"Sono sette le regioni italiane a cui la pubblica amministrazione chiede piu' di quello che da'. Ed in testa ci sono Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, seguite da Piemonte,Toscana, Lazio e Marche. Per contro, Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Umbria, Abruzzo, Puglia, Molise e Sardegna prendono dallo Stato molto piu' di quanto versino in imposte".
In particolare, la Lombardia presenta il dato piu' eclatante: ogni cittadino versa nelle casse di Stato e enti locali 17.097 euro all'anno, e di contro il 'pubblico' ne spende sul territorio 13.097. Dunque, ogni lombardo pagaben 4.000 euro all'anno in piu' rispetto a quello che riceve, cifra cresciuta di quasi 800 euro in tre anni (nel 2003 era di 3.292 euro a testa). Un credito che e' molto alto anche in Emilia Romagna (3.656 euro) e Veneto (3.292)".
Lo riferisce "Libero" che oggi pubblica la prima puntata di un'inchiesta su come vengono distribuiti i soldi del contribuente in Italia, citando dati e numeri di un'analisi effettuata da Unioncamere Veneto sui 'Costi del non federalismo'. Ricerca, sottolinea il quotidiano fondato e diretto da Vittorio Feltri, "pubblicata lo scorso anno e adesso aggiornata con i dati piu' recenti, relativi al 2006".
"L'indagine, riferisce ancora il quotidiano, "sara' diffusa nel mese diluglio, ma 'Libero' e' in grado di anticipare il dato saliente".
"Le regioni del Sud -prosegue il quotidiano di Vittorio Feltri- fanno registrare segno negativo: ogni siciliano sborsa 2.648 euro inmeno rispetto a quanto la pubblica amministrazione spende per lui, stessa cosa vale per i calabresi (-2.598 euro), lucani (-2.311), molisani (-2.115), campani (-1.137). Ragionando in termini assoluti, la cifra che Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte paga in piu'rispetto a quella che riceve sfiora i 75miliardi di euro, e di fatto serve e ripianare il deficit prodotto complessivamente da Umbria, Abruzzo, Campania, Puglia, Sardegna, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia".
"Certo -prosegue 'Libero'- c'e' la solidarieta' nazionale. Il cosidetto 'meccanismo perequativo', in base al quale s'intende ridurre le differenze fra le zone piu' ricche e quelle piu' povere. Ma nel tempo lo squilibrio del sistema e' diventato insopportabile. Soprattutto se si analizzano i prelievi pubblici in base alle diverse realta' regionali, dunque bilanciandoli sull'economia locale. E cosi' emerge che in Lombardia la pressione fiscale raggiunge il 35,7% del Pil regionale, in Emilia-Romagna il 34,7, in Veneto il 32,9".
"Mentre in Campania -scrive ancora- il rapporto scende fino al 29,3%, in Sicilia al 28,8, in Calabria al 27,4. Dunque, anche considerando la minore ricchezza prodotta, le regioni del Sud pagano in percentuale molte meno tasse. E' naturale che, rispetto a questi ultimi dati, incidano parecchio anche le imposte locali. Il ragionamento e' semplice: lo Stato restituisce a certe regioni molto meno di quanto preleva, ragion per cui queste regioni devono chiedere piu' soldi ai loro cittadini. E succede che in Lombardia le tasse locali coprano per il 78% la spesa pubblica sul territorio". "Percentuale -prosegue- che in Emilia Romagna arriva al 73,6%, in Veneto al 68,1, in Piemonte al 66,2". "Il confronto con le regioni meridionali -continua- e' impressionante: in Sicilia il prelievo fiscale locale copre il 41,3% di quanto effettivamente realizzato dalla pubblica amministrazione nella regione, in Campania il 35%, in Calabria soltanto il 21,4. Tutto il resto lo paga lo Stato.Con i soldi prelevati dalle regioni del Nord".
"Anche all'estero, in regioni ricche come la Baviera, viene utilizzato il meccanimso del residuo fiscale per aiutare le zone piu' povere, ma li' la proporzione e' molto diversa: la cifra arriva al 4% del Pil, non all'11-12% come succede per Veneto e Lombardia" afferma al quotidiano il direttore di Unioncamere Veneto, Gian Angelo Bellati.
Ma stanno davvero così le cose? C'è il trucco ma non si vede, scrive sostanzialmente un attento lettore di Siciliainformazioni. E scopre dove sta l'inghippo.
"Dati sbagliati, lanciati ad arte per soffiare sul fuoco leghista", sostiene. "Le cifre sono calcolate sui redditi "riscossi" e non su quelli "prodotti". Tutto il profitto dell'ENI o dell'Enel in Sicilia (semplicemente spaventoso) è considerato "prodotto nel Continente" perché lì è riscosso in quanto lì hanno sede legale le relative società. E così tutti i profitti bancari delle banche che hanno fatto shopping in Sicilia ma che in Sicilia lucrano (Monte dei Paschi innanzitutto). In realtà la Sicilia dà molto più di quel che riceve, se i conti si fanno bene. Ma i conti non saranno mai fatti bene da un'informazione (e da un governo) che nella sostanza adotta politiche discriminatorie e razziste nei confronti dei suoi stessi cittadini.Ma se anche fosse vero che la parte più ricca finanzia quella più debole del paese? (E in realtà, come detto, non è affatto vero) Sarebbe una cosa normale che accade in tutti i paesi che hanno ancora una struttura unitaria. Se il federalismo egoista propagandato da Libero diventasse realtà, i Meridionali e i Siciliani dovrebbero chiedere l'indipendenza l'indomani mattina.
