Filatelia. Il “giallo” del Gronchi rosa, il francobollo emesso e ritirato dalla vendita. Chi si arricchi?

di Giuseppe Di Bella
09 maggio 2008
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Sono ormai trascorsi 46 anni dall’emissione della serie di tre francobolli celebrativi del viaggio del Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi nel Sud America e quindi del famoso “Gronchi rosa”.

 

Sull’argomento sono stati versati fiumi d’inchiostro, ciò nonostante nell’ambiente filatelico è opinione diffusa che la vicenda non sia ancora del tutto chiara ed in realtà attorno a questo francobollo aleggiano da sempre diversi “fantasmi”.

Sarà bene andare per ordine e ricostruire brevemente gli avvenimenti.

 

Il 3 Aprile 1961 (Lunedì di Pasqua) le Poste italiane procedettero alla distribuzione di una serie di tre francobolli per celebrare la visita del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi in Argentina, Uruguay e Perù (tiratura 2.000.000 di serie).

 

La serie venne distribuita tre giorni prima della data ufficiale di emissione e di validità onde permettere la preparazione degli aerogrammi che sarebbero stati poi convogliati a Roma per essere imbarcati sull’aereo presidenziale. La distribuzione anticipata fu limitata agli uffici principali, ovvero alle Direzioni postali site nei 96 Capoluoghi di Provincia all’epoca esistenti.

 

Il francobollo da 205 Lire, stampato in colore rosa e dedicato alla visita in Perù, riportava i contorni dello Stato Sud Americano errati poiché il disegno non teneva conto di una parte del territorio peruviano, il così detto triangolo amazzonico, da secoli conteso all’Ecuador ma attribuito al Perù da due decisioni della Corona spagnola e da questo occupato militarmente nel 1941.

 

L’errore provocò le vibrate e reiterate proteste dell’ambasciatore del Perù a Roma ed il fatto filatelico minacciava di degenerare veramente in un incidente diplomatico.

La notte fra il tre ed il quattro Aprile venne diramata una circolare a tutti gli Uffici postali che disponeva il ritiro dalla vendita del valore da 205 Lire rosa e la ricopertura dei francobolli già applicati sugli aerogrammi, con un nuovo valore che sarebbe stato reso disponibile immediatamente (in realtà fu pronto il cinque Aprile).

 

Approntato il nuovo valore da 205 Lire in colore grigio con gli esatti confini del Perù, gli esemplari del 205 Lire rosa già applicati sugli aerogrammi (9.887 buste affrancate con 10.160 pezzi) vennero ricoperti, a cura di una trentina di volenterosi impiegati delle Poste, con il nuovo valore. Solo una ventina di buste sfuggirono ai controllori e su queste l’esemplare rosa risulta regolarmente timbrato e viaggiato.

Quello del Gronchi rosa è l’unico caso al mondo di un francobollo emesso, ritirato dalla vendita e ricoperto su buste già affrancate.

 

Il Gronchi rosa esiste anche annullato su un certo numero di buste primo giorno e di corrispondenze interne: infatti pur essendo il 3 aprile un giorno festivo, alcuni accaniti e fortunati filatelisti si recarono ugualmente alle poste per fare timbrare la serie con la data del primo giorno di emissione.

 

Questi in breve i fatti e quindi la storia ufficiale: adesso passiamo alle opinioni.

Un primo errore sistematico commesso per 40 anni è stato da poco corretto da alcuni cataloghi italiani. Infatti fino alle edizioni del 2000 in alcuni cataloghi, il Gronchi rosa è stato classificato erroneamente come un francobollo “non emesso” qualifica che non gli compete in quanto regolarmente emesso allo sportello anche se successivamente ritirato: i non emessi invece sono per definizione quei francobolli stampati e non distribuiti dagli sportelli postali.

 

Conseguentemente risulta altrettanto errata la tesi secondo la quale il francobollo in esame non avrebbe avuto corso postale. Infatti è irrilevante la circostanza che la serie sia stata resa disponibile tre giorni prima della validità ufficiale solo per consentire il tempestivo inoltro degli aerogrammi, poiché questa limitazione dell’uso non venne di fatto applicata e per tutta la giornata del 3 Aprile 1961, anche se l’istruzione ministeriale del 28 Marzo 1961 disponeva chiaramente che la serie avrebbe avuto validità postale solo dal 6 aprile, il Gronchi rosa è stato di fatto un francobollo valido a tutti gli effetti e per tutti gli usi consentiti, ne sono testimonianza alcune raccomandate regolarmente viaggiate e perché no le stesse buste primo giorno annullate il 3 Aprile 1961.

