Gronchi rosa. Il lato oscuro: il Bollettino ministeriale… fantasma

di Giuseppe Di Bella
19 novembre 2008 23:08
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I fatti

Alla luce di nuovi “indizi” raccolti nel corso di una inchiesta mai dichiarata chiusa, ritengo utile fare il punto della situazione in merito all’emissione ed al ritiro del più famoso francobollo italiano, quel Gronchi rosa tanto desiderato quanto chiacchierato, nel 1961 come oggi.

 

Sull’argomento sono stati versati fiumi d’inchiostro, ciò nonostante nell’ambiente filatelico è opinione diffusa che la vicenda non sia ancora del tutto chiara ed in realtà attorno a questo francobollo aleggiano da sempre diversi “fantasmi”.

 

Sarà bene andare per ordine e ricostruire brevemente gli avvenimenti.

Il 3 Aprile 1961 (Lunedì di Pasqua) le Poste italiane procedettero alla distribuzione di una serie di tre francobolli per celebrare la visita del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi in Argentina, Uruguay e Perù (tiratura 2.000.000 di serie).

 

La serie venne distribuita tre giorni prima della data ufficiale di emissione e di validità postale, al fine di permettere la preparazione degli aerogrammi che sarebbero stati poi convogliati a Roma, per essere imbarcati sull’aereo presidenziale. La distribuzione anticipata fu limitata agli uffici principali, ovvero sostanzialmente alle Direzioni postali site nei 96 Capoluoghi di Provincia all’epoca esistenti.

 

Il francobollo da 205 Lire, stampato in colore rosa e dedicato alla visita in Perù, riportava i contorni dello Stato Sud Americano errati poiché il disegno non teneva conto di una parte del territorio peruviano, il così detto triangolo amazzonico, da secoli conteso all’Ecuador ma attribuito al Perù da due decisioni della Corona spagnola e occupato dall’esercito peruviano nel 1941.

 

Anche la Conferenza tenutasi nel 1942 a Rio de Janeiro, aveva attribuito quel pezzo di foresta pluviale al Perù, ma ancora nel 1961 l'Ecuador avanzava pretese su quel territorio ed in quello stesso anno, aveva emesso una serie di francobolli dedicata all'Amazzonia, in cui ancora rappresentava il proprio territorio come comprensivo della parte contesa.

 

L’errore provocò le vibrate e reiterate proteste dell’Incaricato d’Affari peruviano a Roma Alfonso Arias Schreiber Pezet, ed il fatto filatelico minacciava di degenerare veramente in un incidente diplomatico.

 

La notte fra il tre ed il quattro Aprile venne diramato un telegramma urgente di servizio a tutte le Direzioni provinciali delle Poste, che disponeva il ritiro dalla vendita del valore da 205 Lire rosa. Venne inoltre disposta la ricopertura dei francobolli già applicati sugli aerogrammi, con un nuovo valore che sarebbe stato reso disponibile immediatamente (in realtà fu pronto il cinque Aprile).

 

Approntato il nuovo valore da 205 Lire in colore grigio, con gli esatti confini del Perù, gli esemplari del 205 Lire rosa già applicati sugli aerogrammi (9.887 buste, affrancate con 10.160 pezzi) vennero ricoperti, a cura di una trentina di volenterosi impiegati delle Poste, con il nuovo valore. Solo una ventina di buste sfuggirono ai controllori e su queste l’esemplare rosa risulta regolarmente timbrato e viaggiato non ricoperto.

 

Quello del Gronchi rosa è l’unico caso al mondo di un francobollo emesso, ritirato dalla vendita e ricoperto su buste già affrancate.

 

Il Gronchi rosa esiste anche annullato su un certo numero di buste “primo giorno” e di corrispondenze interne: infatti pur essendo il 3 aprile un giorno festivo, alcuni accaniti e fortunati filatelisti si recarono ugualmente alle poste per fare timbrare la serie con la data del primo giorno di emissione.

 

In realtà queste buste non sono tecnicamente delle “prima giorno di emissione”. Infatti il primo giorno di validità postale ufficiale per l’affrancatura, dei tre (rectius quattro) valori della serie, resta comunque il 6 Aprile, ovvero il giorno della partenza del volo presidenziale. Più correttamente si deve parlare di buste “primo giorno d’uso”.

 

Buste primo giorno di emissione col Gronchi rosa timbrato in data 6.4.1961, esistono, e sono dovute ad un errore interpretativo della Direzione provinciale di Frosinone.

