In un mercatino di rigattieri, ho acquistato di recente un piccolo carteggio, atti di un’antica famiglia siciliana, umidi e mal conservati, apparentemente di interesse solo filatelico. Ad un esame più approfondito, ho trovato tra i vari fogli, un Decreto garibaldino originale.
L’atto del Dittatore è citato come “Primo decreto di Alcamo” in alcuni studi, ma non avevo avuto occasione di leggerlo per intero e soprattutto di averne a disposizione un esemplare originale.
Il documento è stampato tipograficamente su carta di scarsa qualità. Letta l’intestazione, ho controllato la data: “Alcamo, 17 maggio
Prima di affrontare nel merito i contenuti del Decreto, è necessario appunto fare un passo indietro.
Antefatto
Chi ha avuto la pazienza di leggere quell’articolo, ricorderà che abbiamo esaminato un Decreto del 21 agosto 1860 con il quale il pro Dittatore Depretis, che aveva sostituito il
Le motivazioni erano esplicite e il pro Dittatore proclamava che i fatti ritenuti come reati politici durante l'occupazione borbonica, anziché dar luogo ad azione penale, rendevano gli autori di essi benemeriti dell'Italia comune madre, dichiarava nulle e come non avvenute tutte le condanne emesse sui fatti che durante “l’occupazione borbonica” erano considerati come reati politici.
Gli imputati o condannati per i fatti medesimi, sono stati immediatamente liberati e sono rientrati “di pieno diritto” nell’esercizio dei diritti civili e politici.
Nell’innalzare agli altari della Patria i detenuti politici in quanto tali, non si sente neanche il bisogno di esaminare le personali posizioni degli imputati o condannati, quanti e quali reati abbiano commesso. E’ sufficiente che il Governo borbonico li abbia arrestati, perché ora essi siano da considerare dei benemeriti della nuova “Patria” dei siciliani.
La pretesa “occupazione borbonica della Sicilia”: i possibili motivi
Avevamo considerato ancor più sorprendente l’affermazione del Pro Dittatore contenuta nel Decreto: “durante l’occupazione borbonica”, alla quale si era tentato di trovare una valida motivazione storica e giuridica.
I due Regni di Sicilia erano stati unificati 44 anni prima, nel nuovo Regno delle Due Sicilie, a seguito della decisione assunta dal Congresso di Vienna, di riconoscere e ristabilire Ferdinando II quale Re delle Due Sicilie (rectius dei due Regni di Sicilia).
Alla luce della circostanza che Garibaldi, fin dai suoi primi Proclami di Marsala, dichiara di agire in nome e per conto di Vittorio Emanuele “Re d’Italia”, avevamo continuato la ricerca delle motivazioni storiche della supposta usurpazione borbonica, in relazione alla posizione giuridica ed istituzionale, oltre che dinastica, di Casa Savoia, nei confronti della Corona siciliana.
Avevamo quindi ricordato che i Savoia, quale compenso per la loro partecipazione al grande conflitto europeo, innescato dalla problematica successione al trono di Spagna, con la pace di Utrecht del 1713, avevano ricevuto l’investitura di re di Sicilia (Isola) che avevano successivamente barattato con
Tra i motivi principali, oltre che il ritorno delle armate spagnole e l’opposizione austriaca, era risultata determinante la circostanza che la corona di Sicilia (Isola), era stata concessa ai Savoia in qualità di vassalli della Spagna e che sarebbe tornata a quest’ultima all’estinguersi della discendenza maschile di Vittorio Amedeo II.
Di contro la corona di Sardegna veniva loro offerta in piena ed esclusiva titolarità, senza particolari condizioni o vincoli dinastici. I Savoia accettarono
Era stata infine delineata una terza ed ultima ipotesi, ovvero che Depretis facesse riferimento al voto del Parlamento rivoluzionario siciliano del 1848, che aveva dichiarato decaduto Ferdinando II e la dinastia dei Borbone, chiamando al trono il Duca di Genova, Ferdinando Maria Alberto Amedeo Filiberto Vincenzo di Savoia quale re eletto, col nome di Alberto Amedeo I di Sicilia.
Alberto Amedeo rinunciò al trono siciliano per un insieme di motivazioni politiche e per non ostacolare il già delineato cammino dell’unità nazionale italiana, da edificare sotto il regno del padre Carlo Alberto e poi del fratello maggiore Vittorio Emanuele. Sul suo rifiuto ebbe un peso determinante lo Statuto siciliano approvato dal Parlamento rivoluzionario, che limitava sostanzialmente i poteri della Monarchia.
Ci eravamo dunque lasciati con una domanda: di quale usurpazione si accusavano i Borbone?
E con una risposta parziale e solo politica: i Borboni venivano additati da Depretis quali occupanti e usurpatori della Corona dell’Isola, al fine di legittimare in qualche modo l’aggressione perpetrata dai Savoia, per il tramite di quelle che essi stessi avevano definito, ripudiandole, “bande garibaldine di filibustieri”.
Come sopra accennato, il Regno di Sardegna ufficialmente non avanzava alcuna rivendicazione legittimista sulla Corona siciliana e soprattutto non sussisteva un casus belli che si prestasse a giustificare in sede internazionale, un’aggressione savoiarda ai pacifici Borbone.
Risultava quindi indispensabile, per motivare in qualche modo l’intervento di Vittorio Emanuele, una sollevazione dei notabili e del popolo … o qualcosa che apparisse tale. Serviva un “grido di dolore” che provenisse dall’interno dell’Isola: l’impresa garibaldina era strumentale alla creazione di queste condizioni, ben oltre le percezioni del Generale. Un Plebiscito senza alternative, avrebbe completato l’opera.
Se Garibaldi avesse fallito, non vi sarebbe stato neanche bisogno di aggiungere altro a quanto dichiarato da Cavour in Parlamento a Torino durante i primi giorni dell’invasione: un folle filibustiere in meno.
Il casuale quanto inatteso ritrovamento del documento originale completo (in foto ne vediamo una parte), ci consente oggi di aggiungere alla ipotetica ma logica risposta delineata, anche quella storica e “giuridica”.
Il Decreto di Alcamo
Il Decreto è stato emanato da Garibaldi nell’unico giorno in cui si fermò ad Alcamo, in data 17 Maggio 1860. Questo provvedimento segue quelli dati a Marsala l’11 ed a Salemi il 14 maggio, data della proclamazione della Dittatura. Ricordiamo che Garibaldi aveva appena “fortunosamente” vinto la battaglia di Calatafimi e avanzava incontrastato verso Palermo.
Riporto il testo completo del Decreto dittatoriale, in modo tale da conferirlo alla disponibilità di tutti gli appassionati di storia, affinché ognuno ne tragga le proprie considerazioni:
ITALIA E VITTORIO EMMANUELE
GIUSEPPE GARIBALDI Comandante in capo le Forze nazionali in Sicilia,
In virtù de’ poteri a lui conferiti,
Visto il decreto del 14 maggio sulla dittatura
DECRETA
Art. 1. E’ instituito un Governatore in ciascuno dei 24 distretti della Sicilia.
Art. 2. Il Governatore risiederà nel capo-luogo del distretto, e laddove le circostanze il richiedano, in quel comune che crederà stabilire a centro delle sue operazioni. Esso vi rappresenterà il capo dello Stato.
Art. 3. Il Governatore ristabilirà in ogni comune il Consiglio civico e tutti i funzionari esistenti prima dell’occupazione borbonica. Supplirà con altri individui quei che mancassero per morte sopravvenuta, o per altri motivi.
Art. 4. Saranno esclusi dal Consiglio civico e non potranno esser membri del magistrato municipale, giudici comunali, e agenti dell’amministrazione pubblica:
a ) coloro che favorirono direttamente o indirettamente la restaurazione dei Borboni;
b ) coloro che hanno esercitato o esercitano uffici pubblici di nomina del potere illegittimo che attualmente vessa la Sicilia;
c) coloro che notoriamente si oppongono alla redenzione della patria.
Art. 5. Il Governatore sarà giudice dei motivi d’incapacità notati nel precedente articolo, ed all’uopo eserciterà i poteri dati alle commissioni distrettuali coi decreti del 22 luglio 1848 e del 22 febbraio 1849.
Art. 6. Il Governatore nominerà in ogni capo-luogo di distretto un questore ed in ogni comune un delegato per la sicurezza pubblica; nella città di Palermo, Messina e Catania, un assessore per ogni quartiere.
I delegati e gli assessori saranno, nell’esercizio delle loro funzioni, sotto la dipendenza del questore; il questore sotto la dipendenza del Governatore.
Art. 7. Il Governatore eserciterà la sua tutela su tutte le amministrazioni pubbliche e ne dirigerà l’andamento.
Art. 8. Le sentenze, le decisioni e gli atti pubblici saranno intestati: In nome di Vittorio Emmanuele re d‘Italia.
Art. 9. Le leggi, i decreti e regolamenti, quali esistevano sino al 15 maggio 1849 continuano ad essere in vigore.
Art. 10. Ogni disposizione contraria alle presenti e rivocata.
Alcamo 17 maggio 1860.
Firmato
Giuseppe Garibaldi
(Controfirmato)
Il Segretario di Stato
Francesco Crispi
Ecco dunque l’invenzione di un surrettizio motivo per giustificare l’aggressione: il popolo siciliano è vessato da una Dinastia dichiarata decaduta dal Parlamento rivoluzionario del 1848 e Garibaldi viene a ristabilire l’ordine e la legittimità, la sovranità del popolo, abbattendo il potere illegittimo che “vessa
Ed è questa la chiave di lettura delle notizie sulla partecipazione popolare all’insurrezione, invero totalmente false nelle loro dimensioni. Numerosi quanto inascoltati furono i proclami con i quali Garibaldi continuava a chiamare alle armi i siciliani, nei quali risulta evidente e dichiarato che “i volontari arrivano a migliaia dal continente” (molti erano soldati Piemontesi artatamente spogliati della divisa dell’esercito regolare).
Coi “volontari” arrivavano “dal continente” anche armi e munizioni ora generosamente elargite dal Conte di Cavour, convertito alla causa di un’Italia che gli calzava larga di un paio di misure.
In alcuni di questi proclami si nota una serie di drammatici e significativi puntini di sospensione, più eloquenti delle parole, che richiamano all’ordine i siciliani indifferenti ai superiori destini di una Patria, che “altri” stanno costituendo per loro.
In Sicilia si gioca, nel maggio del 1860, la partita decisiva per l’unità d’Italia. La trama è fitta, i protagonisti sono molteplici e non tutti visibili: la sceneggiatura è dunque inevitabilmente complessa, ma politicamente efficace, infine idonea a giustificare l’intervento dei Savoia.
Garibaldi con una mossa inaspettata, riporta le lancette della storia al 15 maggio 1849 e “continua la rivoluzione dei siciliani”. Fa artatamente rivivere la dichiarazione di decadenza dei Borbone, approvata all’unanimità l’8 aprile 1848, dal Parlamento palermitano.
Sono ripristinate alcune Istituzioni rivoluzionarie e richiamati in servizio attivo i rivoltosi del ’48, reintegrati nei Consigli Civici. Garibaldi ripristina sic et simpliciter il corpus dei provvedimenti del Parlamento rivoluzionario, nello stato in cui si trovavano il 15 maggio 1849. Apparentemente.
Infatti il Dittatore è venuto per consegnare l’Isola ai Savoia e non ha alcuna intenzione di riconvocare quel Parlamento simbolo della libertà ed indipendenza della Sicilia, al quale pure artatamente si appella per legittimare la sua azione. E’ venuto “per seppellire Cesare e non per lodarlo”.
Verosimilmente dietro il Decreto del Generale vi è la sapiente regia di una mente sottile, un uomo politico “di grido”: quel Francesco Crispi che controfirma quale Segretario di Stato del Regno di Sicilia già sotto Dittatura, ma ancora tutto da conquistare.
La nomina di Crispi a Segretario di Stato siciliano era avvenuta a Salemi: i meriti acquisiti in Sicilia, gli apriranno la via verso una carriera politica lunga e “gloriosa” che lo porterà alla Presidenza del Consiglio in epoca Umbertina.
E in quella veste lascerà amarissime memorie alla tanto agognata Sicilia, decretandone nel 1893 lo stato d’assedio, ufficialmente per riportare l’ordine “turbato dai Fasci dei lavoratori”, in realtà favorendo il baronaggio latifondista ed il notabilato mafioso, nella difesa del latifondo feudale siciliano e della rendita parassitaria.
E’ logico supporre che il Decreto sia stato subito inviato a tutti i Comuni siciliani, ma vista la rarità del documento, dobbiamo ritenere che ne siano pervenuta a noi solo una piccola parte, che dovrebbe trovarsi negli archivi pubblici dell’Isola.
Si noti come Garibaldi alla testa di un manipolo di uomini mal armati, galvanizzato dalla incredibile vittoria di Calatafimi, occupa subito tutti gli spazi politici e istituzionali: in Sicilia non c’è un vuoto di potere, neanche per un sol giorno.
Vi è un passaggio istituzionale fondamentale sul quale è necessario focalizzare la massima attenzione: Garibaldi a Salemi “Decreta di assumere nel nome di Vittorio Emanuele
Lo stratagemma è sottile: Garibaldi riconosce strumentalmente l’esistenza di uno Stato siciliano usurpato, che altro non poteva essere che l’antico Regno di Sicilia, per potersi proclamare Dittatore di questo Stato … esplicitamente profilando di volerlo consegnare a Vittorio Emanuele II.
Ricordiamo che
In Sicilia vi è dunque un Dittatore che è il Capo dello Stato, rappresentato nei Distretti dai Governatori, un segretario di Stato, un teorico Parlamento le cui decisioni rivivono, i Consigli civici, i 24 Governatori, i Questori, i Delegati per la sicurezza pubblica, gli Assessori nei grandi Centri: insomma c’è lo Stato siciliano, rivive apparentemente il Regno di Sicilia.
E’ chiaro l’intento di Garibaldi e Crispi di portare subito dalla loro parte quanti più Comuni e notabili e cittadini, facendo credere ai siciliani che essi continuano la strada intrapresa dal Parlamento rivoluzionario.
I Decreti politici, amministrativi e gestionali, furono accompagnati da un insieme di altri provvedimenti di natura economica, molto graditi e attesi dalla popolazione dell’Isola e dalla borghesia commerciale (soprattutto inglese), come l’abolizione della tassa sul macinato, di alcuni dazi e l’apertura dei porti siciliani.
Ma la manovra politica è evidente: si tratta di un cavallo di Troia, un vero sotterfugio. Garibaldi si appropria della storia dei siciliani, scegliendo di essa ciò che gli aggrada e ignorando ciò che non gli conviene.
Finge il Generale di dimenticare che il Parlamento di quello Stato siciliano cui ora si appella e dichiara di ripristinare e rappresentare, aveva rivendicato in perpetuo per l’Isola, lo status di Regno indipendente.
Ed infatti il Parlamento siciliano rivoluzionario, aveva ristabilito la situazione precedente all’unificazione delle Corone di Napoli e Sicilia avvenuta nel 1816, proclamando l’indipendenza dell’isola, la decadenza dei Borbone e quindi riportato in vita la plurisecolare Corona normanna. L’ingresso della Sicilia nella Lega o unione italiana, era ipotizzato solo in termini federativi.
E’ sufficiente leggere i primi articoli dello Statuto siciliano del 1848, per rendersi conto che Garibaldi ha usato in modo strumentale l’antefatto rivoluzionario, fingendo di adempiere la volontà dei siciliani ed invero consegnandoli ancora una volta, ad una dinastia estranea alla Sicilia.
Statuto fondamentale del Regno di Sicilia
decretato il giorno 10 luglio 1848
dal generale parlamento
titolo I
religione, indipendenza, sovranità
Art. 1 – La religione dello Stato è la cattolica, apostolica romana. Quando il re non vorrà professarla sarà ipso facto decaduto.
Art. 2 –
La sola accettazione di un altro principato o governo lo farà anche incorrere ipso facto nella decadenza.
Art. 3 – La sovranità risiede nella università dei cittadini siciliani: niuna classe, niun individuo può attribuirsene l’esercizio. Il poteri dello Stato sono delegati e distinti secondo il presente statuto.
Inganni e spergiuri: i relitti della storia
Nessun rilievo viene dato alla ritrattazione della decadenza dei Borbone, pronunciata pressoché in blocco dai nobili e notabili siciliani nel 1849. E non solo da Garibaldi, ma dagli stessi “traditori pentiti”… che tradiscono nuovamente
Garibaldi dunque ristabilisce apparentemente alcune istituzione rivoluzionarie, o meglio richiama ai posti di comando i secessionisti del 1848, ma in realtà nella sua rivoluzione non vi è nulla di sostanzialmente assimilabile ai principi ispiratori dei moti del ‘48.
E Prima fra tutte, viene tradita la rivendicazione di indipendenza dell’isola, causa determinante delle tre rivoluzioni del 1820, 1836 e 1848 dei siciliani contro
Per la conquista della parte continentale del Regno, non avrà bisogno neanche di questo pretesto, di questa distorta ed estorta legittimazione.
Spesso si è ripetuto che i siciliani vennero tratti in inganno dall’azione di Garibaldi, e che erroneamente ritennero che la rivoluzione del 1860 fosse la continuazione di quella del 1848. Il decreto oggi esaminato, ci fornisce un significativo elemento in più per concludere che in realtà più che ingannarsi da soli, vennero in parte ingannati.
Si noti infatti che Garibaldi, fin dallo sbarco a Marsala, nei suoi atti ufficiali, non nasconde mai l’intenzione di consegnare l’Isola ai Savoia. Al contrario Proclami e Decreti, non mancano mai di evidenziare che si combatte per l’ “Italia e Vittorio Emanuele”, e la firma è sempre apposta in qualità di “Comandante in capo delle forze nazionali (italiane) in Sicilia” e poi di “Dittatore”.
L’equivoco, o se si vuole l’inganno, verosimilmente risiede nei contenuti, nelle ambiguità, delle quali in qualche modo anche il Generale sarà vittima oltre che responsabile. In tal senso possono essere letti i provvedimenti del neo costituito Regno d’Italia, che sconfessano buona parte dei Decreti Garibaldini, primo fra tutti quello che reintroduce l’infame tassa sul macinato.
E’ opportuno chiedersi dunque a chi fossero destinati i Decreti del Dittatore: formalmente a tutta la popolazione, sostanzialmente soltanto ai nobili, notabili ed all’alto clero, in grado di leggerli e di comprenderli.
E se da una parte era solennemente e reiteratamente dichiarata l’intenzione di Garibaldi di consegnare
Giocò un ruolo importante l’avversione della classe nobiliare per i Borboni e soprattutto la contrarietà all’unificazione dei due Regni, da molti considerata un vero tradimento. Ne abbiamo diffusamente parlato nell’articolo sulla fine del Regno delle due Sicilie http://www.italiainformazioni.com/giornale/cultura/64073/garibaldi-sconfitto-calatafimi-menzogne-tradimenti-inizia-dissoluzione-regno.htm e seguenti.
Aggiungiamo che verosimilmente i siciliani vennero tratti in inganno proprio dal formale ripristino della sovranità del Regno, surrettiziamente ostentata da Garibaldi, da una serie di provvedimenti demagogici, e soprattutto del fatto che l’apparentemente redivivo Regno di Sicilia, avrebbe potuto “patteggiare” da pari a pari, le condizioni del suo ingresso nell’Italia di Vittorio Emanuele.
In tal senso va letta la formazione di quel Comitato “Costituzionale” ispirato da Ruggero Settimo, ultimo rivoluzionario “Presidente del Regno”, che intendeva trattare l’annessione costituzionale del Regno di Sicilia al nuovo Regno d’Italia. Il Comitato non venne riconosciuto quale interlocutore e venne proclamato quel Plebiscito senza alternative, che mise i siciliani con le spalle al muro.
Dunque i siciliani che “contavano”, nobili, notabili, grande borghesia (ivi compresa quella commerciale inglese), percepirono a pieno e da subito, che l’invasione garibaldina preludeva all’unione della Sicilia al Regno d’Italia ed accettarono questa soluzione.
S’ingannarono e vennero ingannati su un altro aspetto della questione, il come sarebbe avvenuta l’unificazione, che a fronte dei provvedimenti del Generale, erano certi di poter trattare alla pari, tra Stati sovrani.
Ma cosa volevano “Trattare” i nobili siciliani? Quali diritti e privilegi volevano “Conservare” nel nuovo Stato che si andava delineando?
Nel disegno politico che i maggiorenti siciliani concepivano e proiettavano nel loro futuro, più che il fondamento giuridico, le relazioni istituzionali ed i diritti costituzionali nel nuovo Stato italiano, al primo posto stava il mantenimento dello status quo del latifondo feudale, e Garibaldi fece subito capire chiaramente, sparando sui contadini, che non avrebbe consentito l’aggressione dei feudi.
E proprio il mantenimento di quel ordine economico-sociale feudale, voluto dalla classe nobiliare siciliana, garantito da Garibaldi e dai Savoia, potrebbe essere stato la moneta di scambio, come a dire: “Va bene, consentiamo l’invasione dell’isola, entriamo nell’Italia unita senza alcuna garanzia costituzionale particolare o un nuovo patto tra Re e popolo, purché in Sicilia noi continuiamo a governare il latifondo con i nostri metodi”.
I Baroni riuscirono nel loro intento e sulla base di questo “tacito accordo politico” senza scadenza, impedirono la riforma agraria anche nel nuovo Stato unitario, e sostanzialmente fino agli anni 50 del Novecento. Riuscirono a fermare il tempo in Sicilia per un secolo ancora.
Infine tra fioche luci e dense nebbie, ancora dopo 150 anni, nulla appare certo di questo intrigo internazionale che consegnò l’Isola ai Savoia, ma il mare tempestoso della storia ci restituisce di tempo in tempo i relitti dell’inganno.
Sotto forma di Proclami e di Decreti, di storia scritta per servaggio o piaggeria, i castelli di sabbia si sgretolano, abbattuti dalla stessa onda che porta a riva le ombre di un passato che non passa mai.
Pienamente daccordo, ma non avete risposto alla mia domanda, saremmo pronti a quella eventuale evenienza? O proponete un salto nel buio e che Dio ci aiuti, o Jeova o Allah ? Ho monitorato il panorama regionale siciliano senza trovare una sola persona carismatica, politico o non politico che possa riunire le varie anime della Sicilia, Bossi è andato a Pontida per raccogliere le sue truppe, facendo leva sulla loro storia. Devo ammettere che ho sperato in Lombardo, altra cocente delusione (il cognome avrebbe dovuto mettermi in allarme, ma tant'è). Ho guardato ai giovani, vuoto totale, trovandosi nella disperazione più totale son costretti o ad emigrare oppure credere ancora alla "presa per i fondelli" della "raccomandazione" del politico di turno, per poi ritrovarsi vecchi e disoccupati.
Ci vorrebbero dei nuovi "Vespri Siciliani", i Vespri ci sarebbero......sono i Siciliani che mancano, o no ?
A chi non piacerebbe una Sicilia Indipendente ? Ma altri siciliani ci hanno venduti .....Crispi, Ruggero Settimo ecc. ecc.
Scusate l'umore nero, ma credo che abbiamo ben poco da ridere e/o sperare.
Salvatore G.
Non mi pare il caso di fare nomi in questa sede, ma i siciliani onesti esistono, non è una specie estinta. Guardi meglio tra coloro i quali hanno messo a repentaglio la loro vita per non pagare il pizzo, tra i magistrati che sanno di essere nel mirino. Non guardi soli i politici.
cordiali saluti
Certo che è possibile che ne troviamo di peggio, sa quanti squali affamati sono in politica in Sicilia ? Provi a dare uno sguardo ai cosiddetti "giovani politici siciliani" cominciando da Cimino, capobranco di squali affamati e vedrà che c'è molto, molto di peggio in circolazione, sia a destra, sia al centro che a sinistra. "A sciarria iè tutta pa cutra e da sicilia cu minchia si nni futti"
Salvatore G.
Squali affamati? Questi Le sembrano pesci rossi?
Lei quindi sostiene che non possiamo trovare in Sicilia miglior classe politica. Bene, io invece le chiedo: ma secondo Lei è possibile che ne troviamo di peggiori?
Certo che è possibile che ne troviamo di peggio, sa quanti squali affamati sono in politica in Sicilia ? Provi a dare uno sguardo ai cosiddetti "giovani politici siciliani" cominciando da Cimino, capobranco di squali affamati e vedrà che c'è molto, molto di peggio in circolazione, sia a destra, sia al centro che a sinistra. "A sciarria iè tutta pa cutra e da sicilia cu minchia si nni futti"
Salvatore G.
Carissimo Salvatore,
lei è - credo - in buona fede nel suo scetticismo.
La invito però a riflettere sul fatto che in ogni epoca e possedimento coloniale le classi "subdirigenti", i "marajah collaborazionisti", etc. sono accuratamente selezionati in peggio dai dominatori in funzione dei loro interessi. Da sola la Sicilia si libererebbe di colpo di queste zavorre italianiste. Quindi il paragone è quanto meno inappropriato.
Pienamente daccordo, ma non avete risposto alla mia domanda, saremmo pronti a quella eventuale evenienza? O proponete un salto nel buio e che Dio ci aiuti, o Jeova o Allah ? Ho monitorato il panorama regionale siciliano senza trovare una sola persona carismatica, politico o non politico che possa riunire le varie anime della Sicilia, Bossi è andato a Pontida per raccogliere le sue truppe, facendo leva sulla loro storia. Devo ammettere che ho sperato in Lombardo, altra cocente delusione (il cognome avrebbe dovuto mettermi in allarme, ma tant'è). Ho guardato ai giovani, vuoto totale, trovandosi nella disperazione più totale son costretti o ad emigrare oppure credere ancora alla "presa per i fondelli" della "raccomandazione" del politico di turno, per poi ritrovarsi vecchi e disoccupati.
Ci vorrebbero dei nuovi "Vespri Siciliani", i Vespri ci sarebbero......sono i Siciliani che mancano, o no ?
