In autunno il verdetto dell'Europa sull'assetto delle farmacie in Italia

10 maggio 2008
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Si avvia alle fasi finali la procedura d'infrazione avviata contro il 'sistema farmacia' italiano dalla Commissione europea. Sotto la lente dei giudici del la Corte di giustizia del Lussemburgo, in particolare, sono finite le norme che regolano la titolarita' dei presi'di, che nel nostro Paese e' riservata ai soli laureati in farmacia e prevedeva, fino all'entrata in vigore della legge Bersani, l'impossibilita' per i distributori di prodotti medicinali di acquisire partecipazioni nelle societa' di gestione delle farmacie.

"In autunno la Corte di giustizia europea si pronuncera' e dira' se il nostro attuale assetto viola gli obblighi imposti dal Trattato europeo". A parlarne - nel corso di un incontro organizzato oggi a Roma, in occasione del Cosmofarma 2008, dalla Federazione italiana degli Ordini dei farmacisti (Fofi) e dall'Associazione dei farmacisti titolari (Federfarma) - e' stato Fabrizio Lemme, docente di Diritto penale delle universita' di Siena e Lione (Francia), che difendera' i 16.500 titolari di presi'di italiani davanti ai giudici europei.

Al Poggetto


I dubbi della Commissione - e' stato ricordato durante l'incontro - riguardano l'ipotesi che le leggi vigenti in Italia non rispettino i dettami del Trattato europeo sulla libera circolazione di capitali (articolo 56) e sul diritto di stabilimento (articolo 43), peraltro senza perseguire obiettivi di pubblico interesse. 'In dubbio' e' oggi anche la norma che fissa criteri geo-demografici per l'apertura delle farmacie, la cosiddetta pianta organica, su cui il Consiglio di Stato italiano ha recentemente avanzato una domanda di pronuncia pregiudiziale, cioe' una sorta di parere, alla stessa Corte europea.

 

"A mio avviso - ha affermato Lemme - il diritto alla Salute non puo' considerarsi come 'in vendita', trattandosi del principio piu' giuridicamente rilevante fra quelli garantiti dalla Costituzione italiana. Di fronte a questo, il diritto di libera attivita' economica e' di minore valenza. Il servizio farmaceutico fa parte del Sistema sanitario nazionale (Ssn) e il farmacista ne e' protagonista fondamentale".

 

 

In presenza di una situazione molto variegata a livello europeo, ad esempio con la Norvegia in cui l'85% delle farmacie e' in mano a soli tre gruppi commerciali o il Portogallo dove oggi chiunque puo' diventare titolare fino a un massimo di quattro farmacie, l'Italia non e' l'unica chiamata a rendere conto davanti alla Corte di Giustizia europea. Sono in tutti sei i paesi nei confronti dei quali sono in atto procedure di infrazione.

"Norme che prevedono la proprieta' esclusiva delle farmacie per i soli farmacisti - ha spiegato Giovanni Mancarella, assistente legale del Pharmaceutical Group of the European Union (Pgeu), cioe' il gruppo dei farmacisti europei - sono vigenti attualmente nel 48% degli Stati membri dell'Unione europea, fra cui Francia, Germania, Spagna, Danimarca. La pianta organica, invece, viene utilizzata nel 63% degli Stati, compresi Francia, Spagna e Austria. Mentre per quanto riguarda la liberalizzazione della vendita dei medicinali da banco, il 60% dei paesi europei non l'ha ancora adottata". In sintesi, la situazione non e' assolutamente omogenea.

 

"Il Pgeu - ha continuato Mancarella - teme che la Commissione europea stia tentando di
introdurre un'unica regolamentazione per le farmacie in tutto il Vecchio continente, mentre siamo convinti che occorra adattare le legislazioni ai bisogni dei singoli Paesi, senza stravolgerne l'assetto attuale". "Bisogna tenere conto - ha detto John Cave, segretario del Pgeu - che senza la presenza del farmacista nei presi'di, ad esempio, il processo di introduzione dei medicinali generici diverrebbe quantomeno incerto e accidentato. E ne risentirebbe anche l'integrita' della filiera del farmaco. A nostro parere solo mani esperte debbono poter dispensare i medicinali".

La crescente spinta verso una maggiore concorrenza e verso la liberalizzazione della vendita dei farmaci, "nel tentativo di contenerne i prezzi - ha evidenziato la neopresidente di Federfarma, Annarosa Racca - sta facendo crescere la pressione sugli operatori della distribuzione. In pochi mesi abbiamo dovuto gestire l'impatto dell'eliminazione del prezzo fisso sui farmaci da banco, la loro 'uscita' dal canale unico della farmacia e dunque la rottura del tradizionale trinomio farmaco-farmacia-farmacista.

 

Ma occorre guidare bene questi processi per evitare che portino a una deregolamentazione,all'arrivo sul mercato di nuovi operatori economici" interessati solo  al lucro, "alla gestione delle farmacie da parte di pochi soggetti: il profitto, in questo modo, prevarrebbe sulla salute".

"Le proposte di Federfarma in questo senso - ha proseguito Racca - sono di far leva sulla formazione, sull'informazione, sul cambiamento culturale che contrasti l'autoreferenzialita' tipica dei farmacisti. Occorre riempire di contenuto il concetto di pianta organica e rafforzare la farmacia indipendente. Priorita' assoluta e' anche quella di sedimentare il legame con il Ssn, rinnovando la convenzione e fornendo nuovi servizi. La mia difesa, di fronte alle accuse della Corte europea, consiste nel ribadire che le prerogative della farmacie non sono finalizzate alla difesa corporativa, ma a quella della salute dei cittadini in nome della Costituzione italiana".

Fonte: Adnkronos/ Adnkronos salute
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