Più volte abbiamo letto delle difficoltà e della grave penuria di beni materiali e di generi alimentari che si determinò nell'Italia meridionale, già all'indomani dell'armistizio di Cassibile (SR), concluso tra l'Italia e gli Alleati il 03.09.1943 ed entrato in vigore l'otto Settembre 1943.
La gran confusione politica, militare ed amministrativa coinvolgeva tutti i territori che man mano venivano occupati dall'avanzata dell'esercito Anglo- Americano.
Le forze di liberazione avevano previsto meccanismi e istituzioni straordinarie, per sostituire quelle che il precipitare degli eventi spogliava di ogni potere politico e amministrativo; avevano persino pensato a portarsi dietro i francobolli già stampati negli U.S.A., pronti per essere utilizzati in Sicilia ed anche la carta-moneta da immettere in circolazione, ma la situazione era divenuta comunque ingestibile.
La liberazione di Benito Mussolini dalla prigione del Gran Sasso d'Italia, avvenuta ad opera di paracadutisti Tedeschi il 12.09.1943, e la successiva creazione a Nord della linea Gotica, della Repubblica Sociale Italiana, aveva accresciuto nel Paese l'estrema confusione esistente.
I servizi postali non potevano non risentire degli avvenimenti politici e militari; da più parti abbiamo testimonianza della precarietà dei collegamenti e della globale emergenza affrontata con grande spirito sacrificio.
Molta corrispondenza rimase non inoltrata e dopo tanti anni mandata al macero. Nel 1993 mi è capitato personalmente di “recapitare” ad una mia collega d’Ufficio una lettera datata 1943, trovata in un mercatino, indirizzata alla madre, ma che questa non aveva mai ricevuto.
Così dopo 50 anni, tra le lacrime lesse le tristi parole del babbo, sfollato a Carloforte (CA) con una parte della famiglia, che scriveva delle drammatiche condizioni in cui versavano, al punto che le sorelline mangiavano solo un po’ di pane al giorno e andavano scalze.
In merito al servizio postale sappiamo inoltre che nel periodo preso in esame, a causa della mancanza di rifornimenti, si fece ricorso ad affrancature d'emergenza e che vennero utilizzati i valori postali più disparati per sopperire appunto alla mancanza dei normali.
Simile fenomeno si riscontra in campo fiscale ove pure vengono utilizzate promiscuamente marche della più svariata origine ma anche francobolli, per l'assolvimento delle diverse e molteplici fiscalità.
In proposito è utile ricordare che il bilancio delle Poste Italiane era strutturato a rami separati per Servizio. Questo tipo di gestione era utilizzato perché l’Amministrazione intendeva conoscere esattamente le entrate ed i costi relativi ad ogni singolo servizio, quali la posta aera o gli espressi etc.
Di fatto dal 1943 si determinò l'abbandono del principio del rigido utilizzo di francobolli speciali in relazione al servizio richiesto (posta pneumatica, espressi, posta aerea etc.), sia in campo postale, ove per esempio francobolli di posta aerea o per il servizio dei pacchi, vennero utilizzati per la posta ordinaria e viceversa, sia in ambito fiscale, ove le marche apposte sui documenti soggetti a bollo non corrispondevano a quelle prescritte per le diverse tipologie di imposizione.
Ma da un punto di vista sociale, il problema maggiore non era certo quello dell'inefficienza del Servizio postale o dell'applicazione delle marche inerenti all'operazione fiscalmente rilevante, bensì quello di sopravvivere aspettando tempi migliori.
Nell'attesa si contavano i morti, i feriti e si pregava per il ritorno dei soldati alle loro famiglie. Ritorni difficili come quello dei pochi sopravvissuti dell'ARMIR distrutta nelle gelide steppe russe: qualcuno di questi tornò a piedi dalla Russia fino in Sicilia, come qualche mio parente a Giarre (CT), mio paese natio, dove ho avuto modo di ascoltare personalmente il racconto di alcuni reduci.
La lontananza degli uomini in arme, l’incalzare degli eventi bellici e la scarsità delle derrate dovuta agli infausti raccolti del 1942 e 1943, avevano determinato una profonda crisi alimentare: mancava tutto, anche i generi di primissima necessità quali la farina e il latte.
Gli oggetti postali, anche in questo caso sono muti testimoni di quell’infelice momento della nostra Nazione.
Alcuni anni fa acquistai un insieme di documenti postali e sfogliandoli sentii una puntura di spillo all’indice; mi soffermai sul documento, datato 1945, ove lo spillo era ancora applicato, e mi sorprese scoprire che si trattava di uno spillo….vegetale ovvero di una spina d’arbusto: era stata utilizzata dal destinatario della cartolina, per allegarla alla relativa documentazione, e così sopperire alla mancanza di spilli metallici ! ) Ho sempre raccolto questi documenti che testimoniano l’emergenza postbellica, ovvero quella che ritenevo tale.
