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L’avventura della ricerca: il fascino della storia delle comunicazioni postali e del periodo prefilatelico.

02 giugno 2008
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Mi avvicinai alla prefilatelia intorno al 1966. L'Unione Filatelica Siciliana, della quale sono socio dal 1964, aveva sede nel prestigioso Palazzo Mazzarino, sito nella via Maqueda a Palermo.

La prefilatelia è quel settore della filatelia che si occupa della storia delle comunicazioni postali nel periodo precedente all’introduzione del francobollo.

Viene studiata l’organizzazione dei servizi postali, con particolare attenzione ai collegamenti ed i percorsi postali, ai metodi e mezzi di trasporto delle corrispondenze, alle tariffe e soprattutto alle impronte ad umido utilizzate per segnare sulle missive le date, i luoghi di partenza, le corse di provenienza e i luoghi di transito e di arrivo.

Una domenica mattina nel corso della settimanale riunione, il mai abbastanza compianto Avvocato Gaetano Russo, si presentò all’Unione Filatelica Siciliana con un mazzo di un centinaio di lettere del periodo prefilatelico, tutte con impresso l'ovale borbonico dell'officina postale di Modica e ne fece omaggio a tutti i presenti.

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Ricordo con certezza che erano presenti l'Avvocato Ernesto Maltese, il Principe Alliata di Pietratagliata, il Dottor Francesco Orlando, Il Dottor Nino Aquila e altri soci. A me ne toccarono una decina che ancora oggi conservo.

Sconoscevo fino a quel momento, l’esistenza di questo settore del collezionismo e in generale mi occupavo poco di storia postale, ma principalmente di filatelia tradizionale (francobolli sciolti e in quanto tali).

Rimasi affascinato da questi autentici “pezzi” di storia delle comunicazioni postali: la curiosità e l’interesse si mutarono ben presto in passione.

Compresi solo allora che buona parte del mio amore per la filatelia era determinato dal fatto che il servizio postale è un mezzo di comunicazione tra gli uomini e che la mia passione si concretizzava nello studio della storia delle comunicazioni, come fatto umano e sociale prima ancora che filatelico.

E’ inevitabile che la vera passione generi desiderio di conoscenza e così iniziai a ricercare, studiare e quindi collezionare le prefilateliche siciliane dall’adozione delle impronte ad umido, avvenuta intorno al 1786, al 31.12.1858, data finale del periodo prefilatelico siciliano, in quanto col primo Gennaio 1959, ebbero corso gli ancora oggi ineguagliati francobolli di Ferdinando II di Borbone.

Invero a proposito è bene ricordare che in Sicilia, caso unico al mondo, con l’impresa Garibaldina e la conseguente messa fuori corso dei francobolli dei Borboni, si tornò provvisoriamente al sistema prefilatelico (Dittatura di Garibaldi).

L’argomento era pressoché vergine e affrontai la ricerca come un’avventura, l’esplorazione di una jungla sconosciuta: scoprivo continuamente aspetti completamente sconosciuti di questo periodo postale, ma anche nuove impronte che insieme alla scarsa letteratura esistente, mi aiutavano a ricostruire una parte del mosaico dei servizi postali in Sicilia in quel periodo.

Contemporaneamente altri studiosi percorrevano strade parallele alla mia, ma come avviene, per svariati motivi, i vasi della conoscenza non sempre sono “comunicanti”.

Nel corso di questa ”esplorazione” storico postale, non mancavano le “imboscate” perché a volte venivo tratto in inganno dalle apparenze e non era facile pervenire ad una conclusione coerente.

Non era un’avventura alla Indiana Jones, ma la mia scrivania, talvolta si trasferiva in un’altra “dimensione”, e allora dimenticavo anche di mangiare.

Nel corso dei miei studi, che si approfondivano con l’acquisizione di nuovo materiale, confrontando i colori delle impronte e le date delle missive, ebbi l’opportunità di concludere che senza ombra di dubbio tutte le impronte siciliane fino al 31.03.1820, erano state impresse in arrivo e non in partenza come poteva sembrare logico.

