Il Libano raccontato dal campo di battaglia. Gli occhi di Ziad

12 maggio 2008
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Il recente conflitto di milizie che sta profondamente turbando il Libano da mercoledì scorso lo riassumi tutto nello sguardo di Ziad, sedici anni vissuti in un lampo, come quello del mitragliatore che gli ha stroncato la vita due giorni fa, in quanto reo d’avere inforcato il suo scooter e d’avere attraversato una strada sotto controllo delle milizie di Hamal.

Ziad non era un miliziano. Aiutava il padre ed il fratello più grande a gestire un bar sotto casa di chi vi scrive. Un bar sempre pieno d’amici, gli stessi che ieri hanno pianto disperatamente al su funerale, nel mezzo di un corteo colmo di uomini urlanti di rabbia, mente le donne facevano altrettanto dai balconi. Una scena straziante, anche perché non riesci a dartene una ragione.

Si muore anche così a Beirut, senza un apparente ragione. Il conflitto armato ti entra in casa quando tu fai di tutto per lasciarlo fuori. Prima il fragore dei mitragliatori, poi quello sordo delle granate, e all’ultimo il pianto del tuo vicino, che nel breve tratto con cui saliamo le scale maledice gli Hezbollah. Le tre forme di una morte apparentemente invisibile.

Intanto il conflitto si è trasferito sulle colline che circondano la capitale. La zona di Alley è la più interessata, anche se forti scontri sono avvenuti a Tripoli, nel nord del Libano, dove il movimento filo governativo Mustaqbal ha fora ed armi. La gente ha paura e molti hanno lasciato precauzionalmente la capitale, cercando rifugio al sud, zona Tiro, o nella valle della Bekaa. Chi sta peggio sono i Drusi, che in tutto rappresentano il 5, 6% della popolazione, ma che hanno un leader politico molto quotato, Jumblatt, supportato dagli USA, che non perde occasione per gettare benzina sul fuoco del reciproco rancore tra le fazioni.

Analizzando gli eventi è saltato subito agli occhi la facilità con la quale le milizie di Hezbollah e di Hamal – entrambi sciite - siano entrate nella roccaforte sunnita di Hamra, quartiere borghese di Beirut. Troppo facile l’avanzata. Troppo evidente la differenza tra le opposte milizie. Mentre l’esercito ha mantenuto una posizione vigile ma neutra. Questo ha certamente evitato un bagno di sangue, ma ha altresì fatto capire che il Generale Soleiman, candidato numero uno alla poltrona di capo dello Stato, ha saputo giocarsi bene le sue carte, non cadendo nel tranello di difendere a tutti i costi la zona sunnita. Oggi è dunque ancora più forte il ruolo svolto dal numero uno dell’esercito libanese, specie dopo il messaggio di Nasrallah – capo Hezbollah – che di fatto ha riconsegnato proprio nella mani dell’esercito il controllo della capitale. Un mossa che potrebbe sottintendere un accordo tra le milizie e le forze armate sciite.

In attesa dunque dell’evolversi del conflitto, Beirut e tutto i paese piange i suoi morti, circa una quarantina. Che si aggiungono all’interminabile lista che di fatto si allunga dal 1975.

 

Alfredo Lo Cicero

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