Alitalia. Nel nome del padre, Roberto Colaninno, del figlio, Matteo, e dello spirito (poco) santo del Presidente del Consiglio, resterà in cielo con i suoi aerei

di Salvatore Parlagreco
29 agosto 2008 20:56
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In un solo giorno il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha risolto i nodi della giustizia, che l'Italia si trascina da tempo immemorabile, e la crisi, per tutti irreversibile, dell'azienda pubblica più decotta del pianeta, l'Alitalia. E dato che gliene restava il tempo, ha aggiustato in maniera definitiva la scuola italiana, dando una lezione di stile ai ruvidi leghisti.

La Grande Informazione, quella che fa le pulci persino al parroco di Rovereto, e non si ferma davanti a nulla, nemmeno al cospetto della Casalinga di Voghera, ha dovuto calare la testa, forse anche le braghe, riconoscendo i superpoteri del Premier e imparando a rispettarlo, se non proprio ad amarlo, comunque a sospendere per qualche giorno, di salire in pedana ed emulare la signora Vezzali, tirando di fioretto con il Cavaliere, irraggiungibile e beffardo.

Stessi sentimenti hanno percorso i capi dell'opposizione, che invece di sussurrare il loro dissenso con impareggiabile eleganza, hanno preferito il basso profilo, limitandosi ad avvertire che la Gold Company, la parte buona dell'Alitalia, sarebbe inevitabilmente stata solo una Compagnia di bandierina. Una battuta fulminante, pronunciata dal capo dell'opposizione parlamentare, Walter Veltroni, con il sorriso sulla bocca, amaro e desolato, ma pur sempre tale, il sorriso di chi deve fare buon viso a cattivo gioco e non trova alternative.

Master mediazione familiare

L'altra opposizione, quella della sinistra antagonista e socialista, e quella togata, si è comportata come un giocatore di poker che "passa" in attesa di momenti migliori, per il rilancio, mentre si trova a malpartito (o malpartita?) quando è costretta a giocare fuori casa, cioè su argomenti che non l'appassionano, come l'Alitalia.

E' rimasto al ragioniere Giannelli, vignettista del Corriere della Sera, bancario nella vita, caricarsi sulle spalle lo scetticismo del Paese che non ne può più di essere preso per i fondelli tre volte al giorno, subito dopo i pasti più importanti, quando arrivano le news. Il suo Berlusconi mascherato da fatina con la bacchetta magica in mano, regala al ragionier Fantozzi "tutti i debiti dell'Alitalia" con la faccia gioiosa e soddisfatta. E il ragionier Fantozzi, che sostiene con difficoltà una pila di cartelle delle tasse, ringrazia, il volto devastato dalla rassegnazione, con l'ispirata adulazione consueta: "Ah, com'è umano lei".

C'è stato, invero, il mezzo dissenso pronunciato da Matteo Colaninno, deputato del PD e ministro ombra per lo Sviluppo, il quale ha dato ragione alle… ragioni dell'opposizione appena sussurrate – Sarebbe stato meglio cedere l'Alitalia all'Air France – ed a quelle del padre, Roberto che guida la cordata dei finanzieri patrioti – Mio padre fa bene ad impegnarsi – senza perdere il proverbiale aplomb giovanile e l'aria scanzonata di chi affronta questioni gravi sapendo che comunque vada rimane sempre in sella.

Ma la bacchetta magica di Giannelli, attribuita al Premier, ha raggiunto con sorprendente efficacia il padre, Roberto, il quale in una smisurata intervista – per lo spazio concesso – su Repubblica al direttore, Ezio Mauro, che l'ha interrogato soavemente (ma non troppo), ha ribadito a scanso di equivoci che lui resta di sinistra e che stare alla cloche della nuova Alitalia era una sfida da accettare, un dovere imprescindibile perché "il Paese non può permettersi un'altra sconfitta".

Se pensate a Colaninno come a un uomo d'affari, dunque, vi sbagliate. Il business di sinistra non si lascia alle spalle la Patria, altro che reduci dell'MSI, costretti a inghiottire lo spezzatino del federalismo, loro che dell'unità della nazione, della sua integrità, hanno fatto una ragione di vita.

