Nel corso delle nostre chiacchierate, abbiamo fatto cenno incidentalmente ad alcuni elementi costitutivi che determinano il valore teorico di un francobollo, ed allo status di conservazione ed alle contingenze di mercato, che ne stabiliscono il prezzo in un preciso periodo.
Superfluo ricordare che anche in questo settore merceologico, vige la ferrea legge della domanda e dell’offerta.
Una premessa è necessaria. Nelle transazioni operate nel settore filatelico, convivono due elementi economici riferiti al quantum: Il valore o quotazione (teorica) indicata dai cataloghi, ed il prezzo “reale” di mercato.
Questi due elementi presentano una diversa relazione tra essi, in virtù del tipo di mercato sul quale avviene la compravendita.
Come in tutti settori merceologici, anche nel mercato filatelico intervengono e si combinano molteplici fattori che concorrono a determinare il prezzo finale.
In ambito filatelico però, disponiamo di un elemento in più: è possibile anche farsi un’idea abbastanza verosimile, di quella che può essere la disponibilità numerica di un singolo francobollo, infatti di moltissime emissioni si conosce l’esatta tiratura originaria e di altre la si presume con una certa attendibilità.
E’ evidente che rispetto alla tiratura originaria, nel tempo, una parte dei pezzi è andata distrutta o comunque persa perché danneggiata. Parte degli esemplari sono stati utilizzati postalmente e quindi molti valori sono stati bollati etc. etc.
Il primo elemento che determina il prezzo del francobollo è il rapporto tra la sua disponibilità sul mercato ed il numero di collezionisti intenzionati ad acquistarlo in quel periodo.
Risulta evidente che questo rapporto è relativo, perché francobolli molto rari possono non essere richiesti perché in un lasso di tempo più o meno lungo, quel Paese, o quel settore, non viene collezionato. Ne deriva che la rarità è solo uno degli elementi che determinano il valore di un francobollo, l’altro è la desiderabilità (richiesta oggettiva).
Quando dal valore teorico, si passa al prezzo di mercato, bisogna prendere in considerazione due nuovi fattori. Il primo è la qualità del francobollo; il secondo è il mercato sul quale lo si acquista.
La qualità del francobollo (della moneta, della carta moneta, della busta), è un elemento determinante: come sappiamo il francobollo è un multiplo e a seguito della sua vicenda storica, si può presentare in molteplici stati di conservazione ovvero qualità.
Nel settore filatelico, lo strumento principe per la determinazione del prezzo è il catalogo. Infatti i francobolli cominciarono ad essere studiati e catalogati, subito dopo la loro adozione.
Sussistono diversi cataloghi. Per quanto riguarda opere di carattere generale, si fa riferimento generalmente al catalogo Yvert dei francobolli di tutto il mondo, edito in Francia.
Singole Nazione hanno cataloghi propri che elencano sistematicamente e valutano i francobolli dell’area geopolitica di riferimento.
In Italia vi sono quattro principali cataloghi: Il Bolaffi, l’Unificato, l’Enciclopedico ed il Sassone che è il più diffuso ed utilizzato sia dai collezionisti che dagli operatori commerciali.
I cataloghi italiani, classificano e valutano, in genere, tutti i francobolli della così detta “Area italiana” che comprende: Antichi Stati italiani, Regno, RSI, Luogotenenza di Umberto II, Repubblica; Vaticano; San Marino; Ex colonie italiane; Uffici postali italiani all’estero; occupazioni italiane ed occupazioni straniere di territori italiani; Sovrano Militare ordine di Malta; Territorio libero di Trieste, zona A e B; Emissioni locali e del Corpo polacco in Italia.
Sul prezzo di catalogo, viene ordinariamente praticato uno sconto.
In realtà lo sconto andrebbe praticato solo in presenza di una qualità diversa da quella standard presa in considerazione dal catalogo.
