I francobolli speciali specchio della società (I parte)

di Giuseppe Di Bella
14 maggio 2008 15:12
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Sebbene oggi le Amministrazioni postali siano indirizzate ad utilizzare un unico tipo di francobollo per tutti gli usi, nel passato vi era la tendenza ad emettere francobolli specifici per ogni diverso servizio postale.

 

Questa metodologia era determinata dall’esigenza di conoscere il rapporto tra gli introiti derivanti dai singoli servizi e i costi che l’amministrazione sopportava per assicurarne il funzionamento.

 

 

Altro motivo era quello di poter evidenziare con immediatezza, anche attraverso il tipo di affrancatura, davanti a quale oggetto postale ci si trovava, cosa estremamente utile ad esempio per le lettere per espresso.

 

I servizi erano definiti "accessori", in relazione al servizio base che è stato sempre identificato nella posta ordinaria.

 

Anche in Italia sussisteva una molteplicità di francobolli speciali per i diversi servizi prestati dall’amministrazione delle Poste.

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Dalla data dell’armistizio di Cassibile, con il così detto “spaccamento” e la formazione della Repubblica Sociale nel nord del paese e il Regno del Sud, venne abbandonata la stretta osservanza dei diversi utilizzi, anche a causa dell’assottigliamento delle scorte e delle grande confusione determinatasi nel Paese anche nel settore dei trasporti postali.

 

 

Oltre ai normali francobolli per il pagamento della tassa postale del servizio base, ovvero la posta ordinaria, riscontriamo francobolli per il trasporto per via aerea della corrispondenza, destinati appunto al pagamento della relativa sopra tassa (oggi il trasporto per via aerea è considerato normale).

 

L’Italia vanta in questo campo il primato mondiale di aver emesso il primo francobollo di posta aerea, il 20 maggio 1917 (si tratta di un francobollo per espresso soprastampato).

Spetta invece all’Austria il primato dell’emissione di francobolli per giornali.

Infatti risale al 1851 l’utilizzo di questi valori emessi contemporaneamente anche per il Lombardo–Veneto. Subito dopo, nel 1853 vennero emessi addirittura dei segnatasse speciali per giornali. In genere l’uso dei francobolli per giornali è stato esteso a tutte le stampe.

 

 

La volontà delle Nazioni di favorire lo sviluppo della cultura è il motivo del regime di particolare favore di cui godono in tutti i Paesi le tariffe per la spedizione dei giornali, delle stampe e dei libri, nonché delle cedole di commissione libraria.

 

Il servizio espressi era già stato istituito nel nostro paese nel lontano 1 Giugno del 1903. Anche in questo caso l’applicazione del relativo francobollo, recante la dicitura espresso, se per l’interno ed exprés se per l’estero, diciture poi unificate in un’unica targhetta, certificava il pagamento della sopra tassa e costituiva il passepartout che indicava che la lettera doveva essere consegnata con precedenza assoluta.

 

 

A rafforzare questo titolo si applicava un talloncino di colore rosso con la dicitura “espresso - exprés”.

In merito si noti l’uso della lingua francese nei francobolli per espressi indirizzati all’estero. Ciò era determinato dal fatto che il francese era stata scelta come lingua ufficiale dell’Unione Postale Universale.

 

Sono altresì da considerare francobolli speciali di autonoma categoria, anche i francobolli emessi dall'Italia, sia per i territori metropolitani che per quelli coloniali, con la dicitura posta “aerea-espresso”, a far data dall’emissione per il cinquantenario della morte di Giuseppe Garibaldi.

 

 

Questi francobolli sono impropriamente classificati tra i francobolli di semplice posta aerea. Il loro utilizzo invece copriva contemporaneamente il primo porto ordinario, aereo ed espresso per l’interno e le colonie.

 

Molto antico in Italia è l’uso di francobolli per posta pneumatica: questo servizio era stato inaugurato nel 1913, imitando quanto già realizzato nelle grandi città europee come Parigi e Londra.

 

 

La posta pneumatica venne attivata a Milano, Roma e Napoli. Consisteva in una rete di tubi pneumatici all’interno della città, ove la corrispondenza leggera, naturalmente solo le lettere e similari, veniva fatta viaggiare accartocciata dentro bossoli che venivano sospinti a gran velocità da un ufficio postale all’altro dall’aria compressa.

Anche in questo caso l’applicazione dello specifico francobollo costituiva il titolo perché la lettera usufruisse del servizio.

 

 

In genere la posta pneumatica venne usata per comunicazioni all’interno della città, ma si conoscono usi su lettere provenienti da fuori le mura, in questi casi non appena la lettera giungeva in città veniva convogliata nel più vicino terminale pneumatico per il rapido inoltro. La consegna seguiva le regole e i tempi del recapito degli espressi.

 

Le poste italiane a differenza di altri Paesi, come gli Stati Uniti d’America, non hanno mai emesso francobolli speciali per le lettere raccomandate, utilizzando per il servizio quelli ordinari e lasciando alla ricevuta cartacea la funzione di comprovare la spedizione e ad un talloncino col numero della raccomandata con l’indicazione del luogo di origine, la funzione di segnalazione visiva della natura dell’oggetto postale.

 

Uguale discorso vale per le lettere assicurate che viaggiano sempre accompagnate da un talloncino rosso con la scritta “assicurata”. La tassa da corrispondere è proporzionale al peso e al valore per il quale si vuole assicurare il plico.

