La sentenza Madoff negli Stati Uniti
Quali differenze con la giustizia italiana?

di Mario Fantacchiotti
02 luglio 2009 16:33
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La condanna, in America, di Bernard Madoff, per una truffa da lui consumata ai danni di risparmiatori che gli avevano affidato il proprio danaro con promesse di alti profitti è stata salutata, in Italia, con grande ed ammirato plauso da tutti i mezzi di informazione. 

 

Ha colpito la misura della pena, oltre 150 anni di reclusione, e la celerità del processo, che viene misurata solo dalla data del crack piuttosto che da quella delle truffe. La tendenza è quella ristabilire dei raffronti con la giustizia italiana che si considera molto meno rigida e molto più lenta.

  

Nessuno ha però cercato di scandagliare le cause del divario benché questa sarebbe l’unica prospettiva ricostruttiva che dovrebbe animare il commentatore.Proverei allora a centrare l’attenzione su alcuni punti senza alcuna velleità di una analisi completa che richiederebbe un impegno ed uno spazio impropri in questa sede. Anzitutto i tempi processuali. 

 

Essi sono misurati con riferimento alla sentenza penale di primo grado. Si ignorano i tempi delle indagini, il punto da scandagliare sarebbe dunque questo: con quali modalità, con quali garanzie le leggi Americane consentono di condurre le indagini ? Quali le difficoltà oggettive ? 

 

Di fronte alla accusa Madoff, denunciato dai figli per un crack rivelatosi nel giugno dello scorso anno, ha praticamente confessato chiedendo scusa ai figli, amici e risparmiatori che si erano a lui affidati.

  

Non ha accusato gli organi inquirenti di giustizialismo, non ha invocato formalità garantistiche, non ha ricusato il giudice neppure quando si è compreso che la sua confessione non avrebbe indotto il giudice ad una pena mite, non ha sollecitato processi paralleli in televisione.

  

Vi è stato il rispetto, anche da parte dell’imputato, dello Stato nell’esercizio della sua funzione giurisdizionale perché in America vi è una radicata cultura in questo senso che nessun potere politico ha cercato o cerca di minare e vi è una legge che punisce gli oltraggi alle Corti di giustizia.

  

La sentenza è stata accettata anche perché reca, così il portavoce della Casa Bianca, un messaggio forte e chiaro!

 

In Italia questa prospettiva viene bollata come giustizialismo.

 

Si è detto che la sentenza è di primo grado; ci sarà un secondo grado ed un terzo come in Italia ? Probabilmente no perché in America il giudizio penale di primo grado chiude, di regola il processo.

 

In Italia occorrono tre gradi, la sentenza di primo grado è solo un passaggio, la condanna di primo grado “un teorema”.

 

Ma il punto è: a) che la condanna a 150 anni non sanerà, verosimilmente, la ferita finanziaria subita dai risparmiatori, data la probabile insufficienza dei beni sequestrati dalla giustizia americana, né quella globale,che è parte dei crolli borsistici alla base della crisi economica in atto; b) che la giustizia americana non ha ritenuto utile estendere l’iniziativa penale ai complici di Madoff o a quanti hanno comunque favorito le sue operazioni truffaldine omettendo vigilanze dovute (es revisori etc); non vi erano davvero altri responsabili o si è voluto semplificare? I cittadini italiani condividerebbero questa logica: si colpisce il principale responsabile, si lasciano stare gli altri per non appesantire le indagini e non allungare i tempi processuali?

 

Queste sono scelte politiche non spettano alla magistratura ma al Popolo, purché debitamente informato di tutte le implicazioni delle diverse alternative.

  

Passiamo alla misura della pena.

 

Se Madoff è stato accusato di truffa, come si legge nei giornali, è stato evidentemente condannato cumulando le pene per i diversi episodi.

  

La legge Italiana non consente questo cumulo.

  

In Italia la truffa è punita con una pena pecuniaria e la reclusione fino a tre anni; con le aggravanti eventualmente contestabili (danno di rilevante entità etc) la pena massimo potrebbe arrivare al triplo, cioè nove anni; non è possibile il cumulo delle pene per ogni episodio di truffa posto che la continuazione si risolve in un ulteriore aumento di pena fino al triplo.

