Sull'onda degli eventi succedutisi in Francia, grazie all'appoggio inglese e in particolare di lord Bentink, in Sicilia fu introdotta una Costituzione, esemplata da Paolo Balsamo, sul modello inglese.
Essa venne approvata dal parlamento il 19 luglio 1812 e sanzionata dal re il 10 agosto successivo.
Il testo costituzionale decretava l'indipendenza della Sicilia da Napoli e la distinzione dei tre poteri. Inoltre definiva un parlamento bicamerale, con una Camera dei Pari e una dei Comuni.
Fu abolita la feudalità, ma venne stabilito che "tutte le proprietà, diritti e pertinenze feudali" rimanessero "giuste le rispettive concessioni" in proprietà "allodiali", cioè in proprietà economiche individuali.
Nello stesso anno 1812, per contrastare la piaga del brigantaggio che dilagava nelle campagne, i Borboni istituirono le "Compagnie d'armi", gruppi di uomini armati e a cavallo, che provenivano dalle fila dei gabellotti o dai loro dipendenti, con il compito di dare la caccia ai briganti.
L'incarico fu conferito a questi uomini perché erano gli unici che a quel tempo possedevano cavalli e armi e conoscevano benissimo il territorio.
Nelle campagne siciliane dell'inizio ottocento si vennero così a creare tre nuclei agguerriti e armati: i briganti, le Compagnie d'armi e i gabellotti.
I rapporti fra questi tre gruppi armati furono contemporaneamente di conflitto e di comunione d'interessi; agli scontri e agli ammazzamenti infatti si alternavano le compravendita di bestiame e di merce rubata, patti di non aggressione previo pagamento di somme.
È nella commistione degli intrecci economici di questi tre gruppi sociali che si afferma la figura del mafioso, il cui potere diventa ogni giorno più palese e aperto; venivano contrattati incarichi di razzie contro un determinato feudo o nei confronti di un certo proprietario.
Il proprietario terriero e l'affittuario erano abituati a pagare "il diritto del maccherone" alla persona che guardava i campi e il bestiame dai ladri: era una parte del "diritto di guardiania" che si pagava al signore feudale per le spese che doveva sopportare per il mantenimento di uno stuolo di guardiani nelle campagne.
Quasi tutti i proprietari, inoltre, pagavano "le componende", per tenere buoni i briganti.
Il feudo, anche se formalmente soppresso, resterà in vita fino al 1860.
La sostanza economica dell'isola continuò a imperniarsi ancora e sempre sul latifondo. La terra rimase sfruttata secondo il sistema delle affittanze e delle "gabelle". I gabellotti divennero così il perno dell'economia della Sicilia occidentale. Essi seppero consolidare la loro posizione economica e sociale, e provvidero a tramandare all'interno delle loro famiglie il loro mestiere, insieme ai redditi connessi alla posizione ricoperta.
I gabellotti erano insostituibili, perché gli unici che sapessero come far funzionare quel mondo; avevano alle loro dipendenze un esercito di campieri e curatoli e guardiani armati, imponevano il prezzo del fitto dei terreni e costringevano i subaffittuari a pagare i canoni, i braccianti a lavorare duramente senza protestare e, se qualcuno di questi aveva voglia di reagire, c'era sempre "una fucilata di chiaccheria" che gli passava un palmo sopra la testa e ne portava via i fumi bellicosi.
Pietro Calà Ulloa, procuratore del re a Trapani, avvisò il governo che: "Vi ha in molti paesi delle unioni o fratellanze, specie di sette, che dicono partiti senza colore o scopo politico, senza riunione, senza altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa sovviene ai bisogni di far esonerare un funzionario, ora di difenderlo, ora di proteggere un imputato, ora d'incolpare un innocente. Sono tante specie di piccoli Governi nel Governo".
Da queste parole, risulta chiaro che il fenomeno mafioso crebbe assai prima dell'unificazione dell'Italia; si può tranquillamente affermare che la mafia non è stata solo uno strumento efficace per propagare gli interessi economici di un gruppo sociale emerso nella feudalità siciliana, ma rappresenta la forza stessa, che servì a trasformare una società ancorata agli schemi chiusi dell'economia latifondista.
