Adrenalina. La senti. Ti pervade il corpo, si impossessa di te. Ti senti coinvolto sempre di più, sfidando ciò che in verità non ti appartiene, non è tuo.
Una guerra tra fazioni. Uno scontro politico-religioso che si protrae da decenni e che puntualmente si ripresenta all’avvento della nuova stagione. Sei spettatore ma sei anche dentro il conflitto.
Osservi con timore, ma pervaso da un senso di eccitazione incontrollabile. Vedi di presenza quello che hai sempre visto attraverso uno schermo, una foto, il filtro della distanza, fisica e culturale.
Adesso ci sei dentro e non vuoi perdere il filo del ragionamento. Fino a due giorni fa il paese sembrava galleggiare nel suo stato di perenne indecisione, tra la pressione internazionale che richiedeva un presidente, e le fazioni interne che intendevano discutere a non finire. Ma è bastata la decisione governativa di oscurare tutte le linee di comunicazione para militari degli Hezbollah, per far scattare la rappresaglia armata.
E già che il Libano non attraversava un periodo semplice.
Alla struggente crisi per la mancata elezione presidenziale, si erano aggiunti impopolari scelte di governo per far fronte alla crisi degli aumenti del prezzo delle materie prime, alimentari ed energetiche. Di fronte all’ennesima scelta politica di oscurare le comunicazioni militari degli Hezbollah, la risposta armata non si è fatta attendere.
Migliaia di militanti armati, dei gruppi Amal ed Hezbollah si sono precipitati nelle strade della capitale, bloccando inizialmente l’accesso all’aeroporto, interrompendone di fatto i servizi, e poco alla volta sono risaliti per la parte Ovest della città, storicamente musulmana, fino ad arrivare nei quartieri sunniti, controllati da Saad Hariri, figlio del Rafik, ucciso nel 2005 quando di fatto il paese è ripiombato nell’ennesimo conflitto inter-religioso.
L’avanzata delle milizie non ha trovato una forte opposizione dei movimenti rivali, su tutti Mustaqbal, così come dell’esercito che non ha neanche rallentato il controllo miliziano dei quartieri chiave.
La casa Hariri è stata raggiunta da un razzo di piccolo calibro, a dimostrazione di quanto si siano inoltrati gli sciiti nel cuore dei quartieri sunniti.
L’altro esponente di maggioranza Jumblatt, antisiriano e filo americano, ha lasciato precipitosamente la sua abitazione prima che diventasse ostaggio delle milizie.
Adesso gli scontri proseguono sempre nella parte Ovest, mentre quella Est, cristiana, resta solo marginalmente segnata da piccoli tafferugli avvenuti durante la notte, precisamente nella zona di Sodeco. Le strade ad Ovest sono deserte.
I cassonetti sono rovesciati e dati alle fiamme per strada, mentre barricate di massi e copertoni bruciati obbligano i pochi avventurosi automobilisti a percorsi perigliosi e di fortuna. L’asse centrale che attraversa il Down Town è bloccato da una barricata.
Gli uffici delle organizzazioni internazionali sono chiusi, mentre le ambasciate si preparano per l’eventuale rimpatrio dei propri connazionali.
L’ambasciata italiana segue le procedure. Ci ha contattati telefonicamente e per sms raccomandandoci cautela e limitando ogni spostamento allo stretto indispensabile.
Ci sarebbe pronto, a non ancora attuato, un piano di raccolta dei connazionali e sistemazione in un unico punto comune, probabilmente un albergo della città.
Viviamo con calma, ma con percepibile tensione emotiva l’evolversi degli eventi. Ci consoliamo tra di noi, colleghi ed amici. Siamo tutti cooperanti di buona esperienza in zone di guerra. È il volto professionale che prevale su quello umano. Sguardi profondi in cerca di complicità.
L’impressione è che quanto avvenuto sia una severa prova di forza da parte di quelle fazioni politiche oggi all’opposizione, per scoraggiare ogni tentativo del governo ad esercitare la propria maggioranza per l’elezione di un presidente non garante del pluralismo politico presente oggi in Libano.
Se il capo di governo, Siniora, dovesse almeno in parte rivedere le proprie posizioni riguardo alle proposte dell’opposizione, nei prossimi giorni il paese riguadagnerebbe tranquillità con un ritorno a tutti gli effetti verso la calma.
Altrimenti, l’escalation violenta della rappresaglia proseguirà fino al coinvolgimento di tutte le fazioni religiose, comprese quelle cristiane, e l’avvento di fatto della guerra civile.
Alfredo Lo Cicero
Foto di Khadra