A chi non piacerebbe una Sicilia Indipendente ? Ma altri siciliani ci hanno venduti .....Crispi, Ruggero Settimo ecc. ecc.
Scusate l'umore nero, ma credo che abbiamo ben poco da ridere e/o sperare.
Salvatore G.
Vorrei fare una domanda a tutti questi indipendisti all'ultima moda :
Ammesso e NON concesso che l'italia ci molli come una zavorra, quale sarebbe la classe dirigente che prenderebbe in mano le sorti della neonata repubblica siciliana ???? Quale governo ????
Fuori I nomi, i cognomi e gli eventuali meriti della predetta classe dirigente e quelli del governo.
Sono curioso e chissà potrei anche votarli.
Salvatore G.
Carissimo Salvatore,
lei è - credo - in buona fede nel suo scetticismo.
La invito però a riflettere sul fatto che in ogni epoca e possedimento coloniale le classi "subdirigenti", i "marajah collaborazionisti", etc. sono accuratamente selezionati in peggio dai dominatori in funzione dei loro interessi. Da sola la Sicilia si libererebbe di colpo di queste zavorre italianiste. Quindi il paragone è quanto meno inappropriato.
Vorrei fare una domanda a tutti questi indipendisti all'ultima moda :
Ammesso e NON concesso che l'italia ci molli come una zavorra, quale sarebbe la classe dirigente che prenderebbe in mano le sorti della neonata repubblica siciliana ???? Quale governo ????
Fuori I nomi, i cognomi e gli eventuali meriti della predetta classe dirigente e quelli del governo.
Sono curioso e chissà potrei anche votarli.
Salvatore G.
Lei quindi sostiene che non possiamo trovare in Sicilia miglior classe politica. Bene, io invece le chiedo: ma secondo Lei è possibile che ne troviamo di peggiori?
Vorrei fare una domanda a tutti questi indipendisti all'ultima moda :
Ammesso e NON concesso che l'italia ci molli come una zavorra, quale sarebbe la classe dirigente che prenderebbe in mano le sorti della neonata repubblica siciliana ???? Quale governo ????
Fuori I nomi, i cognomi e gli eventuali meriti della predetta classe dirigente e quelli del governo.
Sono curioso e chissà potrei anche votarli.
Salvatore G.
Ed è stato anche ripescato! Come spesso è accaduto ai Savoia.
Infine è anche arrivato secondo: Avanti Savoia!
Finchè ci sono cetriolini da vendere, c'è speranza!
MA COME ... IL PRINCIPE EREDITARIO BALLA ,CANTA E VENDE CETRIOLINI E LEI NON E' CONTENTO?
Ed è stato anche ripescato! Come spesso è accaduto ai Savoia.
L'idea che i Borboni siano stati agenti di progresso fa soltanto ridere. Fregati dai Borboni, fregati dai Savoia, traditi dalla classe dirigente. Poveri siciliani.
MA COME ... IL PRINCIPE EREDITARIO BALLA ,CANTA E VENDE CETRIOLINI E LEI NON E' CONTENTO?
Ehi SOTTOMESSO sto ancora aspettando la tua risposta...
COSA CI CAMBIEREBBE DAL PASSARE DAL DOMINIO ROMANO A QUELLO NAPOLETANO?ASPETTO LA TUA RISPOSTA!
I re siciliani aragonesi erano talmente fissati di riprendersi Napoli che in 150 anni non si stanacarono mai di assediare, sfiancare, attaccare l'esercito angioino, conclamando nei fatti l'unità di Napoli e Sicilia perchè non si accettò mai la perdita della parte settentrionale del Regno e venne considerata quella angioina, una pure invasione militare alla quale viene posta la parola fine fino alla conquista defnitiva per mano di Alfonso, che sconfigge l'esercito d'Angiò ed entra a Napoli.
Poco importa se durante quegli anni nacquero delle istituzioni separate in Napoli e Sicilia, ciò non toglie che fossero sempre da considerare uniti, ecco il perchè in tutti i documenti storici(come le sta scritto anche nelle iscrizioni lapidee)del termine Re delle Due Sicilie e non Re di Napoli e Sicilia.
Non ne abbiano i separatisti, ma Napoli e Sicilia hanno sufficiente legittimazione storica per essere un'unico stato, chi non è d'accordo o parla di sottomissione, è vittima di fanatismo politico.
Il periodo borbonico impoverì la Sicilia?Nulla di più falso, ma sarei curioso di sapere invece nel periodo separatista quante ricchezze e quanti fiumi d'oro avesse la Sicilia, opss dimenticavo, il separatismo in Sicilia visse solo due anni.
Tanto saluti legittimisti.
Argomentazione faziosa. Irredimibile.
I Re di trinacria se ne strafottevano di voi! non ci hanno nemmeno mai pensato a voi! Chi cavolo siete? Guarda che la guerra ve la potevamo portare fino a sotto il naso! Quando invece fu raggiunto L'accordo che i Siciliani volevano CIOÉ che la sicilia e il Meridione siano definitivamente divise,non vi furono piú atti ostili contro il Meridione! mentre invece alla Morte di Federico III NAPOLI cercó nuovamente di Invadere la Sicilia! BUGIARDI E MESCHINI BORBONICI DA DUE LIRE!!!
I re siciliani aragonesi erano talmente fissati di riprendersi Napoli che in 150 anni non si stanacarono mai di assediare, sfiancare, attaccare l'esercito angioino, conclamando nei fatti l'unità di Napoli e Sicilia perchè non si accettò mai la perdita della parte settentrionale del Regno e venne considerata quella angioina, una pure invasione militare alla quale viene posta la parola fine fino alla conquista defnitiva per mano di Alfonso, che sconfigge l'esercito d'Angiò ed entra a Napoli.
Poco importa se durante quegli anni nacquero delle istituzioni separate in Napoli e Sicilia, ciò non toglie che fossero sempre da considerare uniti, ecco il perchè in tutti i documenti storici(come le sta scritto anche nelle iscrizioni lapidee)del termine Re delle Due Sicilie e non Re di Napoli e Sicilia.
Non ne abbiano i separatisti, ma Napoli e Sicilia hanno sufficiente legittimazione storica per essere un'unico stato, chi non è d'accordo o parla di sottomissione, è vittima di fanatismo politico.
Il periodo borbonico impoverì la Sicilia?Nulla di più falso, ma sarei curioso di sapere invece nel periodo separatista quante ricchezze e quanti fiumi d'oro avesse la Sicilia, opss dimenticavo, il separatismo in Sicilia visse solo due anni.
Tanto saluti legittimisti.
Ehi SOTTOMESSO leggiti l'ultima qua.
Per tali motivi, fino all'8 dicembre del 1816, ci furono DUE regni di Sicilia: il titolo rivendicato a Napoli e quello rivendicato a Palermo. A volte il Re è stato diverso, a volte unico (a seconda delle circostanze). Quando era unico il re si proclamava re delle due Sicilie (Utriusque Siciliae Rex), ma non del "regno", che significava re della Sicilia di Palermo e di quella di Napoli.
Questo stato di cose durò fino all'8 dicembre del 1816, data in cui Ferdinando di Borbone (III di Sicilia e IV di Napoli) firmò a Caserta un decreto con il quale cancellò i due regni e ne inventò un terzo proclamandosi "Ferdinando I, re del Regno (uno ed uno solo) delle Due Sicilie, con Napoli capitale.
Sappiamo bene che questa non fu una decisione estemporanea, ma il risultato delle trame internazionali a cui il Congresso di Vienna del 1815 aveva dato veste definitiva.
Si si, peccato che la storia dice altro ovvero che Federico III combattè anche in Campania ed in Puglia, nel tentativo di riconquistare Napoli, come infatti poi riuscì Alfonso d'Aragona, il Re delle Due Sicilie, che entrò a Napoli vittorioso.Ma certo lui a Napoli c'era finito per caso....
La vera storia ha consegnato gli ufficiali traditori all'infamia, ma ci furono anche gli ufficiali borbonici siciliani e napoletani che lavarono quell'infamia con il loro eroismo ed il loro sacrificio.I separatisi tutti, invece, consegnarono la Sicilia ai Sabaudi, tranne qualche raro caso come il Duca D'Acquaviva che, affermando pubblicamente di aver sbagliato, andò in esilio volontario e fu condannato all'oblio, tant'è che il suo nome è sconosciuto e non ha vie, ne piazze intitolate.
Certo non come Ruggiero Settimo, che preferì non chiarire la sua posizione e lasciò un alone di dubbio sul suo vero ideale(aveva paura di cadere nell'oblio anche lui?) ed infatti ricevette onoreficienze ed onori dai Savojardi, un vero onore per un separatista, non c'è che dire...
Si si, Di Blasi fu condannato per aver scritto un libro e non per aver condotto una rivolta con lo scopo di sovvertire le istituzioni siciliane e di imporre le idee giacobine della rivoluzione francese nell'Isola.
I Re di trinacria se ne strafottevano di voi! non ci hanno nemmeno mai pensato a voi! Chi cavolo siete? Guarda che la guerra ve la potevamo portare fino a sotto il naso! Quando invece fu raggiunto L'accordo che i Siciliani volevano CIOÉ che la sicilia e il Meridione siano definitivamente divise,non vi furono piú atti ostili contro il Meridione! mentre invece alla Morte di Federico III NAPOLI cercó nuovamente di Invadere la Sicilia! BUGIARDI E MESCHINI BORBONICI DA DUE LIRE!!!
Si si, peccato che la storia dice altro ovvero che Federico III combattè anche in Campania ed in Puglia, nel tentativo di riconquistare Napoli, come infatti poi riuscì Alfonso d'Aragona, il Re delle Due Sicilie, che entrò a Napoli vittorioso.Ma certo lui a Napoli c'era finito per caso....
La vera storia ha consegnato gli ufficiali traditori all'infamia, ma ci furono anche gli ufficiali borbonici siciliani e napoletani che lavarono quell'infamia con il loro eroismo ed il loro sacrificio.I separatisi tutti, invece, consegnarono la Sicilia ai Sabaudi, tranne qualche raro caso come il Duca D'Acquaviva che, affermando pubblicamente di aver sbagliato, andò in esilio volontario e fu condannato all'oblio, tant'è che il suo nome è sconosciuto e non ha vie, ne piazze intitolate.
Certo non come Ruggiero Settimo, che preferì non chiarire la sua posizione e lasciò un alone di dubbio sul suo vero ideale(aveva paura di cadere nell'oblio anche lui?) ed infatti ricevette onoreficienze ed onori dai Savojardi, un vero onore per un separatista, non c'è che dire...
Si si, Di Blasi fu condannato per aver scritto un libro e non per aver condotto una rivolta con lo scopo di sovvertire le istituzioni siciliane e di imporre le idee giacobine della rivoluzione francese nell'Isola.
Ancora ? Lascia stare a Ruggero settimo. In sicilia si stava male e molto sotto i borboni PUNTO. Le molteplici insurrezioni ne sono una prova inconfutabile. Si passò ai Savoia anche grazie ai tuoi generali borbonici corrotti e lieti di farsi corrompere. Purtroppo l'unità era un fatto fisiologico con la nascita degli stati-nazione e il desiderio dei siciliani era quello di stare meglio. Così non fu
Saluti da Peppa a cannunera. . .da Finocchiaro e Canepa
ANTUDO la Sicilia è UNA !
Allora caro mio duosiculo non mi hai risposto alla mia domanda.
Te preferiresti levarti da Roma per stare sotto Napoli anzichè rendere la Sicilia indipendente come merita?
Sentiamo ancora non mi hai risposto e ti ho detto per 300 volte che quelli del 1848 non erano separatisti ma solo elementi che hanno venduto la Sicilia da un oppressore all'altro!
E poi hanno unito l'Italia quindi sono unionisti!
I separatisti quelli veri sono i Canepa, i Finocchiaro Aprile, i Concetto Gallo e compagnia bella!
Ma tu invece stai facendo di tutto per far passare i cosiddetti separatisti attuali come dei venduti e dei nemici della propria terra.
Signori guardate la differenza tra chi sostiene l'indipendenza della propria terra e chi invece la vorrebbe offrire ad un altro dominatore di turno.
Signor borbonico, ha toppato di brutto e si è dimostrato solo un traditore per cui la saluto, io con gli ignoranti che non hanno argomenti non ci parlo.
E per argomenti parlo di separatismo, dato che considera i Crispi, i Fardella come separatisti quando in realtà erano unionisti.
Ma vabè contento lui di un futuro dominatore, per fortuna gli altri siciliani non la pensano come lui, se devo sottomettermi a qualcun'altro allora preferisco restare con l'Italia.
Buona fortuna caro SOTTOMESSO.
Mamma mia quante sciocchezze stai dicendo...Federico rispettò i patti e le alleanze della costituzione...così come i re di Trinacria non puntavano a riprendersi Napoli, ma solo a mantenere la Sicilia, o ti devo parlare di Artale Alagona, lo scacco di Ognina, Carlo di Valois, del 4 luglio 1299?
PS: una miriade di ufficiali borbonici cambiarono giubba e indossarono quella sabauda...e poi parlate per noi quando voi siete più incoerenti...proprio come Carmine Crocco...
Alla larga dalla nostra terra napoletani.
PPS: i borboni sono quelli che torturarono e decapitarono FRANCESCO PAOLO DI BLASI con il semplice motivo di aver istituito un'accademia linguistica siciliana...
Si si, peccato che la storia dice altro ovvero che Federico III combattè anche in Campania ed in Puglia, nel tentativo di riconquistare Napoli, come infatti poi riuscì Alfonso d'Aragona, il Re delle Due Sicilie, che entrò a Napoli vittorioso.Ma certo lui a Napoli c'era finito per caso....
La vera storia ha consegnato gli ufficiali traditori all'infamia, ma ci furono anche gli ufficiali borbonici siciliani e napoletani che lavarono quell'infamia con il loro eroismo ed il loro sacrificio.I separatisi tutti, invece, consegnarono la Sicilia ai Sabaudi, tranne qualche raro caso come il Duca D'Acquaviva che, affermando pubblicamente di aver sbagliato, andò in esilio volontario e fu condannato all'oblio, tant'è che il suo nome è sconosciuto e non ha vie, ne piazze intitolate.
Certo non come Ruggiero Settimo, che preferì non chiarire la sua posizione e lasciò un alone di dubbio sul suo vero ideale(aveva paura di cadere nell'oblio anche lui?) ed infatti ricevette onoreficienze ed onori dai Savojardi, un vero onore per un separatista, non c'è che dire...
Si si, Di Blasi fu condannato per aver scritto un libro e non per aver condotto una rivolta con lo scopo di sovvertire le istituzioni siciliane e di imporre le idee giacobine della rivoluzione francese nell'Isola.
Certo che la conosco ed infatti ti dico che non fu mai rispettata, il richiamo di Napoli per Federico III era troppo forte e passò ogni giorno della sua vita, lui ed i suoi eredi, a fare la guerra contro gli angioini, per riprendersi quella città sulla quale mai rinunciarono a considerarsi re.
Mamma mia quante sciocchezze stai dicendo...Federico rispettò i patti e le alleanze della costituzione...così come i re di Trinacria non puntavano a riprendersi Napoli, ma solo a mantenere la Sicilia, o ti devo parlare di Artale Alagona, lo scacco di Ognina, Carlo di Valois, del 4 luglio 1299?
PS: una miriade di ufficiali borbonici cambiarono giubba e indossarono quella sabauda...e poi parlate per noi quando voi siete più incoerenti...proprio come Carmine Crocco...
Alla larga dalla nostra terra napoletani.
PPS: i borboni sono quelli che torturarono e decapitarono FRANCESCO PAOLO DI BLASI con il semplice motivo di aver istituito un'accademia linguistica siciliana...
Di quali bombardamenti parli? è un altra bufala che non è stata inventata nemmeno dai separatisti, sempre gli stessi la smentirono già nel 1849-1849. Fu smentita prima ancora che uscisse fuori. Infatti tale menzogna fu messa in giro, solo successivamente, dagli inglesi. I separatisti poi rilanciarono la bufala, smentendo la smentita.
I generali borbonici non hanno mai bombardato indiscriminatamente le città, semmai lo hanno fatto i separatisti come Crispi.
Ignorante di Borbonico! Messina fu distrutta dai cannoni Rigati! Il re borbone festeggió nella reggia di Caserta questo massacro! Anche i piú convinti dei borbonici oggi chiedono scusa per quel gesto scellerato nei confronti di un popolo! E tu dici che non sono mai accadute? Ma tu non sei nemmeno borbonico, sei solo un emerito ignorante! Venite a prendervi la Sicilia, troverete un comitato di accoglienza a MESSINA!
Tra l'altro i neoborbonici inneggiano a Carmine Crocco come eroe di indipendenza, quando quello era un ex garibaldino e poi parlano di incoerenza nei confronti dei separatisti.
Mettetevi in testa una cosa: LA SICILIA E' UNA NAZIONE A SE, LA NAPOLITANIA PURE, SONO DUE NAZIONI SEPARATE.
IL MASSIMO CHE VI POSSIAMO DARE E' LA CONFEDERAZIONE E BASTA, SCORDATEVI MIRE IMPERIALISTICHE NEI NOSTRI CONFRONTI!
La differenza è che Carmine Crocco ammise di aver sbagliato ed ebbe modo di riscattarsi, infatti al contrario di tanti separatisti che ricevettero onori ed onoreficienze dai Savoja, Carmine Crocco morì in carcere a Porto Ferrajo.
Ah no...in pratica lo ha obbligato il dottore che napoli e sicilia devono stare unite...d'altronde è nato prima il regno delle due babbione (un aborto di regno) che il mondo ahahahahahah
Hai mai letto la costituzione di Federico III?
Il miope sei tu, che hai contro tutto il forum, ma alla fine ti auguro una bella sottomissione a Napoli, appunto tu, noi NO.
MAI NAPOLI
Certo che la conosco ed infatti ti dico che non fu mai rispettata, il richiamo di Napoli per Federico III era troppo forte e passò ogni giorno della sua vita, lui ed i suoi eredi, a fare la guerra contro gli angioini, per riprendersi quella città sulla quale mai rinunciarono a considerarsi re.
Tra l'altro i neoborbonici inneggiano a Carmine Crocco come eroe di indipendenza, quando quello era un ex garibaldino e poi parlano di incoerenza nei confronti dei separatisti.
Mettetevi in testa una cosa: LA SICILIA E' UNA NAZIONE A SE, LA NAPOLITANIA PURE, SONO DUE NAZIONI SEPARATE.
IL MASSIMO CHE VI POSSIAMO DARE E' LA CONFEDERAZIONE E BASTA, SCORDATEVI MIRE IMPERIALISTICHE NEI NOSTRI CONFRONTI!
Che poi la cosa che mi fa ridere di questo personaggio qui è il fatto che parla di napoli e sicilia unite da sempre invece dimentica che per 534 anni erano due regni separati.
E poi parla persino di unificazione del 1816, ah deciditi una volta per tutte.
Quant'è nato sto aborto di regno?Quando Dio creò la terra stando a sentire te.
Ricordati 1282.
Comunque mio caro borbonico, continui a parlare di crispi, come se gli indipendentisti siciliani si ispirassero a lui.
Ma vabè, spero tu sia solo un fanatico e nient'altro.
DI SICILIA CINNE' SULU UNA E JE' DE SICILIANI!
Lo ripeto per l'ultima volta.
Il termine due sicilie indicava un'area geografica non una nazione!
D'altronde si fa proprio ricorso alle due sicilie o ai due regni di sicilia per indicare che ormai erano di fatto SEPARATI!
L'uno con capitale Palermo, l'altro con Napoli.
Piuttosto parlando d'attualità mio caro sedicente sottomesso, cosa ci cambierebbe dal passare dal dominio di Roma a quello di Napoli?Sentiamo un pò.
Ah no...in pratica lo ha obbligato il dottore che napoli e sicilia devono stare unite...d'altronde è nato prima il regno delle due babbione (un aborto di regno) che il mondo ahahahahahah
Hai mai letto la costituzione di Federico III?
Il miope sei tu, che hai contro tutto il forum, ma alla fine ti auguro una bella sottomissione a Napoli, appunto tu, noi NO.
MAI NAPOLI
Il "popolo", nell'accezione contemporanea del termine, non appoggiò nessuna rivoluzione in Sicilia. I rivoluzionari potevano anche provenire dal popolo, ma questo non significa che i contadini analfabeti comprendessero la situazione politica o che avessero i mezzi culturali e sociali per scegliere una linea politica più o meno rivoluzionaria.
Gli avete dato anche troppa importanza a questo provocatore borbonico che, in mancanza di argomenti, vi dà addirittura degli "abietti". "Abietto" sarà lui.
E prima di parlare di un eroe come Ruggero Settimo certe persone si dovrebbero sciacquare la bocca. Mancu 'i scarpi ci ponnu allustrari.
Lasciatelo parlare da solo
Federico III di Aragona eletto dal parlamento siciliano fu un grande Re e continuò la Guerra del Vespro contro gli angioini dando battaglia in Calabria ed in Campania, con lo scopo di riconquistare Napoli e riunire il Regno.
La legittimità dell'unione di Napoli sta nel continuo sforzo che i re siciliani ed i legittimi re delle due sicilie fecero nel riconquistare Napoli, nei periodi in cui un'invasione straniera divideva la parte continentale del Regno dalla Sicilia.
Non è un caso che ancora nel 1680, poi nel 1816 dopo 350 anni si faccia ricorso al termine "Due Sicilie" per indicare Napoli e Sicilia e soprattutto per sottolineare in maniera inequivocabile che chi regna sulla Sicilia debba regnare anche su Napoli.
D'altronde Il separatismo, non avendo mai potuto applicare le sue miopi ed abbiette ideologie politiche per più di due anni consecutivi in tutta la sua storia, è costetto a pescare nel periodo borbonico per poter fare dei paragoni su come si stava prima e dopo il 1860.
Infatti prima non esisteva mafia ed emigrazione, dopo, grazie anche a Ruggiero Settimo e Francesco Crispi, queste due piaghe ci hanno rovinato e continuano a rovinarci.
Oh poveretto, Ruggiero Settimo s'era accorto della fregatura che a causa sua e del separatismo aveva fatto prendere alla Sicilia. Un ottima lezione per non fidarsi più dei separatisti.
La Sicilia sta a Napoli come Catania sta a Palermo, sono territori che fanno parte dello stesso stato uniti da un vincolo paritario come lo sono regioni dello stesso stato. La subalternità è fasulla e pretestuosa.
Un altra lezione ce l'ha data Francesco Crispi, il separatista siciliano che consegnò la Sicilia ai Savoja e che fece radere al suolo Palermo, alla faccia della sicilianità...
Il popolino non si ribellò mai ai Borbone, è stato rivelato pure dall'articolista di Bella, furono i Baroni che volevano mantenere i loro poteri sul popolo siciliano che vessavano, a ribellarsi ai Borbone.
Grazie ai Borbone vi fu uno sviluppo economico che la Sicilia non aveva mai visto in 400 anni a causa dei Baroni che usavano il Parlamento "baronale" in maniera strumentale e per i loro interessi, chi lo nega lo fa in mala fede in quanto esistono le prove.
Nel 1820 un mercante siciliano fu rapito dai turchi e da Sfax mandava le lettere alla moglie lamentandosi del fatto che per la mancanza di una strada rotabile tra Palermo e Trapani dovette trasportare la merce via mare dove fu preso di turchi: eccolo li il progresso e la ricchezza portata dai Baroni siciliani e dal loro parlamento.
PALERMO STA A CATANIA COME MESSINA STA A PALERMO. STOP.
Dimentica i BARBONI caro, sono morti. E con loro sono morti i tuoi desideri.
I bombardamenti inventati ? ma se a messina e palermo ne piangono ancora le cicatrici...bha.
Non confondere Crispi con Ruggero Settimo faresti una eresia.....purtroppo il revisionismo storico ha esaltato in modo sproporzionato le gesta borbonica (sol perchè godeva napoli) . . .la Sicilia si ribellò più volte e lo sai pure tu, miglior prova non esiste.
Il popolino non si ribellò ? e chi fece la guerra, chi morì per la patria ? Tanti sono gli scritti . . .ma poche le vere verità se non quelle napoletane. Ci faccia una cortesia lasci stare la Sicilia . . .ne ha avute tante ci vuole solo un ritorno sotto Napoli e mi creda che quando i sicilianisti e/o indipendentisti parlano bene dei borboni lo fanno per denigrare i Savoia e non per esaltare i BARBONI.
Viva Finocchiaro Aprile, Viva Antonio Canepa ! ! !
ANTUDO ......LA SICILIA E' UN'ISOLA ED E' UNICA AL MONDO ! ! !
E poi ripeto, parli male dei separatisti, ma sottolineo ancora una volta.
Gli attuali indipendentisti odiano crispi e si ispirano a CANEPA e FINOCCHIARO APRILE quelli degli anni 40.
Tu non sai neanche chi sono questi qua!
E continui a parlare di Crispi e compagnia bella come se noi ci ispirassimo a loro!
RIpeto: BUONA SOTTOMISSIONE A NAPOLI, SEI LIBERO DI SOTTOMETTERTI QUANDO VUOI, I SICILIANI NON LO FARANNO MAI.
DA CATANESE PREFERISCO PALERMO CAPITALE CHE STARE ANCORA SOTTO DOMINIO STRANIERO!
E poi perchè non volete riconoscere l'assoluta sovranità e diritto della NAZIONE SICILIANA?
Vi fa comodo avere la Sicilia così diventa la discarica di napoli com'è già con roma?
NON VE LO PERMETTEREMO MAI!
Eh si continui con i casti e purissimi borboni...ripeto la Sicilia a SE stante e mai con Napoli!
La Sicilia e Napoli sono state separate per 534 anni, il resto è solo menzogna.
E' inutile che fai finta di negare, è un dato di fatto.
Ciao sottomesso, buona sottomissione a Napoli.
SICILIA INDIPENDENTE
Senti chi parla di fazione politica....te invece eviti di parlare dei BOMBARDAMENTI e dei MASSACRI compiuti dai borbone in SICILIA che quasi quasi furono brutali come quelli dei savoia.
