Economia & Finanza • Economia

In Italia disponibili quasi sette miliardi da investire nella ricerca industriale. Ma la burocrazia frena tutto

13 maggio 2008
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"Un miliardo e mezzo di euro se si considerano agevolazioni fiscali e progetti di innovazione industriale. Molto di piu' (circa sette miliardi) se si calcola l'insieme dei finanziamenti nazionali, regionali e comunitari destinati, quest'anno per la prima volta con una gestione in tandem, dal ministero dello Sviluppo economico e da quello dell'Universita' e della Ricerca. Non si puo' dire insomma che sia la penuria di quattrini il problema della ricerca industriale in Italia". Lo riferisce il "Corriere della Sera" sottolineando che il vero problema sta nella burocrazia che frena tutto.

"Il progetto Industria 2015 lanciato a fine 2006 dall'ex ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, oggi all'esame del suo successore Claudio Scajola, -prosegue il quotidiano- vale un miliardo di euro in tre anni. Il progetto e' stato firmato anche dall'ex ministro dell'Universita' e della Ricerca Fabio Mussi: cosa che, come inizio di una collaborazione augurabile, non e' banale. Le agevolazioni fiscali a favore delle imprese (credito d'imposta del 10 per cento per tutte le aziende che sostengono spese di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, innalzato al 40 per cento per chi collabora con l'universita') valgono circa altri cinquecento milioni".

Al Poggetto

"Tuttavia -continua- non si puo' neanche dire che il problema sia la mancanza di scelte strategiche di fondo perche' i cinque obiettivi inclusi nel progetto Bersani (efficienza energetica, mobilita' sostenibile, made in Italy, salute e beni culturali) rappresentano una scelta di campo molto netta. Molto ovvia, dicono i critici. Nelle intenzioni, rappresentano un passo avanti rispetto al metodo dei finanziamenti a pioggia dati un po' qua un po' la'. I guai che emergono, semmai, sono altri, e in qualche modo sono collegati: i tempi di pianificazione dei progetti, ancora troppo lunghi; la sovrapposizione di competenze tra i due ministeri interessati (Sviluppo economico e Universita'); e le 'resistenze burocratiche' al cambiamento. Fenomeno complesso, quest'ultimo, che segnala la strenua difesa di posizioni di potere ma anche un imperfetto processo di discussione e di condivisione del cambiamento stesso".

Fonte: adnkronos
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