Un francobollo al giorno … la verifica (80)

di Giuseppe Di Bella
19 dicembre 2008 12:58
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Portiamo a termine oggi il nostro excursus sulle verifiche di primo livello che possono essere eseguite dal collezionista, in merito alla qualità e autenticità del francobollo.

 

Ci siamo soffermati sull’esame della dentellatura, al fine di stabilire se essa sia stata rifatta: un’altra caratteristica osservabile, potrebbe essere il disallineamento dei fori e per questo Vi rimando alla foto pubblicata sul numero 78, dove appunto il francobollo, completamente falso, presenta anche questa caratteristica nella dentellatura.

 

Se invece l’intervento di riparazione è stato effettuato su un dentello per ricostruirlo, è possibile che questo difetto sia stato corretto attraverso la rimodellatura del dentello con materiale aggiunto, tipo pasta di carta.

 

In questo caso però il “trucco”, che tale non è se viene onestamente dichiarato (il francobollo in questo caso è difettoso e quindi di seconda scelta), può essere facilmente individuato perché questi materiali sono tutti meno trasparenti della normale carta e quindi esaminando il francobollo contro una luce di buona intensità, noteremo che parte del dente si presenta più scura del resto della carta.

 

Le paste di carta di cui si fa sopra cenno, sono inoltre utilizzate per la riparazione di piccoli fori. Anche questi interventi sono sempre visibili alla luce della lampada di Wood.

 

La ridentellatura talvolta non viene effettuata per “aggiustare” un francobollo, bensì per trasformarlo in qualche cosa di diverso e di maggior valore.

E’ il caso in cui un francobollo vale molto di più con una certa dentellatura, come avviene per il n° 242 del Regno d’Italia. Infatti questo francobollo dentellato 12 (catalogo n° 214) costa pochi centesimi: attraverso la ridentellatura, dal francobollo con perforazione 12, se ne può ricavare uno dentellato 13 e 3/4, valutato allo stato di nuovo circa 60.000 Euro.

 

Nella foto possiamo osservare alla nostra sinistra il francobollo originale e a destra un francobollo che è stato completamente ridentellato e trasformato da n° 214 in n° 242, ovvero la dentellatura 12 è stata sostituita con una dentellatura 13 e 3/4.

 

Lascio al vostro spirito di osservazione il cogliere le peculiarità della falsificazione che abbiamo prima delineato, con l’avvertenza che l’abile falsario, per non ridurre troppo le dimensioni finali del francobollo, ha operato “chirurgicamente” proprio sulla linea dei dentelli pre esistenti, ed in parte addirittura su di essi.

 

Naturalmente il trucco non sfugge ad un esame approfondito del collezionista attento e preparato, tanto meno ad una normale perizia.

E’ inoltre possibile che da un francobollo esistente ab origine allo stato di non dentellato e di poco valore, si cerchi di ricavarne uno dentellato di grande valore.

 

E’ questo il caso del 10 centesimi della IV emissione di Sardegna che è un non dentellato, ma che i falsari trasformano, attraverso la dentellatura (11 e 1/2 x 12), nel n° 1 del Regno d’Italia, che per il resto è identico.

 

Nel caso in esame, la “trasformazione” viene facilitata dagli ampi margini a disposizione. Tuttavia anche questa falsificazione non supera il vaglio di una normale perizia, anche per i difetti e le peculiarità di perforazione presenti, che sono diversi dalle caratteristiche e dai difetti determinati dai perforatori utilizzati nel 1861!

 

Comunque, valgono anche in questo caso le osservazioni tecniche sopra evidenziate.

In tema di “trasformazione” di un francobollo in un altro, gli abili e fantasiosi falsari, presenti sulla scena filatelica fin dal 1850, sia per produrre falsi per frode postale che per frode collezionistica, hanno sperimentato da tempo una tecnica alquanto raffinata, volgarmente chiamata “risuolatura”.

 

Si tratta del cambiamento di filigrana. In questo caso da due francobolli di nessun valore, se ne ricava uno teoricamente di grande valore.

E’ il caso del 1000 Lire per pacchi postali della Repubblica Italiana, detto “cavallino”. Questo esiste stampato sia su carta con filigrana “ruota alata”, che su carta con filigrana “tappeto di stelle”; ma quello con filigrana ruota alata vale alcune migliaia di Euro, mentre quello con filigrana stelle, vale pochi centesimi.

 

I falsari hanno sperimentato, circa venticinque anni or sono, che è possibile dividere la carta su cui è stampato un francobollo a metà ovvero sezionarla.

Pertanto procurata per scissione, la parte anteriore del suddetto lire 1000 pacchi filigrana stelle, e la parte posteriore, completa di filigrana ruota da un piccolo valore della stessa serie, le due parti vengono incollate ottenendo un francobollo, che ad un primo esame sembra proprio un “cavallino” con filigrana ruota alata.

 

Ad un esame più approfondito rileveremo però che il francobollo ha uno spessore superiore al normale, che è più rigido a causa dei collanti usati e che la filigrana presenta alcune piccole interruzioni e frammentazioni. E’ possibile inoltre, nel caso specifico dei francobolli a due sezioni, che i fori centrali presentino dei decentramenti ed ovalizzazioni, dovute ad imprecisioni nell’assemblaggio.

 

Altro settore nel quale sussistono molte falsificazioni, è quello delle soprastampe, poiché accade spesso che il francobollo soprastampato costi molto più del tipo base.

 

Per questo complesso argomento, difficilmente trattabile “a distanza”, rimando, per alcuni tratti di analogia, a quanto detto per la verifica degli annulli, evidenziando che la maggior parte delle soprastampe sono “tipografiche” e che quindi incidono la carta con una certa forza.

 

Abbiamo appena sfiorato questo ambito così complesso del collezionismo, perché esaurire l’argomento è impossibile. L’intento era comunque quello di dare solo un’idea di questo ulteriore aspetto “patologico” della filatelia, che in fin dei conti non è meno interessante di altri.

 

A chiusura di questi brevi interventi sulla verifica del francobollo, ritengo opportuno evidenziare che comunque, nonostante il non lodevole impegno profuso, i falsari non sono mai riusciti a produrre nulla di perfetto, e che tutte le falsificazioni sono infine riconoscibili da una persona esperta.

Vale sempre, anche in filatelia, il vecchio detto che il diavolo fa le pentole … ma non riesce a fare i coperchi.

 

Questa certezza spero sia di incoraggiamento per i collezionisti, ai quali si raccomanda sempre la massima prudenza e di richiedere una seria certificazione prima dell’acquisto di francobolli di un certo rilievo.

Un’ultima annotazione: preferire sempre certificati in cui la fotografia del francobollo non è stata applicata, ma risulta integrata nello stesso foglio su cui è stesa la perizia.

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