(essepì)
In settembre del 1997 scomparve la Cassa di Risparmio delle province siciliane. Non avrebbe potuto reggere alla concorrenza un istituto di credito siciliano ed era meglio evitare che rimanesse su mercato. Troppi rischi, spiegarono. La Regione non oppose resistenza, o quasi, ma anche se l’avesse opposta non sarebbe accaduto proprio nulla, perché a Roma avevano deciso ogni cosa e nel nuovo panorama bancario la Cassa di Risparmio delle province siciliane non aveva posto.
Ma pochi mesi dopo arrivò Banca Nuova in Sicilia e dimostrò che un istituto di credito regionale poteva sopravvivere, anzi poteva vivere perfino bene. Banca Nuova si fuse con la Banca Popolare di Vicenza di Zonin. Da allora non conosce ostacoli, è cresciuta nel cuore dei suoi clienti e delle istituzioni fino a succedere al Banco di Sicilia nella mitica filiale dell’Assemblea regionale siciliana, ricca e prestigiosa. Un bel pedigree., non c’è che dire.
La Cassa “regionale” non sopravvisse perché era regionale, la Banca Nuova, nata poco dopo, è cresciuta ed ha avuto successo. Questione di fortuna? Può darsi che ci sia altro.
Questo episodio andava ricordato perché in questi giorni accade proprio la stessa cosa o quasi. Il Banco di Sicilia è stato definitivamente annientato, così come fu annientata la Cassa di Risparmio delle province siciliane, e si annuncia la nascita di Intesa Sicilia, una filiazione della Banca Intesa San Paolo. La Cassa sta al Banco di Sicilia, come la Banca Nuova a Intesa Sicilia: una equazione perfetta. Anche l’atmosfera che accompagnò l’uscita di scena della Cassa e l’arrivo della Banca Nuova appare identica: nessuna nostalgia, nessun rammarico, nessuna protesta. Sarebbe una battaglia contro i mulini a vento, dicono ( non a torto). I giochi sono stati fatti e non c’è niente che possa cambiare le cose.
Una cosa è tuttavia il Bds che scompare e un’altra Intesa Sicilia che arriva. Unicredit con la fusione del Bds provoca un danno rilevante alle casse della Regione siciliana perché trasferisce a Milano il gettito fiscale. E’ stato calcolato che si tratta di una cifra che si aggira sui centocinquanta milioni di euro l’anno. Non è cosa da poco. Alessandro Profumo ha fatto i suoi interessi, non c’è dubbio, ma la Regione siciliana perde risorse, non c’è dubbio alcuno.
Unicredit sposta i suoi investimenti al Nord, gli sportelli siciliani con i loro depositi assicureranno ad essi ciò che serve, nel senso che daranno il loro contributo, faranno la loro parte. Uscendo di scena, come Bds in Sicilia, Unicredit abbraccia le volontà prevalentemente nordiste del governo, perché ha messo in campo un megaprogetto. E’ lo stesso Profumo ad annunciarlo: ”Unicredit è il driver di un grande progetto per Genova, Trieste e il Paese”, ha affermato, sapendo di compiacere il Ministero più forte, quello dell’Economia e per ciò stesso, l’area leghista del Governo (e non solo).
Ma come, Profumo non era dall'altra parte della barricata?
Sciocchezze. Pensate davvero che i grand commis della finanza abbiano una patria politica? Se ce l'hanno se la tengono per le questioni familiari. Unicredit è una cosa, il cuore un'altra.
Profumo pensa in grande. Unicredit vuole cantierare una piastra logistica in Friuli Venezia Giulia attraverso procedure e normative ad hoc: infrastrutture, servizi: una porta del nord est che risponda ai bisogni di Austria, Ungheria, Baviera e Cekia.
