Colombia. Rilasciati due ostaggi
Il trionfo di Hugo Chavez

11 gennaio 2008
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Prima del prossimo colpo di scena, Hugo Chavez si gode da ieri il successo dell'operazione Emannuel, dal nome del piccolo figlio di Clara Rojas (il Dna conferma), che pure non fa parte degli ostaggi che le Farc hanno liberato da una zona della selva colombiana. Il piccolo, che ora si chiama Juan Jos - si trova già al sicuro in un orfanotrofio di Bogotà.

Tornano alla libertà la madre, l'ex collaboratrice di Ingrid Betancourt Clara Rojas, e la deputata Consuelo Gonzales Perdomo.
Un successo anelato dal presidente venezuelano perché in un sol colpo lo accredita come mediatore degli affari della regione. E gli porta insieme consenso entro i confini del suo Paese. Mentre i suoi oppositori (recentemente ripagati dalla vittoria sulla riforma costituzionale) lo accusano di autoritarismo e militarismo, lui salva due donne politiche in mano alla guerriglia paramilitare colombiana delle Farc, vale a dire l'ultimo nemico pubblico presente oggi in Sud America.

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Quello che ci si chiede é come Chavez capitalizzerà il successo dell'operazione, cominciata già un paio di settimane fa e poi interrotta bruscamente a causa, dicono le Farc, delle missioni militari colombiane. Operazione, inoltre, che aveva faticosamente ottenuto l'avallo del presidente colombiano Alvaro Uribe, la cui posizione non é delle piú comode in questo contesto.

Da una parte Uribe si vede usurpare un ruolo che avrebbe dovuto appartenergli: il processo di pace con la guerriglia era uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale per la rielezione, avvenuta lo scorso anno. In secondo luogo, il successo del dialogo Chavez-Farc rischia di conferire legittimità politica alla forza paramilitare, ritagliandole un ruolo che Uribe giudica pericoloso per la stabilità interna. Ruolo che gli Usa, storici alleati e finanziatori della guerra di Uribe potrebbero non gradire affatto e che potrebbe spingerli a modificare la politica di sostegno a Uribe e indebolire l'asse Bogotà-Washington.

Inoltre Chavez - nemico dichiarato di Washington - con il colpo da maestro di ieri, si candida come interlocutore privilegiato nella difficile questione della guerra colombiana. Le Farc avevano richiesto che i due ostaggi si dirigessero subito a Caracas dove Chavez le ha abbracciate.

La liberazione delle due donne potrebbe adesso diventare il primo passo di una lunga sequenza di eventi. In molti si domandano se si tratterà anche di altre liberazioni (sono circa quaranta gli ostaggi in mano ai guerriglieri e trafficanti di droga). Fra cui quella piú attesa, della franco-colombiana Ingrid Betancourt, per la quale si è scomodato anche il presidente francese Nikolas Sarkozy. Se lo scambio di ieri è avvenuto a zero costi per la Colombia è ovvio che non sarà cosí per i prossimi. Sul piatto ci sono 500 guerriglieri imprigionati nelle carceri colombiane. E da adesso la questione si rende stringente per Uribe.

Con il lieto fine di ieri le Farc hanno dimostrato che sanno dialogare e che, se l'interlocutore esiste, sanno mantenere le promesse. Fatti, questi, fastidiosi per il presidente colombiano, per cui la questione lotta o dialogo con le Forze Armate rivoluzionarie della Colombia naviga da tempo in uno stallo che è la principale spina nel fianco del suo governo. Uribe ne esce politicamente ammaccato. Il suo "nemico" Chavez, invece, incassa il premio.
 

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