Il leader dell'opposizione dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, si è rifugiato nell'ambasciata olandese di Harare. Lo rende noto l'agenzia olandese Anp. Il regime aveva chiesto a Tsvangirai di tornare sulla sua decisione di ritirarsi dalla corsa alla presidenza della repubblica. "Sarebbe una cosa molto negativa se Tsvangirai decidesse effettivamente di ritirarsi. Gli chiedo, a lui e al suo partito, di riflettere bene e di prendere parte al processo democratico", ha dichiarato il vice ministro dell'informazione zimbabwiano Bright Matonga.
Tsvangirai ha annunciato ieri che, a causa delle violenze contro i suo simpatizzanti, non avrebbe partecipato al ballottaggio previsto per venerdì.
Un portavoce del ministro degli esteri Maxime Verhagen ha successivamente confermato che Morgan Tsvangirai si e' rifugiato nell'ambasciata olandese dove ha trascorso la notte. Il leader dell'opposizione non ha pero' chiesto asilo e, ha riferito il portavoce, si trova nell'ambasciata ad Harare ''provvisoriamente'' dopo che il suo partito ne ha fatto richiesta. La domanda, si precisa, e' stata accolta dal ministero olandese degli esteri per garantire sicurezza a Tsvangirai.
Tsvangirai, leader del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), principale forza di opposizione in Zimbabwe, si era detto disponibile a trattare con lo Zanu-Pf (partito del presidente in carica Robert Mugabe) ma "solo quando si concluderanno le violenze politiche".
"Siamo pronti a studiare un accordo con lo Zanu-Pf (Zimbabwe Africa National Union - Patriotic Front) ma la precondizione fondamentale per iniziare a parlare è fermare la violenza" nei confronti dell'opposizione, aveva dichiarato Tsvangirai che aveva annunciato il suo ritiro dal ballottaggio del 27 giugno contro Mugabe perché "andare alle urne potrebbe costare la vita a molti dei miei sostenitori".
Si calcola che solo negli ultimi giorni le milizie dello Zanu-Pf abbiano ucciso almeno settanta militanti dell'Mdc. Tsvangirai aveva vinto le presidenziali del 29 marzo scorso contro Robert Mugabe, ininterrottamente alla guida dello Zimbabwe dal 1980. La mancata conquista della maggioranza assoluta da parte di Tsvangirai aveva però imposto il ricorso al ballottaggio.
UNIONE AFRICANA MANIFESTA GRAVE PREOCCUPAZIONE - "Il ritiro del candidato dell'opposizione e l'aumento delle violenze in vista del ballottaggio presidenziale in Zimbabwe sono fonte di grave preoccupazione": è quanto ha dichiarato stamane il presidente della Commissione dell'Unione Africana (Ua) Jean Ping ad Addis Abeba, dove l'organismo panafricano ha il suo quartier generale. La dichiarazione è giudicata dagli osservatori molto dura e rende sempre più forte la spinta dei Paesi africani contro la deriva autoritaria e violenta del regime di Robert Mugabe. Ieri -mentre Harare era sconvolta da violenze commesse da giovani miliziani del regime- il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai aveva annunciato di ritirarsi dal ballottaggio presidenziale previsto il 27 giugno, e di cui appariva vincitore molto probabile. Il suo avversario sarebbe dovuto essere Mugabe. "Contro di noi -ha affemato- è stata dichiarata una guerra, non posso costringere i miei seguaci a recarsi a votare: si tratta di una parodia di processo elettorale viziato da violenza ed illegittimità ". Oltre alle unanimi condanne internazionali -da Onu ad Ue a tutte le principali cancellerie- continua il forcing diplomatico dei governi regionali, guidati dal Sudafrica. Due le proposte sul tavolo: subito un governo di grande coalizione con rinvio delle elezioni; ovvero, comunque, rinvio del voto -in questa situazione privo di senso- in attesa di creare utili spazi negoziali. I margini, però, appaiono molto stretti.
COMMISSARIO UE, ELEZIONI NON LEGITTIME - Il commissario Ue allo sviluppo Luis Michel, commentando la situazione in Zimbabwe, ha affermato che le elezioni "non possono essere considerate legittime, visto il "clima di violenza e intimidazione". "La decisione di Morgan Tsvangirai è pienamente comprensibile considerato l'inaccettabile livello di violenza" che ha impedito all'Mdc, che è il partito di opposizione, di fare campagna elettorale, ha sottolineato Michel. "Tutti gli osservatori africani che si trovano in Zimbabwe - ha proseguito il commissario - ci hanno detto di aver visto atti di intimidazioni, violenze e crimini messi in atto dallo Zanu-Pf (il partito governativo) contro l'Mdc". "Ora speriamo - ha concluso Michel - che i leader africani che si riuniranno per il vertice dell'Unione africana questa settimana in Egitto condannino fermamente la situazione dello Zimbabwe e facciano il possibile per risolvere la crisi per il popolo dello Zimbabwe e per la democrazia in Africa".