Dati Svimez: il Sud fanalino di coda per il terzo settore

02 maggio 2008
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Il divario economico Nord-Sud tipico del profit si conferma anche nel terzo settore. L'87% dei collaboratori e' al Centro-Nord, su 1000 abitanti i volontari sono 72 al Centro-Nord, 29 al Sud. Nonostante il trend positivo degli ultimi anni (+14% di dipendenti dal 1999 al 2001), le donne al Sud sono presenti nel settore in una percentuale inferiore alla media di occupate in tutti gli altri campi (17,5 contro 24,5%). Inoltre, la ricchezza prodotta al Sud nel settore e' pari a un terzo di quella del Centro-Nord e oltre 7 cooperative su 10 sono finanziate soprattutto con denaro pubblico.

Sono i dati che emergono dallo studio dei professori Sergio Beraldo e Gilberto Turati pubblicato sull'ultimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez diretto da Riccardo Padovani. L'indagine fotografa per la prima volta il settore no profit nel Mezzogiorno e fa emergere una situazione in cui le donne occupate, il numero di dipendenti e le imprese medio-grandi si concentrano al Centro-Nord.

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In particolare, su 1000 abitanti, il numero di dipendenti impiegati nel settore nel Nord e' praticamente il doppio che al Sud (10,4 contro 5,6).

 

 La forbice Nord-Sud si aggrava se si passa a considerare la quota di personale retribuito non dipendente: quasi l'87% dei co.co.co lavora al Centro-Nord (oltre 69mila unita'), lasciando poco piu' del 13% al Mezzogiorno (circa 10.400 unita'). Il rapporto di 3 a 1 si conferma anche per i volontari: su 1000 abitanti, 72 sono al Centro Nord e solo 29 al Sud.

Se la massiccia presenza di lavoro femminile nel settore fa guardare con interesse alle prospettive future (in vista del raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, con l'obiettivo del 60% dell'occupazione costituita da donne entro il 2010) al Sud la situazione lascia poche speranze: la percentuale di donne occupate nel no profit e' soltanto del 17,5%, pari a circa 58mila 200 donne (contro l'82,5%, pari a oltre 274mila donne del Centro-Nord), addirittura inferiore alla percentuale di donne occupate in tutti i settori (24,4%).

Il no profit rimane insomma un settore a prevalenza settentrionale: in Lombardia, ad esempio, con una popolazione pari al 16% del totale nazionale, risulta impiegato il 38% dei dipendenti no profit del settore sanitario e il 13% dei dipendenti dell'assistenza sociale, mentre il Sud, con una popolazione pari al 36% del totale, offre lavoro solo al 13% dei dipendenti nei due comparti. Un quadro di luci e ombre emerge anche dall'analisi delle cooperative sociali, la componente maggiormente imprenditoriale del settore no profit. A livello nazionale, dal 2001 al 2005 il loro numero e' cresciuto del 33,5%, attestandosi a 7.363 unita', di cui il 33,7% nel Mezzogiorno, soprattutto in Puglia e Sicilia.

 

Sempre a livello nazionale, dal 1999 al 2005 i dipendenti nelle cooperative sociali sono cresciuti del 73%, con punte di +230% per i collaboratori. L'87% del personale impiegato e' retribuito e oltre il 70% e' costituito da donne.

Nel Mezzogiorno il fenomeno e' molto diffuso: le cooperative sociali sono attive soprattutto nell'assistenza sociale, meno nel campo della cultura. Oltre 7 cooperative su 10 nel Mezzogiorno sono a prevalente finanziamento pubblico, a dimostrazione della ''minore propensione a stare sul mercato''.

Il divario Nord-Sud rimane tale anche in rapporto alla ricchezza prodotta (392mila euro, contro oltre 1 milione 108mila euro nel Centro-Nord) e al numero di utenti.

 

 

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