Due militari italiani sono stati leggermente feriti in Afghanistan in seguito ad un attacco suicida. Lo ha reso noto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.''Anche oggi c'e' stato un contatto molto violento in Afghanistan, nella zona di Farah'', ha detto La Russa, sottolineando che si è trattato di un ''tipo diverso'' di attacco.
''Dalle prime notizie - ha aggiunto -, con ogni probabilità la causa è stata una volontà suicida una persona si è scagliata contro un mezzo Lince'' generando ''danni abbastanza importanti, ma solo due feriti leggeri'' fra i nostri soldati. La Russa ha sottolineato che uno dei due militari ha subito ''graffi'', l'altro soprattutto uno choc conseguente all'esplosione: ''niente di particolarmente preoccupante''.
Nella notte, nella valle di Musahi, nei pressi di Kabul, si è svolta una vasta operazione congiunta tra militari italiani e afghani, che ha consentito di sgominare un gruppo di 'insorti' responsabile di una serie di attacchi proprio nei confronti dei parà della Folgore. Secondo quanto riferito dal comando del contingente italiano a Kabul, nell'operazione, cominciata alle 4 di ieri notte sono stati impegnati circa 600 militari tra paracadutisti del 186/mo reggimento della Folgore e soldati dell'esercito afghano. Oltre alla cattura del gruppo di insorti, sono state sequestrate anche numerose armi portatili.
Le forze statunitensi, intanto, sono impegnate in violenti scontri con i talebani nella provincia di Helmand, nell'Afghanistan meridionale, dove ieri hanno sferrato una vasta offensiva. Lo ha reso noto il generale Larry Nicholson, comandante del corpo dei marine sul posto.
MARINES ALL'ATTACCO, COME IN VIETNAM - Come in Vietnam, ma anche come in Normandia o nelle guerre in Iraq: è ai Marines, il corpo d'elite delle forze armate Usa, che gli Stati Uniti si sono affidati per lanciare all'alba di stamani un'offensiva in grande stile contro la roccaforte (e cassaforte) dei talebani nell' Afghanistan meridionale, contro quella valle dell'Helmand che da sola produce più della metà di tutto l'oppio consumato nel mondo. L'operazione, chiamata in codice Khanjar (colpo di spada), è stata pianificata per mesi. Ma è scattata in casuale coincidenza con l'annuncio del rapimento, da parte dei talebani, di un militare americano avvenuto nella provincia orientale di Paktika.
''Non è coinvolto con questa operazione'' hanno spiegato i portavoce Usa, sottolineando però che erano due-tre anni che i talebani non osavano sequestrare soldati americani. L'operazione Khanjar, oltre agli obiettivi militari e politici, ha forte valore simbolico: è stata presentata come la più grande offensiva aviotrasportata dai tempi del Tet e dell'escalation voluta dal presidente Johnson in Vietnam. Sono però 'solo' 4.000 gli uomini impegnati nelle prime ore dell'attacco.
Fanno parte del contingente aggiuntivo di 21.000 soldati inviato nei mesi scorsi dal presidente Obama come rinforzo ai 39.000 già presenti. Sono affiancati da soli 500 militari afghani, ma sono supportati dal Pakistan, che ha dislocato le sue truppe lungo il confine in modo da tagliare le vie di fuga ai talebani. Nel racconto fatto dal Washington Post il primo elicottero ad alzarsi in volo da una remota base nel deserto diretto verso sud è stato un Chinook CH-47, uno di quei giganti da trasporto a doppio rotore, scortato da due elicotteri d'attacco Apache e dai caccia della Nato.
Una delle prime foto dal fronte, pubblicata dal Times, mostra una squadra appena sbarcata da un CH-53 SuperStallion, avvolta in una cappa grigia di polvere: equipaggiamento pesante, visori notturni ed anche un cane. Nel frattempo altri convogli di camion e truppe a piedi hanno cominciato ad invadere la valle, un'area enorme e per lo più desertica, nella quale i militari britannici che avrebbero dovuto controllarla non sono mai riusciti davvero a contrastare i talebani. Li avevano cacciati, ma poi i 'combattenti islamici' erano tornati a chiudere le scuole e terrorizzare la popolazione. L'attacco in grande stile si fonda sul presupposto che la stragrande maggioranza della popolazione sia contro i talebani.
Secondo il Washington Post le truppe hanno ricevuto istruzioni di costruire i loro accampamenti in mezzo alla popolazione locale. Il senso lo ha spiegato il comandante di brigata Lawrence D.Nicholson: ''Stiamo facendo le cose in modo diverso, per la massa di soldati impiegati, per la velocità con cui li dispieghiamo e per il fatto che stiamo andando per restare. E perché noi terremo le posizioni, lavoreremo e costruiremo insieme le condizioni per trasferire le responsabilità della sicurezza alle forze afgane''.
Primi obiettivi, secondo il Wp, sono stati il distretto di Nawa, a sud del capoluogo Lashkar Gar, ed il distretto di Garmser. Secondo le forze armate americane l'avanzata ha incontrato una modesta resistenza. ''Ma ci aspettiamo attacchi, imboscate ed attentati'' ha detto il colonnello Burke Whitman, che fa da collegamento con le (scarse) forze afghane che affiancano l'operazione. Lo scopo finale pero' sembra piu' politico che militare. ''Un modo per arrivare a garantire la sicurezza - spiega ul colonnello Eric Mellenger, citato dal Wp - è che la popolazione capisca che siamo arrivati per stare con loro ed aiutarli, non siamo arrivati per andarcene subito''.
L'arma segreta dell'operazione così finisce per essere un gruppo speciale di 50 marines: sono per lo più riservisti, specialisti di amministrazione civile e business management. Sono agli ordini del tenente colonnello Curtis Lee e, invece che provvedere alla pura e semplice distribuzione di denaro (come peraltro fatto in certe zone dell'Iraq) dovranno insegnare agli abitanti dell'Helmand come funziona un'amministrazione locale.