Ci sono artisti dei quali si fa sempre un gran parlare del loro lavoro, delle loro mostre, delle loro pubbliche presenze in dibattiti o in convegni (dove spesso si parla alle sedie), senza che poi, nel concreto, diano realmente un contributo culturale alla crescita e soprattutto alla ricerca e alla sperimentazione.
In un momento in cui l’arte attraversa una crisi di identità urge porsi una domanda: siamo ad un bivio e, quindi, sarà il caso di fare una scelta di campo e cioè tentare “nuove” sperimentazioni? O forse è meglio aspettare l’evolversi di situazioni che affiorano timidamente qua e là?
È il caso di guardarsi in casa? O forse è meglio volgere lo sguardo all’evolversi della situazione internazionale? Chi lo può dire. Dall’estero non arrivano segnali di rivoluzioni o di grandi cambiamenti se non il ripescaggio di situazioni peraltro già “storicizzate”.
Ma se quanto è stato detto nella premessa è un dato oggettivo, è anche vero che molti artisti - con più o meno lunghe esperienze sia a Milano che a New York - rientrati nella propria città, pur non potendo parlare di cambiamenti e di grandi stravolgimenti, hanno ben coniugato le esperienze milanesi e internazionali maturando una propria cifra culturale e soprattutto poetica.
Tra i tanti che hanno fatto questa esperienza internazionale vi è Pippo Giambanco che in questi giorni espone le sue opere nella restaurata Torre San Nicolò all’Albergheria a Palermo. Non molte per la verità, circa 20, ma lo spazio le raccoglie bene, nei tre livelli espositivi della torre. Opere che conosciamo bene. Ma la nostra attenzione viene attratta da alcune nuove sperimentazioni frutto di un mixage che spazia da Boccioni a Picasso, per la verità abbastanza interessanti e oltremodo piacevoli e, se non fosse perché temiamo di essere criticati per avere ecceduto in buonismo, diremmo: sono lavori che tentano di aprire uno spiraglio “verso la luce” come sostiene l’artista con il titolo dato alla mostra. Una luce che filtra attraverso un momento di black out che dura ormai da tempo. A latere sono esposte delle copie degli stemmi della baronia di Carini, copia del manto di Ruggero II d’Altavilla e lo scudo a goccia dei cavalieri templari realizzati da Ugo Catinella.
La mostra è visitabile fino al 12 luglio 2008 dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 18 presso la Torre di San Nicolò all’Albergheria.