Non la chiami sottomissione?In pratica dal 1816 ci ritrovammo GOVERNATI da Napoli senza più un parlamento (il più antico del mondo anno 1097) e senza leggi...altro che regione con vantaggi....eravamo MARGINALI e più poveri di gran lunga rispetto alle provincie napoletane.
Tra l'altro perchè eviti di dire che Ruggero Settimo rifiutò la chiamata di presidente del senato italiano?E non tornò mai più in Sicilia pur di non vedere la sua isola in altre mani.
Vedo che fai di tutto per portarti le tue ragioni, ma eviti come sempre di evidenziare i particolari.
Se a te piace dividere l'Italia e far passare la Sicilia dalla dominazione romana a quella napoletana prova a farlo, ma occhio che noi siciliani siamo buoni e cari ma sono sicuro al 1000% che una cosa del genere non accadrebbe mai!MAI!
Un'altra cosa: gli indipendentisti non si ispirano a quelli dell'800 ma ad Antonio CANEPA, Andrea Finocchiaro Aprile e compagnia bella, spero che tu li conosca, ma dubito mio caro sottomesso!
MAI SOTTO NAPOLI!MEGLIO MORTO CHE SOTTO NAPOLI!
SICILIA INDIPENDENTE!
Di quali bombardamenti parli? è un altra bufala che non è stata inventata nemmeno dai separatisti, sempre gli stessi la smentirono già nel 1849-1849. Fu smentita prima ancora che uscisse fuori. Infatti tale menzogna fu messa in giro, solo successivamente, dagli inglesi. I separatisti poi rilanciarono la bufala, smentendo la smentita.
I generali borbonici non hanno mai bombardato indiscriminatamente le città, semmai lo hanno fatto i separatisti come Crispi.
Amico neo-borbone, consapevole della sua assoluta "buona fede" e del suo romantico desiderio di sottomissione, le ricordo che Ruggero Settimo favorì quella che Lei chiama vera colonizzazione sol perchè le promesse di cui sopra non furono rispettate ! perchè mai favorire una nuova dominazione se la precedente era così benevola e conveniente per la Sicilia ? Perchè mai il popolino si sarebbe dovuto ribellare innumerevoli volte contro i benevoli Borbone ? gli ultimi 50 anni del dominio franco-napoletano creò fame, la tassa del grano rendeva la gente imbastardita ed affamata....non nego che qualcosa di buono venne fatto al''inizio, ma con il solito scopo di arricchire la "capitale". . . vede se Lei in modo netto mi dicesse: La Sicilia stava meglio prima con i borboni o successivamente con i Savoia ? io le risponderei : Male prima e male dopo, con i borboni venne ripristinata l'impostazione Angoina tornando indietro di secoli al livello istituzionale....con i Savoia tutto è rimasto come con i Borbone.....pur prendendo atto che con i Savoia siamo stati costretti addirittura a vergognarci di essere Siciliani. . . E per concludere il patriota Ruggero Settimo rifiutò la Presidenza del Senato Italiano perchè capì che nulla fu diverso, con l'unità, da ciò che lo stesso volle cambiare (E NON PER MOTIVI DI SALUTE)
Non prenda le mie brevi riflessioni (peraltro scarne atteso il puntuale intervento dei commentatori che mi hanno preceduto) con spirito quasi sciovinista o puramente anti-borbonico. Quello che voglio affermare è che, se indipendenza avverrà la SICILIA UNA SOLA SARA' !!! a nessuno sarà permesso di usare il nostro nome ed il nostro vessillo !!!
AN TU DO L.
Oh poveretto, Ruggiero Settimo s'era accorto della fregatura che a causa sua e del separatismo aveva fatto prendere alla Sicilia. Un ottima lezione per non fidarsi più dei separatisti.
La Sicilia sta a Napoli come Catania sta a Palermo, sono territori che fanno parte dello stesso stato uniti da un vincolo paritario come lo sono regioni dello stesso stato. La subalternità è fasulla e pretestuosa.
Un altra lezione ce l'ha data Francesco Crispi, il separatista siciliano che consegnò la Sicilia ai Savoja e che fece radere al suolo Palermo, alla faccia della sicilianità...
Il popolino non si ribellò mai ai Borbone, è stato rivelato pure dall'articolista di Bella, furono i Baroni che volevano mantenere i loro poteri sul popolo siciliano che vessavano, a ribellarsi ai Borbone.
Grazie ai Borbone vi fu uno sviluppo economico che la Sicilia non aveva mai visto in 400 anni a causa dei Baroni che usavano il Parlamento "baronale" in maniera strumentale e per i loro interessi, chi lo nega lo fa in mala fede in quanto esistono le prove.
Nel 1820 un mercante siciliano fu rapito dai turchi e da Sfax mandava le lettere alla moglie lamentandosi del fatto che per la mancanza di una strada rotabile tra Palermo e Trapani dovette trasportare la merce via mare dove fu preso di turchi: eccolo li il progresso e la ricchezza portata dai Baroni siciliani e dal loro parlamento.
Negli ultimi post si è visto un valzer del fanatismo politico più abbietto, degno dei peggiori centri sociali.
Ma fortunatamente i siciliani non sono tutti così e non tutti prestano ascolto alle stravanganze pseudopolitiche di chi si
sente autorizzato a parlare a nome dei Siciliani e si ritiene (per diritto divino?) depositario della concessione delle
patenti di sicilianità...
Leggo persino di una "sottomissione" a Napoli che non è mai avvenuta, perchè all'interno del Regno delle Due Sicilie, la Sicilia era la regione che aveva più vantaggi rispetto alle altre grazie al proprio passato autonomistico, come ad esempio una propria moneta: un po troppo per una regione "sottomessa", ma di questo il separatista evita di parlarne...
La verità è che i separatisti c'erano anche nel 1860 e furono proprio loro che favorirono la sottomissione, quella vera, a
Torino, tant'è che Ruggiero Settimo (il leader spirituale dei separatisti) ha vie dedicate in tutta Italia come eroe
risorgimentale, fu nominato Presidente del Senato del Regno d'Italia ed i Savoja gli concedettero il titolo di Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onoreficienza della casa reale piemontese.
Nelle mani separatiste si che staremmo al sicuro...
Ad ogni modo fin quando il pensiero separatista avrà modo di esprimere le sue "opinioni", i Siciliani sapranno come non
sbagliare e rimarranno al sicuro.
Amico neo-borbone, consapevole della sua assoluta "buona fede" e del suo romantico desiderio di sottomissione, le ricordo che Ruggero Settimo favorì quella che Lei chiama vera colonizzazione sol perchè le promesse di cui sopra non furono rispettate ! perchè mai favorire una nuova dominazione se la precedente era così benevola e conveniente per la Sicilia ? Perchè mai il popolino si sarebbe dovuto ribellare innumerevoli volte contro i benevoli Borbone ? gli ultimi 50 anni del dominio franco-napoletano creò fame, la tassa del grano rendeva la gente imbastardita ed affamata....non nego che qualcosa di buono venne fatto al''inizio, ma con il solito scopo di arricchire la "capitale". . . vede se Lei in modo netto mi dicesse: La Sicilia stava meglio prima con i borboni o successivamente con i Savoia ? io le risponderei : Male prima e male dopo, con i borboni venne ripristinata l'impostazione Angoina tornando indietro di secoli al livello istituzionale....con i Savoia tutto è rimasto come con i Borbone.....pur prendendo atto che con i Savoia siamo stati costretti addirittura a vergognarci di essere Siciliani. . . E per concludere il patriota Ruggero Settimo rifiutò la Presidenza del Senato Italiano perchè capì che nulla fu diverso, con l'unità, da ciò che lo stesso volle cambiare (E NON PER MOTIVI DI SALUTE)
Non prenda le mie brevi riflessioni (peraltro scarne atteso il puntuale intervento dei commentatori che mi hanno preceduto) con spirito quasi sciovinista o puramente anti-borbonico. Quello che voglio affermare è che, se indipendenza avverrà la SICILIA UNA SOLA SARA' !!! a nessuno sarà permesso di usare il nostro nome ed il nostro vessillo !!!
AN TU DO L.
Ormai ogni articolo di storia diventa un campo di battaglia; si prescinde da ogni contenuto e si finisce per parlare di altro, ovvero dell'indipendenza dell'Isola. Certo un motivo ci sarà ...
Negli ultimi post si è visto un valzer del fanatismo politico più abbietto, degno dei peggiori centri sociali.
Ma fortunatamente i siciliani non sono tutti così e non tutti prestano ascolto alle stravanganze pseudopolitiche di chi si
sente autorizzato a parlare a nome dei Siciliani e si ritiene (per diritto divino?) depositario della concessione delle
patenti di sicilianità...
Leggo persino di una "sottomissione" a Napoli che non è mai avvenuta, perchè all'interno del Regno delle Due Sicilie, la Sicilia era la regione che aveva più vantaggi rispetto alle altre grazie al proprio passato autonomistico, come ad esempio una propria moneta: un po troppo per una regione "sottomessa", ma di questo il separatista evita di parlarne...
La verità è che i separatisti c'erano anche nel 1860 e furono proprio loro che favorirono la sottomissione, quella vera, a
Torino, tant'è che Ruggiero Settimo (il leader spirituale dei separatisti) ha vie dedicate in tutta Italia come eroe
risorgimentale, fu nominato Presidente del Senato del Regno d'Italia ed i Savoja gli concedettero il titolo di Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onoreficienza della casa reale piemontese.
Nelle mani separatiste si che staremmo al sicuro...
Ad ogni modo fin quando il pensiero separatista avrà modo di esprimere le sue "opinioni", i Siciliani sapranno come non
sbagliare e rimarranno al sicuro.
I Siciliani sanno che siete un popolo di imbroglioni! siete solo mistifictori! negate le rivolte contro di voi SI VOI PERCHÉ TU SEI UN NAPOLETANO E NON UN SICILIANO! perché per quanto ci possano essere Siciliani che credano a queste fesserie delle due sicilie NESSUN SICILIANO GIUSTIFICA quel massacro disumano a messina! Quindi caro napoletano non siete mai stati nessuno da soli e mai sarete qualcuno! napoli non é mai stata Capitale legittima di nulla Tranne del regnod i Napoli e Puglia! SI Napoli e Puglia perché il nome lo cambiaste voi per forza di cose! Non siete nessuno,rompete solo le scatole! Sono 150 anni che non vi battete per l'indipendenza e ora fate i GRADASSI? andatevene a tirare latte dalla mamma e lasciate le battaglie per l indipendenza ai popoli che davvero sanno come farle e cosa significhi condurle! Dalla caduta di gaeta a oggi non avete sollevato un dito per la libertá! Negli anni 40 avevate la possibilitá di rivoltarvi contro Roma e invece? NULLA! Quindi cocchi lasciate fare a chi il geme dell'INDIPENDENZA lo ha veramente nel DNA e voi continuate a servire i vostri padroni! Ricordate A MESSINA C'É LA FRONTIERA PER TUTTI GLI ITALIANI ANCHE PER VOI!
Negli ultimi post si è visto un valzer del fanatismo politico più abbietto, degno dei peggiori centri sociali.
Ma fortunatamente i siciliani non sono tutti così e non tutti prestano ascolto alle stravanganze pseudopolitiche di chi si
sente autorizzato a parlare a nome dei Siciliani e si ritiene (per diritto divino?) depositario della concessione delle
patenti di sicilianità...
Leggo persino di una "sottomissione" a Napoli che non è mai avvenuta, perchè all'interno del Regno delle Due Sicilie, la Sicilia era la regione che aveva più vantaggi rispetto alle altre grazie al proprio passato autonomistico, come ad esempio una propria moneta: un po troppo per una regione "sottomessa", ma di questo il separatista evita di parlarne...
La verità è che i separatisti c'erano anche nel 1860 e furono proprio loro che favorirono la sottomissione, quella vera, a
Torino, tant'è che Ruggiero Settimo (il leader spirituale dei separatisti) ha vie dedicate in tutta Italia come eroe
risorgimentale, fu nominato Presidente del Senato del Regno d'Italia ed i Savoja gli concedettero il titolo di Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onoreficienza della casa reale piemontese.
Nelle mani separatiste si che staremmo al sicuro...
Ad ogni modo fin quando il pensiero separatista avrà modo di esprimere le sue "opinioni", i Siciliani sapranno come non
sbagliare e rimarranno al sicuro.
Senti chi parla di fazione politica....te invece eviti di parlare dei BOMBARDAMENTI e dei MASSACRI compiuti dai borbone in SICILIA che quasi quasi furono brutali come quelli dei savoia.
Non la chiami sottomissione?In pratica dal 1816 ci ritrovammo GOVERNATI da Napoli senza più un parlamento (il più antico del mondo anno 1097) e senza leggi...altro che regione con vantaggi....eravamo MARGINALI e più poveri di gran lunga rispetto alle provincie napoletane.
Tra l'altro perchè eviti di dire che Ruggero Settimo rifiutò la chiamata di presidente del senato italiano?E non tornò mai più in Sicilia pur di non vedere la sua isola in altre mani.
Vedo che fai di tutto per portarti le tue ragioni, ma eviti come sempre di evidenziare i particolari.
Se a te piace dividere l'Italia e far passare la Sicilia dalla dominazione romana a quella napoletana prova a farlo, ma occhio che noi siciliani siamo buoni e cari ma sono sicuro al 1000% che una cosa del genere non accadrebbe mai!MAI!
Un'altra cosa: gli indipendentisti non si ispirano a quelli dell'800 ma ad Antonio CANEPA, Andrea Finocchiaro Aprile e compagnia bella, spero che tu li conosca, ma dubito mio caro sottomesso!
MAI SOTTO NAPOLI!MEGLIO MORTO CHE SOTTO NAPOLI!
SICILIA INDIPENDENTE!
Negli ultimi post si è visto un valzer del fanatismo politico più abbietto, degno dei peggiori centri sociali.
Ma fortunatamente i siciliani non sono tutti così e non tutti prestano ascolto alle stravanganze pseudopolitiche di chi si
sente autorizzato a parlare a nome dei Siciliani e si ritiene (per diritto divino?) depositario della concessione delle
patenti di sicilianità...
Leggo persino di una "sottomissione" a Napoli che non è mai avvenuta, perchè all'interno del Regno delle Due Sicilie, la Sicilia era la regione che aveva più vantaggi rispetto alle altre grazie al proprio passato autonomistico, come ad esempio una propria moneta: un po troppo per una regione "sottomessa", ma di questo il separatista evita di parlarne...
La verità è che i separatisti c'erano anche nel 1860 e furono proprio loro che favorirono la sottomissione, quella vera, a
Torino, tant'è che Ruggiero Settimo (il leader spirituale dei separatisti) ha vie dedicate in tutta Italia come eroe
risorgimentale, fu nominato Presidente del Senato del Regno d'Italia ed i Savoja gli concedettero il titolo di Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onoreficienza della casa reale piemontese.
Nelle mani separatiste si che staremmo al sicuro...
Ad ogni modo fin quando il pensiero separatista avrà modo di esprimere le sue "opinioni", i Siciliani sapranno come non
sbagliare e rimarranno al sicuro.
Perché è così difficile ammettere che la Sicilia è una Nazione, con un suo popolo, ed è stata Regno e Stato autonomo. Lo dice la Storia da Ermocrate al 1946 ed oltre. "4 secoli mi sembrano sufficienti per stabilizzare un'identità nazionale e l'aspirazione ad uno Stato sovrano. Poi i napoletani e gli italiani saranno pure le persone più brave del mondo, ma perché dovrebbero impedirci di continuare la nostra storia. Malta ... è Stato sovrano ...
Lo dico serenamente: proviamo a governarci da soli. Quando ci hanno governato gli altri (sempre) non è stato un gran che ... o no? Cosa abbiamo da perdere?
questo qui oltre ad essere siciliano ritiene legittime persino le prese di posizione violente attuate dai borbone nei confronti dei siciliani e si sottometterebbe volentieri a napoli...questo significa non solo essere dei traditori ma persino non conoscere per niente la storia dell'isola
una cosa mio caro borbonico...parli tanto di case reali e dinastie...e consideri illegittimo il regno di trinacria...in realtà illegittimo era il regno di napoli (o sicilia citra) in mano ai francesi angioini...in quanto per successione dinastica...anche quel regno spettava agli aragonesi in quanto la moglie di pietro l'aragonese era costanza II di sicilia nata e cresciuta a CATANIA
per cui il regno illegittimo per successione dinastica era proprio quello partenopeo e non quello siciliano!!!
ma lo lasciate perdere quest'uomo senza patria? è solo un poveraccio che si svende animo e corpo a napoletani! Non é ca va combattuto ca COMPATITO!
Negli ultimi post si è visto un valzer del fanatismo politico più abbietto, degno dei peggiori centri sociali.
Ma fortunatamente i siciliani non sono tutti così e non tutti prestano ascolto alle stravanganze pseudopolitiche di chi si
sente autorizzato a parlare a nome dei Siciliani e si ritiene (per diritto divino?) depositario della concessione delle
patenti di sicilianità...
Leggo persino di una "sottomissione" a Napoli che non è mai avvenuta, perchè all'interno del Regno delle Due Sicilie, la Sicilia era la regione che aveva più vantaggi rispetto alle altre grazie al proprio passato autonomistico, come ad esempio una propria moneta: un po troppo per una regione "sottomessa", ma di questo il separatista evita di parlarne...
La verità è che i separatisti c'erano anche nel 1860 e furono proprio loro che favorirono la sottomissione, quella vera, a
Torino, tant'è che Ruggiero Settimo (il leader spirituale dei separatisti) ha vie dedicate in tutta Italia come eroe
risorgimentale, fu nominato Presidente del Senato del Regno d'Italia ed i Savoja gli concedettero il titolo di Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onoreficienza della casa reale piemontese.
Nelle mani separatiste si che staremmo al sicuro...
Ad ogni modo fin quando il pensiero separatista avrà modo di esprimere le sue "opinioni", i Siciliani sapranno come non
sbagliare e rimarranno al sicuro.
ahhhhhhhhh ma é un filo-borbonici SICILIANO! I Peggiori quindi! inneggi a un regno che massacró senza pieta la gente della tua terra! ma affermi pure che la giusta capitale sia Napoli? Tu non é che sei siciliano
questo qui oltre ad essere siciliano ritiene legittime persino le prese di posizione violente attuate dai borbone nei confronti dei siciliani e si sottometterebbe volentieri a napoli...questo significa non solo essere dei traditori ma persino non conoscere per niente la storia dell'isola
una cosa mio caro borbonico...parli tanto di case reali e dinastie...e consideri illegittimo il regno di trinacria...in realtà illegittimo era il regno di napoli (o sicilia citra) in mano ai francesi angioini...in quanto per successione dinastica...anche quel regno spettava agli aragonesi in quanto la moglie di pietro l'aragonese era costanza II di sicilia nata e cresciuta a CATANIA
per cui il regno illegittimo per successione dinastica era proprio quello partenopeo e non quello siciliano!!!
ahhhhhhhhh ma é un filo-borbonici SICILIANO! I Peggiori quindi! inneggi a un regno che massacró senza pieta la gente della tua terra! ma affermi pure che la giusta capitale sia Napoli? Tu non é che sei siciliano
Veramente significa "Re di entrambe le Sicilie" e non cambia una virgola, anzi fa capire che sono proprio due e diverse. Perchè le sicilie erano due come due erano i Regni: vi dovete arrendere a questa realtà. Non ci sono alternative: sono proprio i Borbone che smentiscono la vostra tesi, procedendo alla unificazione dei due Regni che si sono separti nel 1282 a causa della creazione del regno di Trinacria. Finemula cu sta chitarra. Basta, la storia vi smentisce clamorosamente e chiaramente.
Se avete altre argomentazioni sulla bontà della dominazione borbonica bene, ma insistere su questa linea è perdente.
Si bravo, è solo una chitarra che vorrebbero prendere per farci sentire meridionali.
Noi siamo SICILIANI e basta!
Non vogliamo ne ROMA ne NAPOLI!
Che ci cambia tra essere SOTTOMESSI a ROMA ed esserlo con NAPOLI?
LA VERA E LEGITTIMA CAPITALE DI SICILIA SI CHIAMA PALERMO!
I regni erano due, ma vennero riunificati formalmente dagli aragonesi, ciò non significa che si fossero fusi, ma non significa nemmeno che fossero completamente separati perchè sui due regni governava la stessa Monarchia (Sicilia Ulteriore e Sicilia Citeriore)Mentre il Regno di Trinacria, stette in piedi solo pochi anni.
Certo vi fu una spartizione nella "famiglia aragonese" di Napoli e Sicilia, come si usava nelle famiglie reali, al figlio lascia Napoli ed al fratello la Sicilia.
Ma già con Ferdinando II il Cattolico, un solo re torna a riprendere sotto un unica mano Napoli e Sicilia.
Questo re era già re di Sicilia dal 1479.
Ancora una volta dunque nella storia si legge di un re che dalla Sicilia si riprende Napoli, come è giusto che sia, perchè da sempre chi ha governato sulla Sicilia debba governare anche su Napoli e viceversa, nel rispetto della linea dinastica. Altro che Sicilia sottomessa a Napoli, il suo è settarismo e fanatismo separatista duro e puro.
I siciliani da sempre interagiscono con le altre regioni del Sud, con le quali dal 1139 portano avanti la storia della nostra Terra.
Forse le sfugge che le rivolte scoppiate in Sicilia a cui lei fa riferimento erano quelle, tra cui la più famosa dei "MELVI E DEI MALVEZZI" , in cui a Messina si scontrarono dei sostenitori degli spagnoli e dei francesi, proprio come avveniva a Napoli.
P.S. in Sicilia fino al 1812 non esisteva nessuna costituzione.
Dopo la guerra di successione spagnola la Sicilia passò ai Savoja e Napoli agli austriaci come bottino di guerra a danno dei Borbone di Spagna e di Francia, che perdettero la Guerra contro l'Austria ed i suoi alleati.
Nel 1734 Carlo di Borbone, con un poderoso esercito riconquista prima Napoli e poi la Sicilia e fu incoronato Re, come legittimo sovrano delle Due Sicilie. Gli austriaci vengono messi definitivamente in fuga nella famosa battaglia di Bitonto.
Mi dispiace per lei, ma Napoli e Sicilia non sono come il Mozambico e la Lapponia, si rassegni e sia più lungimirante.
Chiudo facendo notare una cosa molto importante, con i Borbone per la prima volta in 500 anni, un sovrano riporta la sede del trono all'interno del territorio delle Due Sicilie, oltretutto senza avere altri regni sottomano, e non come era avvenuto fino a poco prima in cui i nostri re risiedevano ora a Madrid ora a Vienna. Insomma grazie ai Borbone, le Due Sicilie tornarono ad essere davvero indipendenti.
Stai facendo solo falsa DEMAGOGIA, il regno di TRINACRIA è durato solo pochi anni?SOLO POCHI ANNI?130 anni ti sembrano pochi?
E tra l'altro quel regno li aveva delle colonie nel mediterraneo...chiamasi DUCATO DI ATENE, DUCATO DI NEOPATRIA, MALTA E LE ISOLE MINORI E L'ISOLA DI DJERBA.
Ferdinando il Cattolico sarà re SOLO di Sicilia dal 1468 al 1474 e governava l'isola senza ausilio di vicari e vicerè perchè regnava sul posto.
Dal 1474 fu consorte di Castiglia e poi nel 1479 re di tutti i territori spagnoli meno Napoli che prenderà solo nel 1504, adesso stando a sentire il tuo discorso, te fai finta di non includere che non era solo re di Sicilia e di Napoli ma re di tutti i territori SPAGNOLI e ITALIANI, questo che significa che dobbiamo ricostruire l'impero spagnolo?
Il termine REX UTRIUSQUE SICILIAE non indicava NIENTE ma SOLO un area geografica, i regni erano e sono stati DUE dal 1282 al 1816 poca storia e poche robe.
Erano SEPARATI anche se COOPERANTI ma non cooperazione non significa UNIONE!
I borbone dal 1816 al 1860 si chiamarono non RE DELLE DUE SICILIE, MA RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE!!!!!!
E sono stati gli stessi che ci hanno dato una costituzione per creare due dinastie separate come fece ALFONSO IL MAGNANIMO e invece non rispettarono i PATTI!
Coi borboni infine chi diventeranno INDIPENDENTI?NAPOLI non la SICILIA che si trovò SOTTOMESSA A NAPOLI!
Se hai voglia di risottometterti a Napoli non significa che devi cercare di convincere i tuoi conterranei a farlo!
Lo stretto dista 3,5 km te lo puoi fare pure a nuoto!
E un'ultima cosa, qua a darti contro non sono solo io ma almeno altri 3-4 utenti, quindi hai TOPPATO.
SICILIA INDIPENDENTE
MAI SOTTO NAPOLI!
NAZIONE SICILIANA 1295-1415
I regni erano due, ma vennero riunificati formalmente dagli aragonesi, ciò non significa che si fossero fusi, ma non significa nemmeno che fossero completamente separati perchè sui due regni governava la stessa Monarchia (Sicilia Ulteriore e Sicilia Citeriore)Mentre il Regno di Trinacria, stette in piedi solo pochi anni.
Certo vi fu una spartizione nella "famiglia aragonese" di Napoli e Sicilia, come si usava nelle famiglie reali, al figlio lascia Napoli ed al fratello la Sicilia.
Ma già con Ferdinando II il Cattolico, un solo re torna a riprendere sotto un unica mano Napoli e Sicilia.
Questo re era già re di Sicilia dal 1479.
Ancora una volta dunque nella storia si legge di un re che dalla Sicilia si riprende Napoli, come è giusto che sia, perchè da sempre chi ha governato sulla Sicilia debba governare anche su Napoli e viceversa, nel rispetto della linea dinastica. Altro che Sicilia sottomessa a Napoli, il suo è settarismo e fanatismo separatista duro e puro.
I siciliani da sempre interagiscono con le altre regioni del Sud, con le quali dal 1139 portano avanti la storia della nostra Terra.