Purtroppo nel tempo si è consolidato un regime di confusione che non giova alla filatelia.
Infatti i cataloghi esordirono come listini di vendita, quindi il prezzo indicato era quello a cui la ditta era disposta a cedere il pezzo.
Oggi i cataloghi non assolvono più a questa funzione, ma a quella di classificazione e valutazione e la maggior parte degli editori dei cataloghi più importanti, non vendono francobolli, e comunque non quei francobolli in catalogo, pertanto i prezzi indicati risultano meramente teorici e determinano non poca confusione ed incertezza, specie tra i neofiti.
Attualmente la realtà dei prezzi di mercato è ben lontana dal valore teorico indicato dai cataloghi.
Sussiste pertanto il rischio di pagare troppo qualche pezzo, ma vi è anche la possibilità di pagare meno di quanto effettivamente vale il francobollo.
Infatti la regola generale dello sconto del 50 % sul prezzo di catalogo (e per alcuni settori anche oltre), ha trascinato al ribasso anche serie che non meritano questo “trattamento”. Per citarne qualcuna, indicheremo quella dei Giochi Ginnici di Firenze e quella della Triennale di Milano, allo stato di nuove con gomma perfetta, ambedue emesse dalla Repubblica italiana nel 1951.
Ma anche diverse emissioni del Regno d’Italia e delle ex colonie italiane, sono coinvolte in sconti che determinano un prezzo finale inferiore alle potenzialità ed alla rarità posseduta.
Una soluzione del problema potrebbe essere quella di una coraggiosa riformulazione dei cataloghi, con la quale prendere atto della reale situazione del mercato.
Ridimensionare i prezzi per avvicinarli alla realtà potrebbe risultare un indirizzo positivo ed incoraggiante per i nuovi collezionisti, che avrebbero a disposizione uno strumento più preciso ed un riferimento certo.
Al contrario le case editrici e il mercato in generale, hanno preferito privilegiare il c.d. prezzo di riferimento, che in vero ha il vantaggio di una maggiore duttilità commerciale.
La descritta situazione è comune a quasi tutti i maggiori cataloghi editi nel mondo ed a tutti i mercati.
La varianza dei prezzi, l’ampiezza della forbice, è da mettere in relazione al fatto che in campo filatelico esistono una pluralità di operatori, e tutti hanno costi e spese diverse.
Oltre ai commercianti con negozio, operano anche le Case d’asta e le Ditte che pubblicano listini di vendita per corrispondenza.
Risulta evidente che ognuna di queste categorie, tratta quantitativi e filiere diverse, più o meno onerose e l’elasticità dei prezzi in relazione al teorico valore di catalogo, è indispensabile per i dovuti aggiustamenti.
Va inoltre evidenziato che in questo settore, una parte delle cessioni avviene tra collezionisti a causa dei doppioni detenuti o per altri motivi.
Queste transazioni tra collezionisti privati, molto praticate nei mercatini, ed oggi massicciamente effettuate sul mercato elettronico on line (E-Bay, Del Campe, etc.), non sono soggette ad alcuna tassazione e pertanto avvengono ad un livello di prezzi più basso (ma spesso con minori garanzie), rispetto a quelli praticati dai commercianti con licenza. Anche questo è un motivo di scollamento tra i valori teorici indicati dai cataloghi e quelli reali del mercato.
Da quanto detto ricaviamo che è piuttosto difficile stabilire con esattezza il valore-prezzo di un francobollo, anche prendendo in considerazione un preciso momento del mercato.
Appare utile evidenziare che negli anni sono state operate le cosi dette “rarefazioni” tecniche (o politiche). Queste consistono in un raffinamento della ricerca, ad esempio la rarefazione qualitativa ha portato oggi al deprezzamento dei francobolli con vignetta decentrata rispetto alla dentellatura, e all’eccessivo apprezzamento di quelli ben centrati.
