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Non solo recitazione allo Spicuzza di Palermo
Debutta la mostra "Percorsi mediterranei" di Caputo

21 ottobre 2008 21:24
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Da mercoledì 22 ottobre il teatro Pippo Spicuzza di Palermo apre le porte alla prima delle sei mostre pittoriche in programma allestite in collaborazione con la Galleria d’Arte Studio 71 di Palermo. A fare da apripista saranno le tele di Salvatore Caputo, il pittore messinese che fino al prossimo 25 novembre terrà la sua personale “Percorsi mediterranei”.

 

Aldo Gerbino dice di lui: «Nella sua pittura Caputo raffigura una realtà tristemente raffigurabile, così l’apparenza del racconto si trasforma non tanto in "realtà" della natura, quanto in proiezione luminosa dell’anima». Il risultato delle sue creazioni è una sorta di fossilizzazione a cui ogni cosa sembra sottoposta, un metafisico alone di solitudine. Si percorre un mondo tutto conosciuto e tutto ignoto, l'immobilità è dominante, e non ci sono fruscii d’erba o di rami, al massimo si può incontrare una statua colta nell’atto di un gesto, nell’istante fermato, come le sagome del ponte di Hiroshima, le ombre impresse per sempre dall’esplosione atomica nell’istante medesimo in cui venivano distrutti gli uomini che le avevano prodotte. Sembra che tutto venga rappresentato dal punto di vista della statua, più sotto l’aspetto del divenuto che del divenire. Le forme della vita vengono elencate e registrate anche con precisione, ma è come se fosse frapposto un velo tenace e invisibile che le renda separate. Forse è l’eco delle cose che Caputo insegue. La vita è tutta raccolta e dilapidata, si ramifica in una dimensione senza tempo e senza storia, una luce, una luce che non riscalda, un mondo vitreo e lunare; e misterioso, come la luna.

 

Salvatore Caputo, classe 1947, fin dall’infanzia ha dimostrato una notevole predisposizione per la pittura. Intrapresi gli studi d’architettura, non abbandona la sua passione, interessandosi sempre più alle tecniche grafiche. Dopo la laurea intensifica la sua attività artistica e si dedica anche alla scultura ed al collage, sviluppando un linguaggio sempre più originale. Tra il 1976 ed il 1979 l’autore lavora fra Roma e Palermo. A questo periodo risalgono le personali di Palermo, Roma, Firenze, Siracusa e l’Aquila. Agli inizi degli anni 80, gli ectoplasmi e le figure sgretolate che caratterizzavano la sua precedente produzione lasciano il posto al Mediterraneo ed al suo sole. Durante questo decennio si moltiplicano le presenze dell’artista a qualificate rassegne d’arte, sia in Italia sia all’estero. Come dimostrano le opere di numerose personali di quegli anni, Caputo matura la sua poetica, facendo riaffiorare la dimensione mitologica del ricordo. I contenuti si uniscono in forme nuove, gli oggetti d’arte, punto d’unione fra pittura e scultura, sempre più numerosi nella produzione caputiana. Notevoli anche l’opera grafica, che affianca all’incisione, suo interesse principale, la serigrafia e la litografia, oltre a un’importante produzione di medaglie. Gli anni ‘90 vedono l’autore occupato a percorrere la dimensione mitica dell’esistenza e ci mostrano un suo rinnovato interesse per i soggetti sacri. A questo proposito, si possono ricordare, fra le altre, le mostre di soggetto sacro che hanno avuto luogo nel 1994 e nel 1996 alla Cattedrale di Palermo, che apriva per la prima volta le sue porte a delle mostre d’arte contemporanea.

 

Informazioni: teatro Pippo Spicuzza via Don Orione, 5, Palermo. Visite: orario spettacoli e tutti i giorni dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Apertura fino al 25 novembre, ingresso gratuito.

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