Forse le sfugge che le rivolte scoppiate in Sicilia a cui lei fa riferimento erano quelle, tra cui la più famosa dei "MELVI E DEI MALVEZZI" , in cui a Messina si scontrarono dei sostenitori degli spagnoli e dei francesi, proprio come avveniva a Napoli.
P.S. in Sicilia fino al 1812 non esisteva nessuna costituzione.
Dopo la guerra di successione spagnola la Sicilia passò ai Savoja e Napoli agli austriaci come bottino di guerra a danno dei Borbone di Spagna e di Francia, che perdettero la Guerra contro l'Austria ed i suoi alleati.
Nel 1734 Carlo di Borbone, con un poderoso esercito riconquista prima Napoli e poi la Sicilia e fu incoronato Re, come legittimo sovrano delle Due Sicilie. Gli austriaci vengono messi definitivamente in fuga nella famosa battaglia di Bitonto.
Mi dispiace per lei, ma Napoli e Sicilia non sono come il Mozambico e la Lapponia, si rassegni e sia più lungimirante.
Chiudo facendo notare una cosa molto importante, con i Borbone per la prima volta in 500 anni, un sovrano riporta la sede del trono all'interno del territorio delle Due Sicilie, oltretutto senza avere altri regni sottomano, e non come era avvenuto fino a poco prima in cui i nostri re risiedevano ora a Madrid ora a Vienna. Insomma grazie ai Borbone, le Due Sicilie tornarono ad essere davvero indipendenti.
non ce ne fo..te niente!!!
Se vogliamo trovare un'analogia tra il 1848 ed il 1860, in ambedue i casi, la "rivoluzione" fu appoggiata dai baroni e dai latifondisti: il vero cancro che da sempre affligge la Sicilia. Solo i Borbone ebbero la forza di combatterli e queste rivoluzioni dimostrano che i sovrani del Regno delle Due Sicilie ed in particolar modo Ferdinando II, colpirono con un intensa attività legislativa i feudatari nei loro interessi e privilegi. Quello che si dovrebbe rifare oggi insomma.
Amaro al popolo che si affida alle rivoluzioni...
SENZA SPENDER TROPPO FIATO CHE CON I FILO-BORBONE É SPRECATO PERCHÉ NON SONO DEGNI NEMMENO DI RESPIRARE L'ARIA CHE INQUINANO: QUANDO LA SICILIA SI STACCHERÁ DALL'ITALIA,DOVETE SOLO PROVARCI A RIMETTERE PIEDE A MESSINA! STAVOLTA DALLA CITTADELLA NON CI SARANNO GLI UFFICIALI BORBONICI,CI SARANNO I DISCENDENTI DI CHI PIÚ DI UNA VOLTA VI PRESE A CALCI! FILO-BORBONICI CHE BRUTTA RAZZA!!!
I regni erano due, ma vennero riunificati formalmente dagli aragonesi, ciò non significa che si fossero fusi, ma non significa nemmeno che fossero completamente separati perchè sui due regni governava la stessa Monarchia (Sicilia Ulteriore e Sicilia Citeriore)Mentre il Regno di Trinacria, stette in piedi solo pochi anni.
Certo vi fu una spartizione nella "famiglia aragonese" di Napoli e Sicilia, come si usava nelle famiglie reali, al figlio lascia Napoli ed al fratello la Sicilia.
Ma già con Ferdinando II il Cattolico, un solo re torna a riprendere sotto un unica mano Napoli e Sicilia.
Questo re era già re di Sicilia dal 1479.
Ancora una volta dunque nella storia si legge di un re che dalla Sicilia si riprende Napoli, come è giusto che sia, perchè da sempre chi ha governato sulla Sicilia debba governare anche su Napoli e viceversa, nel rispetto della linea dinastica. Altro che Sicilia sottomessa a Napoli, il suo è settarismo e fanatismo separatista duro e puro.
I siciliani da sempre interagiscono con le altre regioni del Sud, con le quali dal 1139 portano avanti la storia della nostra Terra.
Forse le sfugge che le rivolte scoppiate in Sicilia a cui lei fa riferimento erano quelle, tra cui la più famosa dei "MELVI E DEI MALVEZZI" , in cui a Messina si scontrarono dei sostenitori degli spagnoli e dei francesi, proprio come avveniva a Napoli.
P.S. in Sicilia fino al 1812 non esisteva nessuna costituzione.
Dopo la guerra di successione spagnola la Sicilia passò ai Savoja e Napoli agli austriaci come bottino di guerra a danno dei Borbone di Spagna e di Francia, che perdettero la Guerra contro l'Austria ed i suoi alleati.
Nel 1734 Carlo di Borbone, con un poderoso esercito riconquista prima Napoli e poi la Sicilia e fu incoronato Re, come legittimo sovrano delle Due Sicilie. Gli austriaci vengono messi definitivamente in fuga nella famosa battaglia di Bitonto.
Mi dispiace per lei, ma Napoli e Sicilia non sono come il Mozambico e la Lapponia, si rassegni e sia più lungimirante.
Chiudo facendo notare una cosa molto importante, con i Borbone per la prima volta in 500 anni, un sovrano riporta la sede del trono all'interno del territorio delle Due Sicilie, oltretutto senza avere altri regni sottomano, e non come era avvenuto fino a poco prima in cui i nostri re risiedevano ora a Madrid ora a Vienna. Insomma grazie ai Borbone, le Due Sicilie tornarono ad essere davvero indipendenti.
Insomma erano due, vennero riunificati formalmente ma non significa che erano fusi ... l'argomentazione sembra un po' in salita, bustrofedica e surrettizia. I Regni erano due perché erano due le investiture papali. Stop. Scoperto l'inganno del falso donativo, la Santa Sede ebbe una posizione più defilata e le vicende successive portarono i Borboni a poter unificare i due regni in uno. Se non fosse risultato falso il donativo, non avrebbero avuto neanche diritto di pensarlo.
L'idea dell'indipendenza è il filo conduttore di tutta la storia siciliana dal 1282 in poi. Il Vespro non fu fatto dalla nobiltà ma da tutti i Bracci, popolo compreso.
Possibile mai che sia così difficile capire la differenza tra fatto e diritto?
Se il Papa, che è apparentemente l'unico legittimato, acconsentì alla creazione di una diversa corona, di Trinacria, appare chiaro che a quel punto e fimo al 1816 i Regni sono due. Che poi incidentalmente vadano a finire periodicamente sotto la stessa dinastia, non significa nulla dal punto di vista giuridico. Tanto è vero che i maggiori e diretti interessati, onde evitare future rivendicazioni su quel trono che tenevano a "bada" malamente e che si ribellava di continuo, decisero proprio loro di unificare i vecchi Regni in uno completamente nuovo.
E' una vicenda chiara che solo chi ha interesse di parte non vuol riconoscere.
La Sicilia è Regno a Se e contratterà in questa veste anche la sua adesione alla costituenda Repubblica italiana. Non si dimentichi che lo Statuto è precedente al Referendum e questo la dice lunga su cosa era ancora la Sicilia il26.5.1946.
Senti mio caro filoborbonico...i regni sono stati DUE dal 1282 al 1816...uno con la denominazione Regno di Sicilia Citra con capitale Napoli e dinastia Angioina francese fino al 1442, e l'altro con il nome di Regno di Trinacria fino al 1416, i due regni vennero riunificati nel 1442?Questa è una tesi che sostenete VOI neoborbonici per tirare fuori rivendicazioni nazionalistiche inesatte e totalmente alterate.
Alfonso d'Aragona detto il Magnanimo non unì mai i due regni in un unico stato ma unì tutta la CORONA D'ARAGONA e dimorò a Napoli fino alla sua morte.
Nel testamento lasciò il regno di Napoli al figlio Ferrante e il regno di Sicilia (o Trinacria) nelle mani di Ferdinando il Cattolico (che poi diventerà re di Spagna e invierà in Sicilia un vicerè).
I regni erano ormai DUE e non UNO come volete far credere voi.
Un altro esempio di tale importanza è il fatto che i francesi continuavano a richiedere il regno di Napoli durante vari periodi e non solo.
A Napoli si fonderanno due pseudo-repubbliche napoletane, mentre in Sicilia si facevano delle rivolte parallele ma differenti, cioè quelle del 1647 e del 1648 di Nino La Pelosa e Giuseppe D'Alesi e quella del 1795 di FRANCESCO PAOLO DI BLASI che puntavano ad instaurare una repubblica SICILIANA (e non duosicula) come a Napoli fecero con quella NAPOLETANA.
Un'altra cosa: dopo la guerra di successione spagnola, Napoli passò agli AUSTRIACI, la Sicilia a Vittorio Amedeo II e durante il primo periodo Borbonico (1734) il re aveva entrambi i regni in unione personale, ma entrambi erano staccati e indipendenti l'uno dall'altro, la differenza fu che in Sicilia a mandare avanti la NAZIONE SICILIANA ci pensava il PARLAMENTO, per cui il re a Napoli era ASSOLUTO a Palermo era COSTITUZIONALE.
Quando i due regni furono riuniti nell'originale nome di Regno delle Due Sicilie la Sicilia si trovò sottomessa e governata da Napoli.
SICILIA INDIPENDENTE
BASTA ROMA
MAI PIU NAPOLI
I regni erano due, ma vennero riunificati formalmente dagli aragonesi, ciò non significa che si fossero fusi, ma non significa nemmeno che fossero completamente separati perchè sui due regni governava la stessa Monarchia (Sicilia Ulteriore e Sicilia Citeriore)Mentre il Regno di Trinacria, stette in piedi solo pochi anni.
Certo vi fu una spartizione nella "famiglia aragonese" di Napoli e Sicilia, come si usava nelle famiglie reali, al figlio lascia Napoli ed al fratello la Sicilia.
Ma già con Ferdinando II il Cattolico, un solo re torna a riprendere sotto un unica mano Napoli e Sicilia.
Questo re era già re di Sicilia dal 1479.
Ancora una volta dunque nella storia si legge di un re che dalla Sicilia si riprende Napoli, come è giusto che sia, perchè da sempre chi ha governato sulla Sicilia debba governare anche su Napoli e viceversa, nel rispetto della linea dinastica. Altro che Sicilia sottomessa a Napoli, il suo è settarismo e fanatismo separatista duro e puro.
I siciliani da sempre interagiscono con le altre regioni del Sud, con le quali dal 1139 portano avanti la storia della nostra Terra.
Forse le sfugge che le rivolte scoppiate in Sicilia a cui lei fa riferimento erano quelle, tra cui la più famosa dei "MELVI E DEI MALVEZZI" , in cui a Messina si scontrarono dei sostenitori degli spagnoli e dei francesi, proprio come avveniva a Napoli.
P.S. in Sicilia fino al 1812 non esisteva nessuna costituzione.
Dopo la guerra di successione spagnola la Sicilia passò ai Savoja e Napoli agli austriaci come bottino di guerra a danno dei Borbone di Spagna e di Francia, che perdettero la Guerra contro l'Austria ed i suoi alleati.
Nel 1734 Carlo di Borbone, con un poderoso esercito riconquista prima Napoli e poi la Sicilia e fu incoronato Re, come legittimo sovrano delle Due Sicilie. Gli austriaci vengono messi definitivamente in fuga nella famosa battaglia di Bitonto.
Mi dispiace per lei, ma Napoli e Sicilia non sono come il Mozambico e la Lapponia, si rassegni e sia più lungimirante.
Chiudo facendo notare una cosa molto importante, con i Borbone per la prima volta in 500 anni, un sovrano riporta la sede del trono all'interno del territorio delle Due Sicilie, oltretutto senza avere altri regni sottomano, e non come era avvenuto fino a poco prima in cui i nostri re risiedevano ora a Madrid ora a Vienna. Insomma grazie ai Borbone, le Due Sicilie tornarono ad essere davvero indipendenti.
Dovrebbe studiarsi un po di latino, "REX UTRIUSQUE SICILIAE" significa "re delle due sicilie" e non "re dei due regni di sicilia"
Glielo dico perchè svilire il motto che usa alla fine.
Ma alla fine, che cambia?
Veramente significa "Re di entrambe le Sicilie" e non cambia una virgola, anzi fa capire che sono proprio due e diverse. Perchè le sicilie erano due come due erano i Regni: vi dovete arrendere a questa realtà. Non ci sono alternative: sono proprio i Borbone che smentiscono la vostra tesi, procedendo alla unificazione dei due Regni che si sono separti nel 1282 a causa della creazione del regno di Trinacria. Finemula cu sta chitarra. Basta, la storia vi smentisce clamorosamente e chiaramente.
Se avete altre argomentazioni sulla bontà della dominazione borbonica bene, ma insistere su questa linea è perdente.
è già stato spiegato più volte che prima del 1816 i re "napoletani" non si definivano " re delle due sicilie", ma " re dei due regni di sicilia"; quindi ora tagghiala!!!
ANimus TUus DOminus
per il resto sapete che vi dico a tutti?
VIVA RE FEDERICO III DI TRINACRIA!IL PADRE DELLA PATRIA SICILIANA 1295-1416 INDIPENDENZA PURA
I "duosiciliani" non hanno mai detto che prima del 1816 esistesse il Regno delle Due Sicilie, bensì che il territorio che comprendeva l'antico ed originale Regno di Sicilia, si chiamasse "Due Sicilie" e ciò dal '400, ovvero quando gli aragonesi legittimi Re di Sicilia, riconquistano Napoli, che faceva parte di questo regno.
Gli aragonesi rivendicarono la parte continentale del Regno(NAPOLI) come era giusto e come gli spettava, non credo che avessero mandato l'esercito li a mangiarsi una sfogliatella, ne glielo ha consigliato il dottore.
X ZTL, negli ultimi 160 anni come mai non si è vista nessuna rivoluzione, ne nessun governo rivoluzionario in Sicilia. Si è percaso assopito lo "spirto guerrier ch'entro rugge ad ogni Siciliano" o semplicemente lo sparuto gruppo separatista che, quello si, da sempre è presente in Sicilia, non ha più avuto l'appoggio e la cassa di risonanza delle potenze straniere come Francia ed Inghilterra, che hanno sempre tentato di indebolire qualsiasi stato forte si sia creato al centro del Mediterraneo, manipolando appunto queste fazioni dalla visione miope della politica(vedi il favoreggiamento a Garibaldi nella conquista della Sicilia)
cosa fai mio caro borbonico...fai tutto il saputello di storia e dimentichi che da 160 anni a questa parte in sicilia ci sono state varie rivolte separatistiche...dal 1860 al 1900 ce ne furono diverse e poi dimentichi stranamente quella degli anni 40...STRANO vero?borbonico non sei altro che un'incompetente che cerca di farsi ragione inventandosi falsi proclami storici...ma è tipico della razza napoletana
è già stato spiegato più volte che prima del 1816 i re "napoletani" non si definivano " re delle due sicilie", ma " re dei due regni di sicilia"; quindi ora tagghiala!!!
ANimus TUus DOminus
Dovrebbe studiarsi un po di latino, "REX UTRIUSQUE SICILIAE" significa "re delle due sicilie" e non "re dei due regni di sicilia"
Glielo dico perchè svilire il motto che usa alla fine.
Ma alla fine, che cambia?
Pur con tutto il mio sforzo non riesco a trovare nulla di legittimo in quello che fece Garibaldi, la sua stessa presenza in Sicilia era illegittima, visto che per conto di Vittorio Emanuele invase uno stato pacifico, senza dichiarazione di guerra.
Insiste a dichiarare illegittimo ciò che invece venne deliberato nella legalità e nel diritto al Congresso di Vienna, invece era il governo rivoluzionario del 1848 ad essere illegittimo ed illegale e giustamente non fu riconosciuto da alcuna nazione.
Questi sono i fatti, il resto sono opinioni.
Capisco l'attaccamento alle sue ideologie, ma non si accorge che sta facendo passare l'unione di Napoli e Sicilia come se fosse l'unione tra il Mozambico e la Lapponia. Come le ho ricordato prima, quando fu fondato il Regno di Sicilia dai Normanni nel 1139, esso comprendeva anche Napoli (come mostra questa cartina) e che dopo la parentesi angioina, Napoli e Sicilia vengono riunificate formalmente e rimarranno sempre sotto la stessa monarchia, salvo brevi parentesi.
Azz, chissà perchè avranno riunito proprio Napoli e Sicilia....
Senti mio caro filoborbonico...i regni sono stati DUE dal 1282 al 1816...uno con la denominazione Regno di Sicilia Citra con capitale Napoli e dinastia Angioina francese fino al 1442, e l'altro con il nome di Regno di Trinacria fino al 1416, i due regni vennero riunificati nel 1442?Questa è una tesi che sostenete VOI neoborbonici per tirare fuori rivendicazioni nazionalistiche inesatte e totalmente alterate.
Alfonso d'Aragona detto il Magnanimo non unì mai i due regni in un unico stato ma unì tutta la CORONA D'ARAGONA e dimorò a Napoli fino alla sua morte.
Nel testamento lasciò il regno di Napoli al figlio Ferrante e il regno di Sicilia (o Trinacria) nelle mani di Ferdinando il Cattolico (che poi diventerà re di Spagna e invierà in Sicilia un vicerè).
I regni erano ormai DUE e non UNO come volete far credere voi.
Un altro esempio di tale importanza è il fatto che i francesi continuavano a richiedere il regno di Napoli durante vari periodi e non solo.
A Napoli si fonderanno due pseudo-repubbliche napoletane, mentre in Sicilia si facevano delle rivolte parallele ma differenti, cioè quelle del 1647 e del 1648 di Nino La Pelosa e Giuseppe D'Alesi e quella del 1795 di FRANCESCO PAOLO DI BLASI che puntavano ad instaurare una repubblica SICILIANA (e non duosicula) come a Napoli fecero con quella NAPOLETANA.
Un'altra cosa: dopo la guerra di successione spagnola, Napoli passò agli AUSTRIACI, la Sicilia a Vittorio Amedeo II e durante il primo periodo Borbonico (1734) il re aveva entrambi i regni in unione personale, ma entrambi erano staccati e indipendenti l'uno dall'altro, la differenza fu che in Sicilia a mandare avanti la NAZIONE SICILIANA ci pensava il PARLAMENTO, per cui il re a Napoli era ASSOLUTO a Palermo era COSTITUZIONALE.
Quando i due regni furono riuniti nell'originale nome di Regno delle Due Sicilie la Sicilia si trovò sottomessa e governata da Napoli.
SICILIA INDIPENDENTE
BASTA ROMA
MAI PIU NAPOLI
Si è parlato di unione formale, nel 1816 diventano una sola, di fatto.
è già stato spiegato più volte che prima del 1816 i re "napoletani" non si definivano " re delle due sicilie", ma " re dei due regni di sicilia"; quindi ora tagghiala!!!
ANimus TUus DOminus
Ancora con questa storia.
Si faccia una domanda serenamente: se nel 1816 qualcuno sentì la necessità di fare una legge per unire i due regni e le due corone, secondo Lei questo può significare che ne esisteva già una sola? Ora si dia una risposta logica.
Si è parlato di unione formale, nel 1816 diventano una sola, di fatto.
Le corone furono riunificate formalmente sotto Alfonso d'Aragona, Re delle Due Sicilie: titolo con cui i sovrani che gli succedettero da li fino al 1816 utilizzarono per dichiarare il dominio sui territori dell'antico Regno di Sicilia, ovvero Napoli e Sicilia.
Un esempio: il testo che troviamo su questa lapide in latino posta sul vecchio Arsenale di Palermo datata 1630 è molto significativa, c'è scritto: FILIPPO IV di SPAGNA, Re delle Due Sicilie.....
http://2.bp.blogspot.com/_SaTbjMY0wYM/SMjvq9rwypI/AAAAAAAAAIo/CoC6N74tTHY/s320/stemma-arsenale.jpg
Ancora con questa storia.
Si faccia una domanda serenamente: se nel 1816 qualcuno sentì la necessità di fare una legge per unire i due regni e le due corone, secondo Lei questo può significare che ne esisteva già una sola? Ora si dia una risposta logica.
Si ma le Corone erano ormai due di diritto e così si continuò a tira e molla fino al 1816. E' stata una pessima idea dei Borboni quella di unificare i Regni, il che li condusse, insieme a tanti altri motivi, verso la porta d'uscita della storia.
Le corone furono riunificate formalmente sotto Alfonso d'Aragona, Re delle Due Sicilie: titolo con cui i sovrani che gli succedettero da li fino al 1816 utilizzarono per dichiarare il dominio sui territori dell'antico Regno di Sicilia, ovvero Napoli e Sicilia.
Un esempio: il testo che troviamo su questa lapide in latino posta sul vecchio Arsenale di Palermo datata 1630 è molto significativa, c'è scritto: FILIPPO IV di SPAGNA, Re delle Due Sicilie.....
http://2.bp.blogspot.com/_SaTbjMY0wYM/SMjvq9rwypI/AAAAAAAAAIo/CoC6N74tTHY/s320/stemma-arsenale.jpg
Allora si dovrebbe mettere d'accordo con chi dice che le decisioni del Papa sono frutto di "arroganza papalina".Non è che il Papa quando dice qualcosa che non aggrada alle proprie ideologie, è arrogante ed illegittimo, viceversa quando ciò che dice il Pontefice fa comodo, allora rappresenta il Diritto fatto persona...
In ogni caso basta guardare ai fatti successivi per ritrovare gli aragonesi a Napoli, alla faccia della Pace di Catania (che di fatto fu un semplice armistizio) mentre il Regno di Trinacria decadde. Gli aragonesi chiaramente poi furono riconosciuti dal Papa legittimi regnanti.
Si ma le Corone erano ormai due di diritto e così si continuò a tira e molla fino al 1816. E' stata una pessima idea dei Borboni quella di unificare i Regni, il che li condusse, insieme a tanti altri motivi, verso la porta d'uscita della storia.
Come al solito nei commenti si forma un enorme minestrone nel quale si perde il senso delle cose, il bandolo della matassa e non si fa un buon servizio alla verità. Perchè non limitarsi all'argomento dell'articolo? Perché rifare ogni volta il soliti tutti contro tutti?
C'è un documento non molto noto: commentiamolo e basta.
Veramente il Regno di Sicilia "Legittimo", dopo la pace di Catania, era quello continentale di Napoli che aveva il placet del Papa, mentre i siciliani aragonesi dovettero cambiare nome in Regno di Trinacria.
Allora si dovrebbe mettere d'accordo con chi dice che le decisioni del Papa sono frutto di "arroganza papalina".Non è che il Papa quando dice qualcosa che non aggrada alle proprie ideologie, è arrogante ed illegittimo, viceversa quando ciò che dice il Pontefice fa comodo, allora rappresenta il Diritto fatto persona...
In ogni caso basta guardare ai fatti successivi per ritrovare gli aragonesi a Napoli, alla faccia della Pace di Catania (che di fatto fu un semplice armistizio) mentre il Regno di Trinacria decadde. Gli aragonesi chiaramente poi furono riconosciuti dal Papa legittimi regnanti.
I "duosiciliani" non hanno mai detto che prima del 1816 esistesse il Regno delle Due Sicilie, bensì che il territorio che comprendeva l'antico ed originale Regno di Sicilia, si chiamasse "Due Sicilie" e ciò dal '400, ovvero quando gli aragonesi legittimi Re di Sicilia, riconquistano Napoli, che faceva parte di questo regno.
Gli aragonesi rivendicarono la parte continentale del Regno(NAPOLI) come era giusto e come gli spettava, non credo che avessero mandato l'esercito li a mangiarsi una sfogliatella, ne glielo ha consigliato il dottore.
X ZTL, negli ultimi 160 anni come mai non si è vista nessuna rivoluzione, ne nessun governo rivoluzionario in Sicilia. Si è percaso assopito lo "spirto guerrier ch'entro rugge ad ogni Siciliano" o semplicemente lo sparuto gruppo separatista che, quello si, da sempre è presente in Sicilia, non ha più avuto l'appoggio e la cassa di risonanza delle potenze straniere come Francia ed Inghilterra, che hanno sempre tentato di indebolire qualsiasi stato forte si sia creato al centro del Mediterraneo, manipolando appunto queste fazioni dalla visione miope della politica(vedi il favoreggiamento a Garibaldi nella conquista della Sicilia)
il regno delle due sicilie è morto e sepolto, appartiene alla storia, invece il risorgimento ancora è il presente visto che il principio su cui si fonda la repubblica italiana è lo stesso per cui garibaldi venne in sicilia, cioè sfruttamento della nostra terra.
SICILIA INDIPENDENTE!!!
ANTUDO
I "duosiciliani" non hanno mai detto che prima del 1816 esistesse il Regno delle Due Sicilie, bensì che il territorio che comprendeva l'antico ed originale Regno di Sicilia, si chiamasse "Due Sicilie" e ciò dal '400, ovvero quando gli aragonesi legittimi Re di Sicilia, riconquistano Napoli, che faceva parte di questo regno.
Gli aragonesi rivendicarono la parte continentale del Regno(NAPOLI) come era giusto e come gli spettava, non credo che avessero mandato l'esercito li a mangiarsi una sfogliatella, ne glielo ha consigliato il dottore.
X ZTL, negli ultimi 160 anni come mai non si è vista nessuna rivoluzione, ne nessun governo rivoluzionario in Sicilia. Si è percaso assopito lo "spirto guerrier ch'entro rugge ad ogni Siciliano" o semplicemente lo sparuto gruppo separatista che, quello si, da sempre è presente in Sicilia, non ha più avuto l'appoggio e la cassa di risonanza delle potenze straniere come Francia ed Inghilterra, che hanno sempre tentato di indebolire qualsiasi stato forte si sia creato al centro del Mediterraneo, manipolando appunto queste fazioni dalla visione miope della politica(vedi il favoreggiamento a Garibaldi nella conquista della Sicilia)
Veramente il Regno di Sicilia "Legittimo", dopo la pace di Catania, era quello continentale di Napoli che aveva il placet del Papa, mentre i siciliani aragonesi dovettero cambiare nome in Regno di Trinacria.
