Almeno nove persone sono rimaste uccise nelle ultime ore in due diversi scontri a fuoco a est e a sud di Beirut tra miliziani dell'opposizione guidata dal movimento sciita filoiraniano Hezbollah e sostenitori della maggioranza filogovernativa. Lo ha riferito stamattina la tv panaraba al-Jazira. L'emittente ha precisato che sette persone sarebbero morte in scontri avvenuti stamani all'alba ad Aley, circa 20 km a est della capitale, tra milizie sciite di Hezbollah e seguaci del Partito socialista progressista (Psp) guidato dal leader druso filogovernativo. Altri combattimenti si sono registrati nella notte a Sidone (40 km a sud di Beirut), dove due persone sarebbero rimaste uccise, e nel porto settentrionale di Tripoli (90 km a nord della capitale), dove seguaci dell'opposizione guidata da Hezbollah si sono scontrati con attivisti della maggioranza, sostenuta dagli Stati Uniti e dall'Arabia Saudita. Se questo bilancio dovesse esser confermato, salirebbe a 20 il numero totale delle persone uccise dall'inizio degli scontri, due giorni fa. A Beirut stamani la situazione sembra tornata alla calma: la zona occidentale della città, teatro ieri notte di una violenta battaglia tra Hezbollah e i sunniti del partito governativo al-Mustaqbal, è ora massicciamente presidiata dall'esercito, mentre dalle strade sono quasi scomparsi i miliziani sciiti che fino a ieri pattugliavano le vie di Beirut ovest.
BEIRUT - La maggioranza parlamentare libanese antisiriana accusa il movimento sciita Hezbollah che guida l'opposizione di aver messo in atto un colpo di stato contro la costituzione e le risoluzioni dell'Onu, in particolare la 1701.
"Ciò che è accaduto è un colpo di Stato armato compiuto da Hezbollah contro la Costituzione, l'accordo di Taif e le risoluzioni dell'Onu, l'ultima delle quali, la 1701, con lo scopo di assoggettare lo Stato libanese", ha affermato uno dei leader della maggioranza parlamentare, il cristiano Samir Geagea, leggendo un comunicato congiunto dei partiti che sostengono il governo di Fuad Siniora. L'accordo di Taif raggiunto nel 1989 mise fine dopo 15 anni alla guerra civile del Libano, mentre la risoluzione 1701 dell'Onu ha posto fine dopo 34 giorni nell'agosto del 2006 alla guerra tra Hezbollah e Israele. Geagea ha quindi esortato gli Stati arabi ad assumersi "le loro responsabilità nei confronti del Libano, perché il colpo di Stato ha lo scopo di riportare la Siria in Libano e l'Iran sulle coste del Mediterraneo". "Questo colpo di Stato ha messo fine alla legittimità delle armi di Hezbollah quali strumento per la resistenza", ha detto ancora Geagea, aggiungendo che "la comunità internazionale dovrebbe esercitare pressioni nei confronti dei Paesi vicini", per fermare l'afflusso di armamenti verso il Libano, "che sono inviate dall'Iran attraverso la Siria".
WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno ribadito oggi il loro sostegno al governo del premier libanese Fuad Siniora ed hanno esortato l'Iran e la Siria a por fine al loro appoggio al gruppo Hezbollah.
Un portavoce della Casa Bianca ha detto che gli Stati Uniti sono "molto preoccupati" per le recenti azioni di Hezbollah in Libano. Il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe ha accusato Siria e Iran di "voler destabilizzare il Libano" ed ha esortato Damasco e Teheran a mettere fine al loro sostegno al "gruppo terroristico" Hezbollah. E il Dipartimento di Stato ha fatto sapere che il segretario di Stato Condoleezza Rice ha fatto una serie di telefonate ai leader della regione per ribadire il sostegno americano al governo libanese alle prese con una nuova ondata di violenza. "Pensiamo che il governo libanese abbia agito nel modo giusto - ha detto il portavoce Sean McCormack - L'uso delle forze militari è stato deciso nell'interesse dei libanesi".
FRATTINI,DIPLOMAZIA E MESSA A PUNTO EVACUAZIONE
ROMA - Franco Frattini, al suo primo giorno di lavoro, alle prese con la crisi del Libano: sul fronte diplomatico, il ministro degli esteri ha avuto colloqui telefonici con il premier Fouad Siniora e con il presidente del Parlamento Nabih, oltre che con il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, chiedendo una "riunione straordinaria" quanto prima dell'organizzazione. Sul piano, invece, degli avvenimenti in corso nel terreno, Frattini ha gestito la messa a punto di un piano di evacuazione per gli italiani. Frattini ha nel pomeriggio avuto un ampio giro di telefonate. Oltre che con Siniora e Nabih, ai quali "ha confermato l'impegno di Roma a sostegno dell'indipendenza e del rafforzamento delle istituzioni democratiche in Libano", il ministro ha parlato con i colleghi di Germania, Frank Walter Steinmeier, e Francia, Bernard Kouchner, "sull'apporto che la comunità internazionale e l'Ue possono dare al processo politico libanese".
D'altro lato, di fronte agli scontri in corso e ai rischi di una guerra civile, il ministero degli esteri ha messo a punto un'eventuale evacuazione dall'area centrale di Beirut per i connazionali che lo richiedano. Ad anticipare la notizia è stato in mattinata lo stesso Frattini, mentre nel corso della giornata la Farnesina ha via via precisato alcuni aspetti sull'operazione predisposta per "mettere in sicurezza" gli italiani presenti nel paese. La questione è stata affrontata in dettaglio dal ministero che ha organizzato "un ponte nazionale" aereo, dopo la richiesta fatta da Frattini all'Unità di crisi della Farnesina sulla necessità di mantenere la "massima attenzione nel monitoraggio della situazione" a Beirut.
Frattini ha in altre parole dato "istruzioni di portare in sicurezza i connazionali che si trovano nella zona centrale della città" che ne faranno richiesta, "con l'aiuto dell'esercito libanese non appena ci saranno le condizioni per intervenire", ha precisato il capo dell'Unità di Crisi della Farnesina, Elisabetta Belloni. Gli italiani a Beirut in queste ore sono "circa 600, mentre quelli che si trovano nella zona interessata dagli scontri sono una cinquantina, sui quali - ha ricordato Belloni - stiamo attualmente concentrando i nostri sforzi". "In questa fase non ci sono ancora le condizioni per parlare dell'attuazione di un piano di evacuazione, stiamo solo portando e cercando di portare sicurezza i connazionali che si trovano più a rischio", ha d'altra parte rilevato la responsabile dell'Unità di crisi. Il punto è, in altre parole, quello di tenere sempre pronta un'operazione per evacuare i connazionali, nel caso in cui la situazione degeneri. A conferma della delicatezza della situazione, a metà pomeriggio è arrivata la notizia della convocazione alla Farnesina di una "riunione urgente", proprio per prendere le decisioni necessarie di fronte a quello che viene definita "una situazione complessa".