Il presidente della Mongolia, Nambariin Enkhbayar, ha dichiarato lo stato di emergenza per 4 giorni, in seguito ai violenti scontri di piazza dopo le elezioni di domenica scorsa che hanno provocato la morte di almeno 5 persone e il ferimento di altre 200. La polizia ha arrestato 20 manifestanti che contestavano l'esito delle votazioni in cui l'opposizione non ha ottenuto i risultati attesi.
Negli scontri c'e' stato un tentativo di incendiare la sede del partito comunista al governo, l'Mprp, e solo con l'imposizione del coprifuoco dalle 22 alle 8 del mattino gli agenti sono riusciti a ripristinare l'ordine. L'esercito e' arrivato nella piazza principale della capitale mongola e ha cordonato il centro cittadino. A denunciare i brogli e' stato anche il capo del partito democratico all'opposizione, Tsakhia Elbegdorj, sottolineando la differenza di consensi tra i sondaggi della vigilia elettorale e i risultati finali che avrebbero assegnato al suo partito solo 26 seggi.
Con una maggioranza ampia, il Partito rivoluzionario del popolo mongolo al governo potra' far passare una legge sulle miniere che garantira' interessi fino al 51% se un giacimento viene individuato con contributi statali. La Mongolia e' ricca di minerali: rame, oro, carbone, ferro, stagno, zinco, molibdeno e uranio. Il nuovo governo dovra', tra l'altro, decidere sugli accordi con societa' estere ansiose di sfruttare queste grandi risorse, in particolare dei giacimenti di rame e oro di Oyu Tolgoi, nel deserto del Gobi, che da soli potrebbero far crescere il Pil del 34%.