Pubblicai in merito un articolo sulla rivista “FILATELIA”, non senza turbare l’orgoglio di qualche studioso più anziano che pure in modo incompleto e farraginoso aveva già delineato le stesse ipotesi senza esplicitarle in maniera chiara e definitiva, come le carte in mio possesso ora permettevano di fare.

Sostenevo sostanzialmente che nel periodo 1786/1820, definito appunto prefilatelico, i pieghi venivano “bollati” solo in arrivo, e che in partenza bollava solo la Direzione di Palermo e, nell’ultimo periodo, la Luogotenenza di Messina.

Pertanto una lettera partita da Catania o da altri centri posti sulla “corsa” da Catania a Palermo e viceversa, recava sulla soprascritta l’impronta “CATANIA” ma per segnalarne la corsa di provenienza e non il luogo di partenza.

Avendo ancora approfondito i miei studi con l’acquisizione di nuovo materiale, pubblicai sul N° 131 di “FRANCOBOLLI” dell’Aprile del 1982, un nuovo articolo nell’ambito del quale vennero riprodotte le impronte ed elencati i colori ed il loro periodo d’uso, almeno in relazione al materiale in mio possesso.

Pur nella coscienza dell’incompletezza dello studio, decisi di pubblicare ugualmente il lavoro nella convinzione che la conoscenza in quanto tale vada sempre divulgata, anche correndo il rischio che il “Solone” di turno sottolineasse l’incompletezza dello studio, evidenziando ciò che non c’era invece di apprezzare ciò che era presente. Come fatalmente accadde.

Poiché si trattava del primo tentativo di dare un assetto sistematico a questo remoto periodo della storia postale siciliana, lo studio venne preso a base dei successivi sviluppi di catalogazione, da me sempre auspicati.

L’unico rammarico è che talvolta, specialmente nei primi anni successivi, alcuni Autori di nuovi studi, non citarono la fonte di alcune notizie riportate. Ma questo ha poca rilevanza e non mi ha certo dissuaso dal rendere sempre edotti gli studiosi ed i collezionisti delle nuove scoperte che sopravvenivano.

Nello studio della storia postale prefilatelica sussiste un aspetto affascinante e avventuroso che è quello della ricerca e della scoperta che fa spingere lo sguardo oltre il limite conosciuto: qualcosa di “pionieristico” che appaga non solo la mente ma anche lo spirito.

 

 

Comunicare correttamente agli altri i progressi compiuti fa parte, a mio avviso, non solo del piacere ma anche del dovere dello studioso.

Colgo infatti l’occasione per comunicare alcuni aggiornamenti determinati da recenti fortunosi ritrovamenti.

Qualche tempo fa acquistai in un mercatino un piccolo insieme di lettere prefilateliche siciliane, niente di particolare…a prima vista. Giunto a casa le esaminai con più attenzione e non poca fu la mia sorpresa allorché “sbucò” fuori un’impronta di “TRAPANI” impressa in colore nero, datata 28.08.1837.

La mia malandata memoria andò immediatamente in tilt! Infatti l’ovale di Trapani era “memorizzato“ come impresso sempre in colore più o meno rosso. Un rapido controllo confermò la prima impressione. Questa impronta è sino ad oggi l’unica a me nota e non è riportata da alcun catalogo.

 

 

Più di recente su un catalogo di una nota casa d’aste italiana venne offerta una prefilatelica di “GIARRE”, mio paese natio, genericamente descritta: “ovale di GIARRE più VAPORI POSTALI FRANCESI ” in rosso.

Inviai un’offerta più per amore di campanile che per l’utilità del pezzo, già presente nella mia raccolta.

Qualche tempo dopo mi venne recapitata un’assicurata contenente il lotto aggiudicatomi. Aperto il plico con grande meraviglia mi accorsi che l’impronta VAPORI POSTALI era si in rosso ma quella di GIARRE…era di colore nero!

Anche questa impronta in nero è l’unica nota in periodo prefilatelico.

L’avventura non finisce qui, non finisce mai, ed è vero che, come dicono gli psicologi, collezionisti e studiosi non soffrono di “depressione” e tengono sempre in esercizio la mente, perché sono talmente “presi” dalla loro passione da non lasciare spazio a cedimenti dell’attenzione, ad altri negativi sentimenti. Neanche a ottanta anni.

 

Leonardo Di Bella

 

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