Stessa idea per il nord ovest: Genova come Trieste. Investimenti colossali, procedure straordinarie, un salto per il Nord Italia e per Unicredit che, attraverso il suo vice presidente, Pelinzona, ha già ascoltato i pareri di parecchi Ministri e importanti personaggi del mondo industriale e finanziario, come Benetton.Se Unicredit volta le spalle al Sud, non lo fa perché Alessandro Profumo si è svegliato di cattivo umore.
Ciò che impressiona, ma fino a un certo punto, che a Unicredit in uscita siano stati fatti ponti d’ora. Non una parola è venuta dai siciliani. Sarebbe stato utile sapere che cosa ne pensa Ivan Lo Bello che rappresenta Sicindustria ed ha presieduto il Consiglio di Amministrazione del Banco di Sicilia. Non lo stiamo rimproverando per il suo silenzio, registriamo un rammarico, niente più e niente di meno.
Poiché è così ascoltato quando interviene – correttamente ed opportunamente - su temi della lotta al crimine organizzato ed ai comparaggi fra impresa e mafia, le malandrinerie della politica, la clientelizzazione della vita pubblica, sarebbe stato utile forse spendere qualche parola sulle nuove rotte di Unicredit.
Siccome eredita 450 sportelli dal Bds in Sicilia, ciò che fa nel nord ovest e nel nord est con i soldi che incassa anche nell’Isola, è di qualche interesse.
Altro discorso per Intesa Sicilia. Gaetano Miccichè, fratello di Gianfranco, è l’anima di questo progetto annunciato dai giornali e, quindi, deciso (altrimenti non sarebbe stato annunciato).
L’arrivo di una Banca va salutato con favore. Significa che c’è ancora da fare in Sicilia per un nuovo istituto di credito, ma a nessuno sfugge la concomitanza che ci ha ricordato la sequenza Cassa- Banca Nuova. Non è una questione di curiosità, francamente. Ci poniamo domande com'è giusto che sia. Ponti d’oro a Unicredit per fare spazio a Intesa Sicilia? Non abbiamo risposte. Di sicuro il sottosegretario, Gianfranco Miccichè, ne avrà parlato con il fratello Gaetano, direttore generale di Banca Intesa San Paolo. Se non l’avesse fatto, dovremmo supporre che non siano in buoni rapporti. E questo non ci risulta.
Intesa Sicilia compensa la brutta notizia del Bds che cala la saracinesca?
No, perché ci sono 150 milioni di euro che se ne vanno insieme al Bds e ci sono 450 sportelli che rastrellano risparmi per Unicredit che si prepara a trasformare il nord est ed il nord ovest nelle due porte per l’Europa con Genova e Trieste.
C'è in ballo il futuro dell’economia siciliana, sarebbe bene che qualcuno si desse una mossa. Non solo la politica, ma l’impresa.
Un vecchio proverbio siciliano recita, a proposito dei tradimenti delle donne, che la porta si apre dall'interno; volendo intendere che, se la donna non è consensiente, anzi artefice, non ci possono essere corna.
La porta della Sicilia è stata aperta dall'interno, dalla mafia locale, a Garibaldi quando, da bravo sicario dei piemontesi in combutta con la massoneria e con la corna britannica, è venuto a saccheggiare le risorse del Banco di Sicilia a Palermo e in tutta la regione; anche se la storiografia ufficiale, quella che si studia a scuola, ci ha insegnato che è venuto a "liberarci".
La porta della Sicilia è stata aperta dall'interno, sempre dalla mafia locale, agli anglo-americani che ci hanno "liberato" dal fascismo e ci hanno regalato i mafiosi nei governi locali (e non solo) grazie ai verosimili accordi tra Lucky Luciano e Roosvelt.
E la conquista continua...
La nave sta affondando...
