Prima del 1840 i francobolli non esistevano. La tassa postale non veniva pagata da chi spediva la lettera ma da chi la riceveva ed il costo variava in funzione del peso e della distanza che doveva percorrere il corriere per il recapito.
Il servizio postale era dunque costoso, soggetto a numerosi errori e a complicazioni dovute ai conteggi da effettuare alle frontiere per compensare le partite dei diversi Corrieri nelle diverse Valute. Non era raro che i cittadini eludessero la tassa affidando le corrispondenze a corrieri occasionali o di frodo, costume molto diffuso in Europa e in particolare in Gran Bretagna.
Per motivi politici, militari e strategici, fin dal XV Secolo, la maggior parte degli Stati dichiararono loro monopolio il servizio postale, per conferirlo in concessione a privati con l’obbligo per questi di esercitarlo secondo particolari regole, tra le quali quella del trasporto gratuito delle corrispondenze amministrative, militari e di Stato in senso lato.
Risulta evidente che un sistema molto complesso e farraginoso, come quello sopra delineato, non era adeguato alla nuova situazione determinatasi nel XIX Secolo in Europa e nel Nuovo Mondo. Infatti l’enorme sviluppo economico e commerciale registratosi, aveva indotto un incredibile incremento delle corrispondenze, poiché il servizio postale rappresentava l’unico mezzo di comunicazione ed era quindi divenuto esso stesso parte integrante della ragnatela mondiale di rapporti commerciali (il sistema di comunicazioni era integrato da una rete telegrafica, molto limitata e costosa).
Ma come nacque l’idea del francobollo?
Si narra che un giorno nel Regno Unito una diligenza postale si fermò in una borgata. Fra le persone che accorsero per ritirare la corrispondenza dal postiglione vi era anche una fanciulla che, presa tra le mani una lettera a lei indirizzata, la guardò ben bene rigirandola tra le mani con gli occhi che brillavano di gioia …. e poi la riconsegnò al postino: “purtroppo non ho i soldi per pagarla” disse sorridendo ancora. Sir Rowland hill che viaggiava sulla diligenza si impietosì e pagò di tasca sua il porto dovuto, consegnando la missiva nelle mani della fanciulla.
Naturalmente si aspettava di essere ringraziato. Invece la fanciulla gli disse che la sua generosità … era stata inutile! Rimase esterrefatto e insistette non poco con la giovane perché spiegasse il suo strano comportamento. Questa confessò che la lettera era completamente bianca al suo interno e che il vero messaggio inviatole dal fidanzato era costituito da alcuni segni convenzionali posti al di fuori di essa, in precedenza concordati tra i due innamorati, con i quali ora Lui le comunicava di stare bene e di amarla come prima e più di prima!
Rowland Hill realizzò immediatamente quale enorme danno avrebbero subito le poste della Corona, se altre persone avessero usato lo stesso…. economico stratagemma.
Bisognava dunque trovare un sistema semplice per far pagare la tassa postale in partenza, ma anche delle tariffe semplici ed economiche che incentivassero l’utilizzo della rete di comunicazioni postali, in modo tale da abbattere i costi attraverso l’economia di scala determinata dall’aumento del volume della corrispondenza trasportata. Presentò quindi alle autorità competenti un opuscolo dal titolo “post office reform” nel quale espose il suo progetto di riforma.
La proposta consisteva nel far pagare la tassa postale a chi spediva la lettera e non a chi la riceveva. Per dimostrare che la modesta tassa era stata pagata si doveva applicare sulla lettera, prima di spedirla, un bollo di carta stampata e adesiva riportante il relativo importo: il francobollo appunto. La tariffa di primo porto sarebbe stata abbassata addirittura da 6 ad 1 Penny!
Il progetto, dopo non poche né brevi polemiche e traversie, che coinvolsero anche il Parlamento chiamato a deliberare in merito, fu approvato e all’inizio di Maggio del 1840 nel Regno Unito venne emesso il primo francobollo, oggi noto come “Penny black”, nel quale era riprodotta l’effigie della regnante regina Vittoria.
Visto il successo e la praticità del francobollo, anche le altre nazioni riorganizzarono i loro servizi postali. Al Regno Unito seguirono: il Brasile nel 1843 (con l’emissione detta “occhi di bue”), il Cantone di Ginevra nel 1845, il Cantone di Basilea (la colomba di Basilea) e la Finlandia nel 1847, e poi l’isola di Maurizio, gli Stati Uniti e via via tutti gli altri Stati. Nella penisola italiana il primo Stato ad emettere francobolli fu il Lombardo Veneto, il primo Giugno del 1850, seguito dal Regno di Sardegna il primo Gennaio del 1851.
Ritornando al Regno Unito, risulta da documenti ufficiali che l’incisione realizzata per riprodurre la sua effigie sul Penny black piacque moltissimo alla regina Vittoria, tanto che quella impostazione grafica venne usata per molti anni, non solo nella madre patria, ma anche nelle numerose colonie inglesi.
Abbiamo evidenziato prima come in effetti il francobollo non rappresenti altro che la comprova dell’avvenuto pagamento di una tassa. Sotto questo aspetto il francobollo non aveva nulla di originale. Infatti le marche da bollo fiscali, definibili “mobili” ovvero non connaturate ad un foglio di carta ove formare l’atto tassabile, erano state adottate nel Regno Unito fin dal 1694.
Queste curiose marche impresse a secco, talvolta su carta colorata, venivano attaccate al foglio per il tramite di una linguella metallica già conficcata in modo passante nella marca! Risale ad epoca ancora precedente l’utilizzo di “carta bollata” fiscale.
Nel 1760, sempre nel Regno Unito, venne emessa una marca fiscale da uno Scellino di colore nero, in tutto simile a quelli che sarebbero stati in seguito i francobolli.
E’ forse poco noto che lo studio e il collezionismo delle marche fiscali, detto filatelia fiscale, ha avuto grande sviluppo e rinomanza nell’ottocento e ancora fino agli anni cinquanta del Novecento, con la pubblicazione di diverse importanti opere sistematiche e cataloghi, in Europa e negli Stati Uniti. Oggi il settore della “fiscalistica”, ingiustamente trascurato, può contare purtroppo su un ridottissimo numero di appassionati cultori.
Giuseppe Di Bella