Un anno di stagnazione per l'economia italiana. Nel 2008, la crescita del pil si fermerà allo 0,1%, in forte rallentamento dall'1,5% del 2007 per poi ripartire, con una modesta ripresa, nel 2009 con un incremento dello 0,6%. E' questo il quadro delineato dal Centro Studi di Confindustria nel rapporto congiunturale, dal titolo 'Più produttività e meno povertà. In Italia il rilancio dei redditi parte dallo sviluppo'. Un quadro che rivede al ribasso le stime del Governo, confermate nel Dpef, presentate nei giorni scorsi, che vede il pil nel 2008 allo 0,5% e allo 0,9% nel 2009.
I rincari delle materie prime spingono violentemente verso l'alto l'inflazione italiana che nel 2008 toccherà in media d'anno il 3,4%. Circa due punti percentuali in più da quell'1,6% dell'agosto dello scorso anno. Solo da metà 2008 la dinamica dei prezzi potrà conoscere un qualche raffreddamento per dirigersi verso il 3% già a fine dicembre e attestarsi al 2,5% nel 2009. Ma la stima è valida se il prezzo del petrolio, dopo i livelli attuali, tornerà a stabilizzarsi e a moderare la corsa delle altre materie prime.

Dati che ritoccano dunque sostanzialmente verso l'alto le ambizioni del governo di riuscire a contenere la crescita del costo della vita all'1,7% nel 2008 per piegarla all'1,5% nel 2009 come stabilito dal Dpef presentato nei giorni scorsi. "Non ci sono forti impulsi di origine interna", spiegano gli economisti di viale dell'Astronomia secondo i quali "il graduale rientro della dinamica dei prezzi proseguirà nella prima metà del 2009 arrivando al 2,2% a giugno.
Ci sono poi i consumi in brusca frenata nel 2008. A determinare una vera e propria stagnazione, con un incremento che non va oltre lo 0,2% annuo dall'1,4% del 2007, è il caro-energia che insieme ai rincari dei beni alimentari, è la principale causa dell'erosione del potere d'acquisto.
Sale poi al 2,5% del Pil l'indebitamento netto per il 2008, rispetto al 2,2% stimato lo scorso dicembre. Nel 2009, a politiche invariate e con una crescita economica del 3,2% nominale, il rapporto deficit-Pil tenderà al 2,6%.
Inoltre l'occupazione nel 2008 rallenterà in linea con la stagnazione del Pil. Il ritmo di crescita dei posti di lavoro vedrà un leggero aumento dello 0,1% nel 2008 e dello 0,4% nel 2009 dall'1% del 2007. Sul fronte della disoccupazione si fermerà dopo dieci anni la discesa del tasso previsto al 6,4% nel 2008 (dal 6,1% del 2007) e al 6,5% nel 2009. Il maggiore sviluppo occupazionale si avrà nei servizi (+0,8% nel 2008 e +1% nel 2009) mentre l'industria in senso stretto vedrà una flessione dello 0,8% nel 2008 (tendenza confermata dai dati del primo trimestre 2008) in lieve risalita nel 2009 (+0,2%). Le retribuzioni per dipendente avranno un buon incremento nel 2008 (3,5% dal 2,1% del 2007; 5,6% annuo già nel primo trimestre, inclusi arretrati e una tantum), in seguito al concentrarsi del rinnovo di molti contratti. Incremento che sarà però vanificato nel potere d'acquisto dal brusco aumento dei prezzi al consumo (+3,4% dall'1,8% del 2007), come effetto dei maggiori costi degli input energetici e alimentari importati.
"Lo sforzo da compiere per il riequilibrio dei conti pubblici appare impegnativo ma il risanamento è a portata di mano", secondo il Centro Studi di Confindustria che giudica così i primi passi del governo sulla manovra economica che attende il paese. "E' positivo che il nuovo ministro dell'Economia abbia fatto propri sia gli obiettivi delineati dal Dpef 2008-2011 , che prevede il pareggio di bilancio nel 2011, sia le linee di intervento tracciate nella Ruef predisposto dal suo predecessore, come dimostra la volontà di dare seguito alla riduzione della spesa corrente primaria di oltre due punti di pil", dicono ancora gli economisti di viale dell'Astronomia.
Ma la "vera sfida", dice ancora Confindustria, non è tanto di contenere la spesa quanto piuttosto "di riqualificarla, plasmandola nella composizione ai bisogni della società e dell'economia, ponendola al oro servizio , e potenziando le funzioni tipiche dello Stato". Certo, "è un'opera titanica", riconoscono gli economisti, ma dalla quale deriverà "una leva per innalzare il benessere non solo economico e liberare le energie per lo sviluppo"