Abbandonare la nave...
condivido al novantanove per cento ......non abbandoneremo mai la nostra splendida nave su cui e' transitata e nata la cultura occidentale....piuttosto buttiano a mare i traditori di sempre .... Francesco II disse a Maria Sofia prima di lasciare Napoli il 7 settembre 1860 per salvare dalla distruzione la piu' bella citta' del mondo ..." Ah....Se avessi impiccato qualche Generale e qualche Ammiraglio jin piu' ..e recitato qualche Ave Maria di meno"...purtroppu la porta si rapi sempri ri rintra.....come sanno tutte le donne..... W la Sicilia...ora e sempre ANTUDO (ANimus TUus DOmine..con la tua forza Signore) luigi Culmone Naselli di Gela
quante imprecisioni in questo articolo...i vostri giornalisti dovrebbero meglio documentarsi prima di scrivere.
banca nuova non si è fusa con popolare di vicenza ma ne è una controllata al 99% sin dalle origini.
I correntisti non si sposteranno da li, e sai perchè?
perchè sperano che all interno di intesa sicilia ci siano gli stessi impiegati,
non si sa mai, magari li aiutano a passare senza rispettare il turno,
o qualche altro aiutino.
Vorrei invitare gli esimi commentatori ad integrare le "lagnanze" (che ovviamente condivido) con un fattivo gesto di attivazione propositiva, provvedendo pertanto rispettivamente a:
1. Indicare alcuni testi da consultare sulla vera storia delle invasioni in Sicilia, posto che i fatti salienti sono sommariamente noti, ma non nella lora analiticità e dovizia di particolari;
2. Indicare l'elenco delle banche "totalmente" locali, se ne esistono.
Vi ringrazio anticipatamente.
Correntisti Sicilianio del BdS cosa apettate a chiudere il conto corrente ed aprirlo in un altra banca.
I correntisti non si sposteranno da li, e sai perchè?
perchè sperano che all interno di intesa sicilia ci siano gli stessi impiegati,
non si sa mai, magari li aiutano a passare senza rispettare il turno,
o qualche altro aiutino.
Una cosa è tuttavia il Bds che scompare e un’altra Intesa Sicilia che arriva. Unicredit con la fusione del Bds provoca un danno rilevante alle casse della Regione siciliana perché trasferisce a Milano il gettito fiscale. E’ stato calcolato che si tratta di una cifra che si aggira sui centocinquanta milioni di euro l’anno. Non è cosa da poco. Alessandro Profumo ha fatto i suoi interessi, non c’è dubbio, ma la Regione siciliana perde risorse, non c’è dubbio alcuno.
meglio investire altrove !!!!!!!
Che bell'affare!!!.. lo sbarco dei mille sfaccendati che hanno liberato la Sicilia.
Strano che un esercito di diecimila uomini, armati di cannoni, siano indietreggiati con lo sbarco dei mille.
Ma!!!.. molto strano tutto deciso a tavolino.
Allora il pil della Sicilia era superiore a quello del nord Italia e questo non doveva essere, tanto cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia, specialmente se i derubati siamo stati sempre noi siciliani e lo saremo sempre.
Un vecchio proverbio siciliano recita, a proposito dei tradimenti delle donne, che la porta si apre dall'interno; volendo intendere che, se la donna non è consensiente, anzi artefice, non ci possono essere corna.
La porta della Sicilia è stata aperta dall'interno, dalla mafia locale, a Garibaldi quando, da bravo sicario dei piemontesi in combutta con la massoneria e con la corna britannica, è venuto a saccheggiare le risorse del Banco di Sicilia a Palermo e in tutta la regione; anche se la storiografia ufficiale, quella che si studia a scuola, ci ha insegnato che è venuto a "liberarci".
La porta della Sicilia è stata aperta dall'interno, sempre dalla mafia locale, agli anglo-americani che ci hanno "liberato" dal fascismo e ci hanno regalato i mafiosi nei governi locali (e non solo) grazie ai verosimili accordi tra Lucky Luciano e Roosvelt.
E la conquista continua...
La nave sta affondando...
Abbandonare la nave...
Correntisti Sicilianio del BdS cosa apettate a chiudere il conto corrente ed aprirlo in un altra banca.