Ma è inutile marcare il territorio con i valori e le ideologie di un tempo che non c'è più. I cieli hanno mutato colore, si vola più in alto, e gli aerei tricolore a quelle altezze si trovano a loro agio. L'altimetro non c'entra niente. C'entra le fede nel padre, Roberto Colaninno, nel figlio, Matteo, e, metaforicamente parlando, nello spirito (non molto santo), del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

 

P.S.

Per dovere di cronaca riferiamo che hanno tentato, all'ultimo momento, di guastare la giornata di gloria del Premier, mettendo i bastoni fra le ruote in Consiglio dei Ministri, a quell'anima candida di Mariastella Gemini, Ministra dell'Istruzione, con la storiella dell'inattualità dell'Educazione civica, il cui insegnamento torna a scuola, ma i leghisti non ci sono riusciti. Il tentativo è stato sventato dal Capo del Governo con prontezza con una sperticata lode al lavoro della Ministra, cui deve andare il plauso unanime dei membri dell'Esecutivo. Un intervento tempestivo e propizio che ha evitato al coordinatore di AN, Ignazio La Russa, titolare della Difesa, di esporre le ragioni dell'educazione civica, e della Costituzione, che onora il Paese, almeno per il novanta per cento delle regole che contiene.

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Anonimo 01 settembre 2008   17:19
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 settembre 2008. Visualizza »

Ma quale rivoluzione e rivoluzione. Basta con queste follie e questi inviti alla violenza!!!

Ben altre sono le esortazioni che servirebbero a un popolo come il nostro, oggi senza visione per il futuro, senza valori fondamentali. Siamo preda degli avvoltoi che mangiano sulle nostre teste - certo - ma non va dimenticato che quegli avvoltoi li ha votati la maggioranza degli italiani. Gli Eletti sono la crème de la crème, "il meglio" che abbiamo evidentemente saputo esprimere. Lasciamo da parte  le esortazioni a cambiamenti millenaristici che non risolvono nulla ma distruggono tutto e rimbocchiamoci le maniche per cambiare le cose! Impegnamoci in prima persona nel quotidiano per dare un corso diverso alla politica del nostro paese, se quella attuale non ci piace. Facciamo il nostro dovere con serietà ed impegno. Con responsabilità e passione. Riscopriamo il significato di "bene pubblico" e impariamo a rispettarlo e a difenderlo. Mettiamo la dignità davanti alla paura, la civiltà al di sopra dell'ignoranza, dell'arroganza e della barbarie che dilagano sempre più nelle nostre case, nelle nostre famiglie, a scuola, al lavoro, per le strade e dimostriamo di essere un popolo degno della nostra terra, che stiamo facendo morire. E quando votiamo, invece di pensare a chi ci fa più favori o a chi ci promette più privilegi... riflettiamo, invece, sul paese che vogliamo, sul popolo che vogliamo essere, sui valori in cui ci riconosciamo e che vogliamo promuovere. Solo allora, il nuovo parlamento ed il nuovo governo potranno cominciare ad essere lo specchio di una società migliore e il nostro futuro più promettente. Coraggio!

