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Garibaldi fu ferito. . . . .Fu ferito il ventisette maggio duemilaotto a Villa Niscemi.
Presentato ‘La Sicilia tradita. Garibaldi tra apparire ed essere’, di Ignazio Coppola.

di Marcello Sajeva
10 giugno 2008
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“Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba…”,

così iniziano i versi di una famosa canzoncina tramandata, sino ai nostri giorni, da generazione a generazione, da anziani a bambini nei nostri quartieri popolari. Magari, ogni tanto, con qualche variante, più o meno, spiritosa. Questi versi ci ricordano il ferimento dell’Eroe dei due mondi, avvenuto il giorno 29 agosto 1862 in Aspromonte, per mano del piombo sparato dai bersaglieri del neo esercito del Regno d’Italia, agli ordini del Generale Pallavicini.

Garibaldi, era partito qualche giorno prima dalla Sicilia, per arrivare, ancora una volta, nella Roma papalina, protetta, stavolta, dalle truppe francesi di Napoleone III. Il Generale aveva attraverso indisturbato lo Stretto di Messina e stava risalendo le Calabrie per strade secondarie. Sull’Aspromonte i Bersaglieri, quelli che a distanza di qualche anno entreranno in Roma aprendo una breccia Porta Pia, per bloccarne l’avanzata, spararono contro le sue Camice rosse. Quando quest’ultime risposero al fuoco. Garibaldi si frappose tra i  contendenti per ordinare ai suoi commilitoni di non sparare contro i fratelli italiani. Fu ferito all'anca e al piede sinistro, ma evitò uno scontro fratricida. Qualche anno dopo ci riproverà a Mentana, ma è un’altra storia. Per Roma italiana i tempi non erano ancora maturi.

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Giuseppe Garibaldi per noi italiani, ma soprattutto per noi siciliani, è stato un personaggio mitico, un eroe da leggenda. A scuola, fin dalle classi elementari, siamo cresciuti a Pane e Garibaldi, Inno del Piave e Coro Nabucco. Quando un eroe passa alla storia come un liberatore, come un combattente per la libertà dei popoli oppressi, non c’è critica che tenga. Giuseppe Garibaldi è stato un personaggio amato e venerato alla stregua di un Santo. Tutte le Città italiane gli hanno dedicato almeno una Via, una Piazza, un Giardino pubblico, una Biblioteca, un Museo e chi più ne ha, più ne metta.

I pochi, almeno fino a qualche anno addietro, denigratori, sono stati sempre zittiti. Non dimentichiamo che, anche se i Garibaldini spararono sui contadini a Bronte, i partigiani comunisti chiamarono le loro Brigate Garibaldi. Garibaldi fu il simbolo, nell’immediato dopoguerra, dell’alleanza politico elettorale dei socialisti e dei comunisti, il Blocco del Popolo.

La Storia però non si può fermare e, con essa, non si può fermare la ricerca storica. La lettura e la scoperta di carte e di documenti che, per anni e anni, sono stati, più o meno scientemente nascosti, col tempo vengono fuori. Allora qualche scheletro nell’armadio, anzi più di qualche, può essere trovato anche a un eroe come Giuseppe Garibaldi, fino a questo momento, senza macchia e senza peccato.

Ignazio Coppola è un appassionato di storia, un ricercatore certosino che ha dedicato il suo tempo alla ricerca, al ritrovamento e alla catalogazione sistematica di documenti che gli hanno permesso di dimostrare, in un volumetto di centoquaranta pagine, tutto ciò che di negativo è stato in Garibaldi. In poche parole, secondo il Coppola, di tutto e di più.

Ci è bastato leggere l’indice di ‘La Sicilia tradita. Garibaldi tra apparire ed essere’ (Coppola editore Trapani, ma non c’è alcun rapporto di parentela tra autore e editore) per scoprire che l’impresa dei Mille, al contrario di questo finora ci è stato raccontato, non fu altro che una mistificazione storica, e che non portò che danni su danni alla Sicilia e ai siciliani. Che Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei due mondi, non fu altro che corsaro e predone, negriero, alleato di mafia e camorra, Gran Maestro della Massoneria e, in seguito, massone al servizio del Papa, animalista e spietato cacciatore e, perfino, inadempiente ed evasore. L’autore si chiede, addirittura, se non fu lui stesso a strangolare sua moglie Anita, ferita e in cinta, lasciandola morente in terra di Romagna, mentre, braccato dagli austriaci, scappava verso Venezia. Molti dubbi anche sulla gestione dei fondi utilizzati per la spedizione dei mille.

Per ognuno di questi assunti Coppola cita, riproduce testimonianze e documenti, credibili e inoppugnabili, che sicuramente faranno molto discutere garibaldini e antigaribaldini. Si discuterà cartamente, salvo che non si voglia mettere tutto a tacere, di quanto Martedì 27 maggio scorso se ne è animatamente discusso a Villa Niscemi alla presenza di storici, studiosi e sicilianisti come Giuseppe Scianò, Lino Buscemi, Adriano Peritore, Rodo Santoro e Antonio Riolo.

Un’altra ferita, stavolta molto più grave, per l’Eroe dei due mondi. Il fuoco del sicilianista Ignazio Coppola brucia senz’altro di più delle pallottole dell’Aspromonte. Queste sono ferite che non si rimarginano più.

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