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Cacciatori di tesori: I grandi ritrovamenti filatelici … non finiscono mai

di Giuseppe Di Bella
20 maggio 2008
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Il recentissimo ritrovamento, presso un archivio privato, di due giornali affrancati col mezzo Grano dell’emissione siciliana del 1859 e di molte altre lettere di grande interesse storico postale e collezionistico, ha stimolato nell’ambiente filatelico, la memoria di altre grandi e fortunate “scoperte”.

Molti sono stati nella storia del collezionismo filatelico, i grandi ritrovamenti, ne ricordiamo alcuni, bizzarri o fortunosi, e senza voler stabilire classifiche o precedenze, citiamo per primo quello avvenuto a Londra alla fine dell’800.

Una vedova rovistando in soffitta tra le cose del defunto marito, ebbe la ventura di ritrovare un pacco contenente decine di fogli interi dei francobolli delle colonie inglesi. Tra questi anche quello dell’isola di Maurizius stampato nel colore errato e diversi fogli dei triangolari del Capo di Buona Speranza.

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Ma la cosa ancor più sorprendente e che quattro anni dopo nella stessa soffitta venne ritrovato un secondo pacco contenente fogli di francobolli di altre prime emissioni delle Colonie inglesi, non meno interessanti!

A Napoli verso il 1921, venne ritrovato in un magazzino di vecchi mobili, un tavolo da gioco che era stato completamente tappezzato con francobolli alquanto rari, ovvero “crocette” dell’emissione napoletana luogotenenziale del 1860, annullate.

Nel 1944 a Roma, un intraprendente giovanotto si mise ad esplorare tra le buche lasciate dalle bombe e finì per ritrovare un archivio, probabilmente del Ministero delle Poste, che era stato murato e abbandonato molti anni prima.

Penetrato nell’interno ritrovò interi pacchi di fogli nuovi di francobolli del Regno d’Italia, ma soprattutto un grande insieme di scarti e varietà di stampa a fogli interi.

Nel 1988, in una cartiera italiana furono ritrovati 8 sacchi di corrispondenza “scartati” da un Istituto bancario per essere destinati al macero.

Il carteggio era relativo al periodo 1927 - 1940, e consisteva in alcune migliaia di buste con grandi affrancature, composte con alti valori del Regno d’Italia con sovrapprezzo, autenticamente viaggiati e in ottimo stato di conservazione: un insieme unico.

Nel 1995, in Sicilia, un avvocato ha acquistato un antico casale appartenuto ad una nobile famiglia.

Perfezionato l’acquisto e immesso nel possesso dell’immobile, ha ritrovato tra la corrispondenza ottocentesca conservata in una cassa, una sessantina di lettere affrancate con francobolli di Sicilia, tra le quali una con il rarissimo 50 Grana. Il ricavato della vendita ha superato il costo dell’immobile.

Ma a parte questi ritrovamenti occasionali e fortuiti, ciò che ha fornito una mole immensa di materiale e di notizie storico postali, sono i grandi archivi privati e degli Enti pubblici.

Tra i privati, primo fra tutti va citato l’archivio dell’italo americano Vito Viti di Philadelfia che aveva avuto corrispondenza con tutto il mondo, nel periodo tra il 1850 e il 1900 circa.

Sarebbe più facile elencare le rarità non trovate in questo archivio che non quelle che vi furono trovate!

Quanto rinvenuto andava oltre la più fervida fantasia e i desideri del collezionista più bramoso: il primo filatelista che ebbe la ventura di entrare nell’archivio rischiò letteralmente l’infarto.

Altro archivio fondamentale, specie per la storia postale italiana è stato quello della Ditta Parodi di Genova.

Anche questo abbracciava lo stesso periodo classico, ed era zeppo di lettere affrancate con francobolli degli Stati italiani pre-unitari, ma anche europei e d’oltremare.