A Napoli le sette carbonare diedero vita alla prima vera rivoluzione liberale: il 1 Luglio del 1820 un reggimento della cavalleria reale borbonica guidato dagli ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Silvati si ammutinò, marciando su Avellino, unendosi ai carbonari salernitani. Il generale Guglielmo Pepe appoggiò con il suo esercito gli ammutinati di Salerno, mettendosi a capo della rivolta.
Nel frattempo Weishaupt morì il 18 novembre del 1830, all'età di 82 anni, e nel 1834 l'Ordine degli Illuminati elesse un nuovo leader: il rivoluzionario italiano Giuseppe Mazzini (1805-1872), che divise la leadership con Albert Pike (1809-1891), Gran Comandante Sovrano della Massoneria dell' Antico e Accettato Rito Scozzese della giurisdizione del sud degli Stati Uniti, fondatore del Klu Klux Klan (1866), autore di diversi testi come il: "Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonery" (1871).
Pike fu a capo delle operazioni degli Illuminati negli USA, occupandosi degli aspetti teosofici e ideologici, mentre Mazzini venne incaricato di curare quelli politici.
Mazzini che aveva fondato nel 1831 la "Giovine Italia", il 22 gennaio 1870 inviò a Pike una lettera in cui scrisse: "Dobbiamo permettere a tutte le federazioni di continuare come stanno facendo attualmente, con i loro sistemi, le loro autorità centrali, i diversi modi di corrispondenza tra gli alti gradi dello stesso rito, e di organizzarsi come al presente. Però, dobbiamo creare un super-rito, il più potente, perché la sua finalità rimarrà sconosciuta, al quale chiameremo quei massoni di un più alto grado che sceglieremo". Questo rito aggiuntivo corrisponde al trentatreesimo grado massonico del Rito Scozzese, tuttora esistente.
L'unificazione del regno d'Italia significherà elezioni e con esse nuove cariche e nuovi privilegi per quelle classi sociali che cercavano nel nuovo regime spazio per le loro ambizioni e per la loro sete di guadagno. Fu così che il torbido intreccio tra la delinquenza e la classe politica fece un salto di qualità, trovando terreno fertile nell'alleanza che si andava affermando soprattutto attraverso le speculazioni e l'affarismo.
È questo tessuto sociale che occorre esplorare per scoprire il successivo forte radicamento della mafia nelle istituzioni legali del Regno d'Italia.
Spazzato via il feudalesimo, la Mafia trovò nell'assetto politico dell'unità d'Italia che aveva contribuito a far sorgere, ragione della sua legittimazione storica nonché il terreno favorevole per lo sviluppo delle sue attività.
I campieri, i curatoli, i guardiani, gli uomini armati del gabellotto ebbero gioco facile nel trasformare i "diritti feudali del signore" nel "pizzo" ossia la punta della barba che il mafioso doveva bagnare nel piatto altrui, obbligando coltivatori e proprietari a pagare somme di denaro per la cosiddetta protezione, utilizzando in caso di riluttanza, minacce e intimidazioni che potevano spingersi nei casi più gravi fino agli omicidi e sequestri di persona.
Progressivamente, poi, il "pizzo mafioso" diventò una vera e propria tassa sugli utili dei fondi agrari, che il proprietario o l'affittuario dovevano pagare.
In Sicilia, gli eletti alle prime elezioni per il parlamento del Regno d'Italia furono nella stragrande maggioranza membri della piccola nobiltà terriera e di quella borghesia cittadina strettamente e indissolubilmente legata a essa.
In una lettera del 15 agosto 1871, indirizzata a Mazzini, Pike enunciò un piano per conquistare il mondo con tre guerre mondiali, che consentissero a instaurare infine un "Nuovo Ordine Mondiale".
La Prima Guerra Mondiale avrebbe dovuto essere pianificata per portare la Russia sotto il dominio degli Illuminati bavaresi. La Russia avrebbe dovuto poi essere adoperata come uno spauracchio per favorire i piani degli Illuminati bavaresi in tutto il mondo.
La Seconda Guerra Mondiale sarebbe dovuta scaturire da un'accorta manipolazione delle differenze tra nazionalisti tedeschi e sionisti. Le conseguenze di questo avrebbero dovuto determinare un'espansione dell'influenza russa e la costituzione dello stato d' Israele in Palestina.
Tutti fatti che a ben vedere si sono realizzati pienamente.
La Terza Guerra Mondiale era programmata come risultato dei contrasti, fomentate dagli agenti degli Illuminati, tra i sionisti e gli arabi.