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Africa ed Europa unite da un secondo "cordone ombelicale". Un nuovo metanodotto porterà il gas libico in Sicilia

25 giugno 2008
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Dopo quello algerino, un secondo cordone ombelicale  unisce l’Africa  all’Europa  e passa per la Sicilia. Un fatto straordinario se si pensa che fino a poco tempo fa, cioè fino a prima che si realizzasse   il metanodotto algerino, erano in molti ad essere convinti dell’impossibilità che quest’opera di ingegneria marittima fosse poco al disopra dell’utopia. 

La costruzione di manufatti  che collegano stabilmente i continenti  è ormai realizzabile  grazie a sofisticate tecnologie interamente italiane.

Perché non dirlo? La Saipem del gruppo ENI, dopo l’impresa della posa del metanodotto algerino negli abissi del Canale di Sicilia, ormai preistoria, posa tubi nel fondo marino di ogni parte del mondo e macina primati.  Due chilometri e cento metri di profondità nel Mar Nero, un chilometro e cento trenta metri nel Mediterraneo.

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La costruzione del metanodotto Libia Sicilia ha richiesto un investimento di circa  sei miliardi di euro e più di un anno di lavori soprattutto in Sicilia, a Trapani e a Gela, per l’assemblaggio dei tubi e la costruzione della centrale di arrivo. Tutto ciò per trasportare dai giacimenti libici all’Europa  otto miliardi di metri cubi l’anno di gas naturale ,che l’Eni ha già venduto con la formula del take or pay, per un periodo di ventiquattro anni.

Ma tutto ciò riguarda anche la Sicilia? Apparentemente sembra di no.

Eppure il metanodotto Libia Sicilia  apre una grande prospettiva per il futuro dell’Isola .Intanto la rende partecipe realisticamente dell’avvio dell’area di libero scambio che dal 2010 renderà più fluida, libera da balzelli e da imposizioni dirigistiche, la circolazione di beni e di servizi fra i Paesi rivieraschi del Mediterraneo, firmatari della Carta di Barcellona, cui molto presto si aggiungerà , appunto , anche la Libia .

Un’area di libero scambio che costituirà anche uno spazio geopolitico euromediterraneo all’interno del quale , non è difficile  prevederlo, si creerà un mercato dell’energia  fondato sui flussi del gas naturale alternativo al mercato dell’idrocarburo liquido .

Le notizie che giungono dai mercati di riferimento del barile di petrolio sono sconfortanti e una cosa sola è certa : i prezzi sono ingovernabili ,preda di movimenti speculativi che  cavalcano qualsiasi evento , dagli uragani al terrorismo, dalle rivolte tribali alla sete di energia dei Paesi che si accingono a intraprendere l’avventura dell’industrializzazione , come la Cina e l’India .

Solo un marchingegno alternativo può tagliare le gambe alla speculazione che ormai galoppa come un cavallo impazzito . L’alternativa può realisticamente essere la creazione di un mercato unico del gas naturale , fra i Paesi del Mediterraneo . che potrà sostituire il combustibile  liquido nelle centrali elettriche , oggi divoratrici in gran parte di petrolio e in parte di carbone e di orimulsion .

Interesse della Sicilia  sta nell’inserirsi in queste vicende che si profilano ,con autorevolezza , un capitale quest’ultimo che , purtroppo , per note vicissitudini  , si stenta a ricostituire .

Poco prima di Natale del 1979 quando l’inizio dei lavori di posa del metanodotto algerino , fecero dell’utilizzazione del metano trasportato in Sicilia un tema di confronti e di scontri, Piersanti Mattarella , allora Presidente della Regione , nel chiudere i lavori di un convegno (che poi fu l’ultimo a cui egli partecipò ; fu difatti ucciso qualche giorno dopo, il sei gennaio del nuovo anno)si appellava agli imprenditori, ai lavoratori , ai politici presenti affinché il loro vero obiettivo fosse la creazione di un apparato produttivo in grado di utilizzare quella gran quantità di energia pulita che da lì a qualche anno sarebbe affluita dal più grande giacimento a gas che l’ENI aveva avuto la ventura di scoprire , mille chilometri più a sud , oltre la fossa del Canale di Sicilia , in pieno deserto algerino.

E’ un assunto tuttora valido . Anche perché in Sicilia tutto cambia ma nulla cambia.

Il Presidente del Consiglio si recherà domani in Libia e incontrerà l’imprevedibile capo della Jamairia , Muhammar Gheddafi .

I due si sono già incontrati , alcuni anni fa , nei rispettivi attuali ruoli. Il Presidente Berlusconi promise il rifacimento della via Balbia,l’autostrada che, costruita da Italo Balbo,  completamente distrutta durante la guerra ,attraversa  il Paese lungo la costa , dal confine tunisino a quello egiziano.Berlusconi promise anche la costruzione di strutture ospedaliere .

Il colonnello Gheddafi lo ricevette sotto la tenda tradizionale tappezzata di fotografie che documentavano l’impiccagione da parte degli Italiani dei partigiani libici catturati .

La visita odierna dl Presidente del Consiglio sembra essere meglio diplomaticamente preparata . Non foss’altro perché avviene dopo l’accordo quarantennale firmato con l’ENI  un paio di settimane orsono .

Il Paese libico,così come l’Italia , e per essa la piattaforma siciliana ,sarebbe determinante nella costruzione di un progetto mediterraneo dell’energia .

Così come lo è quell’altro grande Paese nordafricano produttore di idrocarburi gassosi che è l’Algeria.

Non è  un OPEC del Mediterraneo che auspichiamo , facciamo gli scongiuri, ma di un accordo di scambi socio economici fra Paesi  stretti da legami di leale amicizia in cui la Sicilia torni al   tradizionale ruolo di crogiolo interculturale e politico .

 

Giuseppe Salmè

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