Si chiama Declan Ganley, e fino a poco tempo fa era solo un ricco uomo d'affari, totalmente sconosciuto fuori dal suo ambiente, che trattava soprattutto con l'estero. Oggi, da leader della campagna referendaria, è il vincitore indiscusso del referendum col quale l'Irlanda ha bocciato il Trattato di Lisbona. Il 'Signor No', com'é ormai viene chiamato in Irlanda, è stato la forza propulsiva dietro l'aggressiva campagna che ha chiesto agli irlandesi di votare No. Il suo movimento, Libertas, ha tappezzato le strade di poster e ha noleggiato elicotteri che hanno trascinano enormi striscioni chiedendo di votare contro il Trattato. "Tenete l'Europa fuori dal campo - Votate No", recitava uno che sorvolava lo stadio di Croke Park nei giorni scorsi durante una partita. Ganley, 39 anni, vive in una lussuosa villa a Galway, gira in Rolls Royce, in Mercedes e in elicottero. La sua tesi è: "L'Irlanda è un paese pro-Europa. Vogliamo che l'Irlanda sia al centro dell'Europa, ma vogliamo un'Europa democratica e che si prenda le sue responsabilità. Il Trattato è l'esatto opposto di questo". Per Ganley, il documento danneggia l'economia nazionale, minacciando di alzare le tasse per le imprese. E col Trattato, Dublino avrà meno peso a Bruxelles. Il 'pasionario' del No ha creato la sua fortuna facendo affari con gli Usa e la Russia. E poi in Bulgaria e Lettonia, dove è stato anche consulente del governo. Ma, ha osservato l'Independent, Ganley ha stretti rapporti d'affari con il complesso militare-industriale statunitense: alcuni, nel Fronte del Sì, lo dipingono come una figura poco chiara con connessioni con i neoconservatori Usa, che accoglie soldi di dubbia provenienza dall'estero per la sua campagna. Una fonte citata dal giornale, nei giorni scorsi, diceva: "Li prendono dalla Cia, dal Partito britannico per l'Indipendenza (Ukip, euroscettico), o dai loro amici nelle forze armate americane?". Ganley, in una campagna in cui i più dicono di non aver letto il corposo Trattato (persino il premier Brian Cowen ha ammesso di non averlo finito), si è fregiato del motto: "L'uomo che ha letto il Trattato". Grazie a questa sua asserita, profonda conoscenza, i manifesti anti-Lisbona di Libertas hanno urlato slogan che vanno da "Non vogliamo l'espansione militare dell'Ue" (si è arrivati a dire che ci sarà una leva europea), a "Non vogliamo la tassazione Ue" a "C'é chi è morto per la tua libertà, vota No".
Bisogna andare avanti con le ratifiche del Trattato. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue Jose Manuel Durao Barroso, in un incontro stampa a Bruxelles. "C'é una responsabilità congiunta di tutti i Paesi per fare fronte alla situazione. Il Trattato è ancora vivo, non è morto".
W l'Irlanda. Nell'800 si diceva che la Sicilia era l'Irlanda d'Italia. Non era vero. Non possiamo neanche paragonarci a questo popolo fiero che ha ricostruito se stesso, la propria dignità e che non si fa ricattare da nessuno. Loro hanno avuto un De Valera che gli ha dato l'indipendenza, noi il nostro Finocchiaro Aprile (nato lo stesso anno di De Valera) l'abbiamo isolato e considerato un "traditore della patria". Ora hanno un Ganley che salva loro e tutti noi dall'eurocentrismo plutocratico. Quand'è che smetteremo di venderci per un piatto di fagioli e cominceremo a costruire la nostra libertà?
W la libertà.