Sussistono inoltre corrispondenze sulle quali il francobollo risulta utilizzato regolarmente il 4 ed il 5 Aprile. Quindi il francobollo, anche se per un tempo molto limitato, ha avuto di fatto regolare corso postale.

 

Ugualmente non possono essere avanzati dubbi sullo status di validità degli aerogrammi sfuggiti alla ricopertura nei quali all’errore nel francobollo si è aggiunto l’errore dell’utilizzo.

Il punto certamente più controverso è sempre stato quello della vendita agli sportelli postali e quindi il numero di esemplari in circolazione.

 

Il Catalogo Sassone, fino all’edizione del 1967 erroneamente annotava in calce: “…ne risultano venduti 210.000 esemplari, in gran parte speculativamente incettati: alcuni sono stati erroneamente annullati.” Nelle edizioni fino al 2000 invece riportava “Il ministero delle Poste ha comunicato la vendita di circa 80.000 esemplari”.

Nell’edizione del 2003 così si esprime: “Il Ministero delle poste ha comunicato ufficialmente la vendita di 70.625 esemplari”.

 

Risulta evidente che le notizie diffuse nel tempo dalle riviste specializzate e dai cataloghi, in merito allo status del francobollo ed al numero di esemplari venduti, sono state necessariamente imprecise stante la difficoltà di ricostruire una vicenda estremamente complessa e che si è consumata in modo alquanto articolato su tutto il territorio nazionale.

 

La prima ricostruzione storica di ampio respiro e attendibilità su questi avvenimenti è l’inchiesta giornalistica magistralmente realizzata da Umberto D’Arrò e pubblicata su “Il Collezionista- Italia filatelica” nel 1991 in occasione del trentesimo anniversario dell’emissione. Questa è basata su documenti di origine ministeriale che indicano in 79.455 il numero degli esemplari venduti. A questi vanno aggiunti 80 esemplari conferiti in omaggio a personalità e 90 consegnati al museo postale. Questo dato può essere considerato definitivo e vedremo perché.

 

Prima di affrontare ulteriori argomenti è necessario porre in evidenza uno stralcio della tabella ministeriale di rendiconto generale della vendita:

 

 

DIREZIONE FORNITI RESTITUITI VENDUTI

NUORO 5.000 5.000 0

BRINDISI 5.000 4.994 6

MATERA 5.000 5.00 0

SASSARI 10.000 9.960 40

TARANTO 10.000 10.000 0

REG. CAL. 10.000 8.926 1.074

CAGLIARI 20.000 19.861 139

UDINE 20.000 19.040 960

BERGAMO 20.000 18.936 2.038

PALERMO 60.000 55.348 4.652

GENOVA 60.000 52.760 7.240

VENEZIA 60.000 59.033 967

FIRENZE 60.000 56.094 3.906

MILANO 100.000 89.987 10.013

ROMA 100.000 79.444 20.556

 

Risulta evidente che gli uffici si comportarono in modo alquanto “differenziato” in merito all’osservanza ed alla tempestività dell’applicazione delle disposizioni emanate dal Ministero e l’incetta speculativa di cui riviste e cataloghi diedero subito conto era certamente avvenuta: ma era altrettanto vero che questa non era stata effettuata da commercianti o da collezionisti, bensì da qualche interno addetto ai lavori che venuto a conoscenza del telegramma che disponeva il ritiro del francobollo, fece in tempo ad acquistarne o meglio a fingere di averne già venduto in quantità.

 

Inoltre, secondo una ricostruzione che è supportata da alcuni documenti, dal numero degli esemplari venduti nei diversi Uffici e dalle testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quei giorni, la mattina del quattro Aprile (secondo giorno dall’emissione) il citato telegramma era pervenuto a tutte le Direzioni Provinciali, ma presso alcune di esse l’applicazione fu ritardata, si suppone in buona fede, di qualche ora per motivi burocratici o di collegamento tra la Direzione e lo sportello filatelico. E’ comunque certo che la mattina del quattro Aprile presso alcune Direzioni Provinciali era ancora possibile acquistare allo sportello la serie con il Gronchi rosa.

 

In altre Direzioni Provinciali la notizia del ritiro del francobollo determinò il termine della vendita al pubblico, ma non impedì che all’interno degli Uffici nelle pieghe delle procedure di riconsegna alla cassa valori delle scorte, ed è questo il punto centrale della vicenda, qualche spregiudicato addetto ai lavori facesse in tempo a realizzare la famosa incetta.

 

A Palermo uno degli addetti agli sportelli fece in tempo, prima che il direttore ritirasse il valore, ad “acquistarne” o meglio a fingere di averne venduto il giorno prima, oltre 30 fogli: per conferire in contanti il corrispettivo del valore facciale in cassa, chiese denaro in prestito ai colleghi di lavoro. Questo spiega il numero dei valori che risultano venduti a Palermo (ma anche a Roma, Milano etc.). Ed infatti la prova più evidente della differenziazione dei comportamenti sta nei numeri delle vendite realizzate in maniera ingiustificatamente difforme (si confrontino i dati sopra riportati).

