Le origini della crisi economica? L'infezione è stata contratta nel 1690...

19 marzo 2008
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Si è molto discusso circa la probabile contaminazione dell’intera economia europea dalla crisi del mercato finanziario americano.Andiamo a scoprire i prodromi di una simile infezione.Nel 1690, la colonia della Baia del Massachusetts aveva incominciato a stampare una propria valuta cartacea, seguita nel 1703 dalla South Carolina e quindi dalle altre colonie americane.

In quel periodo vi era una grave penuria di monete preziose da utilizzare per l’acquisto di beni, così i primi coloni venivano costretti in misura sempre maggiore a sperimentare la stampa di una propria valuta locale. Il fatto comunque disturbava l’economia europea. Nel 1720, a ogni governatore reale coloniale fu ordinato di limitare l’emissione di valuta. Il provvedimento venne largamente disatteso.

Nel 1742, il ‘British Resumption Act’ stabiliva che le tasse e i debiti di altro genere fossero corrisposti in oro; ciò provocò la depressione generale nelle colonie.

Al Poggetto

“Benjamin Franklin, Gran Maestro Massone, sosteneva la stampa della valuta cartacea da parte delle colonie e dichiarò: ‘La questione è semplice. Nelle colonie noi emettiamo la nostra valuta, che si chiama buono coloniale. La emettiamo in quantità appropriata rispetto alla domanda commerciale e industriale per far sì che i prodotti passino facilmente dal produttore al consumatore. In questo modo, creando per noi stessi la nostra valuta, ne controlliamo il potere d’acquisto e non dobbiamo pagare interessi a nessuno’.

“Franklin, nel 1757, fu inviato a Londra per rivendicare il diritto di emissione e finì col rimanervi per i successivi 18 anni, quasi fino all’inizio della Rivoluzione Americana.

Nell’arco di questo periodo, un numero crescente di colonie americane ignorò le prescrizioni del parlamento britannico e continuò a emettere la propria valuta a corso forzoso, non sostenuta da riserve d’oro o d’argento e chiamata ‘buono coloniale’“Il parlamento britannico approvò il ‘Currency Act’ nel 1764, che vietava ai funzionari delle colonie di emettere la propria valuta e ordinava loro di pagare le tasse con monete d’oro o d’argento.

“Nel 1774, il parlamento della corona approvò lo ‘Stamp Act’, il quale prescriveva l’apposizione su ogni atto commerciale di un bollo che attestasse il pagamento di una tassa in oro, cosa che ancora una volta minacciava la valuta cartacea coloniale. Meno di due settimane più tardi, il Massachusetts Committee of Safety promulgò una risoluzione a favore dell’emissione di ulteriore valuta coloniale e di riconoscimento della valuta delle altre colonie.“Il 10 e il 22 giugno 1775, il Congresso delle Colonie decise l’emissione di 2 milioni di dollari in valuta cartacea in base al credito e alla fiducia delle ‘Colonie Unite’. Tale decisione disobbediva alla banca d’Inghilterra e al parlamento e rappresentò un atto di sfida.

”Gran parte delle colonie americane ignorò le prescrizioni del parlamento e continuò a emettere la propria valuta. Ciò determinò una violenta reazione inglese. Così gli attestati di credito che gli storici hanno sminuito considerandoli strumenti di politica finanziaria erano in effetti i principi della Rivoluzione; anzi erano più di questo: erano la Rivoluzione stessa.

C’è una relazione coi fatti di oggi?“Le grandi rivoluzioni, americana e francese, sono state a lungo preparate e hanno consegnato lo scettro del potere agli uomini del denaro, i quali hanno acquisito assai più potere che in passato; tanto da divenire capaci di condizionare progressivamente l’intera società pur rimanendo sempre dietro le quinte a manovrare i fili. Le banche dei Rothschild, utilizzando le tecniche di riserva frazionale bancaria, divennero incredibilmente ricche.

Verso la metà del 1800 essi dominavano tutto il sistema bancario europeo ed erano sicuramente la famiglia più ricca del mondo.I Rothschild concessero enormi prestiti per acquisire monopoli industriali, garantendo in questo modo la capacità dei debitori di restituire i prestiti alzando i prezzi senza paura della concorrenza. Finanziarono Cecil Rhodes, consentendogli di instaurare un monopolio sui terreni auriferi del Sudafrica e sui diamanti DeBeers; in America finanziarono la monopolizzazione delle ferrovie.

La National City Bank di Cleveland, una delle tre banche dei Rothschild negli Stati Uniti, fornì a John D. Rockefeller il capitale per iniziare la sua monopolizzazione nel settore della raffinazione del petrolio, cosa che ha poi portato alla fondazione della Standard Oil.

”In quel periodo in America non vi era fortuna che eguagliasse nemmeno il reddito di un solo anno di James. Lo scrittore Frederic Morton ha affermato che i Rothschild avevano: ’...conquistato il mondo in modo più completo, più astuto e molto più durevole di quanto non abbiano fatto in precedenza tutti i Cesari’.

“Essi dominavano i mercati delle nuove obbligazioni statali e aprirono filiali presso altre banche e imprese industriali in tutto il mondo; dominavano una costellazione di famiglie secondarie meno influenti, come i Warburg e gli Schiff. La seconda metà del XIX secolo fu nota col nome di ‘Era di Rothschild’.

La loro ricchezza personale nel 1913 pare ammontasse a oltre due miliardi di dollari. Alla fine del XIX secolo un esperto stimò che la famiglia Rothschild disponesse il controllo della metà della ricchezza mondiale.

Qualunque sia l’entità del loro vasto dominio commerciale, è ragionevole presumere che la loro percentuale di ricchezza mondiale da allora sia aumentata considerevolmente. Non vi è alcun indizio che il ruolo predominante dei Rothschild nella finanza europea o mondiale sia mutato; al contrario, con l’aumentare della loro ricchezza essi hanno semplicemente incrementato la loro ‘passione per l’anonimato’. I loro vasti possedimenti raramente ne riportano il nome.

 

S. Panvini

(www.panvini.com) 

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