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Tributi Italia, 1200 dipendenti senza stipendio da mesi
"Bruciati" circa 500 milioni di euro

di Patrizia Mercadante
08 febbraio 2010 17:54
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1200 tra dipendenti e collaboratori da ottobre non ricevono gli stipendi, decine di sindaci rischiano di dover dichiarare il dissesto finanziario, l’Anci ha chiesto al ministero di cancellare la Tributi Italia dall’albo. E’ questo il quadro di una disastrata situazione in cui versa il colosso delle riscossioni Tributi Italia Spa (ex Sangiorgio spa) che ha acquistato la già indebitata Gestor.

L’spa lavora per oltre 500 comuni, e con decine di questi ha costituito società miste attraverso le quali riscuote Ici e Tarsu, ovvero le maggiori entrate degli enti pubblici.
I lavoratori hanno ricevuto a fine novembre la mensilità di agosto, a dicembre un acconto sullo stipendio di settembre, e il mese scorso il saldo di settembre. Ad oggi, dunque, sono creditori nei confronti della Tributi Italia di quattro mensilità e la tredicesima, oltre che dei contributi dell’intero 2009.

 

L’azienda non ha mai formalizzato lo stato di crisi e dunque, i lavoratori non usufruiscono di alcun ammortizzatore sociale, vivono senza intravedere concrete soluzioni. Già da tempo si sono rivolti ai sindacati, alla Regione, hanno partecipato a tavoli nazionali, ma senza avere alcun risultato concreto, solo dichiarazioni d’intenti.


Secondo i lavoratori, inoltre, all’interno della stessa azienda esistono “realtà anomale”: alcuni tra gli ex dipendenti dell’Ausonia Servizi Tributari, ex gestore palermitano assorbito nel 2005, e che sono stati licenziati, sono stati riassunti come consulenti a tempo pieno, perdendo così ogni diritto agli ammortizzatori sociali, alla disoccupazione e alla stabilità da dipendente.

La commissione del ministero delle Finanze, incaricata di vigilare sugli iscritti all’albo dei soggetti abilitati alla riscossione, a fine novembre ha prima sospeso e poi cancellato la Tributi Italia dall’albo con una ordinanza definita dai lavoratori “discutibile”, sentenza questa sospesa dal Tar del Lazio in attesa di quella della camera di consiglio avvenuta lo scorso 13 gennaio e che ha confermato la cancellazione dell’azienda dall’albo dei riscossori.

Il 3 febbraio, a seguito del ricorso in Consiglio di Stato, è stata accettata la sospensiva della cancellazione, in attesa della decisione del 23 febbraio.
L’azienda, intanto, vanta crediti per 142 milioni di euro e da qualche mese ha attivato sui propri conti il cosiddetto “cashpooling”, ovvero il diretto riversamento delle somme incassate direttamente dai comuni.


E anche le amministrazioni locali si vedono l’aggiunta della beffa oltre al danno, perché si ritrovano creditori di grosse somme nei confronti di Tributi Italia dovranno correre al riparo affinché le stesse somme non aumentino. Inoltre si vedranno citare per danni dalla spa per avere affidato temporaneamente la riscossione ad un altro concessionario, nell’intento di assicurare la continuità del servizio.


In questo momento l’azienda rischia di non incassare mai più circa 500 milioni di euro non ancora incassati che si vanno ad aggiungere ai circa 90 milioni già incassati ma mai versati.  La dirigenza ha anche bussato alle porte del ministro delle Finanze Giulio Tremonti per l’attivazione delle procedure previste dal decreto anti crisi, il cosiddetto “affiancamento", ma fino ad ora nulla è stato fatto.

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Anonimo 09 febbraio 2010   21:10

Tranquilli, che ora un pò di soldi ve li daranno i deputati dell'ARS e qualche dirigente della regione!

Anonimo 09 febbraio 2010   16:42
L'utente ha risposto al commento anonimo del 09 febbraio 2010. Visualizza »

Mi spiace davvero tanto per i dipendenti - ma non per tutti i dipendenti ... - , ma si tratta soltanto della "cronaca di una morte annunciata".

La cosa davvero scandalosa è che questi avventurieri, padroni di Tributi Italia (società che ha "raccolto", mediante conferimenti, acquisizioni ed altre amenità, diverse altre società più o meno "spregiudicate"), siano ancora tra noi, senza che qualche ottimo magistrato getti via le chiavi della cella dove dovrebbero stabilmente risiedere!

Appropriarsi di denaro pubblico è un reato grave, nel nostro ordinamento. "Vincere" le gare che poi consentono di riscuotere tanti bei soldini pubblici, è un altro reato, peraltro commesso in buona compagnia di politici, pubblici amministratori, dirigenti comunali... Ed il Ministero che per anni sapeva e non interveniva, anch'esso - nelle persone responsabili - ha commesso reato, come lo commettono tutti quegli Enti pubblici che, nonostante il mancato versamento delle somme incassate sia causa di rescissione immediata dei contratti, ancora si tengono cara Tributi Italia, onde evitare di perdere posti di lavoro di parenti ed affini, o anche dell'altro!