Nelle carte geografiche, dal XIII al XV secolo, l'isola di Sicilia è sempre indicata come "Regno di Sicilia", mentre la parte continentale dell'antico Regno normanno di Sicilia, ha assunto nel tempo diverse denominazioni: da Regno di Sicilia citra a Regno di Napoli. Queste indicazioni si riscontrano anche nel periodo spagnolo pur essendo stati formati i tre Vice Regni di Sardegna, Sicilia e Napoli.
In sostanza, contrariamente a quanto vogliono sostenere i duosiciliani, L'isola è sempre stata Regno e corona autonomi, fino al 1816.
Questo era stato ricordato e chiarito ai duri di orecchie in un precedente articolo del Di Bella.
Le rivoluzioni siciliane dell'Ottocento e tutta la storia siciliana fino ai giorni nostri, continuano a provare che l'Isola è indomabile nella sua autonomia linguistica, di pensiero (nel bene e nel male) ed istituzionale, a prescindere dalla legittimità dei Regni e delle dominazioni. I siciliani sono rimasti autonomi anche dopo l'unià d'Italia tanto è vero che hanno patteggiato il loro ingresso nella Repubblica italiana, ottenendo ancor prima del Referendum istituzionale l'approvazione dello Statuto che il Parlamento romano non ha potuto far altro che ratificare.
Si rassegnino gli appassionati amici unionisti e i duo siciliani: la Sicilia è ancora da unire all'Italia di fatto e di diritto, se mai qualcuno ci riuscirà (ed è stata unita a Napoli solo sulla carta).
Questa è la storia: cercare legittimazioni è inutile. Siamo ancora SICILIA di fatto e di diritto: lo dice il nostro Statuto, lo dice la forza contrattuale che ancora abbiamo, lo dice anche lo strapotere mafioso.
Abbiamo attravensato 24 secoli come nazione, popolo siciliano e ancora dopo 24 secoli lo Stato è venuto a patti con la Sicilia nel 1946 ... ieri. Chi abbia fatto il patto con lo Stato italiano, con gli Aragonesi, o con i Savoia ... è altro discorso.
Ma in tutto questo nessuno si accorge, o tutti facciamo finta di non accorgerci, che il popolo non ha avuto voce in capitolo e che la storia dell'Isola l'hanno fatta i potenti e i prepotenti. Questo Signori è il vero problema.
ztl
I "duosiciliani" non hanno mai detto che prima del 1816 esistesse il Regno delle Due Sicilie, bensì che il territorio che comprendeva l'antico ed originale Regno di Sicilia, si chiamasse "Due Sicilie" e ciò dal '400, ovvero quando gli aragonesi legittimi Re di Sicilia, riconquistano Napoli, che faceva parte di questo regno.
Gli aragonesi rivendicarono la parte continentale del Regno(NAPOLI) come era giusto e come gli spettava, non credo che avessero mandato l'esercito li a mangiarsi una sfogliatella, ne glielo ha consigliato il dottore.
X ZTL, negli ultimi 160 anni come mai non si è vista nessuna rivoluzione, ne nessun governo rivoluzionario in Sicilia. Si è percaso assopito lo "spirto guerrier ch'entro rugge ad ogni Siciliano" o semplicemente lo sparuto gruppo separatista che, quello si, da sempre è presente in Sicilia, non ha più avuto l'appoggio e la cassa di risonanza delle potenze straniere come Francia ed Inghilterra, che hanno sempre tentato di indebolire qualsiasi stato forte si sia creato al centro del Mediterraneo, manipolando appunto queste fazioni dalla visione miope della politica(vedi il favoreggiamento a Garibaldi nella conquista della Sicilia)
Giusto, è così. E i siciliani preferirono cambiar nome al loro Stato, piuttosto che avere a che fare con Napoli, dove la decapitazione di Corradino si trasformò in una grande festa popolare.
Gli aragonesi cambiarono il nome alla Sicilia, mica i siciliani
Giusto, è così. E i siciliani preferirono cambiar nome al loro Stato, piuttosto che avere a che fare con Napoli, dove la decapitazione di Corradino si trasformò in una grande festa popolare.
E' falso, non avvenne a Napoli nessuna festa popolare
Appunto bisognerebbe cominciare a parlare del rapporto tra potere esterno alla Sicilia, potere interno ad essa, mafie e popolazione.
Nelle carte geografiche, dal XIII al XV secolo, l'isola di Sicilia è sempre indicata come "Regno di Sicilia", mentre la parte continentale dell'antico Regno normanno di Sicilia, ha assunto nel tempo diverse denominazioni: da Regno di Sicilia citra a Regno di Napoli. Queste indicazioni si riscontrano anche nel periodo spagnolo pur essendo stati formati i tre Vice Regni di Sardegna, Sicilia e Napoli.
In sostanza, contrariamente a quanto vogliono sostenere i duosiciliani, L'isola è sempre stata Regno e corona autonomi, fino al 1816.
Questo era stato ricordato e chiarito ai duri di orecchie in un precedente articolo del Di Bella.
Le rivoluzioni siciliane dell'Ottocento e tutta la storia siciliana fino ai giorni nostri, continuano a provare che l'Isola è indomabile nella sua autonomia linguistica, di pensiero (nel bene e nel male) ed istituzionale, a prescindere dalla legittimità dei Regni e delle dominazioni. I siciliani sono rimasti autonomi anche dopo l'unià d'Italia tanto è vero che hanno patteggiato il loro ingresso nella Repubblica italiana, ottenendo ancor prima del Referendum istituzionale l'approvazione dello Statuto che il Parlamento romano non ha potuto far altro che ratificare.
Si rassegnino gli appassionati amici unionisti e i duo siciliani: la Sicilia è ancora da unire all'Italia di fatto e di diritto, se mai qualcuno ci riuscirà (ed è stata unita a Napoli solo sulla carta).
Questa è la storia: cercare legittimazioni è inutile. Siamo ancora SICILIA di fatto e di diritto: lo dice il nostro Statuto, lo dice la forza contrattuale che ancora abbiamo, lo dice anche lo strapotere mafioso.
Abbiamo attravensato 24 secoli come nazione, popolo siciliano e ancora dopo 24 secoli lo Stato è venuto a patti con la Sicilia nel 1946 ... ieri. Chi abbia fatto il patto con lo Stato italiano, con gli Aragonesi, o con i Savoia ... è altro discorso.
Ma in tutto questo nessuno si accorge, o tutti facciamo finta di non accorgerci, che il popolo non ha avuto voce in capitolo e che la storia dell'Isola l'hanno fatta i potenti e i prepotenti. Questo Signori è il vero problema.
ztl
Già, è proprio questo il problema.
mt
Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.
Non interessa a nessuno che cosa "secondo lei" o "secondo me" è legittimo o no.
Il post è dedicato alla legittimità dell'intervento garibaldino "secondo i loro stessi atti", "dal loro punto di vista", e le conseguenze logiche e giuridiche che derivano da queste interpretazioni.
Guardi, pur non essendo d'accordo con lei le voglio dare per buono che quel che fu deciso al Congresso di Vienna sia stato come dice lei legggittimo.
E allora? Mi pare non abbia capito il senso del post e dei commenti.
I separatisti siciliani dell'800 (la totalità del mondo politico siciliano, tranne 4 poliziotti ed impiegati, ma facciamo finta che non sia così) e le loro "sponde" italiane consideravano tutto ciò illegittimo e giustificavano in tal modo il titolo di "usurpatore" per il Borbone riportato in atti ufficiali. Non è così? Non è d'accordo? In questo momento non ha alcuna importanza, perché stiamo studiando il "loro" punto di vista non il "nostro", il "mio", il "suo", quello di Di Bella.
E le conseguenze logiche delle "loro stesse affermazioni", dei "loro stessi decreti" sono che non solo l'unione con Napoli sarebbe stata a questo punto illegittima, ma - attesa l'evidente nullità del plebiscito - anche quella con l'Italia. Punto.
Il resto è politica, non è storia, anche se politica fatta con argomentazioni trapassate remote.
Ma lei fa finta di non capire. Come fa finta che due regni che avevano lo stesso re ma legislazioni diverse, costituzioni diverse, forze armate diverse, governi diversi, magistrature diverse, monete diverse, cittadinanze diverse (lo sa che i "napolitani" in Sicilia avevano la loro "corporazione" e i loro "consoli" come i genovesi, i francesi e gli spagnoli?) siano lo stesso paese per il sol fatto che nascono per scissione da un unico regno secoli prima. Allora pure la Nuova Zelanda e l'Australia sono lo stesso paese: non hanno mai avuto capi di stato diversi, né alleanze internazionali diverse...
La sua presunzione di ribaltare i fatti con le sue ideologie passatiste forse sarebbe una provocazione che non merita più alcuna risposta.
Ma io ed altri gliele daremo sempre, perché la sua sistematica opera di disinformazione storica sul web non confonda qualche sprovveduto di storia.
Mi spiace per lei, ma la svergogneremo sempre. Mettendo in ridicolo la sua ignoranza storica e a costo di annoiare qualche lettore che da lontano potrebbe non capire la differenza.
Continui per ora da solo con le sue affermazioni perentorie prive di qualsiasi supporto fattuale. Lei se la canta e lei se la suona.
P.S. Le cartine si prendono quando sono state redatte a quei tempi, non nei manuali di storia, o fatte a tavolino.
La sfido a trovarmi una carta delle "Due Sicilie" più antica del 1816. Non la troverà perché non esiste.
Nelle carte geografiche, dal XIII al XV secolo, l'isola di Sicilia è sempre indicata come "Regno di Sicilia", mentre la parte continentale dell'antico Regno normanno di Sicilia, ha assunto nel tempo diverse denominazioni: da Regno di Sicilia citra a Regno di Napoli. Queste indicazioni si riscontrano anche nel periodo spagnolo pur essendo stati formati i tre Vice Regni di Sardegna, Sicilia e Napoli.
In sostanza, contrariamente a quanto vogliono sostenere i duosiciliani, L'isola è sempre stata Regno e corona autonomi, fino al 1816.
Questo era stato ricordato e chiarito ai duri di orecchie in un precedente articolo del Di Bella.
Le rivoluzioni siciliane dell'Ottocento e tutta la storia siciliana fino ai giorni nostri, continuano a provare che l'Isola è indomabile nella sua autonomia linguistica, di pensiero (nel bene e nel male) ed istituzionale, a prescindere dalla legittimità dei Regni e delle dominazioni. I siciliani sono rimasti autonomi anche dopo l'unià d'Italia tanto è vero che hanno patteggiato il loro ingresso nella Repubblica italiana, ottenendo ancor prima del Referendum istituzionale l'approvazione dello Statuto che il Parlamento romano non ha potuto far altro che ratificare.
Si rassegnino gli appassionati amici unionisti e i duo siciliani: la Sicilia è ancora da unire all'Italia di fatto e di diritto, se mai qualcuno ci riuscirà (ed è stata unita a Napoli solo sulla carta).
Questa è la storia: cercare legittimazioni è inutile. Siamo ancora SICILIA di fatto e di diritto: lo dice il nostro Statuto, lo dice la forza contrattuale che ancora abbiamo, lo dice anche lo strapotere mafioso.
Abbiamo attravensato 24 secoli come nazione, popolo siciliano e ancora dopo 24 secoli lo Stato è venuto a patti con la Sicilia nel 1946 ... ieri. Chi abbia fatto il patto con lo Stato italiano, con gli Aragonesi, o con i Savoia ... è altro discorso.
Ma in tutto questo nessuno si accorge, o tutti facciamo finta di non accorgerci, che il popolo non ha avuto voce in capitolo e che la storia dell'Isola l'hanno fatta i potenti e i prepotenti. Questo Signori è il vero problema.
ztl
Il riferimento dovrebbe essere alla chiamata di Carlo I d'Angiò da parte del Papa, contro i normanni Hohenstaufen, che determinerà la chiamata degli aragonesi da parte dei siciliani.
Giusto, è così. E i siciliani preferirono cambiar nome al loro Stato, piuttosto che avere a che fare con Napoli, dove la decapitazione di Corradino si trasformò in una grande festa popolare.
Scusate ma non si comprende più il senso del dibattito: vi siete allontanati dai punti di riferimento e spezzettando gli argomenti e ingigantendoli: che c'entra il Papa nel 1860?
Il riferimento dovrebbe essere alla chiamata di Carlo I d'Angiò da parte del Papa, contro i normanni Hohenstaufen, che determinerà la chiamata degli aragonesi da parte dei siciliani.
Scusate ma non si comprende più il senso del dibattito: vi siete allontanati dai punti di riferimento e spezzettando gli argomenti e ingigantendoli: che c'entra il Papa nel 1860?
Dovrebbe stare più calmo e non offendere quando risponde, ho la sensazione che lei stia adesso utilizzando l'arma del turpiloquio, dopo aver esaurito gli argomenti.
Allora forse è meglio smetterla qui, tanto c'è abbastanza carne al fuoco affinchè chi legge possa farsi una propria idea.
saluti
Non sarà, per caso, un napoletano in cerca di giustificazione storico-giuridica di un passato scaturito dall'arroganza papalina?
Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.
Non interessa a nessuno che cosa "secondo lei" o "secondo me" è legittimo o no.
Il post è dedicato alla legittimità dell'intervento garibaldino "secondo i loro stessi atti", "dal loro punto di vista", e le conseguenze logiche e giuridiche che derivano da queste interpretazioni.
Guardi, pur non essendo d'accordo con lei le voglio dare per buono che quel che fu deciso al Congresso di Vienna sia stato come dice lei legggittimo.
E allora? Mi pare non abbia capito il senso del post e dei commenti.
I separatisti siciliani dell'800 (la totalità del mondo politico siciliano, tranne 4 poliziotti ed impiegati, ma facciamo finta che non sia così) e le loro "sponde" italiane consideravano tutto ciò illegittimo e giustificavano in tal modo il titolo di "usurpatore" per il Borbone riportato in atti ufficiali. Non è così? Non è d'accordo? In questo momento non ha alcuna importanza, perché stiamo studiando il "loro" punto di vista non il "nostro", il "mio", il "suo", quello di Di Bella.
E le conseguenze logiche delle "loro stesse affermazioni", dei "loro stessi decreti" sono che non solo l'unione con Napoli sarebbe stata a questo punto illegittima, ma - attesa l'evidente nullità del plebiscito - anche quella con l'Italia. Punto.
Il resto è politica, non è storia, anche se politica fatta con argomentazioni trapassate remote.
Ma lei fa finta di non capire. Come fa finta che due regni che avevano lo stesso re ma legislazioni diverse, costituzioni diverse, forze armate diverse, governi diversi, magistrature diverse, monete diverse, cittadinanze diverse (lo sa che i "napolitani" in Sicilia avevano la loro "corporazione" e i loro "consoli" come i genovesi, i francesi e gli spagnoli?) siano lo stesso paese per il sol fatto che nascono per scissione da un unico regno secoli prima. Allora pure la Nuova Zelanda e l'Australia sono lo stesso paese: non hanno mai avuto capi di stato diversi, né alleanze internazionali diverse...
La sua presunzione di ribaltare i fatti con le sue ideologie passatiste forse sarebbe una provocazione che non merita più alcuna risposta.
Ma io ed altri gliele daremo sempre, perché la sua sistematica opera di disinformazione storica sul web non confonda qualche sprovveduto di storia.
Mi spiace per lei, ma la svergogneremo sempre. Mettendo in ridicolo la sua ignoranza storica e a costo di annoiare qualche lettore che da lontano potrebbe non capire la differenza.
Continui per ora da solo con le sue affermazioni perentorie prive di qualsiasi supporto fattuale. Lei se la canta e lei se la suona.
P.S. Le cartine si prendono quando sono state redatte a quei tempi, non nei manuali di storia, o fatte a tavolino.
La sfido a trovarmi una carta delle "Due Sicilie" più antica del 1816. Non la troverà perché non esiste.
Dovrebbe stare più calmo e non offendere quando risponde, ho la sensazione che lei stia adesso utilizzando l'arma del turpiloquio, dopo aver esaurito gli argomenti.
Allora forse è meglio smetterla qui, tanto c'è abbastanza carne al fuoco affinchè chi legge possa farsi una propria idea.
saluti
Pur con tutto il mio sforzo non riesco a trovare nulla di legittimo in quello che fece Garibaldi, la sua stessa presenza in Sicilia era illegittima, visto che per conto di Vittorio Emanuele invase uno stato pacifico, senza dichiarazione di guerra.
Insiste a dichiarare illegittimo ciò che invece venne deliberato nella legalità e nel diritto al Congresso di Vienna, invece era il governo rivoluzionario del 1848 ad essere illegittimo ed illegale e giustamente non fu riconosciuto da alcuna nazione.
Questi sono i fatti, il resto sono opinioni.
Capisco l'attaccamento alle sue ideologie, ma non si accorge che sta facendo passare l'unione di Napoli e Sicilia come se fosse l'unione tra il Mozambico e la Lapponia. Come le ho ricordato prima, quando fu fondato il Regno di Sicilia dai Normanni nel 1139, esso comprendeva anche Napoli (come mostra questa cartina) e che dopo la parentesi angioina, Napoli e Sicilia vengono riunificate formalmente e rimarranno sempre sotto la stessa monarchia, salvo brevi parentesi.
Azz, chissà perchè avranno riunito proprio Napoli e Sicilia....
Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.
Non interessa a nessuno che cosa "secondo lei" o "secondo me" è legittimo o no.
Il post è dedicato alla legittimità dell'intervento garibaldino "secondo i loro stessi atti", "dal loro punto di vista", e le conseguenze logiche e giuridiche che derivano da queste interpretazioni.
Guardi, pur non essendo d'accordo con lei le voglio dare per buono che quel che fu deciso al Congresso di Vienna sia stato come dice lei legggittimo.
E allora? Mi pare non abbia capito il senso del post e dei commenti.
I separatisti siciliani dell'800 (la totalità del mondo politico siciliano, tranne 4 poliziotti ed impiegati, ma facciamo finta che non sia così) e le loro "sponde" italiane consideravano tutto ciò illegittimo e giustificavano in tal modo il titolo di "usurpatore" per il Borbone riportato in atti ufficiali. Non è così? Non è d'accordo? In questo momento non ha alcuna importanza, perché stiamo studiando il "loro" punto di vista non il "nostro", il "mio", il "suo", quello di Di Bella.
E le conseguenze logiche delle "loro stesse affermazioni", dei "loro stessi decreti" sono che non solo l'unione con Napoli sarebbe stata a questo punto illegittima, ma - attesa l'evidente nullità del plebiscito - anche quella con l'Italia. Punto.
Il resto è politica, non è storia, anche se politica fatta con argomentazioni trapassate remote.
Ma lei fa finta di non capire. Come fa finta che due regni che avevano lo stesso re ma legislazioni diverse, costituzioni diverse, forze armate diverse, governi diversi, magistrature diverse, monete diverse, cittadinanze diverse (lo sa che i "napolitani" in Sicilia avevano la loro "corporazione" e i loro "consoli" come i genovesi, i francesi e gli spagnoli?) siano lo stesso paese per il sol fatto che nascono per scissione da un unico regno secoli prima. Allora pure la Nuova Zelanda e l'Australia sono lo stesso paese: non hanno mai avuto capi di stato diversi, né alleanze internazionali diverse...
La sua presunzione di ribaltare i fatti con le sue ideologie passatiste forse sarebbe una provocazione che non merita più alcuna risposta.
Ma io ed altri gliele daremo sempre, perché la sua sistematica opera di disinformazione storica sul web non confonda qualche sprovveduto di storia.
Mi spiace per lei, ma la svergogneremo sempre. Mettendo in ridicolo la sua ignoranza storica e a costo di annoiare qualche lettore che da lontano potrebbe non capire la differenza.
Continui per ora da solo con le sue affermazioni perentorie prive di qualsiasi supporto fattuale. Lei se la canta e lei se la suona.
P.S. Le cartine si prendono quando sono state redatte a quei tempi, non nei manuali di storia, o fatte a tavolino.
La sfido a trovarmi una carta delle "Due Sicilie" più antica del 1816. Non la troverà perché non esiste.
Riporterei la questione sul 1860.
Il decreto di Alcamo, ma molti altri atti del governo della dittatura, si basavano sulla illegittimità della fusione della Sicilia con Napoli (i neoborbonici o fans delle duesicilie la pensino come vogliono al riguardo, ma chi se ne frega, in fondo in questo contesto è fuori tema) e per questa ragione si riallacciavano alla legalità degli ultimi provvedimenti del governo rivoluzionario del 1848, esattamente come questo aveva fatto, come poteva, con gli ultimi atti prima dello scioglimento della corona di Sicilia del 1816.
Questo è il fatto.
Suffragato dal fatto che i governi garibaldini provvisori delle Due Sicilie furono due, che i plebisciti, pur fatti lo stesso giorno, furono due, che il governo provvisorio (fantoccio se vogliamo) ebbe veri e propri ministri (per la guerra, per le finanze, etc.) e si potrebbe continuare.
Insomma, dal punto di vista sabaudo, il governo provvisorio di Sicilia era tale alla pari di quello degli altri stati che prima o poi parteciparono alla fusione/annessione: il Granducato di Toscana, il Ducato di Parma e Piacenza, il Regno di Napoli, etc. che infatti ebbero tutti ciascuno il proprio governo provvisorio. Rispetto a questi la Sicilia era messa sullo stesso piano e quindi formalmente indipendente e non provincia di altro regno.
Poi, dal loro punto di vista, la legalità dello Stato di Sicilia si sarebbe dovuta legittimamente ereditare da parte del Regno d'Italia attraverso qualche atto che sancisse in tal senso l'indubbia volontà della Nazione.
Tutti gli atti della pro-dittatura, del consiglio straordinario di stato erano - com'è noto - orientati a gestire questo passaggio (ineluttabile nella sostanza) attraverso la convocazione di un Parlamento, che poi sarebbe dovuto sopravvivere quale ordinamento autonomo nell'Italia unita.
Torino non poteva accettare questa anomalia sicula (sebbene, fra tutti gli stati, solo la Sicilia potesse vantare una tradizione parlamentare vera e Cavour stesso lo ammettesse) e spinse per il plebiscito.
Ora, se il Parlamento fosse stato convocato ed avesse votato anche per la unione incondizionata e l'autoscioglimento, o se il Plebiscito fosse stato tenuto regolarmente...
se queste condizioni si fossero rispettate, qualunque separatista oggi dovrebbe ammettere che l'unione con l'Italia sarebbe stata forse inopportuna, ma non certo illegittima.
Ma così non fu. In altro post si è argomentato abbondantemente che il valore legale del Plebiscito, per come fu organizzato, era SOSTANZIALMENTE NULLO.
Quali erano dunque le conseguenze (nel 1860, atteso che come altri ha detto non ha senso postdatare sino ad oggi l'eventuale vizio di un atto pubblico di 150 anni fa che comunque ha prodotto effetti giuridici per generazioni) di tale nullità nella stessa interpretazione/versione giuridica savoiarda (non in quella di separatisti o duosiciliani o altri)?
La conseguenza è che l'annessione all'Italia era nulla e che, automaticamente, il Regno di Sicilia restava l'unico astratto titolare della sovranità sulla Sicilia.
Questo nel 1860. Questa è storia.
Oggi, chissà...
Si ritiene infatti che i fatti del 1943-48 abbiano ricostruito una legittimità completamente diversa e sanato, in qualche modo, quella illegittimità.
Infatti fu riconvocato un Parlamento provvisorio, la Consulta Regionale, che accettò l'unità d'Italia e che formulò l'attuale statuto. Questo fu accettato dalla monarchia. Fu accettato persino dall'unico partito estromesso dalla consulta, il MIS, che non rinunciò al suo progetto di lungo termine indipendentista, ma accettò nel breve la legalità italiana all'insegna dell'autonomia. Fu accettato soprattutto dal popolo siciliano che votò in massa il 2 giugno.
Poi l'Italia violò nuovamente il patto. Ma quella è un'altra storia.
Pur con tutto il mio sforzo non riesco a trovare nulla di legittimo in quello che fece Garibaldi, la sua stessa presenza in Sicilia era illegittima, visto che per conto di Vittorio Emanuele invase uno stato pacifico, senza dichiarazione di guerra.
Insiste a dichiarare illegittimo ciò che invece venne deliberato nella legalità e nel diritto al Congresso di Vienna, invece era il governo rivoluzionario del 1848 ad essere illegittimo ed illegale e giustamente non fu riconosciuto da alcuna nazione.
Questi sono i fatti, il resto sono opinioni.
Capisco l'attaccamento alle sue ideologie, ma non si accorge che sta facendo passare l'unione di Napoli e Sicilia come se fosse l'unione tra il Mozambico e la Lapponia. Come le ho ricordato prima, quando fu fondato il Regno di Sicilia dai Normanni nel 1139, esso comprendeva anche Napoli (come mostra questa cartina) e che dopo la parentesi angioina, Napoli e Sicilia vengono riunificate formalmente e rimarranno sempre sotto la stessa monarchia, salvo brevi parentesi.
Azz, chissà perchè avranno riunito proprio Napoli e Sicilia....
Riporterei la questione sul 1860.
Il decreto di Alcamo, ma molti altri atti del governo della dittatura, si basavano sulla illegittimità della fusione della Sicilia con Napoli (i neoborbonici o fans delle duesicilie la pensino come vogliono al riguardo, ma chi se ne frega, in fondo in questo contesto è fuori tema) e per questa ragione si riallacciavano alla legalità degli ultimi provvedimenti del governo rivoluzionario del 1848, esattamente come questo aveva fatto, come poteva, con gli ultimi atti prima dello scioglimento della corona di Sicilia del 1816.
Questo è il fatto.
Suffragato dal fatto che i governi garibaldini provvisori delle Due Sicilie furono due, che i plebisciti, pur fatti lo stesso giorno, furono due, che il governo provvisorio (fantoccio se vogliamo) ebbe veri e propri ministri (per la guerra, per le finanze, etc.) e si potrebbe continuare.
Insomma, dal punto di vista sabaudo, il governo provvisorio di Sicilia era tale alla pari di quello degli altri stati che prima o poi parteciparono alla fusione/annessione: il Granducato di Toscana, il Ducato di Parma e Piacenza, il Regno di Napoli, etc. che infatti ebbero tutti ciascuno il proprio governo provvisorio. Rispetto a questi la Sicilia era messa sullo stesso piano e quindi formalmente indipendente e non provincia di altro regno.