Giustissimo. Le rivoluzioni preludono all'uso della violenza ed in Italia, purtroppo, ne abbiamo in abbondanza. Eravamo un Popolo di valori millenari che tutti, e non solo chi ci governa, quotidianamente contribuiamo a mortificare. Ed è esatto che questo governo ed il premier è stato eletto in maniera "democratica". Abbiamo subito tutti per mesi e mesi una campagna terroristica mediatica da parte di buona parte degli organi di stampa e  televisivi, che appartenevano ed appartengono, direttamente o indirettamente, al premier. Ci hanno presentato una nazione al fallimento, famiglie alla fame, violenza dilagante, in mano ai comunisti, alla delinquenza e  ad ogni altra forma possibile di annichilimento sociale. Solo l'avvento di Berlusconi e dei suoi accoliti ci avrebbe salvato dalla rovina e dalla perdizione. Ora tutto si è risolto. Dio Silvio (che il Signore mi perdoni!) con il suo tocco da unto ha risolto tutto. Ora siamo un popolo felice. Tutto ci viene presentato in maniera diversa. Prima c'era la tempesta, ora il cielo e sempre sereno ed in questo cielo infinito sfrecciano gli aerei della nostra compagnia di bandiera, salvata grazie alla mirabolante ingegneria finanziaria della compagine berlusconiana. La stampa tedesca l'ha definita una chiara operazione di bancarotta fraudolenta. Che invidiosi questi tedeschi! Tutta la stampa economica mondiale ha espresso marcati dubbi sulla legittimità dell'operazione ed anche sulla sua efficacia e sulla sua convenienza rispetto alla precedente soluzione prospettata dall' Air France, eppure se leggiamo i titoli dei quotidiani berlusconiani e gli annunci sbandierati dai suoi telegiornali tutto va per il meglio. Certo gli italiani non conoscono le lingue straniere e quindi non possono leggere i numeri veri di questa ennesima truffa perpetrata dal Berlusconismo nei loro confronti, ed hanno la memoria corta anche per confrontare i numeri berlusconiani con i numeri della precedente soluzione. Tutti pagheremo i debiti dell'Alitalia per cederla agli amici imprenditori del Capo, compreso a Colaninno che, poverino, accetta l'omaggio continuando a proclamarsi di "sinistra". Pagheranno specialmente altri quattromila lavoratori dell'Alitalia in esubero che dovremo caricarci sulla nostra disastrata economia con gli ammortoizzatori sociali. Nessuno ha notato un piccolo fatto. Il Governo Berlusconi alcune settimane fa ha presentato un decreto legge per rendere a tempo indefinito il lavoro precario e questo in particolare per salvare un ente benemerito come le Poste Italiane che si sarebbe trovata, in caso contrario, costretta a dover stabilizzare migliaia di lavoratori precari. Quelli, ormai, sono stati buttati fuori ed il loro posto sarà preso dai lavoratori in esubero dell'Alitalia.  Se nei mesi a venire vi vedrete consegnata la corrispondenza da un postino che vi arriva con le braccia alzate a mo di ali e che fa rumore con la bocca per simulare il motore di un aeroplano non preoccupatevi. Sarà certamente uno dei tantissimi piloti Alitalia riciclati nelle moderne e celeri Poste Italiane illuso ancora di essere in volo. La posta vi verrà consegnata sempre con gli stessi cronici ritardi ai quali siamo tutti abituati, ma vuoi mettere la sciccheria di avere un pilota di aerei come postino? E poi c'è la questione Gheddafi e pace con la Libia. Allo scrivente non risulta che la Repubblica Italiana sia mai stata in guerra con codesta nazione e non credo che essa era legittimata a pretendere il pagamento di una riparazione di guerra. Invece il nostro Silvio immediatamente si è calato le braghe, tanto i cinque miliardi di dollari mica dovrà pagarli lui, e tutto è stato presentato come un trionfo. I tanto biasimati democristiani hanno resitito venti e più anni alle esose richieste di questo chiamiamolo bizzarro dittatore di poco più di cinque milioni di persone. Nel pacchetto che è costato così poco alle tasche degli italiani è compreso l'accordo per il blocco dei clandestini. Il giorno dopo ne sono arrivati centocinquanta. E continueranno ad arrivare negli anni a venire perchè credo che Berlusconi ha fatto un patto con uno ancora più bugiardo di lui e che non smetterà di chiedere negli anni a venire. Niente spetta invece agli italo-libici ed a tutti gli ebrei che Gheddafi scacciò come cani rognosi non appena prese il potere, confiscandogli tutti i beni. Io non voglio la violenza e non voglio nessuna rivoluzione. Ma se gli italiani finalmente apriranno gli occhi su questi farabutti che così allegramente hanno votato forse riusciranno a ribellarsi in maniera civile. Non occorre sparare a nessuno. Basterebbero degli atti di disubbidienza. Rilanciamo tutti la nostra economia e non solo per noi ma in specialmodo per i nostri figli e per il futuro della Nazione della quale dobbiamo conservare l'orgoglio di appartenere ma colpiamo gli approfittatori. Un esempio: attuiamo il boicottaggio delle società del premier e che lui nega di possedere. Facciamo ogni giorno l'elenco delle società che fanno la pubblicità dei loro prodotti sulle reti Mediaset e sui giornali di Berlusconi e parenti e non compriamoli più; non compriamo i quotidiani, i giornali, i libri delle sue case editrici; boicottiamo tutte le iniziative economiche dirette o indirette di Berlusconi. Facciamogli capire che abbiamo fame, ed è vero per tanti italiani, ma che la fame è selettiva, anzi rigetto di tutto quello che contribuisce ad incrementare la sua ricchezza ed a rendere noi sempre più poveri. Ne trarrà beneficio tutta l'economia italiana ed il popolo e l'Itali a tutta. Uniamoci. Nessuno morirà e forse ci libereremo di questa dittatura strisciante prima che faccia dissolvere l'Italia tutta.  