Questo è in effetti uno dei motivi conduttori del collezionismo di francobolli, perchè i criteri di selezione che riguardano la qualità dei francobolli, si sono nel tempo evoluti nel senso della pretesa di una qualità sempre migliore, sotto tutti gli aspetti strutturali, degli oggetti da collezione, siano essi francobolli sciolti, su busta, nuovi o usati (o monete, o cartamoneta).
Ma esistono altre rarefazioni operate per esempio in relazione ad un certo francobollo usato su busta con un certo annullo, ovvero più di recente la grande attenzione e l’interesse per le destinazioni esotiche ed inusuali delle corrispondenze.
Vittima di immeritato ostracismo da rarefazione commerciale sono, come già detto, i francobolli senza gomma, che sicuramente invece sono degni di maggiore considerazione e attenzione e che sono oggi reperibili sul mercato a prezzi molto bassi.
Non è facile esprimere un giudizio sulle rarefazioni vere o virtuali, perché ritengo che il modo di collezionare debba essere lasciato alla libera determinazione di ogni collezionista, ma consiglio prudenza quando il mercato propone collezioni e mode che non presentano validi presupposti storici, sistematici o tecnici, ma solo invero motivazioni commerciali.
A tal proposito, per meglio evidenziare come sia cambiato il modo di collezionare ed i criteri seguiti dai collezionisti, sarà bene ricordare che fino all’epoca del secondo conflitto mondiale, molti collezionisti italiani erano soliti inserire nella collezione del Regno d’Italia i corrispondenti francobolli emessi per le nostre colonie, uguali nella vignetta a quelli metropolitani. Questo è un esempio opposto alla rarefazione.
Quanto precede introduce il discorso sul francobollo tipo, tanto caro ai collezionisti di qualche generazione precedente.
Per comprendere subito l’ambito del discorso, saranno utili due esempi: i due valori emessi nel 1951 per la conferenza sulle Radio diffusioni, non sono “francobolli tipo” in quanto la differenza tra essi è data solamente dal valore e dal colore.
Al contrario il valore emesso per il centenario della Repubblica Romana, è un francobollo tipo, in quanto esiste un unico tipo ed valore con quella vignetta.
Nel passato, poichè i collezionisti privilegiavano la tipologia grafica e la rappresentatività iconografica e non la completezza formale delle serie, anche per motivi economici, si accontentavano per esempio di mettere in collezione solo il 20 lire dell’emissione “Radiodiffusione”, tralasciando il costoso 55 lire.
I criteri con cui si colleziona oggi sono certo diversi, ma taluni prezzi sono ancora influenzati dalle considerazioni che abbiamo sopra sviluppato.
Sarà bene tenere presente quanto precede, quando scegliamo di affrontare una nuova collezione e decidiamo come impostarla.
Infatti per molti cultori la filatelia è, almeno inizialmente, un mero divertimento. Può accadere invece che qualcuno si avvicini alla filatelia solo con l’intenzione di collezionare e contemporaneamente investire del denaro, o addirittura con intenti esclusivamente speculativi.
Ho sempre considerato particolarmente interessante e curioso l’atteggiamento verso il valore della collezione, della maggior parte dei filatelisti e dei numismatici.
Infatti sono le uniche categorie di collezionisti che hanno strutturalmente un’aspettativa di guadagno dal loro hobbye.
Un collezionista di minerali o un fotografo dilettante, non si aspettano nulla dalla loro pur costosa passione, se non il piacere procurato da essa stessa.
Il filatelista invece ritiene spesso di potere e di dover "guadagnare", o almeno conservare il valore di quanto speso. Poiché appunto considera l’acquisto dei francobolli non una spesa, ma un vero investimento.
Questa tendenza al collezionismo-investimento è favorita dal fatto che i francobolli e le monete godono del privilegio di una esatta classificazione e relativa valutazione, ormai consolidate nel tempo, e di un mercato dalle dimensioni mondiali.
