Qualcuno dal tabaccaio o all’ufficio postale si sarà visto dare come resto dei francobolli. In questo caso i francobolli hanno svolto un operazione monetaria ben diversa dagli scopi per i quali sono stati emessi, ovvero l’uso postale. Oggi questo avviene solo in rari casi, ma in passato il francobollo è stato talvolta veramente adoperato come carta moneta.Si potrebbero citare numerosi casi, quello avvenuto in Russia nel 1915 durante la guerra, che è uno dei più strani.
Le casse dello zar erano vuote. Come rimediare alla mancanza di denaro? ricorrendo ai francobolli. Non avendo metallo per il conio si supplì con l’emissione di una serie di tre francobolli da 10, 15, 120 Copechi con a tergo la dicitura in caratteri cirillici ”ha il medesimo corso della moneta d’argento”.
L’esito dell’emissione fu senz’altro soddisfacente, tanto che tre anni dopo altri francobolli furono usati come carta moneta ma con una dicitura diversa: “ha corso uguale alla moneta di rame”. Questi quindi erano contemporaneamente cartamoneta ma all’occorrenza si potevano utilizzare come francobolli. Per assolvere meglio al loro compito e non depauperarsi troppo in fretta, vennero stampati su carta molto spessa e senza gomma.
In Germania nel 1923 per acquistare alle poste una serie di francobolli ordinari, si doveva sborsare niente meno che 88 miliardi di Marchi (oggi la stessa serie vale pochi Euro). L’emissione di una serie di così alto valore facciale, fu una delle conseguenze della disastrosa inflazione subita dalla Germania dopo il primo conflitto mondiale. La sconfitta devastante che il Paese aveva subito e le distruzioni patite, avevano determinato la chiusura delle fabbriche.
Aumentata la disoccupazione e diminuito il potere di acquisto del Marco, anche a causa dell’enorme debito per il risarcimento di guerra alle potenze vincitrici, la Gernania si trovò in breve tempo nel più grave disastro finanziario della sua storia e l’inflazione dilagò in maniera impressionante.Se prima bastava solo qualche Pfennig o al massimo qualche Marco per spedire una lettera, in poco tempo si passò alle decine di marchi, alle centinaia, alle migliaia e infine, ai milioni.
Sembrava che non si potesse andare oltre ma verso la metà del 1923, la Germania fu costretta a stampare dei francobolli con il valore facciale in miliardi di Marchi; infatti venne emessa una serie di sei francobolli, rispettivamente 1, 2, 5, 10, 20 e addirittura 50 miliardi.
C’e’ ancora qualcuno che venendo in possesso di tali francobolli pensa di trovarsi in mano un vero patrimonio e non sa invece di possedere un francobollo comunissimo e di scarso valore commerciale.Un fatto uguale, se non peggiore, avvenne in Ungheria dopo la fine della seconda guerra mondiale. anche in quello stato, a seguito della crisi economica, l’inflazione si espanse in modo vertiginoso e la circolazione del denaro, che nel 1938 di appena 683 milioni di Pengo, nel 1946 raggiunse l’astronomia cifra 348 sistilioni di Pengo!
Ma con la differenza che tutto quel denaro non aveva quasi nessun valore. In quel disastroso 1946 l’Ungheria non faceva in tempo a stampare una serie di francobolli che subito ne doveva emettere una altra, perché il suo valore facciale era già superato a causa dell’inarrestabile inflazione, e serie dopo serie si arrivò a stamparne una di 14 valori, uno dei qualiaveva un valore facciale di ben: 500.000.000.000.000.000 di Pengo!Infine visto che era impossibile stare dietro alla svalutazione del denaro si pensò di usare una nuova moneta di transizione l’”Adopengo”, il cui valore veniva fissato di giorno in giorno attraverso la stampa e la radio.
Anche le serie ungheresi, nonostante il loro altissimo valore facciale sono comunissime.Ma la palma dell’inconsueto e della fantasia, va consegnata senza dubbio alla Russia. infatti questo paese a causa dell’inflazione degli anni ‘20, emise una serie di quattro francobolli senza valore facciale, in modo tale da poterne adeguare il valore di vendita e quindi di affrancatura, in relazione alle variazioni della quotazione della moneta.
A proposito del rapporto tra francobolli e moneta, negli anni 30’, nelle ex colonie italiane d’Africa ed in particolare in Eritrea, a causa della mancanza di moneta spicciola, al posto di questa vennero usati i francobolli.
Tutti accettavano di buon grado questa moneta sostitutiva perché dalle colonie partiva un grande volume di corrispondenza e tutti avevano qualcuno a cui scrivere nella madre patria. Pertanto all’occorrenza i francobolli tenuti in tasca come monetine, riprendevano la loro funzione e venivano applicati sulle buste in partenza.
A testimonianza di quanto accaduto, rimangono le buste, che conservate in ottime condizioni, presentano i francobolli notevolmente malridotti, a causa appunto dell’improprio uso pregresso.Infine citiamo il caso italiano dell’utilizzo, verso il 1910, di francobolli incapsulati in involucri di metallo e plastica, ideato per supplire alla mancanza di spiccioli. All’occorrenza il francobollo poteva essere estratto ed utilizzato per il suo uso naturale: l’affrancatura di corrispondenza.