Che oggi tirasse aria pesante a Beirut ce ne siamo accorti tutti nelle prime ore della mattinata. Era previsto uno sciopero organizzato dal più importante sindacato libanese, per protestare contro l’aumento dei generi alimentari di base oltre che della benzina, e la conseguente richiesta di un aumento significativo degli attuali stipendi base, che oggi si aggirano intorno alle 500.000 lire libanesi, circa 250 euro.
Il governo aveva nei giorni scorsi proposto un aumento del 40%, a favore delle fasce più deboli, ma i sindacati si sono impuntati sulla richiesta di circa il 90%. Troppo per le casse di un paese che da due anni sta attraversando una profonda crisi politica ed istituzionale. La mancata elezione del presidente ha radici e ragioni lontane. Il paese istituzionalmente divide le sue tre cariche più importanti sulla base di un vecchio censimento del 1953, che oggi darebbe risultati ben diversi.
L’equilibrio Cristiano – Sunno – Sciita oggi subisce la pressione dell’opposizione sciita e drusa che rivendica un numero maggiore di parlamentari in funzione dell’aumento negli anni dei musulmani rispetto ai cristiani.
Ecco che la manifestazione sindacale è stata da subito sfruttata dalle forze politiche oggi all’opposizione, con in testa il gruppo di Aoun, maronita che tre mesi fa si è unito politicamente con gli Hezbollah di Nasralla, portando centinaia di attivisti per le strade del paese a lanciare bombe a mano e gridare slogan contro i militari.
Mentre gli Hezbollah, timorosi che tra qualche giorno il Governo libanese decida a forza di maggioranza di eleggere un loro uomo come presidente -(soluzione caldeggiata dal governo americano), hanno oggi pomeriggio occupato con camion, ruspe e tende l’aeroporto internazionale di Beirut, facendo cancellare più di 30 voli in arrivo ed obbligando l’ambasciata italiana ad organizzare una scorta armata, con carabinieri in servizio presso la sede diplomatica, per una decina di italiani arrivati nel tardo pomeriggio.
Per tutta risposta, tra un coro di reciproche accuse dei principali leader politici, voci vicine al ministero degli interni avrebbero fatto trapelare la notizia di un prossimo coprifuoco nelle ore serali.
L’eventualità comporterebbe un indurimento delle posizioni dell’esercito nei confronti dei manifestanti ed una possibile escalation di violenza. Fino ad un’ora fa, le strade della capitale restavano poco frequentate.
Chi vi scrive, un’ora fa, ha dovuto seguire un percorso guidato per passare dalla parte Est (cristiana) a quella Ovest (mussulmana), osservando un dispiego importante di mezzi blindati e di carri armati di media taglia appostati agli inizi di ogni strada.
Strade che di solito sono trafficate dai libanesi in cerca della vita notturna, tanto simile alle movide europee, e che questa notte vedranno solo i movimenti dei blindati militari. Ancora una volta il Libano piomba nel dramma di un conflitto nazionale. Ancora una volta la pace resta una chimera per questo popolo.
Alfredo Lo Cicero