Per una più ampia disamina della storia “economica” del francobollo, rimandiamo all’articolo “1926, Tre morti a Port Fouad tra i collezionisti in fila per acquistare i nuovi francobolli. Breve storia di una passione travolgente: il collezionismo filatelico ( pubblicato in due parti e reperibile nell’archivio di questo giornale).
Molteplici elementi tecnici e storici conferiscono a questi oggetti da collezione, l’apparenza di valori reali.
Nella sostanza le cose non stanno così, perché è di comune scienza che se compriamo, come consumatori finali, un qualsiasi bene per un prezzo 100, il suo valore di rivendita intrinseco non potrà essere quello, ma sarà 100 meno le imposte e il giusto guadagno del commerciante che quel bene ci ha venduto.
Risulta pertanto evidente che l’acquisto di francobolli non può essere in linea generale un investimento a breve termine, ma ha bisogno di un tempo medio per dare i suoi frutti. Sempre che la scelta sia stata oculata qualitativamente e che in quel settore continui a sussistere lo stesso interesse.
Il discorso fin qui sviluppato, molto superficialmente, ci aiuta a capire quanto il settore filatelico sia complesso, anche dal punto di vista commerciale.
Un principio è comunque valido: privilegiare sempre il divertimento del collezionare, la ricerca storica e l’approfondimento culturale: questi aspetti non riservano mai brutte sorprese e spesso non abbisognano di grandi investimenti.
E’ necessario essere prudenti negli acquisti, pretendendo di pagare un prezzo relativo alla qualità del francobollo acquistato, tenuto conto che il prezzo di catalogo è riferito ad esemplari perfetti. Accade spesso che si ottenga uno sconto apparentemente buono, ma non congruo in relazione alla qualità del francobollo acquistato.
Non esiste comunque una ricetta valida per tutti: ho visto collezionisti e commercianti oculati divertirsi ed arricchirsi con la filatelia, ma anche altri avventati e superficiali, fallire.
Una metodologia può aiutare: seguire contemporaneamente più collezioni offre il grande vantaggio di poter acquistare solo quello che ci viene proposto a buon prezzo, senza cercare nulla in particolare, situazione questa che pone in una posizione di grande forza sul mercato.
Certo il denaro ha una sua insostituibile importanza anche in questo settore collezionistico, pur dalle spiccate connotazioni culturali. Ma nel tempo ho osservato che i collezionisti che ottengono i migliori risultati e più grandi e durature soddisfazioni, sono quelli che hanno trasformato la collezione in una vera e avventurosa ricerca storica, iconografica o tematica. Con questi presupposti, traggono autentico piacere e soddisfazione dalla loro passione divenuta un fatto preminentemente culturale, che prescinde dunque da considerazioni economiche o speculative. le idee infine valgono sempre più del denaro.
A presto
Grazie. I vostri consigli mi sono stati utili per la vendita della collezione che ho ereditato: penso di aver almeno evitato il peggio!
Un interessante aspetto psicologico quello del collezionista "che non resiste", mi pare comunque un buon consiglio che vale anche per le monete ed altri generi simolari.
Cordiali saluti a Tutti
Su questo argomento mi permetto di dare un consiglio a chi abbia la curiosità di conoscere il valore di un francobollo o di una collezione: mai fidarsi di esperti o sedicenti tali che si offrano per valutazioni o pareri a meno che non si tratti di persone di estrema fiducia. Il francobollo è uno degli oggetti che più si presta ad essere trafugato anche sotto gli occhi ...l'occasione - come si dice - fa l'uomo ladro, e un collezionista senza troppi scrupoli non può che essere tentato e attratto dalla possibilità di aggiungere alla propria collezione dei pezzi senza alcun esborso economico....anche approffittando della fiducia di persone che - non avendo conoscenze in materia - hanno a lui affidato l'esame di uno o più pezzi che per loro avevano più un valore affettivo che economico.
Un saluto a tutti