un intero postale da 30 cent. del tipo con effigie di Vittorio Emanuele III, con al centro lo stemma reale dei Savoia con fasci a latere, e la scritta trasversale VINCEREMO.
La cartolina postale viene spedita dal comune di Palagianello in Provincia di Taranto, al Sindaco del Comune di Taranto, in data … 26 Agosto 1948, ben 2 anni e due mesi dopo la scadenza della sua validità!
La scritta VINCEREMO è stata accuratamente occultata (salvo un frammento appena visibile “tra i denti”) dall’affrancatura, composta da francobolli luogotenenziali (10 cent. e 1 Lira PA serie democratica) e repubblicani (50 cent. serie Democratica) in corso di validità.
Lo stemma Savoia con i fasci è stato parzialmente ricoperto: ma l’effigie del Re è stata lasciata scoperta … perché si pretendeva di accreditare l’intero postale come valore in corso e quindi in tutto utile per l’affrancatura.
Coerentemente a questo presupposto, la tariffa di Lire 6 (tariffa ridotta disposta dall’11.8.1948) risulta assolta da L. 5,70 in francobolli più i 30 cent. del valore facciale dell’intero postale.
In partenza da Palagianello, l’ufficiale postale segnalò, apponendo una “T” a matita copiativa, che la cartolina era fuori corso e che quindi andava assoggettata a tassa in arrivo (per cent. 60) e annullò tutti i francobolli, ma non il francobollo stampato sull’intero recante l’effigie del Re, proprio perché fuori corso.
Inoltre con la stessa matita copiativa, segnò una pesante e marcata croce sull’effigie del Sovrano per significare, non solo la non validità della carta postale, ma forse un’avversione per la Dinastia ormai deposta ed il suo appartenere al passato della Nazione.
Si noti che in partenza il comune di Palagianello aveva apposto in viola, in alto al centro, anche il sigillo postale comunale, per comprova di tariffa ridotta, che reca lo stemma Savoia con i fasci!
Insomma a Palagianello la monarchia e il Fascismo erano, ancora nell’agosto del 1948, ben più di un ricordo.
E che le simpatie di tanti cittadini del Mezzogiorno fossero per la Monarchia, lo aveva confermato il risultato del Referendum Istituzionale, nella misura in cui nel Mezzogiorno i voti per la monarchia superarono quelli per la Repubblica. Solo la schiacciante maggioranza ottenuta nel Settentrione (“il vento del Nord”), consentì la proclamazione della Repubblica, e la fine del breve Regno dell’incolpevole Umberto II.
E appunto la simpatia per la monarchia, evidentemente non resisteva solo a Palagianello: infatti il giorno dopo, in arrivo a Taranto la cartolina … non venne tassata dal locale servizio postale e di distribuzione, e quindi ritenuta di fatto postalmente valida!
La decisione non venne certo adottata per ignoranza, ma evidentemente per motivi che possiamo definire “politici” e, perché no, sociali.
La cartolina postale fu regolarmente recapitata al Comune di Taranto la cui segreteria appose in arrivo il proprio timbro amministrativo (molto simile a quelli postali) proprio a lambire l’effigie del Re, come a significare “anche per noi è ancora in corso … vale”.
Paradossalmente questo intero postale, così denso di simboli e carico di storia, reca contemporaneamente, in periodo di piena Repubblica, i “segni” del Regno di Vittorio Emanuele III e la sua effigie, le insegne ed i motti del fascismo, e ancora francobolli emessi durante la luogotenenza di Umberto II e francobolli emessi in periodo repubblicano.
Questo oggetto di corrispondenza è la summa storico postale del caos istituzionale da cui l’Italia era appena uscita … ma che a quanto pare regnava ancora negli animi di molti cittadini. Insomma, fuor di metafora, la Repubblica, ancora nel 1948, non sembra essere una realtà socialmente acquisita e consolidata.
Questa la ricostruzione della storia di una “semplice” cartolina postale, la cui complessa vicenda rappresenta la sintesi di un momento storico di grande travaglio per il Paese, di un dramma civile ed umano, che evidentemente nell’agosto del 1948, non era stato ancora metabolizzato.
Ancora una volta troviamo in un oggetto postale un riscontro obiettivo, la prova di quanto la posta ed il relativo servizio, siano stati fedeli testimoni degli avvenimenti della storia.
Si conferma come la storia postale ed i suoi oggetti, quale esito visibile del più importante mezzo di comunicazione a distanza, ovvero quello epistolare, (almeno fino agli anni 80’ del Novecento), costituiscono lo specchio veritiero della società, della politica e della storia della Nazione e dello Stato, dalla sua formazione ai giorni nostri.
La storia delle comunicazioni e le sue testimonianze materiali, costituiscono una memoria oggettiva e incancellabile dei fatti, che non può essere strumentalizzata o mistificata: preziosissima al di là delle opinioni e forse più di qualche libro di storia, dettato da interessi politici di parte e dall’estremismo ideologico. Senza dubbio.
A presto
Ma Lei, dove le trova queste piccole perle?
Si è proprio una miniatura di storia e di posta