Economia e crisi del Sud. La fondazione Curella: "Pil del Mezzogiorno, previsto calo al 5.5%"

di Alessandro Bisconti
30 giugno 2009 19:38
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Lo spettro della crisi è più vivo che mai nell’economia del Mezzogiorno. Scende il tasso di occupazione, che nei primi tre mesi dell’anno ha subìto una flessione dell'1,8% rispetto a un anno fa, cala anche il Pil, che nelle previsioni 2009 si attesta a -5,5% contro il -5% nazionale. Cifre negative che lasciano poco spazio all’immaginazione e che sono emerse dal 19esimo Report Sud realizzato dalla Fondazione Curella e dal Diste Group. Gli occupati, nel Sud,

toccano quota 6 milioni e 255 mila unità, mentre nelle isole restano 950 mila le persone in cerca di lavoro. I dati sono stati presentati nel pomeriggio a Palermo, nei locali di Palazzo Steri, sede del rettorato universitario.

 

Eloquente il titolo del report: "Chi ha meno: dà; chi ha più: riceve. Il finanziamento del Sud al Nord". Va male il settore manifatturiero, che registra un calo del valore aggiunto del -4%. In picchiata le esportazioni che nei primi mesi del 2009 hanno fatto segnare un -32% rispetto al 2008, quando a livello nazionale il decremento è stato del 22%. Dati allarmanti anche quelli del turismo (-6,9% di presenze estere nell’anno precedente). Ha chiuso invece bene il 2008 l’agricoltura (+1,2%).

 

“Si tratta di un’analisi - spiega il rettore dell'Università di Palermo, Roberto Lagalla - che ha assunto ormai un valore seriale e rappresenta il termometro di una direzione complessiva dell’economia siciliana. Va rivista la politica di formazione professionale, nasce da qui l’importanza dei report, che offre dati inoppugnabili. L’università è l’interlocutore che deve cooperare in un progetto di sviluppo locale che adesso sembra mancare. I problemi del Paese non si risolveranno se non si risolve il problema del Meridione. Serve una politica coerente, il nostro ateneo collaborerà con gli altri della Penisola. L’obiettivo è quello di migliorare la competitività delle università in relazione alle imprese”.

 

Per Pietro Busetta, leader della Fondazione Curella, “gli episodi recenti del mancato finanziamento da parte del Cipe, e tra le altre cose, del disimpegno della Fiata relativamente allo stabilimento di Termini Imerese, confermano la disattenzione del Governo centrale rispetto ai problemi mai risolti del Sud. Viene sottolineato che la linea che si vuole perseguire è quella di un abbandono dell’obiettivo dell’unificazione economica del Paese”.

 

Alessandro La Monica, presidente del Diste Consulting, vede la questione del Mezzogiorno nuovamente al centro del dibattito nazionale: “Forse, dopo anni di battaglia, qualcosa sta cambiando. L’ultimo rapporto di Condindustria afferma che ci sono debolezze strutturali come la messa a regime del Mezzogiorno, che se non trovano soluzione impediranno all’economia del Paese di riprendere un percorso di crescita. C’è la speranza che si inizi ad operare seriamente per colmare quei divari di sviluppo come i 3 milioni di occupanti in meno”.

 

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