 

Nonostante il clamore suscitato dal ritiro dalla vendita, riscontriamo alcuni casi di “tolleranza” (più o meno consapevole) dell’uso del Gronchi rosa, ben oltre la data del suo ritiro dalla vendita e quindi quando era stato posto di fatto “fuori corso”.

Sono note alcune raccomandate interne del mese di aprile, e due viaggiate nel mese di maggio 1961. Si conoscono infine due esemplari abusivamente utilizzati per affrancare due aerogrammi del 13.mo Giro Aereo di Sicilia, disputatosi il 2 Luglio 1961.

 

Questi, in brevissimo riassunto, i fatti e quindi la storia ufficiale: adesso passiamo alle opinioni.

 

Le opinioni

Un primo errore sistematico commesso per 40 anni è stato da poco corretto da alcuni cataloghi italiani. Infatti fino alle edizioni del 2000 in alcuni cataloghi, il Gronchi rosa è stato classificato erroneamente come un francobollo “non emesso” qualifica che non gli compete in quanto regolarmente emesso allo sportello anche se successivamente ritirato: i non emessi invece sono per definizione quei francobolli stampati e non distribuiti dagli sportelli postali.

 

Conseguentemente risulta altrettanto errata la tesi secondo la quale il francobollo in esame non avrebbe avuto corso postale. Infatti è irrilevante la circostanza che la serie sia stata resa disponibile tre giorni prima della validità ufficiale solo per consentire il tempestivo inoltro degli aerogrammi, poiché questa limitazione dell’uso non venne di fatto applicata e per tutta la giornata del 3 Aprile 1961, anche se l’istruzione ministeriale del 28 Marzo 1961 disponeva chiaramente che la serie avrebbe avuto validità postale solo dal 6 aprile, il Gronchi rosa è stato di fatto un francobollo, una carta valore dello Stato italiano, valida a tutti gli effetti e per tutti gli usi consentiti: ne sono testimonianza alcune raccomandate regolarmente viaggiate il 3, 4, 5 e 6 aprile, e perché no le stesse buste primo giorno d’uso, annullate il 3 Aprile 1961.

 

E’ quindi fuori discussione che il francobollo, anche se per un tempo molto limitato, ha avuto di fatto regolare e direi legittimo, corso postale.

 

Coerentemente alle considerazioni di cui sopra, non trattandosi di un non emesso, negli ultimi anni questo francobollo è stato quotato allo stato di usato, classificazione che gli compete di diritto.

 

E’ necessario tenere presente, ai fini della corretta valutazione del fenomeno, che sebbene il valore facciale dei tre valori fosse stato calcolato per l’affrancatura delle corrispondenze inoltrate per posta aerea nei tre Paesi che il Presidente avrebbe visitato, nulla vietava in linea di diritto il loro utilizzo per affrancare qualsiasi tipo di corrispondenza od oggetto postale, come avvenuto di fatto con i valori da Lire 170, 185 e 205 rosa e grigio.

 

Il numero di esemplari venduti

Il punto certamente più controverso è sempre stato quello della vendita agli sportelli postali e quindi il numero di esemplari in circolazione.

 

Il Catalogo Sassone, fino all’edizione del 1967 erroneamente annotava in calce: “…ne risultano venduti 210.000 esemplari, in gran parte speculativamente incettati: alcuni sono stati erroneamente annullati.”

 

Nelle edizioni fino al 2000 invece riportava “Il ministero delle Poste ha comunicato la vendita di circa 80.000 esemplari”.

 

Nell’edizione del 2003 così si esprime: “Il Ministero delle poste ha comunicato ufficialmente la vendita di 70.625 esemplari”.

 

Risulta evidente che le notizie diffuse nel tempo dalle riviste specializzate e dai cataloghi, in merito allo status del francobollo ed al numero di esemplari venduti, sono state necessariamente imprecise stante la difficoltà di ricostruire una vicenda estremamente complessa e che si è consumata in modo alquanto articolato su tutto il territorio nazionale.

 

La prima ricostruzione storica di ampio respiro e attendibilità su questi avvenimenti, è l’inchiesta giornalistica magistralmente realizzata da Umberto D’Arrò e pubblicata su “Il Collezionista- Italia filatelica” nel 1991 in occasione del trentesimo anniversario dell’emissione. Questa è basata su documenti di origine ministeriale che indicano in 79.455 il numero degli esemplari venduti.

