"Un colpo di bluff" per beffare le Farc. E' il titolo scelto dal 'Figaro' per il racconto di un alto
ufficiale colombiano che - intervistato in esclusiva dal magazine del quotidiano francese, in edicola sabato - ha svelato le diverse fasi che hanno portato alla liberazione di Ingrid Betancourt ed altri 14 ostaggi dei guerriglieri delle Forze armante rivoluzionarie. Il colonnello Gomez ha ricostruito le fila della lunga e complessa operazione, condotta da esercito e servizi segreti colombiani, non esitando a parlare di un vero e proprio "bluff" inflitto alle Farc.
Secondo gli ultimi elementi disponibili, Bogota' e' riuscita ad infiltrare alcuni agenti dei servizi di informazione militari a due diversi livelli dell'organizzazione delle Farc. "Almeno un uomo" e' riuscito ad entrare nella "prima cerchia" della guerriglia, ossia il segretariato delle Farc che avrebbe il compito di direzione collettiva. Altri 007 si sono invece infiltrati ai massimi vertici, dove si muove il leader del "fronte numero 1" della guerriglia Gerardo Antonio Aguillar, noto con il soprannome di "Cesar". A questa prima fase di "infiltrazione" avrebbero dato il loro prezioso contributo gli Stati Uniti e alcuni consulenti israeliani.
Il colonnello Gomez, indicato come uno dei pianificatori del blitz, ha spiegato al 'Figaro' che il luogo in cui erano detenuti gli ostaggi era stato localizzato da circa 4 mesi: "Disponevamo di dettagli tecnici oltre che di informazioni raccolte dagli agenti infiltrati". Sono stati circa 200 gli uomini coinvolti in questa seconda fase, tanto che alcuni soldati hanno potuto avvicinarsi sensibilmente, senza essere avvistati, alla zona dove erano tenuti i prigionieri.
Secondo la ricostruzione ottenuta dal 'Figaro', l'obiettivo del presidente Uribe era quello di limitarsi a liberare i quattro ostaggi piu' importanti, ossia Ingrid Betancourt e i tre contractor americani. La difficolta' piu' grande da superare e' data dalla separazione dei prigionieri, detenuti in tre diversi luoghi. A questo punto entra in gioco l'agente infiltrato nel segretariato delle Farc. Per il suo tramite l'esercito colombiano riesce infatti ad inviare un falso ordine a nome del nuovo capo della guerriglia, Alfonso Cano. Tutti i livelli inferiori cadono nel tranello, eseguondolo: devono riunire tutti gli ostaggi e trasferirli in nu nuovo luogo di detenzione. Il comandante delle Farc Apsrilla conferma la nuova disposizione ad Ingrid Betancourt, giusto un'ora prima del blitz. I 15 ostaggi vengono quindi condotti verso un luogo concordato, dove li attendono due elicotteri inviati sul posto - secondo il piano di depistaggio - allo scopo di prelevarli e trasportarli nel nuovo campo di prigionia.
All'appuntamento si presentano regolarmente due elicotteri bianchi, privi di qualsiasi segno di riconoscimento, che in realta' sono degli M-17 delle forze colombiane, ridipinti in fretta dagli stessi soldati.
Il colonnello Gomez svela quindi che era pronto un "piano B" nel caso si fosse verificato qualsiasi intoppo. Era prevista, in particolare, una vasta e rapida azione di accerchiamento dei guerriglieri Farc, senza passare allo scontro armato. Infatti, fosse fallito il piano A, le forze di sicurezza avrebbero chiesto e atteso l'arrivo di organizzazioni umanitarie per negoziare il rilascio della Betancourt e degli altri ostaggi. Ma non sara' necessario: tutto fila liscio.