Il premier libanese Fuad Siniora ha detto oggi ai libanesi che il Paese non cadrà "nelle mani dei golpisti".
Pensavamo che il pericolo vennisse da Israele, ma il nostro Stato e il nostro sistema democratico è finito sotto il pugno di coloro che sanno solo attuare un colpo di Stato e l'egemonia", ha detto Siniora nel suo primo intervento pubblico dall'inizio della crisi che fino ad ora ha causato la morte di almeno 25 persone.
"Ho chiesto al comando dell' esercito di assumersi la sua piena responsabilità per proteggere il libanesi e preservare la pace civile...ho insistito affinché l'esercito facesse fronte ai suoi doveri nazionali, senza esitazioni e ritardi, cosa che invece ancora non ha fatto", ha detto il premier libanese in diretta televisiva.
Le violenze intanto continuano e fino ad ora, il bilancio delle vittime è di almeno 25 morti, mentre i feriti si contano a decine. Sei persone sono state uccise e 35 altre uccise questa mattina quando un corteo funebre è stato preso di mira con armi automatiche da miliziani non meglio identificati nel quartiere sunnita di Tariq al Jedida, una roccaforte del partito al Mustaqbal guidato dal leader della maggioranza parlamentare Saad Hariri. Un uomo è stato inoltre ucciso in uno scontro a fuoco nella città settentrionale di Halba tra sostenitori del governo e attivisti dell'opposizione guidata dal movimento Hezbollah, che ha il sostegno di Siria e Iran.
In mattinata, altri miliziani hanno dato fuoco alla sede di un'emittente radio armena nella via Mar Elias, nella parte Ovest di Beirut. L'emittente Tv al Mustaqbal dell'omonimo partito così come una sua radio e un quotidiano sono stati ridotti al silenzio sin da ieri. I miliziani di Hezbollah e dei suoi alleati controllano armati la gran parte di Beirut Ovest, le cui strade sono ancora semi-bloccate da barricate e detriti e dove il traffico è ridotto al minimo.
Nella stessa zona, oggi i carabinieri in servizio all'ambasciata d'Italia hanno evacuato una quindicina di italiani, tra cui una bambina. "Tutto è andato bene, come previsto", ha detto l'ambasciatore italiano in Libano Gabriele Checchia. "Dando seguito alle istruzioni ricevute dal ministro degli esteri Franco Frattini tramite l'Unità di crisi della Farnesina, l'ambasciata ha provveduto a raccogliere i connazionali che ne avevano fatto richiesta e a portarli fuori dai quartieri dove si sono verificati gli scontri", ha detto l'ambasciatore. I soldati dell'esercito libanese, che non ha tentato in alcun modo di impedire il 'colpo di stato'' dei miliziani sciiti, hanno stabilito posti di blocco nei centri nodali della città.