 

Prima di affrontare ulteriori argomenti è necessario porre in evidenza uno stralcio della tabella ministeriale di rendiconto generale della vendita:

DIREZIONE         FORNITI   RESTITUITI    VENDUTI

NUORO                 5.000      5.000                   0

BRINDISI               5.000      4.994                   6

MATERA               5.000      5.000                   0

SASSARI             10.000       9.960                 40

TARANTO           10.000     10.000                   0

REGGIO CAL.      10.000       8.926             1.074

CAGLIARI            20.000    19.861                139

BERGAMO           20.000     18.936             2.038

PALERMO            60.000     55.348             4.652

GENOVA              60.000     52.760             7.240

VENEZIA              60.000     59.033                967

FIRENZE              60.000     56.094             3.906

MILANO             100.000     89.987            10.013

ROMA                100.000     79.444            20.556

 

 

Risulta evidente che gli uffici si comportarono in modo alquanto “differenziato” in merito all’osservanza ed alla tempestività dell’applicazione delle disposizioni emanate dal Ministero e l’incetta speculativa di cui riviste e cataloghi diedero subito conto, era certamente avvenuta: ma era altrettanto vero che questa non era stata effettuata da commercianti o da collezionisti, bensì da qualche interno addetto ai lavori che venuto a conoscenza del telegramma che disponeva il ritiro del francobollo, fece in tempo ad acquistarne o meglio a fingere di averne già venduto in quantità.

 

 

Infatti, secondo una ricostruzione che è supportata da alcuni documenti, dal numero degli esemplari venduti nei diversi Uffici e dalle testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quei giorni, la mattina del quattro Aprile (secondo giorno dall’emissione) il citato telegramma era pervenuto a tutte le Direzioni Provinciali, ma presso alcune di esse l’applicazione risultò ritardata, si suppone in buona fede, di qualche ora per motivi burocratici o di collegamento tra la Direzione e lo sportello filatelico.

E’ comunque certo che ancora nelle prime ore della mattina del quattro Aprile, presso alcune Direzioni Provinciali era ancora possibile acquistare allo sportello la serie con il Gronchi rosa.

 

 

In altre Direzioni Provinciali la notizia del ritiro del francobollo determinò il termine della vendita al pubblico, ma non impedì che all’interno degli Uffici, nelle pieghe delle procedure di riconsegna alla cassa valori dei valori consegnati agli sportellisti per la vendita, ed è questo il punto centrale della vicenda, qualche spregiudicato addetto ai lavori (rectius, addetto allo sportello filatelico) facesse in tempo a realizzare la famosa incetta.

 

 

A Palermo uno degli addetti agli sportelli, ricevuto l’ordine di riconsegna, fece in tempo, ad “acquistarne” o meglio a fingere di averne venduto il giorno prima, oltre 30 fogli: per conferire in contanti il corrispettivo del valore facciale in cassa, chiese denaro in prestito ai colleghi di lavoro.

Questo spiega il numero dei valori che risultano venduti a Palermo (ma anche a Roma, Milano etc.). Ed infatti la prova più evidente della irregolarità dei comportamenti, sta nei numeri delle vendite realizzate in maniera ingiustificatamente differenziata in relazione ad una presumibile identità dei tempi dell’azione (si confrontino i dati sopra riportati).

 

 

E’ possibile pertanto ipotizzare che a causa della non rigorosa né tempestiva applicazione delle disposizioni, la maggior parte dei Gronchi rosa sono stati di fatto “venduti” (o meglio incettati all’interno degli uffici postali e sportelli filatelici) la mattina del quattro Aprile.

 

 

A conti fatti dunque sottraendo dai 79.625 francobolli venduti i 10.160 utilizzati per affrancare gli aerogrammi poi ricoperti, si arriva alla conclusione che i Gronchi rosa nuovi in circolazione sono 69.465, cui vanno ancora sottratti quelli usati per le buste primo giorno e quei pochi utilizzati per altre corrispondenze.

 

 

Per la cronaca, ormai divenuta storia, aggiungiamo che il Presidente Giovanni Gronchi, al cui nome è legata la nota vicenda, ironia del destino, era Egli stesso un appassionato collezionista, che aveva anche subìto, qualche anno prima dei fatti, una cocente delusione in campo filatelico, per vie di alcuni importanti francobolli acquistati, che non risultarono essere originali, ma dei saggi.

 

 

A tal proposito ricordiamo che, quando i francobolli ritirati si trovavano depositati in una stanza sigillata del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, “in attesa di giudizio”, vi fu una richiesta ufficiale da parte dei commercianti, di rimettere in vendita, solo per fini collezionistici e senza validità postale, tutta o parte della tiratura, da considerare come non emessa.