La questione Meridionale, aperta con l'avvento dei Piemontesi, tutt'ora esiste ed è più forte di prima.
Lo smembramento del Meridione, allora stato borbonico, è stato studiato a Tavolino dai Torinesi che dovevano rimpinguare le casse regali e per il lancio dell'economia Nordista. Eppure in quel periodo il raffronto economico fra il nord ed il sud borbonico dava un rapporto di 1 a 5 a favore del meridione, secondo un ipotetico PIL, ed i Torinesi lo sapevano.
Ed oggi continua il rastrellamento economico delle risorse del Meridione, il vizietto non l'hanno perso. Il nostro caro CIAMPI , da ministro del Tesoro, ex Presidetente della Banca d'Italia, è stato il promotore ed il progettista dello smembramento economico delle banche Siciliane, attore che abbiamo applaudito anche come presidente del consiglio e poi come presidente della repubblica: ma quale repubblica? Non certo dei Siciliani!!!!!!!
Continuiamo ad assistere allo scempio e la cosa che maggiormente rattrista è lo squallore dimostrato dalla politica Siciliana e dei suoi interpreti; politici che nella terminologia Sciasciana non potremmo definire che Quaquaraqua o Ruffiani.
Sembra quasi che la classe politica siciliana, nell'osservare la Sicilia per analizzare le problematiche economiche. sociali, di sviluppo e quant'altro inerente, rivolgano il viso con attenzione verso l'Isola, ma il fondoschiena, ben denudato, è rivolto a Roma, Milano o Torino, disponibile a farlo usare da chiunque possa proporre un certo beneficio o "piacere" (chiaramente personale).
Quì c'è mafia, collusione, delinquenza e non si può dare in mano ai Siciliani un potere finanziario, i Siciliani sono pericolosi, mafiosi, delinquenti - Gente di serie B da schiavizzare, Terra dove si possono impiantare le Raffinerie che inquinano e che provocano danni alla salute, dove possiamo a piacere mettere o togliere una azienda come Fiat, tanto con la disoccupazione ci sono abituati i Siciliani, dove possiamo rubare beni e denari disgregando le banche e acquisendo gli immensi patrimoni immobiliari........
CHE VI ASPETTATE DAI NORDISTI????? DAI NOVELLI TORINESI (ATTUALI MILANESI) ?????
SE NON SIAMO IN GRADO DI AUTOGOVERNARCI NON POSSIAMO CHE RACCOGLIERE ELEMOSINA E BRICIOLE DI QUANTO IL PADRONE CI CONCEDE.......... ED OGGI CHI COMANDASEGUE LA STESSA SCIA E LO SAPETE TUTTI.....
Andiamo tutti a festeggiare l'Anniversario della Repubblica, dello sbarco a Marsala, dell'inizio della questione meridionale.
MEDITATE GENTE MEDITATE.
Raffaele Lombardo sei vivo? Perchè non parli?
Pazzesco, se non ci fosse Siciliainformazioni di queste porcate non sapremmo nulla!
La situazione economica sta precipitando e questi intrallazzeri ci danno il colpo di grazia.
Ci sarà mai un giorno in cui i nostri politici proveranno un pò di vergogna?
Questa è la dimostrazione che da 150 anni lo spolpamento monetario delle regioni meridionali è ancora in ottima salute.
E c'è pure chi festeggià il 150°....
Una cosa è tuttavia il Bds che scompare e un’altra Intesa Sicilia che arriva. Unicredit con la fusione del Bds provoca un danno rilevante alle casse della Regione siciliana perché trasferisce a Milano il gettito fiscale. E’ stato calcolato che si tratta di una cifra che si aggira sui centocinquanta milioni di euro l’anno. Non è cosa da poco. Alessandro Profumo ha fatto i suoi interessi, non c’è dubbio, ma la Regione siciliana perde risorse, non c’è dubbio alcuno.
meglio investire altrove !!!!!!!
