Il rostro di una nave romana e' stato riportato alla luce nei fondali di Banco dei Pesci dalla Soprintendenza del Mare e dalla Rpm Nautical Foudation, dopo tre anni di ricerche nelle acque delle Egadi (Trapani). "Si tratta del quinto rostro esistente al mondo" dice il soprintendente Sebastiano Tusa, che insieme all'archeologo Jeffrey Royal della RPM nota "la somiglianza a quello gia' esposto al museo Pepoli di Trapani". La Regione siciliana adesso e' l'unica al mondo a possederne due. La scoperta conferma la tesi di Tusa sullo scontro avvenuto fra la flotta romana e cartaginese il 10 marzo 241 a.C. a nord-ovest di Levanzo.
Il rostro e' formato da un pezzo unitariamente fuso in bronzo, che si andava ad inserire nel punto di congiunzione tra la parte finale prodiera della chiglia e la parte piu' bassa del dritto di prua. La parte anteriore del rostro e' costituita da un possente fendente verticale rafforzato da fendenti laminari orizzontali. Questo strumento micidiale veniva inserito con forza sulle fiancate delle navi nemiche per determinarne il rapido affondamento grazie alle falle che generava.
Le operazioni di recupero ad oltre 70 metri di profondita', effettuate dalla RPM Nautical Foundation con l'ausilio di un Rov (Remotely Operated Vehicles), sono state assistite da mezzi nautici del Reparto Aeronavale della Guardia di Finanza, dai subacquei della Soprintendenza.