 

 

In questo servizio vige la prescrizione che i francobolli vengano applicati sempre staccati l’uno dall’altro, per impedire che sotto lo spazio occupato da strisce o blocchi, possano essere celati tagli o buchi, serviti per asportare il contenuto del plico.

 

In Italia sussiste da tempo un servizio di assicurazione “convenzionale”, attraverso la quale pur non assicurandosi il valore secondo il contenuto del plico, avverso il pagamento di un importo fisso, si acquisisce il diritto a che la propria corrispondenza venga trasportata con le stesse cautele e gli stessi mezzi delle normali assicurate, ma in caso di smarrimento non si riceve il controvalore del contenuto che pure non viene dichiarato. In questo caso il talloncino rosso riporta in nero l’indicazione “AC”, ovvero “assicurata convenzionale”.

 

 

Negli Stati Uniti d’America sono stati usati francobolli speciali per le cosiddette “lettere certificate”.

Il mittente pagando la metà dell’importo poteva usufruire del servizio e delle garanzie della raccomandazione, ma in caso di smarrimento non gli veniva rimborsato nulla, così come abbiamo visto che accade per le assicurate convenzionali in Italia.

 

Sia nel servizio delle raccomandate che in quello delle assicurate vige il sistema del registro di passaggio, cioè ogni passaggio dei plichi viene certificato con la firma del corriere che li prende in consegna. Questo sistema consente, in caso di smarrimento, di risalire al punto in cui la catena si è interrotta ed identificare il motivo dello smarrimento o il responsabile di sottrazioni fraudolente.

 

 

A questi servizi si affianca quello dell’avviso di ricevimento o ricevuta di ritorno. In questo caso per il tramite di una speciale cartolina che viaggia insieme al plico il mittente ha la comprova dell’avvenuta consegna al destinatario nel momento in cui riceve ”di ritorno” detta cartolina.

 

Anche i francobolli segnatasse furono sperimentati in Italia durante il Regno di Vittorio Emanuele II. Il segnatasse n° 1 venne posto in uso il primo gennaio del 1863.

 

L’uso di questi francobolli come è noto interviene allorquando per svariati motivi l’oggetto postale deve essere tassato, cioè deve essere riscossa una ulteriore tassa che viene corrisposta dal destinatario. Se questi rifiuta di riceverla, la lettera viene detassata, mediante l’apposizione di un timbro con dicitura “annullato” apposto sui francobolli, perché non resti a carico di nessuno la relativa somma.

 

In Italia i segnatasse sono usati anche nel caso in cui una lettera debba essere spedita con tassa a carico del destinatario, in questo caso avremo sulla soprascritta della lettera il bollo “T.S.”, ovvero “tassa semplice”. Ciò sta ad indicare che è dovuto solo il porto normale, mentre la tassazione in senso proprio è sempre corrispondente al doppio della cifra omessa in partenza.

 

I francobolli per recapito autorizzato sono quelli di uso obbligatorio per il recapito delle corrispondenze, da parte di ditte private autorizzate a svolgere tale servizio, che è bene ricordare, viene ancora oggi svolto in regime sostanzialmente monopolistico in tutti i paesi, anche se questo settore è in veloce evoluzione.

 

Attraverso la vendita e l’uso di questi francobolli speciali, l’Amministrazione incassava i relativi diritti di concessione.

Anche il servizio dei pacchi postali e l’uso dei relativi francobolli, risale in Italia all’epoca Umbertina. Infatti i primi francobolli per pacchi furono emessi nel 1884.

 

Dopo la prima serie, questi furono emessi a due sezioni, da utilizzare una sul bollettino e l'altra sulla ricevuta.

 

Questo sistema è stato utilizzato solo in pochissimi paesi perché alquanto macchinoso, seppure non privo di vantaggi.

 

Nel 1980, a seguito del cambiamento delle procedure di accettazione dei pacchi, i francobolli a due sezioni sono stati messi tutti fuori corso e attualmente vengono utilizzati quelli ordinari, applicati sul bollettino, che funge anche da polizzino di accompagnamento sul quale il destinatario firma per ricevuta.

 

Tra il 1980 e il 1989, si è verificato un interessante uso promiscuo dei francobolli per pacchi a due sezioni, applicati interi, con quelli ordinari, ma anche con quelli attinenti ad altri servizi compreso quello dei pacchi in concessione: tutti si trovano utilizzati indistintamente e contemporaneamente sui nuovi bollettini.

 

 

Anche il servizio pacchi è stato affidato talvolta in concessione a privati. Questi, come per il recapito autorizzato, dovevano utilizzare per il servizio dei francobolli speciali, anche questi a due sezioni, emessi appunto per il trasporto dei pacchi in concessione.

Anche questi francobolli sono stati posti fuori corso, perché dal 1986 la relativa tassa viene pagata con la corresponsione di un canone annuale.

 

Anche il servizio dei vaglia postali, risale alla fine dell’ottocento; mentre alcuni paesi emisero degli specifici francobolli, l’Italia predispose solo dei “segnatasse vaglia” destinati all’uso interno, da applicare all’occorrenza sui moduli dei vaglia.

 

In seguito, trasgredendo alle disposizioni impartite, questi francobolli vennero venduti al pubblico per uso collezionistico.

 

Specifico dell’Italia è l’uso, per un breve periodo, di francobolli per uno speciale servizio pubblico di commissioni. I francobolli venivano applicati sui documenti di accompagnamento e sono molto rari in tale stato per la limitatezza del servizio. (segue)

Giuseppe Di Bella

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