Dare nuova vita al Banco di Sicilia trasformandolo in un istituto di credito aperto all’area del Mediterraneo. Dopo la Banca del Sud proposta dal ministro dell’Economia Tremonti, i sindacati Bds rilanciano presentando un nuovo progetto all’audizione della commissione bilancio. Per i rappresentanti di categoria occorre sfruttare gli “scenari macroeconomici di crescita e di sviluppo significativamente importanti”, ovvero le zone franche di paesi come la Libia, l’Algeria, la Tunisia, il Marocco e l’Egitto dove la concorrenza nel settore bancario resta limitata.
Inoltre, si legge nel documento dei sindacati, “nella compagine azionaria è particolarmente significativa la presenza di investitori libici, ma in atto UniCredit Group non dispone di strumenti e strutture di reale presidio e interscambio finanziario con quei mercati”. Da qui quindi l’idea di creare una Banca del Mediterraneo con sede in Sicilia “che sia dotata di autonome politiche creditizie finalizzate ad intercettare e rispondere ai bisogni specifici e alle esigenze particolari di un territorio certamente non comparabili con i bisogni e le esigenze di altre aree forti e produttive del Paese e del Centro Europa”, continua il documento.
Per realizzare questo progetto i sostenitori indicano che alla Banca del Mediterraneo dovrebbe essere attribuita la gestione commerciale della rete della Sardegna e di quella già attiva di Banca TU, per lo più dedicata a intercettare le esigenze delle popolazioni migranti. Secondo i sindacati i punti di forza della Banca del Mediterraneo sono il pieno utilizzo delle risorse già esistenti e professionalizzate e la possibilità di creare nuova occupazione; l’opportunità di attrarre investitori privati e istituzionali interessati ad avere un luogo nel quale condividere scelte e strategie d’investimento e infine “l’enorme ritorno mediatico per il gruppo Unicredit che realizzerebbe una iniziativa più grande, potenzialmente più redditizia ed all’insegna della logica della responsabilità sociale d’impresa, contribuendo a sostenere opportunità ed occasioni di sviluppo di territori dai quali proviene la maggior parte dei flussi migratori che si riversano in Europa”, concludono i sindacati.