Siamo sempre una terra di conquista... lo siamo sempre stati e la storia ce ne da testimonianza. tutti vogliono la nostra terra per fare la raccolta e portare al nord. Adesso Arriva una Pseudo Banca siciliana che con l'inganno del nome, porta i frutti dei piccoli risparmiatori nelle casse ti Torino o di Milano. E noi stiamo sempre a guardare...
Una cosa è tuttavia il Bds che scompare e un’altra Intesa Sicilia che arriva. Unicredit con la fusione del Bds provoca un danno rilevante alle casse della Regione siciliana perché trasferisce a Milano il gettito fiscale. E’ stato calcolato che si tratta di una cifra che si aggira sui centocinquanta milioni di euro l’anno. Non è cosa da poco. Alessandro Profumo ha fatto i suoi interessi, non c’è dubbio, ma la Regione siciliana perde risorse, non c’è dubbio alcuno.
meglio investire altrove !!!!!!!
La notizia del Banco di Sicilia rappresenta l'ennesimo esproprio che la Sicilia subisce. Fra non molto si festeggerà, per chi è interessato, il 150 anno dell'unità. Io che non lo festeggio concludo dicendo che sono passati 150 anni dalla conquista e noi siciliani nulla abbiamo fatto per riscasttare la nostra libertà e la nostra economia.
Anche il festival nazionale è la conferma di quanto prima asserito. I signori della conquista prima e del tradimento poi, si stanno avvicinando con fare bonoccione per riprendere i vecchi privilegi. La storia non deve dimenticare.
Cosa ci dovevamo aspettare dai nostri pseudopoliticanti da strapazzo?
Chi l'ha svenduto il BdS a Unicredit? Qualche offritore di cannoli?
Il governo regionale incominci con il togliere il ruolo di tesoriere a Unicredit: solo con l'incasso delle tasse universitarie ci sgobba tutto l'anno. Affidi il servizio a banche locali che investrono in Sicilia. E poi 450 sportelli per una banca sono troppi: era tollerato quando ancora era BdS, ma non è più possibile. C'è o no il federalismo?!?. Tu non investi da noi e noi ti diamo un calcio in culo.
Stesso discorso per i risparmiatori: chiudere i conti correnti con Unicredit e aprirli nelle banche locali. E qui non c'è bisogno di aspettare i politicanti da strapazzo.
Un' altro buon motivo per festeggiare l' Unità D' Italia. La conquista della Sicilia, cominciata a Marsala con Garibaldi, continua. Allora dalla Banca di Sicilia furono depredate immense ricchezze che presero la via del NORD, oggi l'opera è completata.
posso solo dire ke è una vergogna i polentoni vengono a prelevare dal bancomat SICILIA 150 milioni, e nessuno dice niente; con quali risorse dobbiamo fare crescere questa terra?!?
Intesa Sicilia compensa la brutta notizia del Bds che cala la saracinesca? No, perché ci sono 150 milioni di euro che se ne vanno insieme al Bds e ci sono 450 sportelli che rastrellano risparmi per Unicredit che si prepara a trasformare il nord est ed il nord ovest con le due porte per l’Europa di Genova e Trieste.
Meditate sicilianuzzi, quando non sapete fare impresa, questa è la risposta,
valete meno di bulgaria e slovenia.
Una cosa è tuttavia il Bds che scompare e un’altra Intesa Sicilia che arriva. Unicredit con la fusione del Bds provoca un danno rilevante alle casse della Regione siciliana perché trasferisce a Milano il gettito fiscale. E’ stato calcolato che si tratta di una cifra che si aggira sui centocinquanta milioni di euro l’anno. Non è cosa da poco. Alessandro Profumo ha fatto i suoi interessi, non c’è dubbio, ma la Regione siciliana perde risorse, non c’è dubbio alcuno.
meglio investire altrove !!!!!!!