Sorvolera' venerdi' la Piazza Rossa per la tradizionale parata militare dell'anniversario della vittoria di Mosca nella ''Grande guerra patriottica'' contro la Germania nazista anche un nuovo sistema d'arma, il primo mezzo, l'unico, a essere forgiato dal complesso militare industriale del Paese dalla crisi degli anni successivi allo scioglimento dell'Unione sovietica.
In realta' un aereo metafora di tutti i problemi che Vladimir Putin lascia irrisolti a Dimitry Medvedev. Perche' la prima esibizione pubblica dei nuovi aerei da attacco al suolo Sukhoi sembra dimostrare, piu' che la rinascita militare della Russia ricca di petrolio e gas dopo la lunga crisi degli anni Novanta, una sua dolorosa conferma destinata oltretutto ad aggravarsi nei prossimi anni.
L'aereo pensato e progettato negli anni Novanta non e' ispirato a una dottrina strategica di tipo nuovo, come lo sono i modelli messi in cantiere negli Stati Uniti, e negli altri Paesi occidentali al seguito, aerei invisibili, o senza pilota o ispirati alla guerra ''network centric', parola d'ordine per significare la massima interoperabilita' e scambio di informazioni fra le diverse piattaforme.
Mentre gli Stati Uniti hanno raffinato la loro dottrina, e quindi la definizione di nuovi mezzi militari, basandosi su una consolidata esperienza su teatri veri, di fronte ai sistemi piu' sofisticati in circolazione (fra l'altro contraerea esportata da Mosca) in Vietnam, Libia, Iraq e Serbia, la Russia e' rimasta vincolata alle esercitazioni avare di ispirazioni e all'esperienza limitata all'Afghanistan o, ancora piu', quanto all'aeronautica, della Cecenia.
''Non sanno concretamente come imbastire una campagna aerea contro un nemico sofisticato. I requisiti militari sono proposti dai piloti, non dalle enciclopedie. E questo aereo e' il frutto del pensiero di una generazione di ufficiali sopravvissuti ai proiettili dei kalashnikov dei mujahiddin in Afghanistan'', spiega in una intervista all'ADNKRONOS Andrea Grazioso, analista al Centro militare studi strategici del ministero della Difesa a Roma, ricordando anche la scarsita' di risorse economiche con cui la difesa russa ha dovuto fare i conti anche durante la presidenza Putin. ''Anche con l'aumento che e' stato fatto in questi ultimi cinque anni, il volume complessivo di risorse e' molto basso, di uno o due ordini di grandezza inferiore rispetto agli investimenti occidentali in generale e americani in particolare'', aggiunge. Il nuovo Sukhoi e' quindi ''metafora dello stato in cui si trovano le Forze armate russe in questo decennio.
E' una estrapolazione riveduta e corretta di quanto era stato fatto ai tempi dell'Unione sovietica. Siamo apparentemente di fronte a mezzi nuovi e molto sofisticati, con delle caratteristiche che li rendono affascinanti ma in realta' l'indisponibilita' di risorse e anche la carenza di esperienza reale ha fatto si' che Mosca sia rimasta molto indietro sia in termini dottrinali che su alcune tecnologie chiave, a cominciare dalla stealthness (la capacita' di rendere il mezzo invisibile, ndr)'', precisa Grazioso.
Per il momento, del nuovo aereo (non e' ancora chiaro se verra' indicato con la sua denominazione industriale, 32 o commerciale, 34, sicuro invece il nome gia' assegnato dalla Nato di ''Fullback'') ne sono stati messi in circolazione ''meno di una decina''. E ne e'
prevista la produzione di ''una cinquantina entro il 2015''.
Dati ''molto significativi'' perche' si tratta di un ritmo di produzione paragonabile a quelli di un paese come una media potenza regionale come l'Italia, e oltretutto fra sette anni tutta la flotta aeronautica russa operativa dagli anni settanta e ottanta avra' raggiunto il limite di funzionamento. ''Comunque vada, si assistera' a una drastica contrazione dei numeri che indicano le capacita' militari della Russia, numeri che inesorabilmente si ridurranno'', spiega Grazioso, citando anche il caso della marina, che ha anche il problema di dover dividere le poche nuove unita' sopravvissute alle numerose dismissioni, avvenute negli ultimi dieci anni, in cinque flotte diverse.
E le stesse considerazioni che sovrastano con la forza dei numeri e delle schede tecniche la retorica piu' trionfalistica adottata da Vladimir Putin vale anche per le forze missilistiche strategiche. Malgrado la presentazione, sempre nella parata di domani,del nuovo missile balistico intercontinentale a testata multipla, il Topol-M.
I modelli di Icbm precedenti ancora negli arsenali russi, SS-18, 19 e 24, dovranno essere dismessi nei prossimi anni (gli SS-18 ancora negli arsenali sono operativi da 25 anni, gia' sette in piu' di quellaprevista su carta). Non e' ben chiaro quanti Topol la Russia riuscira' a produrre. ''Uno al mese e' una previsione ottimistica'' e ''assolutamente insufficiente'' a mantenere un arsenale equivalente a quello statunintense'', conclude Grazioso. Questi sono i dati. Ancora da capire se Dimitry Medvedev ne fara' uso nei suoi discorsi di politica estera o no.