Poi, dal loro punto di vista, la legalità dello Stato di Sicilia si sarebbe dovuta legittimamente ereditare da parte del Regno d'Italia attraverso qualche atto che sancisse in tal senso l'indubbia volontà della Nazione.
Tutti gli atti della pro-dittatura, del consiglio straordinario di stato erano - com'è noto - orientati a gestire questo passaggio (ineluttabile nella sostanza) attraverso la convocazione di un Parlamento, che poi sarebbe dovuto sopravvivere quale ordinamento autonomo nell'Italia unita.
Torino non poteva accettare questa anomalia sicula (sebbene, fra tutti gli stati, solo la Sicilia potesse vantare una tradizione parlamentare vera e Cavour stesso lo ammettesse) e spinse per il plebiscito.
Ora, se il Parlamento fosse stato convocato ed avesse votato anche per la unione incondizionata e l'autoscioglimento, o se il Plebiscito fosse stato tenuto regolarmente...
se queste condizioni si fossero rispettate, qualunque separatista oggi dovrebbe ammettere che l'unione con l'Italia sarebbe stata forse inopportuna, ma non certo illegittima.
Ma così non fu. In altro post si è argomentato abbondantemente che il valore legale del Plebiscito, per come fu organizzato, era SOSTANZIALMENTE NULLO.
Quali erano dunque le conseguenze (nel 1860, atteso che come altri ha detto non ha senso postdatare sino ad oggi l'eventuale vizio di un atto pubblico di 150 anni fa che comunque ha prodotto effetti giuridici per generazioni) di tale nullità nella stessa interpretazione/versione giuridica savoiarda (non in quella di separatisti o duosiciliani o altri)?
La conseguenza è che l'annessione all'Italia era nulla e che, automaticamente, il Regno di Sicilia restava l'unico astratto titolare della sovranità sulla Sicilia.
Questo nel 1860. Questa è storia.
Oggi, chissà...
Si ritiene infatti che i fatti del 1943-48 abbiano ricostruito una legittimità completamente diversa e sanato, in qualche modo, quella illegittimità.
Infatti fu riconvocato un Parlamento provvisorio, la Consulta Regionale, che accettò l'unità d'Italia e che formulò l'attuale statuto. Questo fu accettato dalla monarchia. Fu accettato persino dall'unico partito estromesso dalla consulta, il MIS, che non rinunciò al suo progetto di lungo termine indipendentista, ma accettò nel breve la legalità italiana all'insegna dell'autonomia. Fu accettato soprattutto dal popolo siciliano che votò in massa il 2 giugno.
Poi l'Italia violò nuovamente il patto. Ma quella è un'altra storia.
Va bene, ha fatto il suo pezzo di pubblicità e non le contesto alcuni svarioni storici ed accostamenti improbabili.
Ma al Congresso di Vienna avvenne un clamoroso tradimento, me lo lasci dire.
La Sicilia non era paese sconfitto, era paese vincitore, piccolo, ma vincitore come l'Austria e l'Inghilterra. E per compenso della vittoria venne annessa a uno stato sconfitto, il Napoletano (che differenza abissale con Alfonso il Magnanimo che, dalla Sicilia, non dall'Aragona, conquistò Napoli ma poi la mantenne come regno indipendente e coniò il termine "utriusque Siciliae" proprio per mantenere la diversità tra i due regni, prima negata formalmente tanto a Napoli quanto a Palermo che si volevano riconquistare a vicenda).
Poi Ferdinando III aveva giurato una costituzione e di mantenere l'indipendenza della Sicilia e di dare eventualmente la Sicilia in "vicariato" al figlio qualora fosse rientrato in possesso del Regno di Napoli. E si rimangiò questo giuramento. Non è tradimento questo?
Ciò che le oppongo sono fatti, ai quali Lei replica con giudizi, personali, legittimi, ma che restano tali.
Dalla Costituzione del 1812 (legittima credo, e comunque con il Placet di Ferdinando III) dal capitolo "Per la successione al trono del Regno di Sicilia":
§ 14 Se la Nazione sarà obbligata a fare la scelta del suo re fra i principi stranieri, non dovrà giammai eleggere un sovrano di un'altra nazione, ma sempre un principe ultragenito che non avesse sovranità alcuna in altro paese, e che dal primo giorno della sua elezione stabilir deve la sua residenza in Sicilia;... Su questo articolo Ferdinando acconsentì senza condizioni...
§ 15 <si parlava in breve del divieto del re di allontanarsi dal Regno senza il consenso del Parlamento> Su questo Ferdinando mise il veto attribuendo al Parlamento il solo diritto di decidere chi dovesse assumerne le funzioni durante l'assenza, a dimostrazione che, dove voleva, il re poteva dire di no su alcuni punti della costituzione
§ 17 Se il Re di Sicilia riacquisterà il Regno di Napoli, o acquisterà qualunque altro Regno, dovrà mandarvi a regnare il suo figlio primogenito, o lasciare detto suo figlio in Sicilia con cedergli il Regno; dichiarandosi da oggi dinanzi il detto Regno di Sicilia indipendente da quello di Napoli, o da qualunque altro Regno, o Provincia.
E qui la risposta del Re non lascia dubbi: Placet, per l'indipendenza; tutto il di più resta a stabilirsi dal Re, e dal suo primogenito alla pace generale chi della loro famiglia debba regnarvi.
Quindi, inoppugnabilmente, Ferdinando si riservava di poter regnare su due regni senza impegnarsi sulla cessione della Sicilia al primogenito ma giurava sull'indipendenza della Sicilia.
L'illegittimità della fusione non può essere meglio dimostrata.
Il resto sono chiacchiere e tabacchiere di legno.
Vede, la sua difficoltà sta nel fatto che parte col presupposto che la Sicilia debba essere per forza separata, dunque considera tutto il resto tradimento ed illeggittimità.
Costituzione 1812: furono gli stessi Baroni che, resisi conto del fallimento della prematura Costituzione del 1812 tenuta artatamente in piedi dalle baionette inglesi, consegnarono la leva del comando a Ferdinando I.
saluti
Quello che dispiace delle "ricostruzioni" storiche-pensando al presente(per adesso va di moda il sicilianismo)-è che si dimentica del sangue e del dolore provocato ai nostri conterranei dalle varie dominazioni! Al sig. Di Bella -cui Siciliainformazioni dà tanto spazio( e spero che S. Parlagreco che da lungo tempo conosco, pubblichi quello che ho da dire),- vorrei appena suggerire che la dinastia Borbonica da Ferdinando I in poi, fu riconosciuta in tutta l'Europa civile(compresi gli stati germanici)come la più intollerante e sanguinaria nei confronti delle libertà civili,della libertà di stampa,dell'istruzione,della sanità. La Giustizia era amministrata da giudici corrotti cooptati da re;la polizia aveva solo il compito di colpire i "sovversivi" non i delinquenti(vedere i ripetuti accordi con mafia e camorra fin dal 1819). Sapete quanti siciliani hanno decapitato, fucilato e preso a cannonate i "pacifici" Borbone tra il 1812 e il 1860? Almeno diecimila persone.... Quale Parlamento e democrazia avevano mai approvato i dinasti borboni?
Di Bella dirà: ma io affermo i diritti del regno autonomo di Sicilia...Bene! e allora ricordi che le decisoni assunte dal Parlamento siciliano nel 1848 e 1849 furono di eleggere Alberto Amedeo I, re di Sicilia, -a prescindere della sua accettazione o meno,- proprio perchè al Parlamento interessava una forma istituzionale di monarchia costituzionale..........Giustissimi dunque i provvedimenti di Garibaldi e poi di De Pretis in nome della legittimità rivoluzionaria del 1848: I Borboni avevano usurpato i poteri legittimi del Parlamento siciliano, che aveva a sua volta scelto un altro Re. Garibaldì intervenne in Sicilia richiamandosi sia a un proclama del Parlamento siciliano del 1848 -che lo chiamava quale comandante in capo-che anche lui disattese-e in seguito aderendo alle richieste degli insorti della rivoluzione SICILIANA del 4 aprile 1860! Quando intervenne in Sicilia (e non fu affatto una "passeggiata" visto che i garibaldini -malamente armati-come dice lo stesso Di Bella-più volte furono sul punto di soccombere e ritirarsi nell'interno, a Calatafimi, ad Altofonte, a Palermo stesso contro il Von Meckel) ; non era ancora deciso se la forma istituzionale dovesse essere quella della monarchia autonoma sotto Vittorio Emanuele(un regno associato)o parte del regno d'Italia con ampie autonomie(come il Cavour lasciò intendere dalle lettere inviate alla Soc. Nazionale e a Garibaldi stesso,finchè fu in vita)..
Il Plebiscito fu certamente un colpo di mano dei filosabaudi mentre Garibaldi si leccava le ferite sul Volturno.Con ciò si può dare tutta la colpa a Garibaldi? ai Mille? al Crispi? se la Sicilia è finita sotto La Farina e il gen. Govone?"Italia e Vittorio Emanuele" non significava automaticamente "Sicilia sotto i Savoia". Era un patto tra Garibaldi e la persona di Vittorio Emanuele, tantè che già nel 1862 Garibaldi voleva sovvertire i piani del governo sabaudo partendo dalla Sicilia . Poi dalla morte del re in poi, diventò dichiaratamente antisabaudo e internazionalista. Io sono tra quelli che pensano che il Risorgimento sia stato tradito, ma da quì in poi pensare che si pote sse continuare col regime borbonico,nell'attesa infinita di una "federazione" guidata dal Papa, ce ne vuole...
Sono orgoglioso della nascita dello stato unitario nel 1860,un cammino difficilissimo fino al 1946 quando l'Italia è diventata Repubblica e la Sicilia regione autonoma: solo lo stato unitario ha permesso comunque una presenza delle istituzioni nel territorio, a partire dai Carabinieri regi -checche se ne dica-Magistrati,poliziotti,finanzieri, politici,militari non sempre hanno fatto il loro dovere di giustizia nei confronti dei siciliani soprattutto contro la mafia e il sottosviluppo, eppure era un embrione di STATO.... che i borboni non avevano mai neanche sognato.Oggi c'è ancora tanto bisogno di Stato e Istituzioni: guai a lasciare la Sicilia senza governo centrale...la mafia aspetta a farsene un solo boccone!!!!
Eccezionale questo richiamo alla "RIVOLUZIONE SICILIANA del 4 aprile 1860" per giustificare l'annessione e la sottomissione agli interessi italiani. Anche Bilak giustificò la sua lettera a Breznev con l'invito a mandare i carri armati sovietici per stroncare la Primavera di Praga, sostenendo che a chiederglielo erano stati i 90 operai di una fabbrica locale...
Eccellente analisi documentale che apre la strada a molteplici sviluppi e riflessioni. Un'analisi chiara e non partigiana di un momento topico della storia d'Italia. Un grazie al dr. Di Bella per questo ulteriore pregevole intervento chiarificatore, che aiuta tutti (nonostante qualche inevitabile discrasia) a comprendere, con dati certi, un fenomeno esiziale della nostra storia, ovvero la trasformazione e la trasfusione della mafia nel Regno d'Italia.
Complimentie all'Autore ed alla Testata.
Gentile professore, la ringrazio per la correzione, ma a quanto pare non è servito a migliorare la comprensione di quanto ho scritto.
Ciò che venne deliberato al Congresso di Vienna rappresenta il diritto e la legittimità, che poi sia stata "una botta di culo" rimane una sua personale opinione, abbiamo capito che lei al quel Congresso avrebbe deciso altro...
Capisco la sua difficoltà, che la induce a concentrarsi più sulla punteggiatura che sull'argomento e non le impedisce di definire garibaldino il "solito borbonico", quando borbonici e garibaldini rappresentano tesi ed antitesi, diavolo ed acqua santa, bianco e nero. Non a caso l'Italia è piena di vie dedicate ad eroi risorgimentali, ma nemmeno una dedicata ai Borboni, se non per iniziativa di coraggiosi amministratori locali.
Se il Regno delle Due Sicilie è ormai un "cadavere", il Regno di Sicilia come lo vorrebbe lei non sta tanto in salute...ma vede, nemmeno le Due Sicilie moriranno mai, perchè proprio come la Sicilia viene intesa come regione ed isola, anche le Due Sicilie rappresentano da 600 anni un termine geografico assodato, ed indicano il territorio che una volta comprendeva il vero ed antico Regno di Sicilia: dalla Sicilia agli Abruzzi.
Quella di gestire due regni diversi e due parlamenti diversi è pura fantapolitica, spiace dirlo, immagino il parlamento siciliano deliberare guerra alla Francia e quello napoletano accogliere le navi francesi nei porti del continente: una barzelletta che non avrebbe potuto mai rappresentare uno stato moderno.
Ma se vogliamo dirla tutta, nel 1816, per la Sicilia non cambiò in pratica nulla, mantenne perfino una propria moneta, cosa che nemmeno con l'attuale Statuto Siciliano si è riusciti a fare....(grazie ai soliti Baroni che oggi sono travestiti da politici)
Dunque altro che centralismo dispotico, ma ciò è difficile da comprendere da chi parte col presupposto che la Sicilia debba essere per forza ed assolutamente separata....
Concordo sul fatto che il DNA dei Siciliani sia rappresentato dalla Rivoluzione del Vespro, che come lei ben sa fu organizzata da un napoletano, legato alla corona aragonese e sveva.
La rivoluzione del Vespro ebbe la finalità di riconquistare Napoli per mano aragonese(legittimi discendenti della monarchia normanna) come poi effettivamente avvenne, ed infatti al Castel Nuovo è possibile ancora oggi vedere scolpite nella pietra le immagini dell'ingresso dei soldati aragonesi a Napoli.
Fu in quei giorni che Alfonso d'Aragona coniò il termine "RE DELLE DUE SICILIE".
Da quel momento, a parte brevissime parentesi, Napoli e Sicilia riunite formalmente, rimasero sempre sotto la stessa monarchia.
Per quanto riguara il tifo, lo lasci ai politici.
Va bene, ha fatto il suo pezzo di pubblicità e non le contesto alcuni svarioni storici ed accostamenti improbabili.
Ma al Congresso di Vienna avvenne un clamoroso tradimento, me lo lasci dire.
La Sicilia non era paese sconfitto, era paese vincitore, piccolo, ma vincitore come l'Austria e l'Inghilterra. E per compenso della vittoria venne annessa a uno stato sconfitto, il Napoletano (che differenza abissale con Alfonso il Magnanimo che, dalla Sicilia, non dall'Aragona, conquistò Napoli ma poi la mantenne come regno indipendente e coniò il termine "utriusque Siciliae" proprio per mantenere la diversità tra i due regni, prima negata formalmente tanto a Napoli quanto a Palermo che si volevano riconquistare a vicenda).
Poi Ferdinando III aveva giurato una costituzione e di mantenere l'indipendenza della Sicilia e di dare eventualmente la Sicilia in "vicariato" al figlio qualora fosse rientrato in possesso del Regno di Napoli. E si rimangiò questo giuramento. Non è tradimento questo?
Ciò che le oppongo sono fatti, ai quali Lei replica con giudizi, personali, legittimi, ma che restano tali.
Dalla Costituzione del 1812 (legittima credo, e comunque con il Placet di Ferdinando III) dal capitolo "Per la successione al trono del Regno di Sicilia":
§ 14 Se la Nazione sarà obbligata a fare la scelta del suo re fra i principi stranieri, non dovrà giammai eleggere un sovrano di un'altra nazione, ma sempre un principe ultragenito che non avesse sovranità alcuna in altro paese, e che dal primo giorno della sua elezione stabilir deve la sua residenza in Sicilia;... Su questo articolo Ferdinando acconsentì senza condizioni...
§ 15 <si parlava in breve del divieto del re di allontanarsi dal Regno senza il consenso del Parlamento> Su questo Ferdinando mise il veto attribuendo al Parlamento il solo diritto di decidere chi dovesse assumerne le funzioni durante l'assenza, a dimostrazione che, dove voleva, il re poteva dire di no su alcuni punti della costituzione
§ 17 Se il Re di Sicilia riacquisterà il Regno di Napoli, o acquisterà qualunque altro Regno, dovrà mandarvi a regnare il suo figlio primogenito, o lasciare detto suo figlio in Sicilia con cedergli il Regno; dichiarandosi da oggi dinanzi il detto Regno di Sicilia indipendente da quello di Napoli, o da qualunque altro Regno, o Provincia.
E qui la risposta del Re non lascia dubbi: Placet, per l'indipendenza; tutto il di più resta a stabilirsi dal Re, e dal suo primogenito alla pace generale chi della loro famiglia debba regnarvi.
Quindi, inoppugnabilmente, Ferdinando si riservava di poter regnare su due regni senza impegnarsi sulla cessione della Sicilia al primogenito ma giurava sull'indipendenza della Sicilia.
L'illegittimità della fusione non può essere meglio dimostrata.
Il resto sono chiacchiere e tabacchiere di legno.
"illegittimo" si scrive con una "g". Glielo dico non per fare il saputello, ma perché, visto che è più italiano di me, in quanto io sono separatista, forse è bene che la sua lingua ufficiale non venga troppo violentata.
Le sue valutazioni sulle formulazioni, peraltro ambigue, del Congresso di Vienna, stanno sul piano della valutazione politica appunto, e non su quello della legittimità.
E in questo Lei non è migliore di un garibaldino, soltanto che i garibaldini difendono uno stato che esiste, l'Italia, lei invece difende un cadavere.
Perché, vede, la Sicilia non morirà mai. Può essere morto il Regno di Sicilia, che infatti appartiene al passato. Mentre le sue Due Sicilie e il culto che lei ha per quell'aborto vissuto sì e no 40 anni, sono degne di vera necrofilia.
Rispondo all'ultima sua provocazione. I 2 Regni non andavano gestiti in maniera unitaria perché erano due stati indipendenti. I Borbone potevano condurli entrambi concedendo anche una Costituzione a Napoli o organizzando una monarchia dualistica come fecero gli Asburgo con l'Ungheria dopo il 1866. Preferirono ottusamente difendere un assolutismo più o meno illuminato che apparteneva al secolo precedente e un centralismo che violava secoli di storia e, ancor più, la Rivoluzione del Vespro che era il DNA politico dei siciliani di allora (e in parte anche di ora, me lo faccia dire).
E finirono come sappiamo.
E poi nel Congresso di Vienna rientrarono in possesso di Napoli per una vera "botta di culo": i 100 giorni. Infatti la monarchia murattiana era sopravvissuta a Lipsia e al primo crollo di Napoleone. Stoltamente Murat si accodò al colpo di testa finale di Napoleone, invase gli stati pontifici fece il proclama di Rimini "agli Italiani", sperando di diventare da Re di Napoli Re d'Italia,e ovviamente si mise dal lato dei perdenti. Fu sconfitto a Tolentino dagli austriaci e, solo a quel punto, si pensò di restituire il Napoletano alla famiglia Borbone. Altra congiuntura astrale fu il successo dei Tories in Gran Bretagna, i quali, a differenza degli whigs, si accontentarono della sola Malta e abbandonarono la Sicilia al suo destino, o quasi, perché comunque chiesero garanzie sul mantenimento almeno di un Parlamento autonomo che fu concesso a parole e mai più riconvocato.
Ma lei "tifa" per una dinastia che si sarà rimangiata tre o quattro volte i suoi giuramenti...
Pace all'anima loro.
Gentile professore, la ringrazio per la correzione, ma a quanto pare non è servito a migliorare la comprensione di quanto ho scritto.
Ciò che venne deliberato al Congresso di Vienna rappresenta il diritto e la legittimità, che poi sia stata "una botta di culo" rimane una sua personale opinione, abbiamo capito che lei al quel Congresso avrebbe deciso altro...
Capisco la sua difficoltà, che la induce a concentrarsi più sulla punteggiatura che sull'argomento e non le impedisce di definire garibaldino il "solito borbonico", quando borbonici e garibaldini rappresentano tesi ed antitesi, diavolo ed acqua santa, bianco e nero. Non a caso l'Italia è piena di vie dedicate ad eroi risorgimentali, ma nemmeno una dedicata ai Borboni, se non per iniziativa di coraggiosi amministratori locali.
Se il Regno delle Due Sicilie è ormai un "cadavere", il Regno di Sicilia come lo vorrebbe lei non sta tanto in salute...ma vede, nemmeno le Due Sicilie moriranno mai, perchè proprio come la Sicilia viene intesa come regione ed isola, anche le Due Sicilie rappresentano da 600 anni un termine geografico assodato, ed indicano il territorio che una volta comprendeva il vero ed antico Regno di Sicilia: dalla Sicilia agli Abruzzi.
Quella di gestire due regni diversi e due parlamenti diversi è pura fantapolitica, spiace dirlo, immagino il parlamento siciliano deliberare guerra alla Francia e quello napoletano accogliere le navi francesi nei porti del continente: una barzelletta che non avrebbe potuto mai rappresentare uno stato moderno.
Ma se vogliamo dirla tutta, nel 1816, per la Sicilia non cambiò in pratica nulla, mantenne perfino una propria moneta, cosa che nemmeno con l'attuale Statuto Siciliano si è riusciti a fare....(grazie ai soliti Baroni che oggi sono travestiti da politici)
Dunque altro che centralismo dispotico, ma ciò è difficile da comprendere da chi parte col presupposto che la Sicilia debba essere per forza ed assolutamente separata....
Concordo sul fatto che il DNA dei Siciliani sia rappresentato dalla Rivoluzione del Vespro, che come lei ben sa fu organizzata da un napoletano, legato alla corona aragonese e sveva.
La rivoluzione del Vespro ebbe la finalità di riconquistare Napoli per mano aragonese(legittimi discendenti della monarchia normanna) come poi effettivamente avvenne, ed infatti al Castel Nuovo è possibile ancora oggi vedere scolpite nella pietra le immagini dell'ingresso dei soldati aragonesi a Napoli.
Fu in quei giorni che Alfonso d'Aragona coniò il termine "RE DELLE DUE SICILIE".
Da quel momento, a parte brevissime parentesi, Napoli e Sicilia riunite formalmente, rimasero sempre sotto la stessa monarchia.
Per quanto riguara il tifo, lo lasci ai politici.
Leggendo l'insieme dei commenti, mi viene spontaneo concludere che comunque, sia prima che dopo il 1860, non sia cambiato molto per la Sicilia e soprattutto per i siciliani. Hanno continuato a governare i baroni in nome e per conto di questo o di quello, poco importa. E oggi? Chi sono i proconsoli e in nome di chi ci governano? Nel nome del popolo?
Quello che dispiace delle "ricostruzioni" storiche-pensando al presente(per adesso va di moda il sicilianismo)-è che si dimentica del sangue e del dolore provocato ai nostri conterranei dalle varie dominazioni! Al sig. Di Bella -cui Siciliainformazioni dà tanto spazio( e spero che S. Parlagreco che da lungo tempo conosco, pubblichi quello che ho da dire),- vorrei appena suggerire che la dinastia Borbonica da Ferdinando I in poi, fu riconosciuta in tutta l'Europa civile(compresi gli stati germanici)come la più intollerante e sanguinaria nei confronti delle libertà civili,della libertà di stampa,dell'istruzione,della sanità. La Giustizia era amministrata da giudici corrotti cooptati da re;la polizia aveva solo il compito di colpire i "sovversivi" non i delinquenti(vedere i ripetuti accordi con mafia e camorra fin dal 1819). Sapete quanti siciliani hanno decapitato, fucilato e preso a cannonate i "pacifici" Borbone tra il 1812 e il 1860? Almeno diecimila persone.... Quale Parlamento e democrazia avevano mai approvato i dinasti borboni?
Di Bella dirà: ma io affermo i diritti del regno autonomo di Sicilia...Bene! e allora ricordi che le decisoni assunte dal Parlamento siciliano nel 1848 e 1849 furono di eleggere Alberto Amedeo I, re di Sicilia, -a prescindere della sua accettazione o meno,- proprio perchè al Parlamento interessava una forma istituzionale di monarchia costituzionale..........Giustissimi dunque i provvedimenti di Garibaldi e poi di De Pretis in nome della legittimità rivoluzionaria del 1848: I Borboni avevano usurpato i poteri legittimi del Parlamento siciliano, che aveva a sua volta scelto un altro Re. Garibaldì intervenne in Sicilia richiamandosi sia a un proclama del Parlamento siciliano del 1848 -che lo chiamava quale comandante in capo-che anche lui disattese-e in seguito aderendo alle richieste degli insorti della rivoluzione SICILIANA del 4 aprile 1860! Quando intervenne in Sicilia (e non fu affatto una "passeggiata" visto che i garibaldini -malamente armati-come dice lo stesso Di Bella-più volte furono sul punto di soccombere e ritirarsi nell'interno, a Calatafimi, ad Altofonte, a Palermo stesso contro il Von Meckel) ; non era ancora deciso se la forma istituzionale dovesse essere quella della monarchia autonoma sotto Vittorio Emanuele(un regno associato)o parte del regno d'Italia con ampie autonomie(come il Cavour lasciò intendere dalle lettere inviate alla Soc. Nazionale e a Garibaldi stesso,finchè fu in vita)..
Il Plebiscito fu certamente un colpo di mano dei filosabaudi mentre Garibaldi si leccava le ferite sul Volturno.Con ciò si può dare tutta la colpa a Garibaldi? ai Mille? al Crispi? se la Sicilia è finita sotto La Farina e il gen. Govone?"Italia e Vittorio Emanuele" non significava automaticamente "Sicilia sotto i Savoia". Era un patto tra Garibaldi e la persona di Vittorio Emanuele, tantè che già nel 1862 Garibaldi voleva sovvertire i piani del governo sabaudo partendo dalla Sicilia . Poi dalla morte del re in poi, diventò dichiaratamente antisabaudo e internazionalista. Io sono tra quelli che pensano che il Risorgimento sia stato tradito, ma da quì in poi pensare che si pote sse continuare col regime borbonico,nell'attesa infinita di una "federazione" guidata dal Papa, ce ne vuole...