Il no fu deciso e immediato: qualche maligno ipotizzò che lo stesso Presidente Gronchi, maldisposto per gli avvenimenti sopra ricordati, avesse posto il suo veto, per avversione verso alcuni grossi commercianti filatelici, ma non sussistono prove o documenti che autorizzino questa versione dei fatti.

 

 

Il Bollettino ministeriale illustrativo … fantasma

Il dubbio di manovre poco chiare e di un “complotto” con fini speculativi, si palesò immediatamente nell’ambiente filatelico e nell’opinione pubblica.

 

 

Per fugare le ombre che si allungavano sulla vicenda e per identificare eventuali responsabilità sia dolose che colpose, venne disposta, dal Ministero delle poste, un’inchiesta ufficiale.

 

 

La commissione Gaspari concluse che tutti i fatti relativi all’emissione del francobollo errato, erano casuali e che non sussistevano responsabilità attribuibili a singoli, anche perché il bozzetto era stato approvato in sede ministeriale.

 

 

Accertata la casualità dell’errore, il ministro Spallino ordinò la distruzione di tutti gli esemplari ritirati, ovvero le rimanenze restituite dalle Direzioni e gli esemplari non distribuiti.

 

 

Così alla presenza del sottosegretario Gaspari, dei componenti della commissione d’inchiesta, di alcuni funzionari del ministero delle Poste, di alcuni giornalisti e fotografi e di un rappresentante del Provveditorato dello Stato, i pacchi contenenti i Gronchi rosa furono inseriti in una macchina impastatrice (la "molazza"), e ridotti in polvere.

 

 

Venne anche aperta un’inchiesta giudiziaria che vide coinvolto il presidente di una banca ed un commerciante filatelico, accusati di illecite manovre speculative. Il relativo processo, si concluse con una completa assoluzione.

 

 

Nel corso delle mie ricerche, non ho mai trovato indizi che inducano sospetti sul fatto che la vicenda del Gronchi rosa sia stata tutta una messa in scena attuata per motivi speculativi o per il rilancio della filatelia, come da molti sostenuto. Al contrario, i materiali e le notizie da me raccolti in 30 anni di ricerca, mi hanno convinto della casualità degli avvenimenti… ma.

 

 

Un unico dubbio è sempre rimasto irrisolto: perché non si conosce e non si hanno notizie del bollettino illustrativo ministeriale della serie primitiva col Gronchi rosa?

Il decreto che stabiliva l’emissione dei tre valori, è datato 17 marzo 1961, quindi in tempo utile per la stampa e la normale divulgazione del relativo consueto bollettino illustrativo.

 

 

Si noti che stranamente, il decreto letterale di emissione, verrà pubblicato in ritardo sulla Gazzetta Ufficiale, addirittura il 19 agosto 1961.

 

 

E’ noto che il Ministero delle poste dal 1954 (celebrazioni Marco Polo), per ogni emissione, approntava con un certo anticipo, un bollettino ministeriale illustrativo con la riproduzione dei valori che sarebbero stati emessi, ed un’ampia descrizione dell’avvenimento celebrato e delle caratteristiche tecniche dell’emissione. Questa prassi non aveva conosciuto eccezioni, se non per i francobolli ordinari della serie Turrita e Italia al lavoro con filigrana stelle.

 

Secondo questa consolidata e collaudata procedura, almeno 5 giorni prima del 3 aprile, avrebbe dovuto essere distribuito il relativo bollettino con i tre valori compreso il Gronchi rosa. Al contrario, questo bollettino non esiste, non è “mai esistito” e di esso non vi è traccia neanche nel museo postale.

 

La domanda è ovvia: perché non è stato distribuito, nei soliti modi e termini, il bollettino ministeriale col Gronchi rosa? Perché non lo si conosce e non esiste neanche presso il museo postale?

 

Si conosce invece il bollettino ministeriale che riproduce i tre valori ma col 205 Lire grigio (nella foto), che comparve sul mercato qualche giorno dopo i fatti, verosimilmente il 9 Aprile 1961.

 

Le domande senza risposta, specie dopo lungo tempo, diventano inevitabilmente … sospetti.

L’anomalia non trova giustificazione coerente. I tempi programmati erano quelli normali, l’emissione era una come tante altre, almeno fino al 3 Aprile.

 

Rimangono tre ipotesi: o il bollettino per cause a noi sconosciute non venne stampato in tempo, e quindi non è mai esistito un bollettino col Gronchi rosa, ovvero questo venne stampato, ma essendo in ritardo la sua distribuzione, si fece in tempo a bloccarli e distruggerli tutti.