Non è giusto che di tutto ciò le vere vittime siano i lavoratori: i dipendenti fanno la fame, i Signorotti di Tributi Italia si godono i milioncini di euro sicuramente in ottima compagnia.

Che squallore!

mi dispiace per i dipendenti ma in Sicilia dove i' pezzi grossi' della regioner siciliana si permettono di avere un bonifico di euro 10.000 mensili oltre allo stipendio mi sembra surreale che poi si verifichino queste cose strane, che i preposti alla verifica e controllo  si mettano in testa di fare il loro dovere e vadano a sanare queste deficienze con provvedimenti ad hoc

 che li pagasse la regione i dipendenti delle esattorie visto che di soldi ne ha da buttare via

  c'è solo da vergnognarsi  di questi "poveracci" che fanno come l'asso pugliatutto poi dovranno rendere copnto di questa avidità perchè essendo la Sicilia  REGIONE A sTATUTO SPECIALE LE LEGGI SE LE FANNO COME A LORO PARE..

 è LO SCHIFO PIù COMPLETO...

Anonimo 09 febbraio 2010   16:00

Oltre alla regione e forze politiche , credo che noi dipendenti dovremmo essere i primi a svegliarci ed oltre a noi soprattutto che i sindacati che ci assistano devo svegliarsi. Domani alla manifestazione ci saranno tutti, da tutte le parti di italia  tranne noi  dipendenti Siciliani..............,,,

 

Anonimo 09 febbraio 2010   13:32

Mi spiace davvero tanto per i dipendenti - ma non per tutti i dipendenti ... - , ma si tratta soltanto della "cronaca di una morte annunciata".

La cosa davvero scandalosa è che questi avventurieri, padroni di Tributi Italia (società che ha "raccolto", mediante conferimenti, acquisizioni ed altre amenità, diverse altre società più o meno "spregiudicate"), siano ancora tra noi, senza che qualche ottimo magistrato getti via le chiavi della cella dove dovrebbero stabilmente risiedere!

Appropriarsi di denaro pubblico è un reato grave, nel nostro ordinamento. "Vincere" le gare che poi consentono di riscuotere tanti bei soldini pubblici, è un altro reato, peraltro commesso in buona compagnia di politici, pubblici amministratori, dirigenti comunali... Ed il Ministero che per anni sapeva e non interveniva, anch'esso - nelle persone responsabili - ha commesso reato, come lo commettono tutti quegli Enti pubblici che, nonostante il mancato versamento delle somme incassate sia causa di rescissione immediata dei contratti, ancora si tengono cara Tributi Italia, onde evitare di perdere posti di lavoro di parenti ed affini, o anche dell'altro!

Non è giusto che di tutto ciò le vere vittime siano i lavoratori: i dipendenti fanno la fame, i Signorotti di Tributi Italia si godono i milioncini di euro sicuramente in ottima compagnia.

Che squallore!

Anonimo 09 febbraio 2010   11:45

Da dipendente della Tributi Italia, ex Ausonia Servizi Tributari S.p.A., mi sento estranea a questo articolo.

 

Leggo solamente un susseguirsi di informazioni, nulla di più.

 

Questo articolo non ha ne corpo ne anima, ne sottolinea le gravi difficoltà che noi dipendenti stiamo affrontando.

Dai dipendenti, ai consulenti, dalle madri ai padri di famiglia, dai debiti, alle preoccupazioni, dalle notti insonni, all'incertezza per il nostro futoro e per i nostri figni, in una realtà così grave e malandata che lascia il lavoratore impotente difronte a certe situazioni, ed alle istituzioni assolutamente inesistenti, cieche e sorde ai problemi che ci affliggono, ma che non portano loro nessun interesse.

 

Vi leggo da molto tempo, e mi sarei aspettata di più da una testata siciliana sempre in prima linea... molto di più, da voi che sapete commentare in maniera più "passionale" certe situazioni... non son un semplice elenco dei fatti.

 

Distinti saluti.

Anonimo 09 febbraio 2010   10:58

La mia esperienza lavorativa ha accertato che quando un'azienda è morta per incapacità degli imprenditori e per la sua storia di acquisizioni o rilievo di società decotte, vedi articolo, i dipendenti fanno meglio a pensare di recuperare le liquidazioni dai fondi  accantonati presso  Inps ed  abbandononi la nave prima che affondi definitivammente.

Gli amministratori locali e regionali è meglio che prendano atto della situazione e che premano sulle troppe magistrature interessate per sostituire velocemente un'azienda chiaramente  in difficoltà e non ingrado  di esperire un servizio indispensabile alla loro stessa sopravvivenza.

La Sicilia non ha bisogno di aiuti ma di Dirigenti,Politici,Magistrati capaci di seguire  le esigenze di una società evoluta.

Anonimo 08 febbraio 2010   21:07

Ma la regione Sicilia, cosa sta facendo per questi poveri padri di famiglia?

 

La regione Puglia, con una nota fa sapere:

“I lavoratori, senza stipendio da settembre e senza ammortizzatori sociali, potrebbero avere la possibilità di proseguire il rapporto di lavoro con i nuovi concessionari"

 

Regione Sicilia... SVEGLIATI!!!

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