Anonimo 01 settembre 2008   01:21
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 settembre 2008. Visualizza »

Questa purtroppo è l'ITALIA, dove le piccole aziende che producono e necessitano di seri finanzamenti vengono fatte fallire,mentre le Aziende decotte dove la colpa è solo clientelare politica vengono continuamente foraggiate con ampi compensi ai soliti amministratori politici, e il popolo bue paga.

                                                 A quando la Rivoluzione?

Ma quale rivoluzione e rivoluzione. Basta con queste follie e questi inviti alla violenza!!!

Ben altre sono le esortazioni che servirebbero a un popolo come il nostro, oggi senza visione per il futuro, senza valori fondamentali. Siamo preda degli avvoltoi che mangiano sulle nostre teste - certo - ma non va dimenticato che quegli avvoltoi li ha votati la maggioranza degli italiani. Gli Eletti sono la crème de la crème, "il meglio" che abbiamo evidentemente saputo esprimere. Lasciamo da parte  le esortazioni a cambiamenti millenaristici che non risolvono nulla ma distruggono tutto e rimbocchiamoci le maniche per cambiare le cose! Impegnamoci in prima persona nel quotidiano per dare un corso diverso alla politica del nostro paese, se quella attuale non ci piace. Facciamo il nostro dovere con serietà ed impegno. Con responsabilità e passione. Riscopriamo il significato di "bene pubblico" e impariamo a rispettarlo e a difenderlo. Mettiamo la dignità davanti alla paura, la civiltà al di sopra dell'ignoranza, dell'arroganza e della barbarie che dilagano sempre più nelle nostre case, nelle nostre famiglie, a scuola, al lavoro, per le strade e dimostriamo di essere un popolo degno della nostra terra, che stiamo facendo morire. E quando votiamo, invece di pensare a chi ci fa più favori o a chi ci promette più privilegi... riflettiamo, invece, sul paese che vogliamo, sul popolo che vogliamo essere, sui valori in cui ci riconosciamo e che vogliamo promuovere. Solo allora, il nuovo parlamento ed il nuovo governo potranno cominciare ad essere lo specchio di una società migliore e il nostro futuro più promettente. Coraggio!

Anonimo 30 agosto 2008   17:06
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 agosto 2008. Visualizza »

Questa purtroppo è l'ITALIA, dove le piccole aziende che producono e necessitano di seri finanzamenti vengono fatte fallire,mentre le Aziende decotte dove la colpa è solo clientelare politica vengono continuamente foraggiate con ampi compensi ai soliti amministratori politici, e il popolo bue paga.

                                                 A quando la Rivoluzione?

E' proprio la rivoluzione che temo, visti questi strani, lunghi silenzi dell'opposizione e tutti questi orribili plausi a mercantisti neoliberisti ora new global e di sinistra.

Speriamo che mi sbagli!

Anonimo 30 agosto 2008   13:01

PIU' SU!  PIU' SU!  FINO A TOCCARE  IL  BLUUUUUUUUUUUUUUUUUU!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Anonimo 30 agosto 2008   08:00

Questa purtroppo è l'ITALIA, dove le piccole aziende che producono e necessitano di seri finanzamenti vengono fatte fallire,mentre le Aziende decotte dove la colpa è solo clientelare politica vengono continuamente foraggiate con ampi compensi ai soliti amministratori politici, e il popolo bue paga.

                                                 A quando la Rivoluzione?

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