 

La terza ipotesi è quella di una manovra speculativa, sfuggita di mano agli stessi ignoti organizzatori: questo spiegherebbe la mancata stampa del bollettino illustrativo, che pubblicato in anticipo avrebbe scoperto “le carte” e mandato a monte l’emissione del francobollo.

 

Resta un punto interrogativo. Forse gli archivi dell’ex Ministero delle poste, ci riservano anche questa sorpresa, visto che da poco sono state scoperte le bobine di sconosciute emissioni di francobolli per macchinette, del tipo Italia turrita, approntate verso il 1957 e forse mai utilizzate.

 

 

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Anonimo 27 agosto 2009   10:03
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 agosto 2009. Visualizza »

Salve a tutti, sono di Roma e scrivo dall'Argentina.

Trasferito qui con i miei nel '88, per lavoro di mio padre, nato nel 1929 e deceduto circa 5 anni fá.

Tra scatole e scatoloni in giro per casa, ho ritrovato la collezione stupenda di francobolli che come ricordavo ci stava sempre i fine settimana a lavorare come un chirurgo, con pinze, lenti d'ingrandimento, ecc. Sono circa 5/6 raccoglitori completi.

Sfogliando le numerose paggine, ho visto che mancava un francobollo e dentro tipo una cartolina, chiusa e tenuta in perfetto stato, all'aprirla ho trovato il mancante. Nella leggenda sopra ad una foto del francobollo, posta, firmata e timbrata dalla persona che l’ha "analizzato" dice che si tratta del “Gronchi rosa” del viaggio del Presidente in Perù nel 1961 (di cui si parla nel forum), dove ne assicura l'originalità. Questo si trova nella parte infreriore della foto, chiuso e completo di gomma (credo che cosí si dica) in ottime condizioni, senza timbri, sbafature o dentini rotti, per me è come nuovo!

(Non credo sia falso, altrimenti non capisco perchè lo teneva così, potrebbe averlo messo insieme a gli altri 3 che stanno nella paggina).

 

Cercando su Internet, mi sono letto tutta la Storia ed é veramente incredibile e affascinante. Continuando nella mia ricerca sono giunto a questo Forum. Avendo 33 anni so’ di essere disinformato sul tema, ma solo volevo far presente che ora siamo 101 lettori e non 100 come indicava qualcuno qui sotto haha! Ho imparato un pezzo di storia e cultura con questo.

So che non posso considerarmi ancora un amante della Filatelistica, ma credo che questo marcherá l’inizio. E servirà anche a preservare questo piccolo tesoro a cui mio padre teneva con tanta cura.

Anche se in un primo momento, come qualsiasi inesperto, ho pensato in venderli appena trovati, ma ora dopo aver letto sul tema, mi rendo conto quello che significava per mio padre questa collezione.

Veramente non mi sento di venderla, perchè il valore che oggi questa collezione sicuramente rappresenta anche per com’è conservata, incominciando dal Gronchi Rosa, non colmerà il valore sentimentale che rappresenta ora per me.

Grazie a tutti per aprirmi gli occhi! Salutonii dall’altro lato dell’Oceano!

Buenos Aires, 18 Giugno 2009

 

Per curiosità, quanto vale oggi un Gronchi Rosa??

ahahaha...scherzo! Ciao!

Ricambiamo i saluti filatelici di oltre Atlantico  e siamo contenti che sia nato un nuovo appassionato collezionista.

Cari Saluti

Anonimo 18 giugno 2009   21:35
L'utente ha risposto al commento anonimo del 18 giugno 2009. Visualizza »

Grazie.

Salve a tutti, sono di Roma e scrivo dall'Argentina.

Trasferito qui con i miei nel '88, per lavoro di mio padre, nato nel 1929 e deceduto circa 5 anni fá.

Tra scatole e scatoloni in giro per casa, ho ritrovato la collezione stupenda di francobolli che come ricordavo ci stava sempre i fine settimana a lavorare come un chirurgo, con pinze, lenti d'ingrandimento, ecc. Sono circa 5/6 raccoglitori completi.

Sfogliando le numerose paggine, ho visto che mancava un francobollo e dentro tipo una cartolina, chiusa e tenuta in perfetto stato, all'aprirla ho trovato il mancante. Nella leggenda sopra ad una foto del francobollo, posta, firmata e timbrata dalla persona che l’ha "analizzato" dice che si tratta del “Gronchi rosa” del viaggio del Presidente in Perù nel 1961 (di cui si parla nel forum), dove ne assicura l'originalità. Questo si trova nella parte infreriore della foto, chiuso e completo di gomma (credo che cosí si dica) in ottime condizioni, senza timbri, sbafature o dentini rotti, per me è come nuovo!