"Solo così potrebbero tassare e tartassare le imprese settentrionali che fanno profitti al sud e poi si fanno tassare al nord. E alla fine si vedrebbe che chi ci perde da questo federalismo sono soltanto loro. Il vero fatto è che parte dell'opinione pubblica settentrionale crede a queste cavolate, mentre chi "sa" vuole tutti i vantaggi dell'unione e nessun fastidio. Un po' come un tempo l'Irlanda o l'India erano "unite" all'Inghilterra: unite come colonie. E noi, a questo punto, non possiamo starci.
"Altrimenti siamo pecore e ci meritiamo di essere sistematicamente tosate".
Dati sbagliati, lanciati ad arte per soffiare sul fuoco leghista. Le cifre sono calcolate sui redditi "riscossi" e non su quelli "prodotti". Tutto il profitto dell'ENI o dell'Enel in Sicilia (semplicemente spaventoso) è considerato "prodotto nel Continente" perché lì è riscosso in quanto lì hanno sede legale le relative società. E così tutti i profitti bancari delle banche che hanno fatto shopping in Sicilia ma che in Sicilia lucrano (Monte dei Paschi innanzitutto). In realtà la Sicilia dà molto più di quel che riceve, se i conti si fanno bene. Ma i conti non saranno mai fatti bene da un'informazione (e da un governo) che nella sostanza adotta politiche discriminatorie e razziste nei confronti dei suoi stessi cittadini.
Ma se anche fosse vero che la parte più ricca finanzia quella più debole del paese? (E in realtà, come detto, non è affatto vero) Sarebbe una cosa normale che accade in tutti i paesi che hanno ancora una struttura unitaria. Se il federalismo egoista propagandato da Libero diventasse realtà, i Meridionali e i Siciliani dovrebbero chiedere l'indipendenza l'indomani mattina. Solo così potrebbero tassare e tartassare le imprese settentrionali che fanno profitti al sud e poi si fanno tassare al nord. E alla fine si vedrebbe che chi ci perde da questo federalismo sono soltanto loro. Il vero fatto è che parte dell'opinione pubblica settentrionale crede a queste cavolate, mentre chi "sa" vuole tutti i vantaggi dell'unione e nessun fastidio. Un po' come un tempo l'Irlanda o l'India erano "unite" all'Inghilterra: unite come colonie. E noi, a questo punto, non possiamo starci. Altrimenti siamo pecore e ci meritiamo di essere sistematicamente tosate.
Mi trovi assolutamente d'accordo! Senza contare che noi in teoria tratteniamo il 100% delle tasse locali e con l'abolizione dell'ICI la Regione Siciliana è stata la più tartassata di tutte. Per non parlare poi della gente che reputa la nostra autonomia come il più grosso male economico della Sicilia. Ve lo immaginate se dovessimo essere come qualsiasi altra regione come diventeremmo? Sarebbe il disastro sul disastro! Dovremmo contribuire in misura uguale alle regioni normali e a quelle più ricche anche noi al debito pubblico italiano che è il maggiore d'Europa. La soluzione migliore sappiamo tutti qual è ma solo pochi hanno il coraggio di dire la parola "indipendenza"...
Dati sbagliati, lanciati ad arte per soffiare sul fuoco leghista. Le cifre sono calcolate sui redditi "riscossi" e non su quelli "prodotti". Tutto il profitto dell'ENI o dell'Enel in Sicilia (semplicemente spaventoso) è considerato "prodotto nel Continente" perché lì è riscosso in quanto lì hanno sede legale le relative società. E così tutti i profitti bancari delle banche che hanno fatto shopping in Sicilia ma che in Sicilia lucrano (Monte dei Paschi innanzitutto). In realtà la Sicilia dà molto più di quel che riceve, se i conti si fanno bene. Ma i conti non saranno mai fatti bene da un'informazione (e da un governo) che nella sostanza adotta politiche discriminatorie e razziste nei confronti dei suoi stessi cittadini.
Ma se anche fosse vero che la parte più ricca finanzia quella più debole del paese? (E in realtà, come detto, non è affatto vero) Sarebbe una cosa normale che accade in tutti i paesi che hanno ancora una struttura unitaria. Se il federalismo egoista propagandato da Libero diventasse realtà, i Meridionali e i Siciliani dovrebbero chiedere l'indipendenza l'indomani mattina. Solo così potrebbero tassare e tartassare le imprese settentrionali che fanno profitti al sud e poi si fanno tassare al nord. E alla fine si vedrebbe che chi ci perde da questo federalismo sono soltanto loro. Il vero fatto è che parte dell'opinione pubblica settentrionale crede a queste cavolate, mentre chi "sa" vuole tutti i vantaggi dell'unione e nessun fastidio. Un po' come un tempo l'Irlanda o l'India erano "unite" all'Inghilterra: unite come colonie. E noi, a questo punto, non possiamo starci. Altrimenti siamo pecore e ci meritiamo di essere sistematicamente tosate.