Così nel tempo mi sono reso conto che nell’Italia meridionale, ma non solo, l’emergenza era cominciata molto prima; ma forse è storicamente più corretto affermare che anche gli oggetti filatelici testimoniano come la Società italiana fosse ancora diffusamente povera, e che questa condizione era vissuta e accettata come normale. Sussisteva anzi una cultura nella povertà, basata sul principio che nulla si butta via e che tutto può essere riutilizzato. Ogni cosa era costruita per durare nel tempo: il contrario di ciò che accade oggi.
I documenti postali più remoti, che testimoniano le ristrettezze economiche, risalgono al 1936, periodo della così detta autarchia; questa era stata determinata dalle sanzioni decretate dalla Società delle Nazioni nell’Ottobre del 1935 a carico dell’Italia, accusata di aggressione nei confronti dell’Etiopia.
L'Italia venne isolata ed esclusa dai commerci con quasi tutti i Paesi europei. Va comunque evidenziato che uno dei motivi scatenanti della crisi, ancor precedente alle sanzioni, era stato il crollo dell' economica mondiale iniziato negli Stati Uniti nell'Ottobre del 1929.
Lo scoppio del conflitto mondiale non fece altro che peggiorare la difficile situazione. Già dal primo anno di guerra cominciò a mancare di tutto, e il razionamento alimentare determinò l’utilizzo delle famose tessere annonarie, che garantivano ogni mese il minimo per sopravvivere. Contrariamente a come si pensa, la carta annonaria serviva anche per beni non alimentari quali le introvabili candele di cera.
Mancavano anche le buste e molti Uffici Pubblici, specialmente i Comuni, le realizzavano con la carta di moduli non più in uso.
Sorprendente è la documentazione successiva alla fine del conflitto. Qualche tempo fa, in un mercatino domenicale, ho acquistato un insieme di buste tassate, tutte spedite da Legioni o Stazioni territoriali dei Carabinieri. Le buste sono il risultato del riciclaggio per il tramite di rivoltamento, di buste di Servizio interno delle poste, in genere modelli 94.
Questa procedura comune alle 12 stazioni o Legioni mittenti, fa presumere che la mancanza di buste fosse un dato costante per i militi dell’Arma e che altrettanto usuale fosse rivolgersi al locale Ufficio postale e chiedere le buste già usate per poterle riutilizzare.
E’ ancor più sorprendente che tale penuria di materiali si sia protratta almeno fino al 1957, data estrema rinvenuta.
Talvolta invece di riciclare buste già utilizzate, i Militi così come gli impiegati comunali ne costruivano con carta annonaria o di moduli non più in uso.
In conclusione voglio segnalare un documento del 4 Maggio 1968. Si tratta di un foglio di quaderno, bollato dall’Ufficio del Registro di Sanluri (CA), relativo ad una operazione di cessione di derrate alimentari avvenuta al mercato di Cagliari, la relativa I.G.E. (Imposta Generale sulle Entrate) ammontante a Lire 762, venne assolta, in eccesso di Lire 3, mediante l’apposizione in calce di francobolli della serie Michelangiolesca per un totale di Lire 765. Ben si legge “ sprovvisto I.G.E.”.
Sorge dunque spontanea una domanda… quanto è durato il dopoguerra in Italia? In realtà, come prima accennato, l’economia e la conseguente organizzazione sociale del nostro Paese si è normalizzata ed ha assunto le caratteristiche di modernità che conosciamo, solo all’inizio degli anni 70’: quel periodo storico che prima indicavamo come quello del “consumismo”.
“Dopo” ci siamo accorti che non si trattava di consumismo ma che ci scrollavamo di dosso l’atavica paura della fame e della povertà. “Dopo” perché non conoscevamo ancora l’attuale vero, esagerato e radicato consumismo, assunto come “normalità”, regola senza eccezioni in nome del quale ogni cosa viene fatta apparire lecita: nuovo conformismo omologante, schiavitù dei consenzienti.
Ricordare il coraggio della quotidiana povertà dei nostri nonni ed i Militi dell’Arma che rivoltavano le buste nelle fredde caserme della Barbagia può sembrare un vacuo compiacimento della memoria, in questa Epoca dove si ha fretta di consumare tutto: anche la nostra stessa esistenza.
Al contrario ritengo che non debba mai andare perduta l’occasione di riflettere sull'evoluzione della realtà umana e così di approfittare ancora una volta della storia postale per raccontare la piccola storia di tutti i giorni, determinata e sconvolta dagli avvenimenti della grande storia.
Giuseppe Di Bella