(Non credo sia falso, altrimenti non capisco perchè lo teneva così, potrebbe averlo messo insieme a gli altri 3 che stanno nella paggina).

 

Cercando su Internet, mi sono letto tutta la Storia ed é veramente incredibile e affascinante. Continuando nella mia ricerca sono giunto a questo Forum. Avendo 33 anni so’ di essere disinformato sul tema, ma solo volevo far presente che ora siamo 101 lettori e non 100 come indicava qualcuno qui sotto haha! Ho imparato un pezzo di storia e cultura con questo.

So che non posso considerarmi ancora un amante della Filatelistica, ma credo che questo marcherá l’inizio. E servirà anche a preservare questo piccolo tesoro a cui mio padre teneva con tanta cura.

Anche se in un primo momento, come qualsiasi inesperto, ho pensato in venderli appena trovati, ma ora dopo aver letto sul tema, mi rendo conto quello che significava per mio padre questa collezione.

Veramente non mi sento di venderla, perchè il valore che oggi questa collezione sicuramente rappresenta anche per com’è conservata, incominciando dal Gronchi Rosa, non colmerà il valore sentimentale che rappresenta ora per me.

Grazie a tutti per aprirmi gli occhi! Salutonii dall’altro lato dell’Oceano!

Buenos Aires, 18 Giugno 2009

 

Per curiosità, quanto vale oggi un Gronchi Rosa??

ahahaha...scherzo! Ciao!

Anonimo 24 novembre 2008   19:16
L'utente ha risposto al commento anonimo del 24 novembre 2008. Visualizza »

Interessante il significato che il Signor Gianfranco da alla cultura filatelica in senso lato quale veicolo e modo di vivere tra presente e passato. Altrettanto interessante la frase di chiusura "accrescere la propria conoscenza e donarla agli altri, l'unico motivo per cui valga la pena di vivere". Una bella frase e un bel programma. Complimenti e Saluti

Belfagor

Grazie.

Anonimo 21 novembre 2008   21:06
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 novembre 2008. Visualizza »

Questo articolo dimostra che Filatelia é sinonimo di Storia e Cultura. Piango nel vedere che solo 100 o poco più persone abbiano cliccato sul link odierno, come sui precedenti. La storia del Gronchi Rosa è affascinante, ma l’abbiamo letta solo noi cento. Di questi, probabilmente, neanche un giovane. Questa constatazione rattrista parecchio, perché offre un'immagine sconsolante della società in cui viviamo. E' pur vero che l'evoluzione tecnologica, di cui siamo succubi nostro malgrado, ha praticamente cancellato l'uso dei servizi postali come si intendevano una volta, ne prendiamo atto. Io per primo mi servo sempre più della posta elettronica, degli sms o dei fax per comunicare, ma vogliamo mettere l'emozione di ricevere una busta affrancata come Dio comanda, che magari arrivava dopo due settimane dalla sua spedizione, ma che, insieme alle notizie, mi regalava anche uno o due pezzetti di carta colorata e dentellata che racchiudevano un'idea del paese d'origine? Scusate il periodo troppo lungo, ma è scritto così nel mio cuore. Possiamo scordarci, tutti noi vecchi dai cinquant'anni in su, quelle emozioni. La lettera della fidanzata da Firenze, la missiva dell'amico dall’Australia o della morosa dalla Svizzera, o dal Sud Africa, ponte vecchio, canguri, simboli della confederazione, elefanti e krugerrand, cose importanti per il nostro esistere, non le troviamo più nella nostra cassetta postale. Tutti avvenimenti scomparsi ma mai dimenticati. Ormai arrivano per posta solo fatture, estratti conto e pubblicità insulse, affrancate in abbonamento postale, cioé “senza francobollo”. Un timbro anonimo, senza carattere, senza geografia e senza storia. Ci perviene solo un grande dolore, un grande rimpianto. Certo é che la Filatelia deve continuare a vivere finché possibile,  arrampicandosi su specchi scivolosi. E' ancora un modo valido per accrescere la propria conoscenza e donarla agli altri, l'unico motivo per cui valga la pena di vivere.