Altri archivi che hanno fornito stelle di prima grandezza alla filatelia mondiale, sono quelli della curia di Londra, e per l’Italia quello, ritrovato nel 1987, relativo agli uffici giudiziari austriaci a Venezia.

Meritano una citazione anche gli archivi Mormino, Gattorno, De Lieto, Chiaramonte Bordonaro e tanti altri.

Va ricordato come ritrovamento “improprio” quello dei trittici per la Crociera Nord Atlantica, soprastampati per il volo di ritorno da New York a Roma.

Il Ministero dell’Aeronautica italiana, aveva affidato in esclusiva ad un commerciante italo americano, Vittorio Lo Bianco, la vendita negli Stati Uniti dei trittici della crociera aerea Nord Atlantica del 1933, insieme ad altri gadget celebrativi dell’impresa pionieristica, che aveva avuto grandissima risonanza mondiale.

Vittorio Lo Bianco era un commerciante filatelico che in qualità di consulente del Ministero, vantava alcune conoscenze presso l’ufficio del PostMaster General, ovvero l’Autorità americana preposta anche al rilascio di autorizzazioni speciali in materia postale.

Avendo a disposizione diversi fogli di trittici, pensò bene di richiedere l’autorizzazione al suddetto ufficio del PostMaster General, di affrancare gli aerogrammi di ritorno con gli stessi trittici predisposti dall’Italia per la Crociera, ma con la soprastampa “VOLO DI RITORNO NEW YORK – ROMA”.

L’iniziativa prendeva le mosse dalla considerazione che, anche se in linea di diritto postale gli aerogrammi avrebbero dovuto essere affrancati con francobolli del Paese di partenza, ovvero gli USA, essendo il trasporto del corriere di ritorno affidato ad aerei italiani, il General PostMaster avrebbe sicuramente rilasciato la necessaria autorizzazione.

Inoltrata la richiesta, nelle more fece eseguire il lavoro da una tipografia di New York su 500 esemplari del valore da 50 Lire, ovvero 25 fogli completi.

Purtroppo l’autorizzazione arrivò dopo che l’ultimo aereo aveva preso il volo, ed all’intraprendente commissionario si poneva ora il problema di non rimetterci di tasca propria le 25.000 Lire, corrispondenti al valore facciale dei francobolli soprastampati senza alcuna autorizzazione del Ministero dell’Aeronautica, che gestiva l’emissione per conto delle Poste.

Infatti l’operazione sopra descritta, era stata compiuta all’insaputa di tutti. Lo Bianco non si perse d’animo e decise di restituire i francobolli soprastampati inserendoli di nascosto nel pacco di quelli da rendere, inframmezzandoli agli altri per non dare nell’occhio.

In Italia nessuno era a conoscenza di tutta questa vicenda.

Cinque anni dopo, nel 1938, la Ditta Bolaffi acquistò all’Asta ministeriale le rimanenze dei francobolli emessi per la Crociera Nord Atlantica, insieme a quelle dello stesso valore soprastampato per il servizio di Stato, del francobollo da Lire 7,70 utilizzato per la Crociera di Balbo in Sud America e delle emissioni per la Crociera Nord Atlantica delle Colonie italiane.

I pacchi dei fogli vennero aperti personalmente da Giulio Bolaffi che rimase esterrefatto alla vista degli esemplari soprastampati, di cui appunto non si conosceva l’esistenza.

Alla “scoperta” era presente anche il famoso filatelista e perito filatelico Guglielmo Oliva, che ritenne potersi considerare i trittici così soprastampati, dei non emessi.

Ed infatti questi 500 francobolli, pur in mancanza di un loro utilizzo postale e di un decreto di emissione “italiano”, vennero pian piano ammessi, non senza un lungo strascico di polemiche, tra i francobollo italiani con lo status di “non emessi”, anche sulla base della sia pur tardiva autorizzazione del General PostMaster americano.

Attualmente il loro valore di catalogo è di 52.500 Euro al pezzo.

Giuseppe Di Bella

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