 

E’ possibile pertanto ipotizzare che a causa della non rigorosa né tempestiva applicazione delle disposizioni, la maggior parte dei Gronchi rosa sono stati di fatto “venduti” (o meglio incettati all’interno degli uffici postali e sportelli filatelici) il quattro Aprile e non già il tre.

 

Altra nota dolente è l’incenerimento dei valori ritirati. Infatti. da sempre corre voce che l’italica arte del “fai da te” abbia suggerito ad alcuni intraprendenti “inceneritori pentiti” di sostituire qualche pacco di fogli di francobolli, ovvero la parte più interna di esso, con carta straccia, ma le cautele adottate dal Ministero per la custodia e la distruzione dei francobolli ritirati, sembrano escludere questa ipotesi, che resta dunque una delle tante leggende metropolitane su questo famoso francobollo.

 

A conti fatti dunque sottraendo dai 79.625 francobolli venduti i 10.160 utilizzati per affrancare gli aerogrammi poi ricoperti, si arriva alla conclusione che i Gronchi rosa nuovi in circolazione sono 69.465, cui vanno ancora sottratti quelli usati per le buste primo giorno e quei pochi utilizzati per altre corrispondenze.

 

Altro capitolo purtroppo ancora aperto è quello della falsificazione di questo famoso francobollo. Ritengo opportuno farne cenno proprio per il pericoloso livello di perfezione che è stato raggiunto dai falsari.

L’elevato valore acquisito immediatamente, pose ben presto il Gronchi rosa nel mirino dei falsari e nel tempo sono stati stampati diversi tipi di falsi per frode filatelica.

 

 

La prima falsificazione risale ai primi mesi del 1964 ed è stata eseguita con stampa tipografica su carta filigrana stelle ricavata dai margini bianchi dei foglietti della Repubblica di San marino emessi per le Olimpiadi del 1960.

 

Questo primo falso è molto “ingenuo” perché facilmente riconoscibile a causa della stampa approssimativa, della dentellatura di tipo lineare e del formato della vignetta più grande dell’originale, non costituisce quindi un pericolo per i collezionisti.

 

Successivamente furono realizzati altri tre tipi di falsi, riconoscibili per il colore diverso, il formato, il tipo di stampa ed il retino di fondo, la gomma diversa, ma soprattutto per le sbavature nelle lettere che compongono le diciture.

 

Si tralasciano alcuni tipi di falsificazioni che per la loro grossolana e non credibile realizzazione vanno piuttosto annoverati tra le “riproduzioni” o “imitazioni” (forgery).

Qualche anno fa è apparso sul mercato filatelico un ulteriore tipo di falso detto “stellato” perché la filigrana è evidente anche guardando il francobollo dalla parte stampata (Questa caratteristica è presente, ma in modo più attenuato, anche nel francobollo originale).

 

Quest’ultima falsificazione si presenta molto pericolosa, infatti è stata realizzata con tecniche sofisticate quali scanner ad alta definizione, computer e stampanti laser.

E’ stata usata carta ottenuta dalla decolorazione di fogli di francobolli emessi nello stesso periodo con uguale filigrana e gomma.

 

Ciò nonostante il falso, dopo un attento esame è riconoscibile da un insieme di elementi, primo fra tutti l’imprecisione, a forte ingrandimento, delle lettere che compongono la dicitura che tendono anche in questo caso a sbavare. A più elevato ingrandimento si notano inoltre dei difetti di stampa simili a piccolissime falle biancastre a forma di cratere.

 

Questa falsificazione è comunque da ritenere alquanto pericolosa ed è quindi consigliabile porre particolare attenzione negli acquisti, pretendendo una certificazione peritale.

Esaminando il grafico del valore di catalogo, indicativo del prezzo di mercato del Gronchi rosa in questi 46 anni, si evidenzia che questo ha subito nel tempo delle notevoli oscillazioni.

 

Risulta evidente che il prezzo di mercato del francobollo nei primi anni è stato condizionato da speculazioni e soprattutto dall’incertezza delle notizie relative alla effettiva consistenza degli esemplari in circolazione. Successivamente, pur soffrendo a tratti delle oscillazioni di cui è stato oggetto il mercato della filatelia moderna, è sempre rimasto un francobollo di costo elevato la cui quotazione tende nel tempo a consolidarsi e crescere in termini reali a testimonianza della sua rarità.

  

Giuseppe Di Bella

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