Gianfranco

Interessante il significato che il Signor Gianfranco da alla cultura filatelica in senso lato quale veicolo e modo di vivere tra presente e passato. Altrettanto interessante la frase di chiusura "accrescere la propria conoscenza e donarla agli altri, l'unico motivo per cui valga la pena di vivere". Una bella frase e un bel programma. Complimenti e Saluti

Belfagor

giuseppedibella 21 novembre 2008   18:11
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 novembre 2008. Visualizza »

Rispondo all'anonimo sig. Gianfranco per sottolineare la mia piena condivisone su quanto scritto. Da filatelista leggo quasi giornalmente questa bellissima rubrica (quest'ultimo articolo è veramente interessante) che dà un pò di ossigeno all'agonizzante mondo filatelico. Dalla fine degli anni sessanta, frequentando le poste centrali di Palermo, ho sentito parlare di questa vicenda metropolitana dei gronchi rosa...e ne sentito veramente tante di storielle. A proposito del gronchi rosa, vorrei esprimere quella che è sempre stata la mia opinione in materia. In oltre quaranta anni di cataloghi che ho consultato, a mio sommesso avviso, è stato proprio il gronchi rosa il francobollo più pubblicizzato, come se la gente non pensasse ad altro che comprare e vendere gronchi rosa in continuazione. Non conosco nei dettagli l'operazione dei ritiro dei predetti francobolli; ma mi chiedo: esistono dei verbali di distruzione?

Giuseppe

Egregio Signor Giuseppe,

Rispondo con piacere al suo commento ed alla domanda che esso contiene.

La distruzione di tutti gli esemplari del Gronchi rosa ritirati, venne disposta dalla stessa Commissione Gaspari che era stata incaricata di indagare su tutta la vicenda, per chiarire se nell’errore ed in tutti gli avvenimenti successivi, vi fossero aspetti non chiari o peggio un disegno criminoso.

Delle operazioni di distruzione esistono i verbali originali, una quantità di foto, pubblicate su moltissimi giornali e riviste dell’epoca, e diverse testimonianze oculari.

Nella magistrale inchiesta condotta da Umberto D’Arrò nel 1991, in occasione del XXX anniversario dell’emissione di questo famoso francobollo, è contenuta anche un’intervista ad Aldo Piermattei che in qualità di Funzionario ed uomo di fiducia del Direttore Generale delle Poste, De Caterini, fu uno dei componenti della commissione nominata per la distruzione, alla quale assistette personalmente. Queste le sue parole: “Si, ero tra i pochi presenti. Avvenne al Poligrafico e l’operazione si protrasse per alcune ore. I Gronchi rosa vennero messi, un pacco dopo l’altro, nella molazza, come si chiama l’impastatrice della carta, e ridotti in poltiglia.

Aggiungo che la stanza dove si trovavano in deposito i pacchi, venne sigillata e “sorvegliata” in attesa delle decisioni, e che la distruzione venne accelerata per evitare “fughe”, dovute al valore venale che il francobollo via via assumeva.

E’ mia personale opinione, che la distruzione sia stata decisa e subito posta in essere, per evitare le notevoli e diverse pressioni dell’ambiente filatelico che, tra l’altro, chiedeva appunto la vendita di questi francobolli sbagliati, privati però del valore di affrancatura.

Per quanto attiene alla Sua osservazione sulla grande “visibilità”, pubblicità ed attenzione riservata a questo francobollo, concordo con Lei sul fatto che sia esagerata. Ma anche in filatelia le cose funzionano in un certo modo e la fama corre più veloce di ogni altra qualità e virtù. Un esempio per tutti. Contrariamente a quanto si crede, il Penny black allo stato di usato sciolto è un francobollo molte comune: ne esistono milioni di esemplari. Ma l’essere il primo francobollo e la relativa fama e considerazione che ciò comporta, determina un prezzo tre o quattro volte superiore a quello che per la sua effettiva rarità meriterebbe.

La ringrazio per la partecipazione e Le invio

Cordiali Saluti

Giuseppe Di Bella

Anonimo 21 novembre 2008   15:01
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 novembre 2008. Visualizza »

