Reportage. Beirut, Nasrallah ritira le milizie dalle zone sunnite, totale controllo dell'esercito libanese. Presidente cristiano con placet sciita, possibile soluzione.

10 maggio 2008
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Il tanto atteso comunicato è giunto nel pomeriggio, quando il leader del movimento Hezbollah, Nasrallah, ha dichiarato di ritirare le milizie dalle zone sunnite della capitale, oltre che di affidare il totale controllo della situazione all’esercito libanese. Persiste comunque una forma di disobbedienza civile verso le decisioni impopolari prese dal governo libanese. Per noi espatriati, ma anche per tutti i libanesi di buon senso, il graduale ritorno alle vita normale di tutti i giorni è stato accolto con particolare soddisfazione, pur non avendo mai percepito una reale sensazione di paura o di timore di dovere lasciare precipitosamente il paese.

In effetti ci siamo anche chiesti tra di noi, visto che a Beirut diverse zone sono rimaste totalmente estranee ai combattimenti tra milizie di opposta fazione, perché dall’Italia giungessero informazioni su una prossima azione del governo italiano a favore del rimpatrio dei residenti in Libano. Di sicuro non abbiamo mai trascurato l’eventualità di una escalation di violenza, ma sentivamo - in quanto direttamente in contatto con la popolazione locale – che la partita si stava giocando nelle sedi dei diversi partiti, al governo come all’opposizione, e non per le strade della città. Non neghiamo neppure che un certo allarmismo diffuso dai media in Italia ci ha causato non poche difficoltà nei confronti dei nostri cari, che in Italia ci pensavano coinvolti in violentissime battaglie armate, sotto il fuoco incrociato. In parte, e solo in certi quartieri, la tensione era salita più per la temerarietà delle milizie sciite che non sembravano conoscere limiti a loro obiettivi strategici (e mai civili), e naturalmente non sono state sottovalutate le notizie sugli scontri con – purtroppo - una trentina di vittime in totale, ma chiunque conoscesse un minimo la città non ha avuto nessun problema a raggiungere un quartiere tranquillo e di dunque svolgere una vita per lo più normale.

Adesso la parola ritorna nei palazzi governativi e dell’opposizione. I toni che verranno usati, l’attenzione che verrà rivolta alle condizioni imposte dalle fazioni avverse, saranno alla base dell’incerto futuro del paese. Di certo è che Hezbollah esce rafforzato da questo braccio di ferro armato, avendo dimostrato che l’occupazione di aree un tempo impenetrabili non era cosa impossibile. Inoltre osservare l’azione delle milizie per le strade della capitale nel totale assenso delle forze dell’esercito, che ricordo è oggi comandato dal candidato numero uno alla presidenza del paese, il generale Soleiman, può dare alcune indicazioni verso quali nuovi accordi la politica libanese potrebbe convergere. Un presidente cristiano con la compiacenza sciita potrebbe essere un nuovo scenario, di certo non apprezzato dai sunniti. E neanche dagli americani.

 

Alfredo Lo Cicero 

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