Il costo del petrolio corre e non si ferma. Il prezzo al barile sfonda i 140 dollari

26 giugno 2008
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Torna ad infiammarsi il prezzo del petrolio, che è rientrato in zona record. Dopo un'apertura in forte rialzo, ha toccato i 139,85 dollari a New York, un livello di guardia su cui però non è arrestato. E in serata, poco prima della chiusura, ha sfondato quota 140, raggiungendo i 140,05 dollari al barile. Il presidente dell'Opec, Khelil, prevede che entro l'estate si potrebbero raggiungere anche i 170 dollari. Crollo delle Borse, rialzo dell'euro e timori legati ad un taglio di produzione da parte della Libia l'alchimia che sta dietro la nuova impennata. Oggi le piazze azionarie europee hanno bruciato circa 180 miliardi di euro. L'indice Dj Stoxx 600, che fotografa l'andamento dei maggiori titoli delle Piazze finanziarie europee, ha perso il 2,57%. In difficoltà anche Wall Street. Sui mercati valutari l'euro ha ripreso a correre, portandosi a ridosso degli 1,58 dollari: il massimo di seduta lo ha toccato a 1,5748 dollari. Il rialzo della moneta unica e l'indebolimento del biglietto verde favoriscono gli acquisti di petrolio (denominato in dollari) e mette le ali alle quotazioni dell'oro nero.

Al Poggetto


Ma a spingere di nuovo verso il massimo le quotazioni del greggio è arrivata oggi anche la minaccia della Libia, che ha ventilato la possibilità di tagliare la produzione perché il mercato - asseriscono i vertici della compagnia nazionale Noc - é "sufficientemente rifornito" il mercato. Una visione supportata dai dati positivi sulle scorte americane relative alla scorsa settimana, sostiene Tripoli. La Libia è al terzo posto tra i principali produttori petroliferi africani dopo Nigeria e Angola. A prendere la parola é stato lo stesso numero uno della Noc, Shokri Ghanem. Nessuna menzione sui tempi di questa possibile decisione o sull'entità del 'taglio' produttivo libico. "Stiamo soppesando questa mossa - ha dichiarato - a causa delle minacce e delle intimidazioni contro l'Opec. Dobbiamo proteggere i nostri interessi". Ghanem ha fatto esplicito riferimento alle minacce di sanzioni contro l'Iran contro il suo programma nucleare e alle normative Usa che permettono azioni legali contro l'Opec per fare pressioni sul 'cartello' dei paesi produttori perché alzino le quote. investimenti esteri E a proposito dell'Opec, è preoccupante lo scenario avanzato dal presidente dell'organizzazione, l'algerino Chakib Khelil, secondo cui il barile potrebbe raggiungere i 150-170 dollari entro l'estate. Una corsa che, secondo Khelil, potrebbe essere innescata dall'Europa. 

"Tutto dipenderà dalla Banca centrale europea e dalla possibile decisione di rialzare i tassi di interesse - ha spiegato il numero uno dell'Opec -. A quel punto, credo che il prezzo del petrolio aumenterà ", ha aggiunto, escludendo però che il barile possa toccare quota 200 dollari. In Italia l'allarme per gli effetti del caro-greggio resta alto. Le prospettive delineate dal Centro studi di Confindustria, dicono che i prezzi del petrolio "arresteranno la loro corsa", ma si manterranno sugli "elevati livelli correnti". Per quest'anno è così attesa una media sui 120 dollari al barile, 47 in più rispetto al 2007, mentre per l'anno prossimo si prevede una media a 130 dollari. Nel rapporto sugli scenari economici messo a punto dai tecnici di Confindustria, si legge che per vedere una vera inversione di tendenza bisognerà attendere il 2009: da prossimo anno di farà "significativa la probabilità del verificarsi di un calo delle quotazioni del petrolio a 90 dollari al barile".

Fonte: ansa
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