  

I confronti.

  

Impropriamente a mio avviso si è fatto il confronto con il processo Parmalat, nel quale l’accusa era di aggiotaggio, gli imputati, oltre al principale responsabile, erano molti altri, alcuni dei quali assolti, altri condannati per effetto di patteggiamento, il principale responsabile è stato condannato ad una pene di dodici ( o forse tredici) anni che, avendo compiuto i settanta anni, non sconterà!

  

Il raffronto più appropriato sembra piuttosto quello con il processo degli anni 90 per il crack delle società Reno e Previdente.

  

La truffa fu realizzata con modalità analoghe: incetta del danaro con promessa di alti profitti, distrazione del danaro dei risparmiatori che, ignari delle sorti del proprio danaro, ricevevano puntualmente gli interessi sulle somme versate attraverso l’utilizzazione dei versamenti di capitale dei nuovi clienti/risparmiatori, attraverso una catena di Sant’Antonio destinata, prima o poi a crollare nel momento in cui i nuovi versamenti non sarebbero bastati per assicurare i pagamenti degli interessi dei precedenti e si sarebbe innescata una corsa al rimborso che la fiduciaria non può fronteggiare.

  

In quella vicenda l’imputato principale decedette per infarto (fatto che interruppe l’azione penale), l’iniziativa giudiziaria fu estesa a molti altri collaboratori ed al Ministro dell’Industria, accusato, quest’ultimo, di non avere vigilato sulla società, ma senza successo (anche a causa della amnistia della truffa).

  

Con successo fu invece intrapresa dai risparmiatori truffati l’azione civile di responsabilità contro il Ministero; dico con successo dato che Stato italiano è stato condannato a rimborsare ai risparmiatori le somme versate perché ritenuto responsabile, appunto, della omessa vigilanza sulla società e di ritardi nell’intervento.

  

La vicenda civile ha assorbito un tempo spropositato: quasi venti anni, in parte dovuto al ritardo con il quale l’azione è stata iniziata!

  

Sarebbe stato possibile un tempo minore?

© Riproduzione riservata
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Anonimo 04 luglio 2009   08:40

 

MADOFF PROBABILMENTE E’ INNOCENTE E NON LO SA

Le manifestazioni di plauso per la condanna al finanziere ebreo sono patetiche!

In questi anni migliaia di investitori di tutto il mondo hanno incassato, su quel "sistema" profitti con percentuali straordinarie!

Va chiarito cosa viene messo in discussione : il come o il cosa faceva Madoff?

Se si tratta del come, chi ha guadagnato anche solo un centesimo lo restituisca, se si tratta del cosa, si confrontino le modalità usate dal Madoff con quelle applicate nel mercato mobiliare, sia azionario che obbligazionario dove l'andamento dei titoli delle imprese quotate è dipendente da diversi fattori e non dalla esclusiva capacità degli imprenditori , e il pagamento del debito pubblico da parte degli stati sovrani è organizzato in modo tale da escludere l’ipotesi di un rimborso immediato di tutta l’esposizione

Nel caso di vendita massiccia di titoli, il prezzo degli stessi crolla e gli investitori si ritrovano con carta straccia ( fiat , pagine gialle , microeletric ecc nei primi anni 2000) e in caso di incapacità di rimborso dei titoli di stato generalmente si provvede a ristrutturare il debito ( cfr Brady bond) senza che ciò abbia implicita rilevanza penale,

Gli istituti della giustizia italiana che regolano tale fattispecie sono di maggior spessore rispetto gli analoghi statunitensi , i quali soffrono la matrice calvinista di logica retributiva , il cui fine non è la rieducazione del condannato ma la penitenza

Invero Madoff merita un giudizio di appello in cui individuare, cristallizzare ed enucleare la causa efficiente della mancata tenuta del sistema che lo sorreggeva e, provata l’assoluta infondatezza della logica sottesa allora condannare l'imputato ...ma a mio parere non sarebbe possibile , perché la durata della sua impresa ( oltre 30 anni) di per se implica la sostenibilità del sistema

Luigi Francesco Rossi

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