Sono orgoglioso della nascita dello stato unitario nel 1860,un cammino difficilissimo fino al 1946 quando l'Italia è diventata Repubblica e la Sicilia regione autonoma: solo lo stato unitario ha permesso comunque una presenza delle istituzioni nel territorio, a partire dai Carabinieri regi -checche se ne dica-Magistrati,poliziotti,finanzieri, politici,militari non sempre hanno fatto il loro dovere di giustizia nei confronti dei siciliani soprattutto contro la mafia e il sottosviluppo, eppure era un embrione di STATO.... che i borboni non avevano mai neanche sognato.Oggi c'è ancora tanto bisogno di Stato e Istituzioni: guai a lasciare la Sicilia senza governo centrale...la mafia aspetta a farsene un solo boccone!!!!
orgoglioso di che?? di un stato unito con la scusa del patriottismo fasullo, solo con la guerra e con la repressione dei popoli del sud, grazie a delinquenti e ladri come garibaldi bixio cavour ecc, e governato da una stirpe di buzurri guerrafondai e traditori?? lo statuto lo concesse quell'essere inutile del re di maggio mai attuato dai suoi eredi repubblicani.La repubblica attuale è solo una finta monarchia con lo stesso sistema parlamentare burocratico e fiscale dello sporco piemonte, e che di fatto ha mandato in esilio quei porci dei savoia, ma nello stesso tempo li osanna come padri della patria, bello schifo. Non parlare di unità d'italia ma di piemontesizzazione dell'italia. IL sistema è lo stesso del 1860-61 infatti questo paese fa schifo come lo faceva allora, razzista ,ladro, mafioso, massone ed antisud,e non diamo la colpa ai borbone, perchè dopo 150 anni di vergogne e schifezze varie è bene assumersi le proprie responsabilità
Il solito separatista incallito...
Il solo accostare i borbonici ai garibaldini sa di anatema, visto che i soldati borbonici furono gli unici nel panorama nazionale, assieme ai soldati papalini a fronteggiare Garibaldi. Ben altri furono invece coloro che prestarono appoggio ed aiuto al nizzardo.
Chi è separatista, ha difficoltà causa tale pregiudizio, nel distinguere cosa sia legittimo e cosa non lo sia.
Potrebbe capitare così che venga dichiarato "illeggittimo" quanto deciso al Congresso di Vienna nel 1816(che possiamo considerare come una Riunione delle Nazioni Unite di oggi) e che portò al riconoscimento da parte di tutte le nazioni del mondo del Regno delle Due Sicilie. Che agli occhi di oggi rappresentò una vera e propria riforma, che mandò in pensione l'assurda situazione in cui un re era re di due regni che poi erano uno solo.Una riforma necessaria se si voleva avere un barlume di modernità e togliere al signorotto di turno che si credeva magari discendente dei normanni e per questo avente diritto di fare quel che voleva in Sicilia(ed i risultati si videro ampiamente), persino più del Re. E poi per tenere lontani gli artigli degli inglesi e francesi dalla Sicilia.Altro che menzogne, tradimenti ed illeggittimità.
Allo stesso modo capita anche che un governo vissuto per due anni, come quello nato nel 1848, non riconosciuto da alcuna potenza straniera, nemmeno dall'inghilterra che lo aveva sostenuto fornendo armi e prestiti, venga riconosciuto legittimo...
Ma capisco che dal punto di vista del separatismo, qualsiasi cosa che non sia puramente separatista venga dichiarata illeggittima. Mentre sono convinto che l'affare della chiusura del Parlamento e dell'unificazione delle due corone si tratti di scuse, infatti mai nessuno ha spiegato come si sarebbe dovuto gestire politicamente ed in maniera moderna, due regni diversi, ma uniti e contigui e con un'origine unitaria.
"illegittimo" si scrive con una "g". Glielo dico non per fare il saputello, ma perché, visto che è più italiano di me, in quanto io sono separatista, forse è bene che la sua lingua ufficiale non venga troppo violentata.
Le sue valutazioni sulle formulazioni, peraltro ambigue, del Congresso di Vienna, stanno sul piano della valutazione politica appunto, e non su quello della legittimità.
E in questo Lei non è migliore di un garibaldino, soltanto che i garibaldini difendono uno stato che esiste, l'Italia, lei invece difende un cadavere.
Perché, vede, la Sicilia non morirà mai. Può essere morto il Regno di Sicilia, che infatti appartiene al passato. Mentre le sue Due Sicilie e il culto che lei ha per quell'aborto vissuto sì e no 40 anni, sono degne di vera necrofilia.
Rispondo all'ultima sua provocazione. I 2 Regni non andavano gestiti in maniera unitaria perché erano due stati indipendenti. I Borbone potevano condurli entrambi concedendo anche una Costituzione a Napoli o organizzando una monarchia dualistica come fecero gli Asburgo con l'Ungheria dopo il 1866. Preferirono ottusamente difendere un assolutismo più o meno illuminato che apparteneva al secolo precedente e un centralismo che violava secoli di storia e, ancor più, la Rivoluzione del Vespro che era il DNA politico dei siciliani di allora (e in parte anche di ora, me lo faccia dire).
E finirono come sappiamo.
E poi nel Congresso di Vienna rientrarono in possesso di Napoli per una vera "botta di culo": i 100 giorni. Infatti la monarchia murattiana era sopravvissuta a Lipsia e al primo crollo di Napoleone. Stoltamente Murat si accodò al colpo di testa finale di Napoleone, invase gli stati pontifici fece il proclama di Rimini "agli Italiani", sperando di diventare da Re di Napoli Re d'Italia,e ovviamente si mise dal lato dei perdenti. Fu sconfitto a Tolentino dagli austriaci e, solo a quel punto, si pensò di restituire il Napoletano alla famiglia Borbone. Altra congiuntura astrale fu il successo dei Tories in Gran Bretagna, i quali, a differenza degli whigs, si accontentarono della sola Malta e abbandonarono la Sicilia al suo destino, o quasi, perché comunque chiesero garanzie sul mantenimento almeno di un Parlamento autonomo che fu concesso a parole e mai più riconvocato.
Ma lei "tifa" per una dinastia che si sarà rimangiata tre o quattro volte i suoi giuramenti...
Pace all'anima loro.
Il solito borbonico in ritardo che non si accorge di adottare menzogne parallele e simili a quelle dei garibaldini.
Il governo del 1848 era legittimo quanto illegittimo era stato il decreto dell'8 dicembre 1816 che aveva fuso i due regni di Sicilia. Tant'è che il governo rivoluzionario rimise in funzione, come possibile, la macchina istituzionale esattamente al punto in cui il Borbone l'aveva inopportunamente interrotta.
Il decreto del 1816 era talmente fasullo e nullo che prevedeva la convocazione del Parlamento di Sicilia per l'imposizione di nuovi tributi. Ma se questo Parlamento era stato sciolto manu militari dai Borbone e mai più riconvocato??
L'illegittimità di quella fusione è stata consacrata dal sangue di migliaia di siciliani, di ogni provincia e di ogni estrazione sociale che osarano opporsi alla tirannide borbonica nel 1820, nel 1836, nel 1847 e ancora nel 1860.
Le relazioni internazionali del Regno di Sicilia sono fuori discussione anche se il processo di riconoscimento ha sempre bisogno di tempi lunghi e non ebbe il tempo di arrivare a compimento. Non solo la Gran Bretagna riconosceva quel governo (altrimenti come avrebbe fatto a stare "dietro le quinte" scusi?) ma anche la Francia che, ad un certo punto, voleva pure inviare in Sicilia la Guardia Nazionale, e persino la Spagna richiese, purtroppo inascoltata, la retrocessione della Corona di Sicilia una volta dichiarati decaduti i Borbone di Napoli.
Su una cosa forse saremo d'accordo: l'italianismo (legittimo, perché quella era la volontà del Parlamento siciliano in quel momento)storicamente si rivelò un errore. La proposta spagnola fu snobbata perché "straniera" e fu chiamato un signore che si permise pure di rifiutare la corona siciliana. Un errore pagato a caro prezzo, ma legittimo ripeto.
In ogni caso la "restaurazione" del 1849 non aveva altra migliore legittimazione se non quella delle cannonate.
Insomma non critichiamo troppo Garibaldi perché la controparte non aveva argomentazioni migliori.
L'unico soggetto che avrebbe avuto diritto a stabilire la legittima successione del Regno di Sicilia sarebbe stato il Parlamento siciliano, rappresentanza della Nazione. Che avrebbe potuto decidere in astratto di voler confluire nel Regno delle Due Sicilie, in quello d'Italia o restare indipendente.
Ma nessuno, Borbone o Savoia, ebbe mai il coraggio di convocarlo. E risolsero entrambi la questione a colpi di baionette.
Ora, non so se "in cuor suo" (chissà) un qualche maggior rispetto della legalità costituzionale Garibaldi la avrebbe avuta (non ebbe il tempo), né lo stesso Cavour che ondeggiava tra il disprezzo per la convocazione del Parlamento e il riconoscimento delle stesse tradizioni parlamentari siciliane.
Quando morì c'era ancora una soluzione provvisoria (la Luogotenenza) non diversa dalla precedente duosiciliana. Certo è che i seguaci si dimostrarono molto peggiori di lui.
E certo è che il popolo siciliano non ha mai avuto alcuna voce in capitolo in queste vicende.
Il solito separatista incallito...
Il solo accostare i borbonici ai garibaldini sa di anatema, visto che i soldati borbonici furono gli unici nel panorama nazionale, assieme ai soldati papalini a fronteggiare Garibaldi. Ben altri furono invece coloro che prestarono appoggio ed aiuto al nizzardo.
Chi è separatista, ha difficoltà causa tale pregiudizio, nel distinguere cosa sia legittimo e cosa non lo sia.
Potrebbe capitare così che venga dichiarato "illeggittimo" quanto deciso al Congresso di Vienna nel 1816(che possiamo considerare come una Riunione delle Nazioni Unite di oggi) e che portò al riconoscimento da parte di tutte le nazioni del mondo del Regno delle Due Sicilie. Che agli occhi di oggi rappresentò una vera e propria riforma, che mandò in pensione l'assurda situazione in cui un re era re di due regni che poi erano uno solo.Una riforma necessaria se si voleva avere un barlume di modernità e togliere al signorotto di turno che si credeva magari discendente dei normanni e per questo avente diritto di fare quel che voleva in Sicilia(ed i risultati si videro ampiamente), persino più del Re. E poi per tenere lontani gli artigli degli inglesi e francesi dalla Sicilia.Altro che menzogne, tradimenti ed illeggittimità.
Allo stesso modo capita anche che un governo vissuto per due anni, come quello nato nel 1848, non riconosciuto da alcuna potenza straniera, nemmeno dall'inghilterra che lo aveva sostenuto fornendo armi e prestiti, venga riconosciuto legittimo...
Ma capisco che dal punto di vista del separatismo, qualsiasi cosa che non sia puramente separatista venga dichiarata illeggittima. Mentre sono convinto che l'affare della chiusura del Parlamento e dell'unificazione delle due corone si tratti di scuse, infatti mai nessuno ha spiegato come si sarebbe dovuto gestire politicamente ed in maniera moderna, due regni diversi, ma uniti e contigui e con un'origine unitaria.
Infatti lo stato creato dai rivoluzionari nel'48 con l'appoggio da dietro le quinte dell'Inghilterra era illeggittimo e non fu mai riconosciuto dalle potenze straniere, era quello stato che aveva usurpato i Borbone per eleggere un re savojardo che non era nemmeno nella linea di discendenza dinastica dei Normanni, come invece lo erano i Borbone.
Il solito borbonico in ritardo che non si accorge di adottare menzogne parallele e simili a quelle dei garibaldini.
Il governo del 1848 era legittimo quanto illegittimo era stato il decreto dell'8 dicembre 1816 che aveva fuso i due regni di Sicilia. Tant'è che il governo rivoluzionario rimise in funzione, come possibile, la macchina istituzionale esattamente al punto in cui il Borbone l'aveva inopportunamente interrotta.
Il decreto del 1816 era talmente fasullo e nullo che prevedeva la convocazione del Parlamento di Sicilia per l'imposizione di nuovi tributi. Ma se questo Parlamento era stato sciolto manu militari dai Borbone e mai più riconvocato??
L'illegittimità di quella fusione è stata consacrata dal sangue di migliaia di siciliani, di ogni provincia e di ogni estrazione sociale che osarano opporsi alla tirannide borbonica nel 1820, nel 1836, nel 1847 e ancora nel 1860.
Le relazioni internazionali del Regno di Sicilia sono fuori discussione anche se il processo di riconoscimento ha sempre bisogno di tempi lunghi e non ebbe il tempo di arrivare a compimento. Non solo la Gran Bretagna riconosceva quel governo (altrimenti come avrebbe fatto a stare "dietro le quinte" scusi?) ma anche la Francia che, ad un certo punto, voleva pure inviare in Sicilia la Guardia Nazionale, e persino la Spagna richiese, purtroppo inascoltata, la retrocessione della Corona di Sicilia una volta dichiarati decaduti i Borbone di Napoli.
Su una cosa forse saremo d'accordo: l'italianismo (legittimo, perché quella era la volontà del Parlamento siciliano in quel momento)storicamente si rivelò un errore. La proposta spagnola fu snobbata perché "straniera" e fu chiamato un signore che si permise pure di rifiutare la corona siciliana. Un errore pagato a caro prezzo, ma legittimo ripeto.
In ogni caso la "restaurazione" del 1849 non aveva altra migliore legittimazione se non quella delle cannonate.
Insomma non critichiamo troppo Garibaldi perché la controparte non aveva argomentazioni migliori.
L'unico soggetto che avrebbe avuto diritto a stabilire la legittima successione del Regno di Sicilia sarebbe stato il Parlamento siciliano, rappresentanza della Nazione. Che avrebbe potuto decidere in astratto di voler confluire nel Regno delle Due Sicilie, in quello d'Italia o restare indipendente.
Ma nessuno, Borbone o Savoia, ebbe mai il coraggio di convocarlo. E risolsero entrambi la questione a colpi di baionette.
Ora, non so se "in cuor suo" (chissà) un qualche maggior rispetto della legalità costituzionale Garibaldi la avrebbe avuta (non ebbe il tempo), né lo stesso Cavour che ondeggiava tra il disprezzo per la convocazione del Parlamento e il riconoscimento delle stesse tradizioni parlamentari siciliane.
Quando morì c'era ancora una soluzione provvisoria (la Luogotenenza) non diversa dalla precedente duosiciliana. Certo è che i seguaci si dimostrarono molto peggiori di lui.
E certo è che il popolo siciliano non ha mai avuto alcuna voce in capitolo in queste vicende.
Lei afferma "... Giustissimi dunque i provvedimenti di Garibaldi e poi di De Pretis in nome della legittimità rivoluzionaria del 1848: I Borboni avevano usurpato i poteri legittimi del Parlamento siciliano, che aveva a sua volta scelto un altro Re..." e ripete la stessa tattica garibaldina ovvero sceglie quello che le aggrada e rifiuta il resto.
Infatti se Garibaldi era venuto a ripristanare il Regno usurpato secondo le decisioni del Parlamento del 1848, avrebbe dovuto ripristinare proprio quel Parlamento e solo questo avrebbe potuto decidere cosa fare. Non le pare?
Infatti lo stato creato dai rivoluzionari nel'48 con l'appoggio da dietro le quinte dell'Inghilterra era illeggittimo e non fu mai riconosciuto dalle potenze straniere, era quello stato che aveva usurpato i Borbone per eleggere un re savojardo che non era nemmeno nella linea di discendenza dinastica dei Normanni, come invece lo erano i Borbone.
Quello che dispiace delle "ricostruzioni" storiche-pensando al presente(per adesso va di moda il sicilianismo)-è che si dimentica del sangue e del dolore provocato ai nostri conterranei dalle varie dominazioni! Al sig. Di Bella -cui Siciliainformazioni dà tanto spazio( e spero che S. Parlagreco che da lungo tempo conosco, pubblichi quello che ho da dire),- vorrei appena suggerire che la dinastia Borbonica da Ferdinando I in poi, fu riconosciuta in tutta l'Europa civile(compresi gli stati germanici)come la più intollerante e sanguinaria nei confronti delle libertà civili,della libertà di stampa,dell'istruzione,della sanità. La Giustizia era amministrata da giudici corrotti cooptati da re;la polizia aveva solo il compito di colpire i "sovversivi" non i delinquenti(vedere i ripetuti accordi con mafia e camorra fin dal 1819). Sapete quanti siciliani hanno decapitato, fucilato e preso a cannonate i "pacifici" Borbone tra il 1812 e il 1860? Almeno diecimila persone.... Quale Parlamento e democrazia avevano mai approvato i dinasti borboni?
Di Bella dirà: ma io affermo i diritti del regno autonomo di Sicilia...Bene! e allora ricordi che le decisoni assunte dal Parlamento siciliano nel 1848 e 1849 furono di eleggere Alberto Amedeo I, re di Sicilia, -a prescindere della sua accettazione o meno,- proprio perchè al Parlamento interessava una forma istituzionale di monarchia costituzionale..........Giustissimi dunque i provvedimenti di Garibaldi e poi di De Pretis in nome della legittimità rivoluzionaria del 1848: I Borboni avevano usurpato i poteri legittimi del Parlamento siciliano, che aveva a sua volta scelto un altro Re. Garibaldì intervenne in Sicilia richiamandosi sia a un proclama del Parlamento siciliano del 1848 -che lo chiamava quale comandante in capo-che anche lui disattese-e in seguito aderendo alle richieste degli insorti della rivoluzione SICILIANA del 4 aprile 1860! Quando intervenne in Sicilia (e non fu affatto una "passeggiata" visto che i garibaldini -malamente armati-come dice lo stesso Di Bella-più volte furono sul punto di soccombere e ritirarsi nell'interno, a Calatafimi, ad Altofonte, a Palermo stesso contro il Von Meckel) ; non era ancora deciso se la forma istituzionale dovesse essere quella della monarchia autonoma sotto Vittorio Emanuele(un regno associato)o parte del regno d'Italia con ampie autonomie(come il Cavour lasciò intendere dalle lettere inviate alla Soc. Nazionale e a Garibaldi stesso,finchè fu in vita)..
Il Plebiscito fu certamente un colpo di mano dei filosabaudi mentre Garibaldi si leccava le ferite sul Volturno.Con ciò si può dare tutta la colpa a Garibaldi? ai Mille? al Crispi? se la Sicilia è finita sotto La Farina e il gen. Govone?"Italia e Vittorio Emanuele" non significava automaticamente "Sicilia sotto i Savoia". Era un patto tra Garibaldi e la persona di Vittorio Emanuele, tantè che già nel 1862 Garibaldi voleva sovvertire i piani del governo sabaudo partendo dalla Sicilia . Poi dalla morte del re in poi, diventò dichiaratamente antisabaudo e internazionalista. Io sono tra quelli che pensano che il Risorgimento sia stato tradito, ma da quì in poi pensare che si pote sse continuare col regime borbonico,nell'attesa infinita di una "federazione" guidata dal Papa, ce ne vuole...
Sono orgoglioso della nascita dello stato unitario nel 1860,un cammino difficilissimo fino al 1946 quando l'Italia è diventata Repubblica e la Sicilia regione autonoma: solo lo stato unitario ha permesso comunque una presenza delle istituzioni nel territorio, a partire dai Carabinieri regi -checche se ne dica-Magistrati,poliziotti,finanzieri, politici,militari non sempre hanno fatto il loro dovere di giustizia nei confronti dei siciliani soprattutto contro la mafia e il sottosviluppo, eppure era un embrione di STATO.... che i borboni non avevano mai neanche sognato.Oggi c'è ancora tanto bisogno di Stato e Istituzioni: guai a lasciare la Sicilia senza governo centrale...la mafia aspetta a farsene un solo boccone!!!!
Lei afferma "... Giustissimi dunque i provvedimenti di Garibaldi e poi di De Pretis in nome della legittimità rivoluzionaria del 1848: I Borboni avevano usurpato i poteri legittimi del Parlamento siciliano, che aveva a sua volta scelto un altro Re..." e ripete la stessa tattica garibaldina ovvero sceglie quello che le aggrada e rifiuta il resto.
Infatti se Garibaldi era venuto a ripristanare il Regno usurpato secondo le decisioni del Parlamento del 1848, avrebbe dovuto ripristinare proprio quel Parlamento e solo questo avrebbe potuto decidere cosa fare. Non le pare?
Il punto importante di questo articolo è che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, il madornale difetto di legittimità del processo di annessione della Sicilia al "Regno di Sardegna" già trasformando in "Regno d'Italia".
L'illegittimità non si basava solo su una brutale aggressione e annessione, ma cercava di paludarsi di alcuni elementi di legittimità sfruttando a sua volta alcune evidenti debolezze di legittimità del Regno delle Due Sicilie, allora sovrano in Sicilia.
Detto questo va ribadito che il discorso sulla legittimità di un cambio di regime o di sovranità va fatto rigidamente all'interno dell'epoca di cui si sta parlando.
Una persona che conosco, di cui non voglio fare il nome, crede nella insanabilità perpetua dei vizi di legittimità in materia di diritto internazionale, e sbaglia. Il suo ragionamento è il seguente. Tutti gli atti che hanno fatto confluire la Sicilia nell'Italia sono illegittimi (dal Decreto di amalgama dell'8 dicembre del 1816 alla soppressione unilaterale dell'Alta Corte nel 1957, passando ovviamente per la cruciale fase "dittatoriale" e "plebiscitaria") quindi l'appartenenza della Sicilia all'Italia è oggi del tutto illegittima. In quel "quindi" e in quell' "oggi" si nascondono errori tremendi. Sulla stessa base gli indipendentisti veneti contestano il plebiscito-farsa del 1866 (ma perché non anche l'appartenenza del Veneto al Regno Lombardo-Veneto? ho tentato di chiederlo in un forum e l'unica risposta che mi hanno saputo dare è che sono un terrone azzeccagarbugli).
Il punto è che col tempo il fatto diventa diritto, ci piaccia o no. Quando è accettato da tutti, da tutta la comunità internazionale come legittimo, persino dalle stesse vittime...
Altrimenti sarebbe facile dimostrare come non esista alcun ordinamento legittimo, giacché ogni ordinamento nasce da una rottura con quello precedente.
E' legittima la Repubblica italiana? Era prevista questa trasformazione nello statuto albertino? Credo di no. E quindi l'Italia di oggi è una monarchia?
Con grande saggezza gli eredi dei Borbone nel 1946 rilasciarono una dichiarazione pubblica in cui riconoscevano la successione legittima della Repubblica Italiana al Regno delle Due Sicilie, considerando così chiusa, insieme alla parentesi dei Savoia, la ferita della conquista del Regno, che consegnarono alla storia.
Il Regno di Sicilia, quello vero, ante 1816, era legittimo? Era fondato sulla Rivoluzione del Vespro, che a sua volta considerava illegittimo il Regno di Sicilia citra pharum, cioè quello di Napoli, ma con la pace di Caltabellotta sarebbe dovuto essere solo un Regno a tempo (il Regno di Trinacria). Insomma non mi dilungo troppo perché alla fine non serve. Andando abbastanza indietro siamo tutti illegittimi, più o meno.
Salvo poi (come fece Garibaldi) tenerci le argomentazioni che ci convengono e dimenticare quelle scomode (come fanno anche alcune parti nostalgiche, che non voglio nominare per non aizzare le solite sterili polemiche, che non si accorgono di essere in questo esattamente uguali ai garibaldini).
Non vi è dubbio che la Sicilia di Garibaldi fu formalmente indipendente fino alla confluenza ufficiale del 4 dicembre 1860 in cui Vittorio Emanuele graziosamente accettava il "risultato" del Plebiscito. Una farsa per nascondere l'annessione. Non molto diversamente da quando i Viet Cong espugnarono Saigon e "democraticamente" chiesero l'annessione al Vietnam del Nord (1975) o, per essere bipartisan, da quando i tedeschi dell'est prima ricostruirono i laender soppressi "illegittimamente" dalla Germania Est, e poi questi laender (Sassonia, Brandeburgo, etc.) chiesero "democraticamente" a uno a uno di entrare nella Deutsche Bundes Republik.
La storia si ripete secondo cliché consumati.
L'illegittimità della "reconquista" borbonica era ancora fresca, nonostante le ritrattazioni ufficiali dei maggiorenti dell'isola. Ma questo non voleva affatto dire che la Sicilia sarebbe dovuta diventare italiana. Fu una forzatura voluta e neanche mascherata tanto bene.
In un certo senso però lo Statuto del 1946 avrebbe dovuto sanare, quasi trattato di pace, questa illegittimità. A sua volta poi è stato unilateralmente disapplicato dallo Stato italiano (Alta Corte, 1957). Da questo deriviamo che la Sicilia è oggi liberata da ogni vincolo di appartenenza all'Italia?
Non funziona così, purtroppo. Perché i Siciliani, per ogni motivo, hanno mostrato di accettare quasi universalmente questo e ben altri soprusi.
Le ragioni dell'indipendenza sono tutt'oggi validissime, ma devono fare riferimento all'attuale condizione di sfruttamento coloniale e di oppressione della Sicilia, non ad antiche carte che lasciano il tempo che trovano.
La Sicilia deve guardare avanti al proprio futuro, qualunque sia stato il proprio passato.
Ciò non toglie che la lezione del passato non debba essere studiata. Ciò non toglie che la memoria storica vada coltivata, perché il passato va costruito su radici solide. E questo è il grande merito di questo articolo.
Massimo Costa
C'è anche chi studia il passato per fini culturali e si tiene ben lontano dalle beghe politiche...
