Fatta la legge, trovato l'inganno. Cosi' l'Iran aggira le sanzioni internazionali

09 maggio 2008
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''Siamo tornati indietro nei secoli e costretti a ricorrere a sistemi medievali". E' quanto confessa ad AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL Farhad, giovane imprenditore iraniano che importa accessori di abbigliamento dall'Italia, spiegando come il flusso di denaro da e verso la Repubblica Islamica non si sia interrotto malgrado le limitazioni imposte da tre risoluzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le principali banche iraniane sono infatti da tempo escluse dal giro di affari internazionale a causa del rifiuto del governo di Mahmoud Ahmadinejad di sospendere il processo di arricchimento dell'uranio. Le tre risoluzioni Onu impongono una serie di sanzioni all'Iran e molte banche europee e asiatiche, per non parlare di quelle americane, stanno chiudendo addirittura i conti dei privati cittadini, anche europei, che risiedono in Iran.

Al Poggetto


Gli imprenditori iraniani, però, riescono ad aggirare tali sanzioni affidandosi a un sistema medievale che si chiama 'Hawala' ed è lo stesso che utilizzano gli immigrati clandestini per mandare i soldi alle famiglie, ma anche le organizzazioni terroristiche. Il sistema è molto semplice, non lascia tracce e costa poco. Perché sia redditizio, però, necessita di una fitta rete di corrispondenti fidati in giro per il mondo. Tutto avviene attraverso il telefono, in tempo reale e senza alcun rischio. Con l'aiuto di Farhad, AKI ha fatto una prova.

Il giovane imprenditore iraniano si è recato in una delle tante 'sarrafi' (cambiavalute) di Teheran, nella centralissima Piazza Ferdousi, chiedendo di inviare mille euro a Roma. Qualche minuto dopo, il corrispondente a Roma aveva già contattato telefonicamente AKI. Un'ora dopo, il corrispondente romano, che è un armeno turco da anni residente nella capitale, era già in Piazza Mastai con mille euro in contanti. Una rapida telefonata con il cellulare a Teheran e ha consegnato i soldi, per poi dileguarsi nel traffico. A Teheran, Farhad ha versato al cambiavalute 1050 euro e ha lasciato il negozio di Piazza Ferdousi. Qualche giorno dopo, utilizzando sempre il sistema di Hawala, questa volta con una spesa di 60 euro, i mille euro sono rientrati in possesso di Farhad.

''Faccio questo giochetto ogni due mesi da quando non posso più viaggiare con lettere di credito bancarie'', dice il giovane imprenditore iraniano. ''Solo così posso continuare a importare la merce, che ormai mi tocca pagare in contanti addirittura prima della consegna''. Jamshid, altro imprenditore iraniano, per importare alcuni macchinari dalla Germania ha dovuto prima inviare i soldi con Hawala a Dubai, poi depositarli in un conto che ha aperto presso una delle banche degli Emirati Arabi Uniti, per farsi in seguito rilasciare una lettera di credito da inviare alla fabbrica tedesca, che solo allora ha provveduto a inviare i macchinari in Iran. ''L'embargo e le restrizioni - dichiara Jamshid - possono essere raggirati dal settore privato, anche se fanno aumentare i costi e riducono il profitto''. ''Non è lo stesso per le grandi opere e per le società statali - aggiunge - che non hanno la possibilità di utilizzare il sistema Hawala per pagare i loro partner internazionali''.

''Le vie per aggirare le sanzioni sono infinite'', ammette Daniel Glaser, esperto che lavora al Dipartimento del Tesoro del governo americano. ''Ma aver escluso dal sistema finanziario internazionale le maggiori banche iraniane ha creato gravi problemi a strutture come i Pasdaran'', aggiunge Glaser

Fonte: Adnkronos
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