Questo articolo dimostra che Filatelia é sinonimo di Storia e Cultura. Piango nel vedere che solo 100 o poco più persone abbiano cliccato sul link odierno, come sui precedenti. La storia del Gronchi Rosa è affascinante, ma l’abbiamo letta solo noi cento. Di questi, probabilmente, neanche un giovane. Questa constatazione rattrista parecchio, perché offre un'immagine sconsolante della società in cui viviamo. E' pur vero che l'evoluzione tecnologica, di cui siamo succubi nostro malgrado, ha praticamente cancellato l'uso dei servizi postali come si intendevano una volta, ne prendiamo atto. Io per primo mi servo sempre più della posta elettronica, degli sms o dei fax per comunicare, ma vogliamo mettere l'emozione di ricevere una busta affrancata come Dio comanda, che magari arrivava dopo due settimane dalla sua spedizione, ma che, insieme alle notizie, mi regalava anche uno o due pezzetti di carta colorata e dentellata che racchiudevano un'idea del paese d'origine? Scusate il periodo troppo lungo, ma è scritto così nel mio cuore. Possiamo scordarci, tutti noi vecchi dai cinquant'anni in su, quelle emozioni. La lettera della fidanzata da Firenze, la missiva dell'amico dall’Australia o della morosa dalla Svizzera, o dal Sud Africa, ponte vecchio, canguri, simboli della confederazione, elefanti e krugerrand, cose importanti per il nostro esistere, non le troviamo più nella nostra cassetta postale. Tutti avvenimenti scomparsi ma mai dimenticati. Ormai arrivano per posta solo fatture, estratti conto e pubblicità insulse, affrancate in abbonamento postale, cioé “senza francobollo”. Un timbro anonimo, senza carattere, senza geografia e senza storia. Ci perviene solo un grande dolore, un grande rimpianto. Certo é che la Filatelia deve continuare a vivere finché possibile,  arrampicandosi su specchi scivolosi. E' ancora un modo valido per accrescere la propria conoscenza e donarla agli altri, l'unico motivo per cui valga la pena di vivere.

Gianfranco

Rispondo all'anonimo sig. Gianfranco per sottolineare la mia piena condivisone su quanto scritto. Da filatelista leggo quasi giornalmente questa bellissima rubrica (quest'ultimo articolo è veramente interessante) che dà un pò di ossigeno all'agonizzante mondo filatelico. Dalla fine degli anni sessanta, frequentando le poste centrali di Palermo, ho sentito parlare di questa vicenda metropolitana dei gronchi rosa...e ne sentito veramente tante di storielle. A proposito del gronchi rosa, vorrei esprimere quella che è sempre stata la mia opinione in materia. In oltre quaranta anni di cataloghi che ho consultato, a mio sommesso avviso, è stato proprio il gronchi rosa il francobollo più pubblicizzato, come se la gente non pensasse ad altro che comprare e vendere gronchi rosa in continuazione. Non conosco nei dettagli l'operazione dei ritiro dei predetti francobolli; ma mi chiedo: esistono dei verbali di distruzione?

Giuseppe

Anonimo 21 novembre 2008   13:14

Questo articolo dimostra che Filatelia é sinonimo di Storia e Cultura. Piango nel vedere che solo 100 o poco più persone abbiano cliccato sul link odierno, come sui precedenti. La storia del Gronchi Rosa è affascinante, ma l’abbiamo letta solo noi cento. Di questi, probabilmente, neanche un giovane. Questa constatazione rattrista parecchio, perché offre un'immagine sconsolante della società in cui viviamo. E' pur vero che l'evoluzione tecnologica, di cui siamo succubi nostro malgrado, ha praticamente cancellato l'uso dei servizi postali come si intendevano una volta, ne prendiamo atto. Io per primo mi servo sempre più della posta elettronica, degli sms o dei fax per comunicare, ma vogliamo mettere l'emozione di ricevere una busta affrancata come Dio comanda, che magari arrivava dopo due settimane dalla sua spedizione, ma che, insieme alle notizie, mi regalava anche uno o due pezzetti di carta colorata e dentellata che racchiudevano un'idea del paese d'origine? Scusate il periodo troppo lungo, ma è scritto così nel mio cuore. Possiamo scordarci, tutti noi vecchi dai cinquant'anni in su, quelle emozioni. La lettera della fidanzata da Firenze, la missiva dell'amico dall’Australia o della morosa dalla Svizzera, o dal Sud Africa, ponte vecchio, canguri, simboli della confederazione, elefanti e krugerrand, cose importanti per il nostro esistere, non le troviamo più nella nostra cassetta postale. Tutti avvenimenti scomparsi ma mai dimenticati. Ormai arrivano per posta solo fatture, estratti conto e pubblicità insulse, affrancate in abbonamento postale, cioé “senza francobollo”. Un timbro anonimo, senza carattere, senza geografia e senza storia. Ci perviene solo un grande dolore, un grande rimpianto. Certo é che la Filatelia deve continuare a vivere finché possibile,  arrampicandosi su specchi scivolosi. E' ancora un modo valido per accrescere la propria conoscenza e donarla agli altri, l'unico motivo per cui valga la pena di vivere.

Gianfranco

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