Quello che dispiace delle "ricostruzioni" storiche-pensando al presente(per adesso va di moda il sicilianismo)-è che si dimentica del sangue e del dolore provocato ai nostri conterranei dalle varie dominazioni! Al sig. Di Bella -cui Siciliainformazioni dà tanto spazio( e spero che S. Parlagreco che da lungo tempo conosco, pubblichi quello che ho da dire),- vorrei appena suggerire che la dinastia Borbonica da Ferdinando I in poi, fu riconosciuta in tutta l'Europa civile(compresi gli stati germanici)come la più intollerante e sanguinaria nei confronti delle libertà civili,della libertà di stampa,dell'istruzione,della sanità. La Giustizia era amministrata da giudici corrotti cooptati da re;la polizia aveva solo il compito di colpire i "sovversivi" non i delinquenti(vedere i ripetuti accordi con mafia e camorra fin dal 1819). Sapete quanti siciliani hanno decapitato, fucilato e preso a cannonate i "pacifici" Borbone tra il 1812 e il 1860? Almeno diecimila persone.... Quale Parlamento e democrazia avevano mai approvato i dinasti borboni?
Di Bella dirà: ma io affermo i diritti del regno autonomo di Sicilia...Bene! e allora ricordi che le decisoni assunte dal Parlamento siciliano nel 1848 e 1849 furono di eleggere Alberto Amedeo I, re di Sicilia, -a prescindere della sua accettazione o meno,- proprio perchè al Parlamento interessava una forma istituzionale di monarchia costituzionale..........Giustissimi dunque i provvedimenti di Garibaldi e poi di De Pretis in nome della legittimità rivoluzionaria del 1848: I Borboni avevano usurpato i poteri legittimi del Parlamento siciliano, che aveva a sua volta scelto un altro Re. Garibaldì intervenne in Sicilia richiamandosi sia a un proclama del Parlamento siciliano del 1848 -che lo chiamava quale comandante in capo-che anche lui disattese-e in seguito aderendo alle richieste degli insorti della rivoluzione SICILIANA del 4 aprile 1860! Quando intervenne in Sicilia (e non fu affatto una "passeggiata" visto che i garibaldini -malamente armati-come dice lo stesso Di Bella-più volte furono sul punto di soccombere e ritirarsi nell'interno, a Calatafimi, ad Altofonte, a Palermo stesso contro il Von Meckel) ; non era ancora deciso se la forma istituzionale dovesse essere quella della monarchia autonoma sotto Vittorio Emanuele(un regno associato)o parte del regno d'Italia con ampie autonomie(come il Cavour lasciò intendere dalle lettere inviate alla Soc. Nazionale e a Garibaldi stesso,finchè fu in vita)..
Il Plebiscito fu certamente un colpo di mano dei filosabaudi mentre Garibaldi si leccava le ferite sul Volturno.Con ciò si può dare tutta la colpa a Garibaldi? ai Mille? al Crispi? se la Sicilia è finita sotto La Farina e il gen. Govone?"Italia e Vittorio Emanuele" non significava automaticamente "Sicilia sotto i Savoia". Era un patto tra Garibaldi e la persona di Vittorio Emanuele, tantè che già nel 1862 Garibaldi voleva sovvertire i piani del governo sabaudo partendo dalla Sicilia . Poi dalla morte del re in poi, diventò dichiaratamente antisabaudo e internazionalista. Io sono tra quelli che pensano che il Risorgimento sia stato tradito, ma da quì in poi pensare che si pote sse continuare col regime borbonico,nell'attesa infinita di una "federazione" guidata dal Papa, ce ne vuole...
Sono orgoglioso della nascita dello stato unitario nel 1860,un cammino difficilissimo fino al 1946 quando l'Italia è diventata Repubblica e la Sicilia regione autonoma: solo lo stato unitario ha permesso comunque una presenza delle istituzioni nel territorio, a partire dai Carabinieri regi -checche se ne dica-Magistrati,poliziotti,finanzieri, politici,militari non sempre hanno fatto il loro dovere di giustizia nei confronti dei siciliani soprattutto contro la mafia e il sottosviluppo, eppure era un embrione di STATO.... che i borboni non avevano mai neanche sognato.Oggi c'è ancora tanto bisogno di Stato e Istituzioni: guai a lasciare la Sicilia senza governo centrale...la mafia aspetta a farsene un solo boccone!!!!
Ah ah ah, era da tanto che non leggevo opinio filo-risorgimentali.
firmato
il sanguinario Ferdinando di Borbone Re delle Due Sicilie
Principe ereditario di Transilvania
Quello che dispiace delle "ricostruzioni" storiche-pensando al presente(per adesso va di moda il sicilianismo)-è che si dimentica del sangue e del dolore provocato ai nostri conterranei dalle varie dominazioni! Al sig. Di Bella -cui Siciliainformazioni dà tanto spazio( e spero che S. Parlagreco che da lungo tempo conosco, pubblichi quello che ho da dire),- vorrei appena suggerire che la dinastia Borbonica da Ferdinando I in poi, fu riconosciuta in tutta l'Europa civile(compresi gli stati germanici)come la più intollerante e sanguinaria nei confronti delle libertà civili,della libertà di stampa,dell'istruzione,della sanità. La Giustizia era amministrata da giudici corrotti cooptati da re;la polizia aveva solo il compito di colpire i "sovversivi" non i delinquenti(vedere i ripetuti accordi con mafia e camorra fin dal 1819). Sapete quanti siciliani hanno decapitato, fucilato e preso a cannonate i "pacifici" Borbone tra il 1812 e il 1860? Almeno diecimila persone.... Quale Parlamento e democrazia avevano mai approvato i dinasti borboni?
Di Bella dirà: ma io affermo i diritti del regno autonomo di Sicilia...Bene! e allora ricordi che le decisoni assunte dal Parlamento siciliano nel 1848 e 1849 furono di eleggere Alberto Amedeo I, re di Sicilia, -a prescindere della sua accettazione o meno,- proprio perchè al Parlamento interessava una forma istituzionale di monarchia costituzionale..........Giustissimi dunque i provvedimenti di Garibaldi e poi di De Pretis in nome della legittimità rivoluzionaria del 1848: I Borboni avevano usurpato i poteri legittimi del Parlamento siciliano, che aveva a sua volta scelto un altro Re. Garibaldì intervenne in Sicilia richiamandosi sia a un proclama del Parlamento siciliano del 1848 -che lo chiamava quale comandante in capo-che anche lui disattese-e in seguito aderendo alle richieste degli insorti della rivoluzione SICILIANA del 4 aprile 1860! Quando intervenne in Sicilia (e non fu affatto una "passeggiata" visto che i garibaldini -malamente armati-come dice lo stesso Di Bella-più volte furono sul punto di soccombere e ritirarsi nell'interno, a Calatafimi, ad Altofonte, a Palermo stesso contro il Von Meckel) ; non era ancora deciso se la forma istituzionale dovesse essere quella della monarchia autonoma sotto Vittorio Emanuele(un regno associato)o parte del regno d'Italia con ampie autonomie(come il Cavour lasciò intendere dalle lettere inviate alla Soc. Nazionale e a Garibaldi stesso,finchè fu in vita)..
Il Plebiscito fu certamente un colpo di mano dei filosabaudi mentre Garibaldi si leccava le ferite sul Volturno.Con ciò si può dare tutta la colpa a Garibaldi? ai Mille? al Crispi? se la Sicilia è finita sotto La Farina e il gen. Govone?"Italia e Vittorio Emanuele" non significava automaticamente "Sicilia sotto i Savoia". Era un patto tra Garibaldi e la persona di Vittorio Emanuele, tantè che già nel 1862 Garibaldi voleva sovvertire i piani del governo sabaudo partendo dalla Sicilia . Poi dalla morte del re in poi, diventò dichiaratamente antisabaudo e internazionalista. Io sono tra quelli che pensano che il Risorgimento sia stato tradito, ma da quì in poi pensare che si pote sse continuare col regime borbonico,nell'attesa infinita di una "federazione" guidata dal Papa, ce ne vuole...
Sono orgoglioso della nascita dello stato unitario nel 1860,un cammino difficilissimo fino al 1946 quando l'Italia è diventata Repubblica e la Sicilia regione autonoma: solo lo stato unitario ha permesso comunque una presenza delle istituzioni nel territorio, a partire dai Carabinieri regi -checche se ne dica-Magistrati,poliziotti,finanzieri, politici,militari non sempre hanno fatto il loro dovere di giustizia nei confronti dei siciliani soprattutto contro la mafia e il sottosviluppo, eppure era un embrione di STATO.... che i borboni non avevano mai neanche sognato.Oggi c'è ancora tanto bisogno di Stato e Istituzioni: guai a lasciare la Sicilia senza governo centrale...la mafia aspetta a farsene un solo boccone!!!!
Egregio Lettore,
La capacità informatica del software che gestisce il giornale è enorme: oltre 2000 Giga bit attivi, è questo garantisce ampio spazio fisico-tecnologico a tutti. Ugualmente ampio è lo spazio “intellettuale” messo a disposizione dal giornale, in quanto il Direttore, Persona di grande apertura mentale, come Lei ben sa, salvo qualche commento troppo “squilibrato”, pubblica articoli che rappresentano le opinioni di tutti e, sono certo, sarebbe felice di pubblicare anche quelli che Lei potrebbe inviargli.
Quindi lo spazio che mi è stato graziosamente concesso, non l’ho rubato a nessuno e tanto meno a Lei. Se poi ritiene che questo spazio sia oggettivamente immeritato per essere gli articoli di poco interesse, me ne dispiace, ma si tratta oggettivamente di una sua rispettabile opinione, che viene però contraddetta da diverse centinaia di migliaia di letture.
Non entro nel merito delle generali eccezioni che Lei ha mosso all’articolo, perché non ho sostenuto alcuna tesi soggettiva e dunque non ho nulla da difendere. Ho citato dei fatti.
Lei pure ha citato alcuni fatti ed espresso delle tesi rispettabili, in parte congruenti alle mie e in parte divergenti, che pur non condividendo rispetto, e sono contento dello spazio a Lei giustamente concesso.
L’unica precisazione tecnica che ritengo di dover fare, è relativa all’aggettivo “pacifici” che ho utilizzato nei confronti dei Borboni. In merito evidenzio che si trattava di guerre ed invasioni e l’aggettivo “pacifici”, era riferito alla politica estera dei Borboni.
Come ho evidenziato nella risposta ad altro commento, non ho una tesi da proporre, non ho un partito preso, anzi mi sforzo di vedere cosa rimane della storia quando si eliminano le opinioni partigiane.
Non le sarà sfuggito che i miei articoli "fortunatamente" sono stati criticati aspramente, a turno, da unionisti, separatisti, autonomisti, garibaldini, duosicilianisti neo borbonici etc.
Ma questo è nelle cose, è inevitabile. Forse è molto più interessante, per esempio, capire se tutti siamo dello stesso parere su come si è originato ed alimentato quel patto scellerato tra Stato italiano e mafia siciliana e cercare di porvi rimedio.
Bene commenta il Prof. Costa, che ringrazio, cogliendo lo spirito dell’intervento: conoscere i fatti del passato, non per sterili anacronismi, o per stabilire quanto sia traditore o eroe Garibaldi, ma per comprendere concretamente l’origine del tarlo che sta ancora rosicchiando
Cordiali Saluti
Giuseppe Di Bella
Manca di capire se per Di Bella lo stato ci vuole o meno? Povera Sicilia se si allontanasse dallo stato centrale..la mafia aspetta
di farsene un solo boccone..
Egregio lettore,
Ciò che io penso sui rapporti attuali e futuri tra Sicilia e Stato centrale è del tutto irrilevante e nel momento in cui diventassi “organico ad un’idea”, violerei il principio fondamentale di terzietà ed oggettività che ritengo debba sempre animare e guidare chi scrive anche un sol rigo e lo rende pubblico.
Ho commentato il Decreto, cercando di far risaltare tutte le sfaccettature politiche contingenti e di non omettere nessuna implicazione, nei limiti dei miei mezzi e delle mie incomplete conoscenze. Il mio tentativo non tende all’affermazione di opinioni, sia pure motivate, quanto alla ricerca di fatti oggettivi. Non ho tratto conclusioni, ma solo cercato di fornire elementi oggettivi di riflessione.
Cordiali Saluti
Giuseppe Di Bella
concordo pienamente. Viva comunque la presenza delle istituzioni statali:guai a lasciare la Sicilia senza stato centrale:la mafia sta aspettando di fare un solo boccone...!
Ma se è proprio lo stato centrale che tratta con la mafia...
Manca di capire se per Di Bella lo stato ci vuole o meno? Povera Sicilia se si allontanasse dallo stato centrale..la mafia aspetta
di farsene un solo boccone..
Non è affatto detto che lo Stato debba essere "esterno" alla Sicilia per "difenderci meglio" dalla mafia.
Finora mi pare sia successo esattamente il contrario: la Sicilia, con lo Stato, forse anche grazie allo Stato italiano, centrale, etc., il sol boccone già se l'è fatto.
Perché la mafia non si fa un solo boccone di Malta o della Grecia? Nessuno risponde mai a queste domande serie.
Solo noi dovremmo essere intrinsecamente mafiosi.
Ora, sono d'accordo con lei, a costo di sembrare un po' autorazzista, che il senso civico dei siciliani e il loro senso di legalità non è ... granché, ma finché resteranno come cani attaccati alla catena non potranno mai migliorare. L'indipendenza alla lunga non può che farci uscire dallo stallo sociale, economico e culturale in cui ci ha precipitato il sistema Italia.
Un articolo di grande rilievo. Non avevo mai letto un'analisi così brillantemente espressa sulla enucleazione del fenomeno mafioso nel Regno d'Italia, fin dalla suo origine e nella sua origine.
Complimenti vivissimi alla testata ed all'autore di questo pregevole pezzo di storia
Grazie
L. Modica
Il punto importante di questo articolo è che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, il madornale difetto di legittimità del processo di annessione della Sicilia al "Regno di Sardegna" già trasformando in "Regno d'Italia".
L'illegittimità non si basava solo su una brutale aggressione e annessione, ma cercava di paludarsi di alcuni elementi di legittimità sfruttando a sua volta alcune evidenti debolezze di legittimità del Regno delle Due Sicilie, allora sovrano in Sicilia.
Detto questo va ribadito che il discorso sulla legittimità di un cambio di regime o di sovranità va fatto rigidamente all'interno dell'epoca di cui si sta parlando.
Una persona che conosco, di cui non voglio fare il nome, crede nella insanabilità perpetua dei vizi di legittimità in materia di diritto internazionale, e sbaglia. Il suo ragionamento è il seguente. Tutti gli atti che hanno fatto confluire la Sicilia nell'Italia sono illegittimi (dal Decreto di amalgama dell'8 dicembre del 1816 alla soppressione unilaterale dell'Alta Corte nel 1957, passando ovviamente per la cruciale fase "dittatoriale" e "plebiscitaria") quindi l'appartenenza della Sicilia all'Italia è oggi del tutto illegittima. In quel "quindi" e in quell' "oggi" si nascondono errori tremendi. Sulla stessa base gli indipendentisti veneti contestano il plebiscito-farsa del 1866 (ma perché non anche l'appartenenza del Veneto al Regno Lombardo-Veneto? ho tentato di chiederlo in un forum e l'unica risposta che mi hanno saputo dare è che sono un terrone azzeccagarbugli).
Il punto è che col tempo il fatto diventa diritto, ci piaccia o no. Quando è accettato da tutti, da tutta la comunità internazionale come legittimo, persino dalle stesse vittime...
Altrimenti sarebbe facile dimostrare come non esista alcun ordinamento legittimo, giacché ogni ordinamento nasce da una rottura con quello precedente.
E' legittima la Repubblica italiana? Era prevista questa trasformazione nello statuto albertino? Credo di no. E quindi l'Italia di oggi è una monarchia?
Con grande saggezza gli eredi dei Borbone nel 1946 rilasciarono una dichiarazione pubblica in cui riconoscevano la successione legittima della Repubblica Italiana al Regno delle Due Sicilie, considerando così chiusa, insieme alla parentesi dei Savoia, la ferita della conquista del Regno, che consegnarono alla storia.
Il Regno di Sicilia, quello vero, ante 1816, era legittimo? Era fondato sulla Rivoluzione del Vespro, che a sua volta considerava illegittimo il Regno di Sicilia citra pharum, cioè quello di Napoli, ma con la pace di Caltabellotta sarebbe dovuto essere solo un Regno a tempo (il Regno di Trinacria). Insomma non mi dilungo troppo perché alla fine non serve. Andando abbastanza indietro siamo tutti illegittimi, più o meno.
Salvo poi (come fece Garibaldi) tenerci le argomentazioni che ci convengono e dimenticare quelle scomode (come fanno anche alcune parti nostalgiche, che non voglio nominare per non aizzare le solite sterili polemiche, che non si accorgono di essere in questo esattamente uguali ai garibaldini).
Non vi è dubbio che la Sicilia di Garibaldi fu formalmente indipendente fino alla confluenza ufficiale del 4 dicembre 1860 in cui Vittorio Emanuele graziosamente accettava il "risultato" del Plebiscito. Una farsa per nascondere l'annessione. Non molto diversamente da quando i Viet Cong espugnarono Saigon e "democraticamente" chiesero l'annessione al Vietnam del Nord (1975) o, per essere bipartisan, da quando i tedeschi dell'est prima ricostruirono i laender soppressi "illegittimamente" dalla Germania Est, e poi questi laender (Sassonia, Brandeburgo, etc.) chiesero "democraticamente" a uno a uno di entrare nella Deutsche Bundes Republik.
La storia si ripete secondo cliché consumati.
L'illegittimità della "reconquista" borbonica era ancora fresca, nonostante le ritrattazioni ufficiali dei maggiorenti dell'isola. Ma questo non voleva affatto dire che la Sicilia sarebbe dovuta diventare italiana. Fu una forzatura voluta e neanche mascherata tanto bene.
In un certo senso però lo Statuto del 1946 avrebbe dovuto sanare, quasi trattato di pace, questa illegittimità. A sua volta poi è stato unilateralmente disapplicato dallo Stato italiano (Alta Corte, 1957). Da questo deriviamo che la Sicilia è oggi liberata da ogni vincolo di appartenenza all'Italia?
Non funziona così, purtroppo. Perché i Siciliani, per ogni motivo, hanno mostrato di accettare quasi universalmente questo e ben altri soprusi.
Le ragioni dell'indipendenza sono tutt'oggi validissime, ma devono fare riferimento all'attuale condizione di sfruttamento coloniale e di oppressione della Sicilia, non ad antiche carte che lasciano il tempo che trovano.
La Sicilia deve guardare avanti al proprio futuro, qualunque sia stato il proprio passato.
Ciò non toglie che la lezione del passato non debba essere studiata. Ciò non toglie che la memoria storica vada coltivata, perché il passato va costruito su radici solide. E questo è il grande merito di questo articolo.
Massimo Costa
il dito nella piaga e l'assenza dello Stato in Sicilia. la mafia ha fatto da padrona per questo!!!!
Da non perdere: un tracciato storico chiaro, un'analisi lucida. Complimenti
Manca di capire se per Di Bella lo stato ci vuole o meno? Povera Sicilia se si allontanasse dallo stato centrale..la mafia aspetta
di farsene un solo boccone..
L'idea che i Borboni siano stati agenti di progresso fa soltanto ridere. Fregati dai Borboni, fregati dai Savoia, traditi dalla classe dirigente. Poveri siciliani.
concordo pienamente. Viva comunque la presenza delle istituzioni statali:guai a lasciare la Sicilia senza stato centrale:la mafia sta aspettando di fare un solo boccone...!
Se vogliamo trovare un'analogia tra il 1848 ed il 1860, in ambedue i casi, la "rivoluzione" fu appoggiata dai baroni e dai latifondisti: il vero cancro che da sempre affligge la Sicilia. Solo i Borbone ebbero la forza di combatterli e queste rivoluzioni dimostrano che i sovrani del Regno delle Due Sicilie ed in particolar modo Ferdinando II, colpirono con un intensa attività legislativa i feudatari nei loro interessi e privilegi. Quello che si dovrebbe rifare oggi insomma.
Amaro al popolo che si affida alle rivoluzioni...
Quello che dispiace delle "ricostruzioni" storiche-pensando al presente(per adesso va di moda il sicilianismo)-è che si dimentica del sangue e del dolore provocato ai nostri conterranei dalle varie dominazioni! Al sig. Di Bella -cui Siciliainformazioni dà tanto spazio( e spero che S. Parlagreco che da lungo tempo conosco, pubblichi quello che ho da dire),- vorrei appena suggerire che la dinastia Borbonica da Ferdinando I in poi, fu riconosciuta in tutta l'Europa civile(compresi gli stati germanici)come la più intollerante e sanguinaria nei confronti delle libertà civili,della libertà di stampa,dell'istruzione,della sanità. La Giustizia era amministrata da giudici corrotti cooptati da re;la polizia aveva solo il compito di colpire i "sovversivi" non i delinquenti(vedere i ripetuti accordi con mafia e camorra fin dal 1819). Sapete quanti siciliani hanno decapitato, fucilato e preso a cannonate i "pacifici" Borbone tra il 1812 e il 1860? Almeno diecimila persone.... Quale Parlamento e democrazia avevano mai approvato i dinasti borboni?
Di Bella dirà: ma io affermo i diritti del regno autonomo di Sicilia...Bene! e allora ricordi che le decisoni assunte dal Parlamento siciliano nel 1848 e 1849 furono di eleggere Alberto Amedeo I, re di Sicilia, -a prescindere della sua accettazione o meno,- proprio perchè al Parlamento interessava una forma istituzionale di monarchia costituzionale..........Giustissimi dunque i provvedimenti di Garibaldi e poi di De Pretis in nome della legittimità rivoluzionaria del 1848: I Borboni avevano usurpato i poteri legittimi del Parlamento siciliano, che aveva a sua volta scelto un altro Re. Garibaldì intervenne in Sicilia richiamandosi sia a un proclama del Parlamento siciliano del 1848 -che lo chiamava quale comandante in capo-che anche lui disattese-e in seguito aderendo alle richieste degli insorti della rivoluzione SICILIANA del 4 aprile 1860! Quando intervenne in Sicilia (e non fu affatto una "passeggiata" visto che i garibaldini -malamente armati-come dice lo stesso Di Bella-più volte furono sul punto di soccombere e ritirarsi nell'interno, a Calatafimi, ad Altofonte, a Palermo stesso contro il Von Meckel) ; non era ancora deciso se la forma istituzionale dovesse essere quella della monarchia autonoma sotto Vittorio Emanuele(un regno associato)o parte del regno d'Italia con ampie autonomie(come il Cavour lasciò intendere dalle lettere inviate alla Soc. Nazionale e a Garibaldi stesso,finchè fu in vita)..
Il Plebiscito fu certamente un colpo di mano dei filosabaudi mentre Garibaldi si leccava le ferite sul Volturno.Con ciò si può dare tutta la colpa a Garibaldi? ai Mille? al Crispi? se la Sicilia è finita sotto La Farina e il gen. Govone?"Italia e Vittorio Emanuele" non significava automaticamente "Sicilia sotto i Savoia". Era un patto tra Garibaldi e la persona di Vittorio Emanuele, tantè che già nel 1862 Garibaldi voleva sovvertire i piani del governo sabaudo partendo dalla Sicilia . Poi dalla morte del re in poi, diventò dichiaratamente antisabaudo e internazionalista. Io sono tra quelli che pensano che il Risorgimento sia stato tradito, ma da quì in poi pensare che si pote sse continuare col regime borbonico,nell'attesa infinita di una "federazione" guidata dal Papa, ce ne vuole...
Sono orgoglioso della nascita dello stato unitario nel 1860,un cammino difficilissimo fino al 1946 quando l'Italia è diventata Repubblica e la Sicilia regione autonoma: solo lo stato unitario ha permesso comunque una presenza delle istituzioni nel territorio, a partire dai Carabinieri regi -checche se ne dica-Magistrati,poliziotti,finanzieri, politici,militari non sempre hanno fatto il loro dovere di giustizia nei confronti dei siciliani soprattutto contro la mafia e il sottosviluppo, eppure era un embrione di STATO.... che i borboni non avevano mai neanche sognato.Oggi c'è ancora tanto bisogno di Stato e Istituzioni: guai a lasciare la Sicilia senza governo centrale...la mafia aspetta a farsene un solo boccone!!!!
L'idea che i Borboni siano stati agenti di progresso fa soltanto ridere. Fregati dai Borboni, fregati dai Savoia, traditi dalla classe dirigente. Poveri siciliani.
Se era per l'azione riformatrice dei baroni, messisi a fare politica, a quest'ora l'Isola era ancora ai tempi del Trattato di Utrecht.
Se vogliamo trovare un'analogia tra il 1848 ed il 1860, in ambedue i casi, la "rivoluzione" fu appoggiata dai baroni e dai latifondisti: il vero cancro che da sempre affligge la Sicilia. Solo i Borbone ebbero la forza di combatterli e queste rivoluzioni dimostrano che i sovrani del Regno delle Due Sicilie ed in particolar modo Ferdinando II, colpirono con un intensa attività legislativa i feudatari nei loro interessi e privilegi. Quello che si dovrebbe rifare oggi insomma.
Amaro al popolo che si affida alle rivoluzioni...
L'idea che i Borboni siano stati agenti di progresso fa soltanto ridere. Fregati dai Borboni, fregati dai Savoia, traditi dalla classe dirigente. Poveri siciliani.
Così importante che ho deciso di stamparlo e conservarlo. Non lo avevo mai fatto prima d'ora pur con gli interessanti articoli del Di Bella.
Se vogliamo trovare un'analogia tra il 1848 ed il 1860, in ambedue i casi, la "rivoluzione" fu appoggiata dai baroni e dai latifondisti: il vero cancro che da sempre affligge la Sicilia. Solo i Borbone ebbero la forza di combatterli e queste rivoluzioni dimostrano che i sovrani del Regno delle Due Sicilie ed in particolar modo Ferdinando II, colpirono con un intensa attività legislativa i feudatari nei loro interessi e privilegi. Quello che si dovrebbe rifare oggi insomma.
Amaro al popolo che si affida alle rivoluzioni...
CERTO è UNA PIAGA ESTESA, A GIUDICARE DAGLI AVVENIMENTI LONTANI E ... CONTEMPORANEI.