"Il caro petrolio e l'aumento del costo dei trasporti; il caro ferro, il cui prezzo in cinque mesi si e' triplicato da 200 a 630 euro a tonnellata; l'aggravio di costi di molti materiali per l'edilizia come il rame e la plastica hanno pesanti ricadute sui bilanci di chi svolge l'attivita' edile, mentre i prezzi previsti nei capitolati delle opere pubbliche non tengono conto di questi vertiginosi aumenti". A lanciare l'allarme e' l'Ance Sicilia, il cui Comitato di presidenza si riunira' entro la prima meta' di luglio per esaminera' la "grave crisi, che sta provocando una progressiva chiusura delle imprese edili siciliane".
L'Associazione nazionale dei costruttori edili della Sicilia, che ha richiesto incontri al presidente della Regione e all'assessore regionale ai Lavori pubblici, evidenzia, inoltre, come "al fatto di dovere lavorare in perdita si aggiunge il ritardo anche di anni da parte delle pubbliche amministrazioni nei pagamenti dei lavori eseguiti, per i quali le aziende hanno anticipato i capitali e si sono indebitate, rischiando cosi' di trovarsi nell'impossibilita' di fare fronte agli obblighi con personale e fornitori e di programmare l'acquisizione di nuove commesse".